“Aspettatevi attacchi in qualsiasi momento”: cosa significa per voi il nuovo livello di allerta del Ministro dell’Interno Dobrindt
Elettricità, acqua e internet a rischio: la principale lacuna legislativa che ci riguarda tutti
La situazione della sicurezza in Germania è cambiata: gli avvertimenti astratti si sono trasformati in una minaccia concreta. Nell’agosto del 2026, il Ministero federale dell’Interno ha ufficialmente classificato come “elevato” il rischio di attacchi, sabotaggi e attacchi ibridi alle infrastrutture critiche. Tuttavia, mentre il governo sta responsabilizzando rigorosamente le aziende con la nuova legge sulla protezione delle infrastrutture critiche (KRITIS), la popolazione è in gran parte lasciata a se stessa per quanto riguarda la preparazione alle emergenze. Gli esperti del Centro di competenza per le infrastrutture critiche (KKI) lanciano ora l’allarme: chi avverte la popolazione degli attacchi deve anche spiegare come prepararsi alle emergenze, come ad esempio interruzioni diffuse di corrente o di acqua. Leggete qui perché la sicurezza assoluta è un’illusione nel nostro Paese altamente interconnesso, perché importanti informazioni di emergenza provenienti dal governo federale rimangono inutilizzate e perché la vera resilienza sociale va ben oltre le recinzioni e gli uffici governativi.
Quando lo stato avverte ma non spiega
La Germania ha modificato la propria valutazione della sicurezza. Nell’agosto del 2026, il Ministro federale dell’Interno Alexander Dobrindt ha riclassificato il livello di minaccia da astratto ad elevato, citando un aumento delle segnalazioni e della raccolta di informazioni, che indicavano la necessità di prevedere attacchi in Germania in qualsiasi momento. Secondo il ministro, questi piani di attacco erano esplicitamente diretti non solo contro le infrastrutture tedesche, ma anche contro individui e istituzioni. Il ministro ha inoltre parlato di minacce ibride, sabotaggio e spionaggio, e ha indicato i ripetuti sorvoli di droni su infrastrutture critiche, ad esempio in Danimarca, come prova di un peggioramento della situazione della sicurezza. Questa rivalutazione è più di una semplice sfumatura linguistica. Segna un passaggio da una percezione diffusa e appena tangibile della minaccia a una concreta aspettativa che gli attacchi non siano solo ipotizzabili, ma probabili. È proprio questo il punto critico sollevato dal Centro di competenza per le infrastrutture critiche: un governo che dichiara un livello di minaccia elevato non può limitarsi ad allarmare l’opinione pubblica senza fornire anche informazioni concrete e utilizzabili.
Il punto cieco dell’architettura di sicurezza tedesca
Il Centro di Competenza per le Infrastrutture Critiche (KKI) ha tratto un’esigenza fondamentale dall’aggiornamento della classificazione del rischio per la sicurezza, che va ben oltre i gesti simbolici. Chiunque informi le persone della possibilità di attacchi alle infrastrutture in qualsiasi momento deve anche spiegare come prepararsi, afferma il presidente dell’associazione, Martin Debusmann. Non si tratta esplicitamente di instillare paura, bensì, al contrario, di costruire la sicurezza attraverso la conoscenza. Perché chi sa cosa fare in caso di emergenza reagisce con maggiore calma e, al contempo, alleggerisce il carico di lavoro delle autorità e dei servizi di emergenza. Questa argomentazione tocca un punto dolente nel dibattito tedesco sulla sicurezza. Per anni, in Germania, la preparazione alle crisi è stata considerata principalmente una responsabilità dello Stato e delle imprese, mentre la preparazione individuale della popolazione è rimasta un argomento di nicchia, associato più alla cultura del prepper che a una seria strategia di sicurezza. Altri Paesi europei, in particolare i Paesi nordici, hanno comunicato in modo molto più proattivo negli ultimi anni e hanno preparato sistematicamente le proprie popolazioni a scenari come interruzioni di corrente, attacchi informatici o minacce militari. La Germania è visibilmente in ritardo in questo senso, nonostante i prerequisiti tecnici e legali per tale comunicazione siano presenti da tempo.
Reti senza recinzioni: perché la sola protezione non basta
Un argomento centrale della Gestione delle Crisi delle Infrastrutture Critiche (KKI) riguarda la natura fisica delle infrastrutture critiche stesse. Nonostante significative misure di sicurezza, le reti elettriche, idriche, di telecomunicazione e di trasporto non possono essere completamente protette perché le loro estese reti si estendono spesso su terreni pubblici e privati, rendendole considerevolmente più difficili da mettere in sicurezza rispetto ai siti operativi centralizzati. Questa vulnerabilità strutturale non è una novità, ma ha acquisito rinnovata urgenza alla luce dell’attuale panorama delle minacce. Una sottostazione può essere recintata e monitorata, ma una rete elettrica ad alta tensione lunga centinaia di chilometri o un cavo in fibra ottica lungo una linea ferroviaria non possono essere protetti con uno sforzo paragonabile. Proprio per questo motivo, né i gestori delle infrastrutture critiche né le forze dell’ordine, i vigili del fuoco o i servizi di soccorso in caso di calamità possono garantire da soli che le conseguenze di un attacco mirato alla popolazione saranno sempre completamente mitigate. Questa realtà economica e tecnica porta a una conclusione scomoda ma cruciale: la sicurezza assoluta è un’illusione in una nazione industrializzata e altamente interconnessa, e la resilienza deve quindi iniziare dove finisce la prevenzione, ovvero con la capacità della società e dei singoli individui di far fronte alle interruzioni.
