Riceviamo e pubblichiamo:
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, alla luce dei recenti episodi di violenza verificatisi tra Cuneo e Alba, ritiene necessario richiamare l’attenzione sulla sicurezza urbana con equilibrio e rigore, evitando sia la sottovalutazione delle preoccupazioni dei cittadini sia generalizzazioni che attribuiscano a intere comunità responsabilità individuali.
La successione dei fatti richiede innanzitutto precisione. Il 4 giugno 2026, in corso Giolitti a Cuneo, l’intervento delle Forze dell’ordine in seguito alla segnalazione di un litigio aveva coinvolto una donna in stato di alterazione che aveva opposto resistenza e tentato di colpire un carabiniere con un frammento di ceramica. Il militare aveva utilizzato il taser. La successiva diffusione sui social di un video dell’intervento aveva generato un acceso confronto pubblico, cui erano seguiti, il 15 giugno, chiarimenti della Procura di Cuneo sulla dinamica dell’accaduto.
Nella notte tra il 7 e l’8 agosto, agli Ex Lavatoi, un barista ventottenne è stato gravemente ferito al volto con una bottiglia mentre stava terminando il proprio turno di lavoro. Secondo la ricostruzione investigativa riportata dalla stampa, il giovane stava parlando con una ragazza quando sarebbe stato aggredito dal fidanzato di lei. Le lesioni, particolarmente gravi a un occhio, hanno richiesto un intervento chirurgico urgente. Il venticinquenne individuato quale presunto responsabile si è successivamente presentato ai Carabinieri e l’11 agosto il giudice per le indagini preliminari ha convalidato l’arresto disponendo la custodia cautelare in carcere.
Pochi giorni dopo corso Giolitti è tornato nelle cronache per uno scontro tra due uomini in evidente stato di alterazione, entrambi successivamente accompagnati in pronto soccorso. La sera del 14 agosto, intorno alle 22.30, una rissa tra circa una decina di giovani ha interessato corso Dante, all’altezza dell’incrocio con via Cavallotti e via Bassignano: durante lo scontro si sono verificati inseguimenti e aggressioni e sarebbero state utilizzate anche cinture. Uno dei coinvolti ha avuto necessità di assistenza sanitaria. A questi fatti si aggiunge l’episodio avvenuto in corso Piave ad Alba, dove una lite ha provocato il ferimento di un giovane.
Si tratta di episodi differenti per circostanze e protagonisti. La loro vicinanza temporale spiega la crescente preoccupazione della comunità, ma non autorizza a ricondurli automaticamente a una medesima causa.
Il CNDDU considera la sicurezza una condizione essenziale per l’esercizio della libertà e dei diritti fondamentali. La possibilità di lavorare, frequentare gli spazi pubblici e muoversi nella propria città senza temere aggressioni rappresenta una legittima aspettativa di ogni persona. Le preoccupazioni espresse da residenti, famiglie e commercianti devono quindi essere ascoltate dalle istituzioni e tradotte, quando i dati confermano situazioni di criticità, in adeguate misure di prevenzione e controllo del territorio.
Allo stesso tempo, la richiesta di sicurezza non può trasformarsi nell’attribuzione di responsabilità collettive. Il rapporto tra immigrazione, integrazione e legalità deve poter essere discusso senza reticenze e sulla base di elementi verificabili. Negare eventuali problemi non favorisce la convivenza, ma neppure la provenienza geografica di chi commette un reato può diventare una spiegazione generale della violenza.
La responsabilità appartiene alla persona e alla condotta posta in essere, non alla comunità alla quale quella persona appartiene.
Anche l’integrazione deve essere fondata sulla reciprocità. Garantire diritti significa contemporaneamente richiedere il rispetto delle regole, della dignità altrui e dei doveri propri della vita comune. Una società inclusiva non è una società meno rigorosa, ma una società nella quale le stesse regole valgono per tutti.
Parallelamente, analizzare le condizioni sociali nelle quali può maturare la violenza non significa giustificarla. Marginalità, dipendenze, disagio psicologico, fragilità familiari, dispersione scolastica e dinamiche dei gruppi giovanili devono essere conosciuti perché consentono di intervenire prima che il disagio produca conseguenze più gravi. Comprendere le cause serve a prevenire nuovi episodi, non ad attenuare la responsabilità per quelli già commessi.
Corso Giolitti mostra in maniera evidente la necessità di superare una gestione esclusivamente emergenziale. Se un’area urbana torna ripetutamente all’attenzione delle istituzioni e delle cronache, il presidio delle Forze dell’ordine, indispensabile, deve accompagnarsi all’intervento dei servizi sociali e sanitari, alle politiche sulle dipendenze, alla cura dello spazio urbano e all’azione educativa.
La scuola riveste in questo quadro un ruolo fondamentale. L’aggressività che emerge nelle strade può essere preceduta da disagio, difficoltà relazionali, incapacità di gestire il conflitto e progressiva normalizzazione della violenza. Educare ai diritti umani significa allora educare concretamente al rispetto dell’altro, al limite, alla responsabilità delle proprie azioni e alla gestione non violenta dei conflitti.
Uguale responsabilità deve caratterizzare il linguaggio pubblico. È legittimo discutere con fermezza di sicurezza, immigrazione e politiche di integrazione e contestare le posizioni espresse dalla politica. Non possono invece essere considerate forme di normale dissenso l’insulto personale, la denigrazione sessista o razzista e l’aggressione verbale. Su questioni che generano comprensibile tensione, istituzioni, politica, informazione e cittadini hanno il dovere di non trasformare il confronto in una contrapposizione tra identità.
La successione degli episodi verificatisi tra giugno e agosto 2026 non dimostra dunque l’esistenza di una causa unica, ma segnala la necessità di una risposta pubblica che non si limiti all’emergenza.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene pertanto fuorviante contrapporre maggiore fermezza e maggiore analisi sociale. La sicurezza richiede regole applicate, tutela delle vittime e responsabilità individuale, ma anche prevenzione, educazione e capacità di intervenire sulle situazioni di marginalità prima che degenerino.
Cuneo non deve scegliere tra essere una città sicura e una città inclusiva. Deve costruire una comunità capace di essere rigorosa nei confronti dei comportamenti e giusta nei confronti delle persone, senza minimizzare la violenza e senza trasformare la paura in un giudizio collettivo.
È in questo equilibrio tra legalità, prevenzione e dignità della persona che la sicurezza diventa autentica responsabilità democratica.
Prof. Romano Pesavento, Presidente CNDDU
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