La F1 riparte da Zandvoort e lo fa con uno dei weekend più delicati dal punto di vista della gestione degli pneumatici. Il GP d’Olanda, in programma dal 21 al 23 agosto, segna il ritorno in pista dopo la pausa estiva e sarà anche un appuntamento Sprint. Per le squadre ci sarà quindi meno tempo per studiare il comportamento delle monoposto e delle gomme prima di dover prendere decisioni importanti sull’assetto. Il programma prevede una sola sessione di prove libere, Sprint Qualifying venerdì, Sprint sabato e qualifiche per il GP sempre sabato. La gara di domenica sarà sulla distanza di 72 giri.
La scelta di Pirelli è ricaduta ancora una volta sul tris C2, C3 e C4, rispettivamente Hard, Medium e Soft. Una selezione intermedia che offre un compromesso tra durata e prestazione, ma che a Zandvoort assume caratteristiche particolari per la conformazione del circuito.
La C2 sarà la gomma più resistente e la candidata principale per gli stint più lunghi. C3 e C4, invece, potranno avere un ruolo importante nella Sprint e nelle fasi della gara in cui sarà necessario cercare la prestazione. La gamma 2026 comprende cinque slick, dalla C1 alla C5: la C2 è progettata per garantire grande durata e resistere a carichi elevati.
Circuito corto, durissimo per le gomme
Zandvoort è un tracciato particolare. Misura appena 4.259 chilometri, ma la sua lunghezza contenuta è compensata da una successione di curve che sottopongono gli pneumatici a una notevole densità energetica. Non è quindi la lunghezza del giro a determinare il livello di stress, bensì la quantità di energia che le gomme devono assorbire curva dopo curva.
Il punto più caratteristico sono le due curve sopraelevate: la Curva 3 e la Curva 14. I rispettivi banking arrivano a circa 19 e 18 gradi e producono carichi verticali e laterali molto elevati. In particolare, la combinazione tra velocità, inclinazione e percorrenza in appoggio rende fondamentale trovare il giusto compromesso tra carico aerodinamico, stabilità della vettura e protezione della gomma.
Per i tecnici sarà quindi fondamentale non soltanto scegliere la mescola giusta, ma soprattutto riuscire a mantenere le gomme nella corretta finestra di funzionamento. Uno pneumatico che perde prestazione per eccessivo surriscaldamento può trasformare uno stint apparentemente competitivo in una sequenza di giri sempre più lenti. Al contrario, con temperature più basse, il problema può diventare quello di portare rapidamente la gomma nella finestra ideale.
Il fattore Mare del Nord: vento, sabbia e grip
A complicare ulteriormente il lavoro delle squadre ci sarà l’ambiente nel quale sorge il circuito. Zandvoort si trova praticamente immerso nelle dune, a pochi passi dal Mare del Nord. Il vento può quindi cambiare rapidamente le condizioni aerodinamiche e modificare il comportamento della monoposto, soprattutto nelle curve veloci. Anche il livello di aderenza dell’asfalto può essere variabile. ù
La sabbia proveniente dalle spiagge vicine può depositarsi sul tracciato, con conseguenze sul grip che possono essere avvertite anche tra una sessione e l’altra. Per i piloti significa dover adattare continuamente lo stile di guida e per gli ingegneri significa avere meno certezze quando si cerca di costruire una strategia sulla base dei dati raccolti.
Con una sola ora di prove libere, le squadre dovranno raccogliere in tempi strettissimi le informazioni necessarie per comprendere degrado, temperature, bilanciamento e comportamento delle tre mescole. Il rischio è che una scelta apparentemente corretta il venerdì possa rivelarsi meno efficace quando le condizioni della pista cambieranno.
C2 favorita per domenica, C3 e C4 per la Sprint
La C2 sembra la candidata naturale per il GP. La maggiore durata dovrebbe renderla particolarmente interessante per gli stint lunghi. La Sprint, invece, potrebbe offrire uno scenario differente. La distanza più breve permette di prendere maggiori rischi con le mescole più morbide e la C3 potrebbe rappresentare un compromesso interessante tra velocità e durata.
Anche la C4 potrebbe diventare una soluzione concreta, soprattutto per chi parte davanti e vuole sfruttare al massimo la prestazione nei primi giri. Considerando che nel 2026 nei weekend Sprint le squadre hanno a disposizione 12 set di pneumatici invece dei 13 normalmente previsti, diventa ancora più delicata la gestione dell’intero fine settimana.
Il precedente, tutte le gomme in pista
Il GP dello scorso anno ha già mostrato quanto la strategia possa diventare importante. Tutte e 3 le mescole disponibili erano state utilizzate in partenza. Nello specifico, 14 piloti con la Medium, 4 con la Soft e 2 con la Hard. La C2 era stata la gomma più utilizzata durante la gara, soprattutto nello stint centrale più lungo. La situazione era poi cambiata con le neutralizzazioni e le ripartenze dietro Safety Car, che avevano spinto quasi tutti i piloti verso una seconda sosta e verso l’utilizzo della Soft nel finale.
È un precedente che racconta bene la particolarità del circuito, la strategia teoricamente più veloce può cambiare completamente quando entra in pista la Safety Car. A Zandvoort, dove il sorpasso è complicato, una neutralizzazione può diventare un’occasione irripetibile per fermarsi ai box perdendo meno tempo rispetto alla situazione normale.
Due soste possibili, ma il traffico può cambiare tutto
La difficoltà nel superare sarà uno degli elementi centrali della strategia. Il circuito è stretto e non offre molte opportunità per attaccare. Questo aumenta il valore della posizione in pista e rende ancora più importante il momento della sosta. Una gomma nuova può garantire tempi sul giro molto più competitivi, ma se al rientro in pista il pilota si ritrova nel traffico, parte del vantaggio può svanire.
Per questo motivo la finestra del pit stop dovrà essere studiata con grande attenzione. La gara potrebbe quindi svilupparsi tra una strategia a una sosta, più conservativa e basata sulla gestione della C2, e una soluzione a 2 soste, potenzialmente più aggressiva ma anche più esposta al traffico e agli imprevisti.
Il meteo come variabile decisiva
Anche se il GP si corre nel pieno dell’estate, le temperature sulla costa olandese non sono necessariamente elevate e la pioggia è una presenza tutt’altro che insolita. Il vento può inoltre influire direttamente sul comportamento delle monoposto. Con l’aerodinamica 2026, anche piccole variazioni di equilibrio possono avere conseguenze importanti sulla capacità delle vetture di generare carico e, di conseguenza, sul modo in cui gli pneumatici vengono utilizzati.
Per Pirelli e per i team sarà quindi fondamentale interpretare correttamente l’evoluzione della pista. A Zandvoort il riferimento ottenuto nelle prove libere potrebbe non essere sufficiente per prevedere quello che accadrà nella Sprint o nella gara di domenica.
La sfida è tutta nella finestra della gomma
Le C2, C3 e C4 offrono un ventaglio di possibilità abbastanza ampio, ma la particolare conformazione di Zandvoort rende difficile individuare in anticipo la soluzione perfetta. La C2 sembra avere le caratteristiche migliori per gli stint lunghi della gara, mentre C3 e C4 potrebbero diventare protagoniste soprattutto nella Sprint e nelle fasi più aggressive del weekend.
Ma saranno il degrado reale, le temperature, il vento e soprattutto eventuali Safety Car a determinare la strategia definitiva. In un circuito dove sorpassare è difficile e dove pochi secondi possono fare la differenza tra aria libera e traffico, la gomma non sarà soltanto uno strumento per andare più forte, sarà una delle chiavi per costruire la gara.
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