Il declino di un’azienda di punta: perché l’impero cinese delle auto elettriche sta implodendo
Per anni, la casa automobilistica cinese BYD è stata considerata un prodigio inarrestabile della mobilità elettrica, oscurando senza sforzo marchi affermati come VW, BMW e Mercedes-Benz. Ma dietro la scintillante facciata di record di vendite globali e dominio tecnologico, si aprono enormi abissi. Recenti ricerche e sviluppi di mercato rivelano che l’ascesa senza precedenti del gigante del settore si basa in gran parte su debiti occulti, un’opaca rete di sussidi statali, dati di vendita falsificati e uno sfruttamento senza scrupoli. A ciò si aggiungono gravi difetti di qualità e una rovinosa guerra dei prezzi che sta erodendo dall’interno l’industria automobilistica cinese, causando un crollo dei profitti. Il mondo dell’automotive sta assistendo all’inizio della fine del mito dell’intoccabile BYD? E questo traballante castello di carte offre ora all’industria automobilistica tedesca in difficoltà un’opportunità storica per invertire finalmente la tendenza nel mercato globale? Un’analisi approfondita della vera situazione del gigante delle auto elettriche.
Miracolo economico o castello di carte? Dietro la facciata del successo si cela un gigante che vacilla
Mentre Volkswagen, BMW e Mercedes-Benz sono alle prese con calo delle vendite, chiusure di stabilimenti e tagli al personale in Germania, l’industria automobilistica cinese sembra celebrare un trionfo storico. A guidare la carica è BYD, un’azienda che in pochi anni è diventata il più grande venditore al mondo di veicoli elettrici e ibridi. In Thailandia, il marchio ha raggiunto una quota di mercato del 40% in un anno e mezzo; a Singapore, una nuova auto su cinque è ora una BYD; e in Brasile, l’azienda vanta una quota di mercato del 72%. A prima vista, questi dati sembrano dimostrare un modello di business vincente. Tuttavia, un esame più attento rivela un quadro ben più complesso e contraddittorio, caratterizzato da continui sussidi governativi, debiti occulti, pratiche di vendita discutibili e gravi mancanze etiche.
Come la conoscenza occidentale ha reso possibile l’ascesa
Il successo di BYD viene ufficialmente attribuito a un’astuta strategia aziendale. Si dice che l’azienda si sia concentrata fin da subito su veicoli ibridi plug-in a prezzi accessibili, controllando di fatto l’intera catena del valore, dai semiconduttori alle celle delle batterie. Tuttavia, questa narrazione trascura un fattore strutturale cruciale. Per decenni, le case automobilistiche occidentali che desideravano produrre in Cina sono state obbligate a stipulare joint venture con aziende partner cinesi. Ciò ha permesso alle aziende cinesi di acquisire una conoscenza approfondita dei processi produttivi, dei metodi di sviluppo e del know-how tecnico, che in teoria avrebbero dovuto rimanere strettamente riservati. BYD ha beneficiato di questo sistematico trasferimento di conoscenze fin dalla sua nascita, ben prima di diventare un gigante industriale globale. Lo spionaggio industriale non è un fenomeno marginale, bensì una pratica ricorrente in quasi tutti i settori economicamente rilevanti in Cina.
Lo Stato come comproprietario segreto
Oltre al trasferimento tecnologico, è soprattutto il massiccio sostegno statale ad aver permesso la crescita di BYD. Tra il 2015 e il 2020, l’azienda ha ricevuto sussidi diretti per un totale di circa 4 miliardi di euro, e questa tendenza non si è attenuata negli anni successivi. Solo nel 2022, l’azienda ha beneficiato di circa 2,1 miliardi di euro di sussidi statali. In alcuni anni, questi sussidi hanno addirittura superato l’utile netto totale di BYD, rivelando l’effettiva dipendenza economica dell’azienda dallo Stato cinese. A ciò si aggiungono terreni gratuiti per i nuovi stabilimenti, ordini garantiti di ingenti commesse per le flotte di taxi e vantaggi strutturali in termini di costi che consentono a BYD di produrre veicoli a circa 4.000 euro in meno rispetto ai concorrenti occidentali. Questo sostegno non si basa sull’altruismo, ma persegue un chiaro obiettivo geopolitico: BYD è destinata a diventare uno strumento strategico per estromettere le case automobilistiche occidentali dal mercato e affermare la Cina come leader mondiale nel settore automobilistico.
