Mercedes domina la prima metà del mondiale di F1 2026 grazie alla super W17 e a una gestione strategica degli aggiornamenti. Nonostante il pressing di Ferrari e McLaren e le limitazioni ATR, il team di Brackley punta a massimizzare il vantaggio accumulato. La sfida per il titolo costruttori e piloti con Antonelli entra ora nella fase decisiva post-pausa estiva.
La partenza super della Mercedes
Prima dell’inizio della rivoluzione normativa 2026, in molti accreditavano il team tedesco come possibile dominatore della scena. La ragione era legata alle nuove power unit, molto differenti rispetto all’era precedente. Una rivoluzione che, di fatto, ha confermato la bontà del lavoro svolto nelle fucine di Brixworth. Mercedes, tuttavia, non è solo motore.
La fase propulsiva, specie nell’utilizzo dell’ibrido tra harvesting e deployment, è senza dubbio un’arma potente che il team di Brackley può agitare. Tuttavia, sarebbe alquanto sciocco ridurre il tutto al solo propulsore. Sì, perché il team tedesco, dati alla mano, ha prodotto una vettura molto solida anche per quanto riguarda meccanica, telaio e aerodinamica.
Parliamo di un’auto curata nei dettagli, che da subito ha mostrato tratti distintivi vincenti. Un lavoro super, prendendo in contropiede il resto delle scuderie sin dalla prima gara, macinando punti con molta costanza. La W17 è un’auto vincente? Assolutamente sì, e basta dare un’occhiata alle due classifiche iridate per averne la conferma. Una vettura che, però, ha pure qualche difettuccio.
I problemi Mercedes brillantemente gestiti
Il team diretto dal manager austriaco Toto Wolff non è esente da problemi. Il primo riguarda proprio uno dei punti cardine della monoposto: la power unit. L’affidabilità, infatti, ha spesso generato ritiri o guai che hanno penalizzato le prestazioni delle vetture. Anche per questo, in Austria, sfruttando la deroga della FIA concessa per ragioni di affidabilità, sono arrivati nuovi pacchi batterie modificati.
Un’altra situazione limite, pure questa brillantemente risolta, riguarda l’elasticità di alcune componenti, come ad esempio l’ormai famoso wheel shield. Parliamo della paratia orizzontale che incanala i flussi e, al contempo, si occupa del raffreddamento anteriore dei freni. Un componente che ha creato diversi grattacapi, sino a decretare la sconfitta di Antonelli al GP di Silverstone aprendo la strada al trionfo di Leclerc.
Oltre a questo c’è pure il tema gomme. Intendiamoci: la W17 ha ampiamente dimostrato di saper gestire bene le coperture, benché in alcuni frangenti l’amministrazione delle mescole, specie al posteriore, abbia fatto penare soprattutto George Russell. Questi problemi hanno fermato la corsa della Mercedes? Solo in piccola parte, con una Ferrari brava ad approfittarne.
La scelta strategica Mercedes che ha funzionato
Un esempio lampante di quanto appena detto riguarda Budapest, ultimo Gran Premio prima della pausa estiva, dove il team è stato super nel minimizzare i danni. Merito anche di Kimi Antonelli, capace di ottimizzare il risultato comportandosi come un pilota estremamente maturo, malgrado la sua giovane età. C’è poi un altro aspetto interessante che riguarda gli aggiornamenti.
Al contrario del team di Maranello, la scuderia pluripremiata ha prodotto meno update dall’inizio della stagione, malgrado ne avesse senz’altro la possibilità. Negli ultimi mesi il divario tecnico tra la Rossa e la Mercedes si è progressivamente assottigliato, questo è vero, un dato di fatto, grazie a un tasso di sviluppo italiano superiore e molto costante.
Con il pacchetto aerodinamico di Barcellona, il Cavallino Rampante si è avvicinato parecchio al rendimento della W17, tenendo presente che, al momento, la differenza prestazionale tra le due scuderie è principalmente marcata dalla power unit. Questo non significa che Mercedes sia rimasta a guardare, però. Al contrario, è stata adottata una precisa tattica che sta funzionando.
Si tratta di sfruttare appieno la vettura e massimizzare le novità grazie al vantaggio acquisito a inizio stagione: una teoria valida e soprattutto funzionale alla causa. Nella pratica, Mercedes ha scelto di posticipare il secondo grande pacchetto di aggiornamenti: una mossa calcolata, volta a capitalizzare il cospicuo vantaggio accumulato nei primi cinque mesi di campionato. E ora, che succederà?
Uno scenario ampiamente sotto controllo
L’obiettivo imminente dei team di Brackley è quello di concentrare gli sforzi e deliberare “release” più corpose nelle prossime gare. Se lo scenario verrà giudicato adatto (c’è lo sprint weekend), i primi riscontri pratici potrebbero vedersi già a Zandvoort nel prossimo weekend. Restano comunque un paio di considerazioni importanti da fare su tale aspetto.
Dominare la classifica in questa Formula 1 moderna ha un prezzo. Dal 30 giugno, data di reset per l’ATR (Aerodynamic Testing Restrictions), il team tedesco deve fare i conti con un accesso ridotto alla galleria del vento e al CFD (fluidodinamica computazionale). In piena era di budget cap, ogni componente deve essere concepito e prodotto rapidamente, contenendo i costi.
Ma, soprattutto, deve garantire risultati tangibili in pista. Se non lo fa, sono guai seri. Oggi più che mai è vitale una correlazione perfetta dei dati lungo tutta la filiera produttiva. Questo fatto potrebbe rappresentare un problema tenendo presente l’approccio Mercedes? Mmm… Nì. Il team tedesco ha tirato un po’ il freno a mano sugli aggiornamenti proprio quando aveva più risorse per testarli.
Tuttavia, non vedere novità in pista non significa affatto che non siano state prodotte o testate in fabbrica, per poi scegliere, appunto, di montarle sulla vettura solamente quando servivano davvero. Nel mentre, il team si è dedicata ai cosiddetti “marginal gain” che, va sottolineato, nei primi anni di una rivoluzione normativa, fanno molta più differenza. Anche questo era calcolato.
Il compito Mercedes nella seconda parte della stagione
La conclusione di questo scritto parla di una scuderia con le idee molto chiare, che nella seconda parte della stagione agonistica 2026 vuole proseguire il proprio dominio. Forse sarà più complicato farlo, pensando ad esempio al netto passo avanti della McLaren o alla vicinanza di prestazione ormai minima con la Ferrari. Senza dimenticare, ovviamente, la Red Bull di Max Verstappen.
Ma quando nutri un vantaggio cospicuo, 50 punti nella classifica piloti e 72 in quella costruttori, sebbene esista la possibilità di gestire il margine, serve comunque la massima attenzione. Un paio di sbagli o problemi ed ecco che gli inseguitori possono accorciare le distanze di colpo mettendosi in scia. Mercedes è convinta di poter amministrare al meglio la situazione? Sì, da quanto si è capito.
Tuttavia, non sarebbe la prima volta che in Formula 1 si assiste a rimonte inattese e ribaltamenti di scenario. Serve la massima attenzione, insieme a un po’ di fortuna, per portare a casa ambedue i titoli iridati, al netto della bravura dei diretti competitor. Mercedes ha superato brillantemente la prima metà dell’opera: ora le tocca continuare sulla falsariga.
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