Il futuro di Palazzo Pamphilj ad Albano Laziale, il grande complesso storico che domina la testata di Piazza San Paolo, torna al centro dell’attenzione con una proposta che prova a guardare oltre il pur indispensabile recupero architettonico: restaurare l’edificio, certamente, ma contemporaneamente immaginare una funzione che possa impedirne un nuovo progressivo abbandono.

A sottoporre alla redazione di Castelli Notizie uno studio preliminare dedicato al Palazzo è stato l’architetto Vincenzo Biancamano di VBH Restauri, realtà specializzata in restauro, conservazione e patrimonio culturale.

Lo studio parte da un interrogativo che riguarda non soltanto Palazzo Pamphilj, ma molti edifici storici: cosa accade dopo il restauro? Recuperare un bene senza restituirgli una funzione, secondo la riflessione proposta, rischia infatti di rinviare soltanto il problema del suo deterioramento.

Da qui l’ipotesi di trasformare il complesso in una “Casa del Paesaggio e della Cultura dei Castelli Romani”, attraverso attività culturali, formative e civiche compatibili con la struttura storica e alcune funzioni capaci di contribuire alla gestione e alla manutenzione ordinaria dell’immobile.

La proposta prende in considerazione non soltanto il corpo monumentale del Palazzo, ma anche lo stallone e il sistema della cavallerizza, oltre agli spazi interni, per i quali vengono ipotizzati allestimenti leggeri e reversibili.

È importante precisare che non si tratta di un progetto esecutivo né di un intervento già autorizzato, ma di uno scenario preliminare elaborato sulla base della documentazione disponibile, come chiarito dagli stessi autori. Un contributo che può tuttavia alimentare il dibattito sul destino di uno dei beni architettonici più significativi di Albano Laziale e, più in generale, sul rapporto tra conservazione del patrimonio e capacità di restituirgli una funzione nella vita contemporanea della città.

Di seguito pubblichiamo integralmente il contributo trasmesso alla nostra redazione da VBH Restauri.

Progetto Palazzo Pamphilj ad Albano

Palazzo Pamphilj ad Albano Laziale, VBH Restauri: «Restaurare non basta, serve riportarlo a vivere»

VBH Restauri propone uno scenario che unisce conservazione, nuova funzione culturale e manutenzione programmata.

«Ad Albano Laziale, alla testata di Piazza San Paolo, Palazzo Pamphilj continua a rappresentare una delle emergenze architettoniche più significative dei Castelli Romani. Costruito nei primi decenni del Settecento per iniziativa del cardinale Benedetto Pamphilj, il complesso è parte integrante della struttura urbana storica del borgo di San Paolo e conserva un valore che supera la sola facciata monumentale.

Il 22 aprile 2026 Italia Nostra – Sezione Castelli Romani ha inserito Palazzo Pamphilj nella propria Lista Rossa, richiamando l’attenzione sulle condizioni del complesso e sulla necessità di individuare una prospettiva concreta per la sua conservazione. Già nel 2002 la Regione Lazio aveva previsto un contributo di 400.000 euro destinato al Comune di Albano per l’acquisto del Palazzo. A distanza di oltre vent’anni, il tema del recupero resta quindi aperto.

Da questa condizione nasce la riflessione sviluppata da VBH Restauri. L’obiettivo non è presentare un progetto esecutivo né sostituirsi alla proprietà o alle istituzioni, ma mostrare quale potrebbe essere il potenziale di un intervento organico di restauro conservativo e, soprattutto, di una riattivazione compatibile del complesso.

Il criterio è semplice: rimuovere il degrado senza cancellare il tempo. Le elaborazioni mantengono geometrie, proporzioni e apparati architettonici esistenti, intervenendo sulle superfici attraverso pulitura selettiva, consolidamento, trattamento delle discontinuità e reintegrazioni compatibili. La patina storica viene conservata come valore di autenticità, distinguendola dai fenomeni di degrado attivo che compromettono la materia.

La proposta riguarda anche le pertinenze del Palazzo. Lo stallone e il sistema della cavallerizza vengono considerati parte integrante della futura strategia di recupero: spazi da conservare, documentare e riportare a una funzione compatibile, evitando che il restauro della testata monumentale lasci irrisolte le porzioni di servizio e gli ambienti secondari della grande fabbrica.

Ma il restauro, da solo, non è sufficiente. Un edificio storico di queste dimensioni può essere realmente salvato soltanto se, dopo il cantiere, torna ad avere una funzione capace di garantirne uso quotidiano, controllo e manutenzione. Per questo VBH Restauri propone come scenario guida una Casa del Paesaggio e della Cultura dei Castelli Romani: non un museo statico, ma un organismo culturale misto capace di funzionare durante tutto l’anno.

Il piano terreno potrebbe accogliere funzioni direttamente aperte alla città – orientamento culturale e turistico, esposizioni temporanee, attività civiche, bookshop e una piccola caffetteria in concessione – mentre il piano nobile potrebbe ospitare mostre, conferenze, presentazioni e iniziative culturali. I livelli superiori potrebbero essere destinati a formazione, workshop universitari, summer school, residenze temporanee e attività legate alle industrie culturali e creative.

Gli interni vengono immaginati con allestimenti leggeri e reversibili: pochi elementi mobili, nessuna trasformazione scenografica, conservazione delle porte, dei pavimenti, delle proporzioni e della matericità storica. L’uso deve adattarsi all’architettura, non il contrario.

La sostenibilità gestionale diventa quindi parte del progetto di conservazione. Attività culturali, corsi, utilizzo temporaneo di alcune sale, bookshop, caffetteria e programmi di residenza possono contribuire a costruire una microeconomia della manutenzione, senza trasformare il monumento in un contenitore commerciale.

«Restaurare Palazzo Pamphilj significa anche costruire le condizioni perché non debba essere restaurato nuovamente tra vent’anni a causa di un nuovo abbandono», sottolinea l’architetto Vincenzo Biancamano di VBH Restauri. «Un bene utilizzato è un bene controllato, conosciuto e mantenuto. Il tema non è soltanto restituire una facciata ad Albano, ma riportare un grande organismo storico all’interno della vita della città».

Le immagini elaborate dallo studio costituiscono scenari preliminari e non una ricostruzione filologica definitiva. Qualsiasi futuro progetto dovrà essere preceduto da rilievi diretti, indagini diagnostiche, verifiche strutturali, ricerca archivistica e confronto con proprietà ed enti di tutela.

Il principio resta però chiaro: conservazione, uso e manutenzione non possono essere affrontati separatamente. Riaprire Palazzo Pamphilj significa restituire alla città un patrimonio, ma anche costruire le condizioni perché quel patrimonio continui a vivere».

VBH RESTAURI
Arch. Vincenzo Biancamano
Restauro | Conservazione | Patrimonio culturale


Nota: le elaborazioni grafiche rappresentano scenari preliminari di restauro e riuso sviluppati sulla base della documentazione disponibile. Non costituiscono un progetto autorizzato o esecutivo.

Fonti essenziali: Italia Nostra – Sezione Castelli Romani, segnalazione Lista Rossa del 22 aprile 2026; Regione Lazio, L.R. 16 aprile 2002 n. 8, art. 55.

 




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 Daniel Lestini

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