Una montagna di debiti che ufficialmente non esiste nemmeno
Nonostante l’enorme sostegno governativo, la situazione finanziaria di BYD è tutt’altro che solida. Ufficialmente, l’azienda dichiara debiti per circa 5,4 miliardi di euro. Tuttavia, la società di ricerca GMT Research giunge a una conclusione ben più allarmante, stimando che il debito reale sia di gran lunga superiore a questa cifra ufficiale. La ragione di questa enorme discrepanza risiede in una specifica prassi di pagamento con i fornitori. Invece di saldare le fatture in contanti, BYD obbliga i suoi fornitori ad accettare cambiali elettroniche tramite una piattaforma di pagamento interna appositamente creata, chiamata Dilian. Le fatture vengono generalmente pagate solo dopo 275 giorni, e talvolta anche dopo un anno intero. In questo modo, migliaia di piccoli e medi fornitori fungono di fatto da creditori senza interessi per BYD, mentre l’intero rischio di insolvenza ricade su di loro. Questa pratica ricorda strutturalmente i meccanismi che in passato hanno portato a crolli drammatici di altre grandi aziende cinesi.
Registri di vendita esistenti solo su carta
Anche i tanto decantati record di vendita di BYD reggono solo parzialmente a un esame più attento. Sulla carta, la domanda di veicoli BYD sembra enorme, ma in pratica la situazione è ben meno rosea. Le concessionarie e i partner commerciali sono contrattualmente obbligati ad acquistare grandi quantità di veicoli che non possono essere venduti sul mercato tradizionale. Questi veicoli in eccedenza vengono poi registrati tramite società di comodo create appositamente, in modo che appaiano nelle statistiche di vendita ufficiali come normali vendite di auto nuove. Successivamente, questi veicoli tecnicamente nuovi vengono dichiarati come auto usate con zero chilometri percorsi. Questo stratagemma consente l’esportazione all’estero senza dover pagare gli elevati dazi di importazione previsti per le auto nuove. Il risultato è un sistema che genera cifre di vendita impressionanti sulla carta, mentre in realtà si accumulano enormi quantità di veicoli invenduti. Immagini satellitari e filmati di droni di aree vicino a grandi città cinesi come Hangzhou mostrano gigantesche cataste di veicoli elettrici nuovi di zecca che marciscono inutilizzati.
Difetti di qualità nonostante il progresso tecnologico
Oltre alle discrepanze finanziarie e statistiche, i veicoli BYD stanno affrontando anche gravi problemi di qualità. Nel settembre 2024, quasi 100.000 veicoli sono stati richiamati a causa di un difetto critico nel piantone dello sterzo, che rappresentava un grave rischio di incendio. Nell’ottobre 2025, è seguito un altro richiamo di 115.000 veicoli perché gli involucri delle batterie, non sufficientemente sigillati, permettevano all’acqua di penetrare nelle celle. Nel novembre 2025, circa 90.000 ibride plug-in hanno riscontrato un difetto nelle celle delle batterie, causando l’improvvisa perdita di potenza del motore durante la marcia in autostrada, con conseguente pericolo immediato per gli occupanti. Questa serie di richiami legati alla sicurezza contraddice la narrazione diffusa pubblicamente secondo cui i veicoli elettrici cinesi avrebbero già raggiunto il livello tecnologico dei produttori occidentali.
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Konrad Wolfenstein
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