Il piano in cinque punti dimenticato
Già nel 2025, il KKI (Istituto tedesco per la gestione delle crisi) auspicava campagne di sensibilizzazione pubblica mirate e trasparenti, nell’ambito di un piano in cinque punti per la preparazione alle crisi. I cittadini devono sapere come prepararsi a potenziali interruzioni e come comportarsi in modo appropriato in una situazione di crisi, sottolineando che la preparazione individuale non sostituisce la protezione statale, ma è piuttosto una componente necessaria di una società resiliente. Questa formulazione è deliberata, in quanto evita la trappola di contrapporre la preparazione privata alla responsabilità statale. Il dibattito pubblico a volte dà l’impressione che coloro che invocano la preparazione individuale vogliano assolvere lo Stato dalle sue responsabilità. Il KKI, tuttavia, considera la preparazione individuale come un elemento complementare che integra le misure di protezione statali senza sostituirle. Debusmann riassume sinteticamente questo concetto affermando che, sebbene la Germania faccia bene a investire nella protezione delle infrastrutture critiche e nelle capacità delle proprie autorità di sicurezza, la resilienza non si esaurisce ai cancelli delle fabbriche, né con l’intervento della polizia o dei servizi di soccorso. Una società resiliente ha bisogno di cittadini resilienti, il che include informazioni comprensibili, raccomandazioni concrete per l’azione e una comunicazione di crisi che prenda sul serio le persone.
Un ottimo opuscolo che nessuno conosce
Ciò che colpisce in particolare della critica del KKI è il riferimento a uno specifico fallimento comunicativo. Lo scorso anno, l’Ufficio federale della protezione civile e della gestione delle emergenze ha aggiornato e ripubblicato un opuscolo informativo il cui contenuto è pertinente e presentato in modo chiaro. Tuttavia, la riedizione ha ricevuto scarsa pubblicità e promozione da allora, nonostante il materiale sia disponibile gratuitamente sul sito web dell’Ufficio federale, sia in formato digitale che cartaceo. Questa constatazione è sintomatica di un problema strutturale nella comunicazione di crisi in Germania. Il problema non risiede in una fondamentale mancanza di contenuti o di competenze, bensì nell’incapacità di comunicare efficacemente tali contenuti al pubblico. Un opuscolo disponibile su un sito web governativo non ha alcun impatto sociale se nessuno ne conosce l’esistenza. Dal punto di vista dell’economia della comunicazione, si tratta di un classico problema di distribuzione: il prodotto è disponibile, ma la domanda non viene generata perché manca la necessaria visibilità. In un’epoca in cui l’attenzione è la risorsa più scarsa in assoluto, non basta fornire informazioni pertinenti; è necessario portarle attivamente e ripetutamente all’attenzione del pubblico, ad esempio attraverso i mass media, i social network, le scuole o le aziende.
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Ciò che i governi federali e statali devono ora fornire
Da questa analisi, il KKI trae una chiara rivendicazione politica. I governi federali e statali dovrebbero sfruttare l’aumento del livello di minaccia come un’opportunità per preparare la popolazione in modo più sistematico a potenziali situazioni di crisi. Le raccomandazioni esistenti in materia di preparazione individuale devono essere comunicate in modo molto più efficace e presentate in maniera facilmente comprensibile, mentre le autorità, i gestori delle infrastrutture critiche e le organizzazioni umanitarie dovrebbero esercitarsi regolarmente in scenari di crisi congiunti e coordinare le proprie strategie di comunicazione per le emergenze. La tesi centrale è che un livello di minaccia più elevato non richiede solo maggiori misure di protezione, ma anche una società che sappia come comportarsi in caso di emergenza. Questa rivendicazione può essere interpretata economicamente come un investimento nel capitale umano della società. La conoscenza e la preparazione della popolazione riducono il carico sui servizi di emergenza in caso di crisi, minimizzano le conseguenze di comportamenti scorretti e accelerano il ripristino della normalità. I costi di una tale campagna di sensibilizzazione sono relativamente bassi rispetto ai danni economici di una crisi non coordinata, come interruzioni di corrente diffuse o attacchi ai sistemi di approvvigionamento idrico, il che rende la rivendicazione del KKI comprensibile da una prospettiva di costi-benefici.
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Konrad Wolfenstein
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