di Marta Borghese
ROMA (Public Policy) – La commissione Affari esteri e Difesa del Senato presieduta da Maurizio Gasparri (FI) ha incardinato mercoledì i due documenti sulla partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali deliberati dal Consiglio dei ministri il 14 maggio scorso. Si tratta, in particolare, della “Deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla partecipazione dell’Italia a ulteriori missioni internazionali per l’anno 2026” e della “Relazione analitica sulle missioni internazionali in corso e sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, riferita all’anno 2025, anche al fine della relativa proroga per l’anno 2026”.
Relatore dei testi è il senatore di FdI Michele Barcaiuolo che oggi ha svolto in commissione la relazione illustrativa. Sui documenti si svolgerà ora un ciclo di audizioni, che, ha spiegato il relatore a Public Policy, coinvolgerà i vertici della Difesa ma anche altri soggetti non statali.
LE NUOVE MISSIONI DELIBERATE PER IL 2026: IRAQ, SOMALIA, TUNISIA
Secondo quanto emerge dai documenti, sono tre le missioni che il Governo intende avviare per l’anno 2026, da sottoporre all’autorizzazione delle Camere.
Due di esse rientrano nell’ambito delle missioni internazionali delle forze armate e riguardano una nuova missione bilaterale Iraq e una nuova missione bilaterale Somalia. La terza rientra invece nelle missioni internazionali della guardia di finanza e riguarda la partecipazione di personale della gdf alla missione in Tunisia per la “consulenza, l’assistenza, il supporto tecnico e l’addestramento a favore della locale Garde Nationale Maritime”.
Complessivamente, le due nuove missioni delle forze armate in Iraq e in Somalia dovrebbero coinvolgere 241 unità di personale, per un fabbisogno finanziario di 12.863.669 euro, da suddividersi tra il 2026 e il 2027. L’impegno complessivo per le tre missioni è invece pari a circa 21,7 milioni di euro.
IRAQ: 5 MEZZI AEREI E 196 PERSONE. SUPPORTO A FORZE IRACHENE E COOPERAZIONE UMANITARIA PER STABILITÀ REGIONALE E LOTTA CONTRO DAESH
La nuova missione prevede l’impiego di “un dispositivo militare, incluso il personale del corpo militare volontario e del corpo infermiere volontarie della Croce rossa” in Iraq e nel Medio Oriente. L’area geografica, si legge, si sovrappone a quella già autorizzata per altre missioni esistenti.
“Il dispiegamento operativo del dispositivo militare nazionale in Iraq e nel Medio Oriente è un’iniziativa tesa a contribuire alla realizzazione di un ambiente sicuro e alla stabilità regionale, supportando direttamente le attività inserite nell’ambito della ‘Coalition of the Willing’ per la lotta contro il Daesh, costituitasi nel 2014, della missione Nato di consulenza e rafforzamento delle capacità delle istituzioni dell’Iraq, nonché attraverso specifiche iniziative nazionali nella Regione”, si legge.
“La missione – prosegue il documento – ha il compito di attuare il Piano di cooperazione bilaterale” in due modi: il supporto alle forze di sicurezza irachene e la cooperazione civile e umanitaria. Nell’ambito del primo aspetto si punta alla “‘capacity building’ nei settori di polizia, de-mining e intelligence , con un particolare focus sulla lotta al terrorismo residuo e sulla gestione delle frontiere”. La missione prevede poi consulenza nella pianificazione strategica e nella gestione delle risorse, “train and equip”, quindi addestramento ed equipaggiamento, “di forze di polizia civili nel mantenimento dell’ordine pubblico e della sicurezza a livello locale” e supporto nello sviluppo di capacità nella cyber security.
Quanto all’aspetto cooperativo, entra nel programma della missione la partecipazione a progetti infrastrutturali e l’assistenza umanitaria alle popolazioni più vulnerabili. Dal punto di vista delle risorse si prevede un impegno di 196 unità di personale, 5 mezzi aerei e circa 9,5 milioni di euro.
SOMALIA: 1 MEZZO TERRESTRE E 45 UNITÀ DI PERSONALE PER RAFFORZARE FORZE ARMATE PAESE, FORMAZIONE ANCHE IN ITALIA
La missione di cooperazione militare in Somalia, “in aggiunta alla costruzione e al rafforzamento delle capacità interne alle forze armate somale (Snaf) perseguito dalla Miadit, si concentra su ambiti strategici a tutela degli interessi nazionali, massimizzando il valore aggiunto dell’esperienza italiana e rafforzando il legame bilaterale”, si legge nel documento incardinato al Senato.
“La missione di cooperazione è una partnership strategica basata sulla fiducia e sul rispetto reciproco, con l’obiettivo ultimo di rendere la Somalia un attore stabile e capace di garantire la propria sicurezza e contribuire alla stabilità regionale”, si legge. In particolare la nuova missione – collegata comunque a iniziative precedenti – dovrebbe focalizzarsi sull’interoperabilità e la standardizzazione, e poi sul supporto nello sviluppo di capacità di cyber security e sulla formazione specialistica dei militari somali anche attraverso la frequenza di scuole militari in Italia.
Si prevede, poi, il “sostegno alla sicurezza regionale, attraverso l’addestramento per un possibile futuro impiego delle Snaf in iniziative regionali” e un “supporto allo sviluppo del neo istituito Train and doctrine command (Tradoc) e Comando operativo delle forze somale”.
Per la missione si prevede l’impiego di 2 mezzi terrestri e di un numero massimo di 45 unità di personale, per un impegno complessivo pari a circa 3,4 milioni di euro.
TUNISIA: CONSULENZA GDF ALLA “GARDE NATIONALE MARITIME” E NUCLEO DI SUPPORTO SU FLUSSI ILLEGALI
Infine, la terza missione che il Governo intende avviare riguarda la “partecipazione di personale della guardia di finanza alla missione in Tunisia per la consulenza, assistenza, supporto tecnico e addestramento a favore della locale garde nationale maritime”.
La missione, che rientrerebbe dunque nelle competenze del Mef, “prevede le seguenti attività: consulenza, assistenza, supporto tecnico-logistico e addestramento a favore del personale della garde nationale maritime, attraverso la costituzione di un ‘Nucleo di supporto’ con sedi a Tunisi e Sfax; mantenimento in efficienza delle unità navali cedute dall’Italia, anche nell’ambito di progettualità europee; addestramento degli equipaggi del naviglio tunisino”.
La base giuridica di riferimento, si legge, è la “Dichiarazione di intenti in materia migratoria tra i ministri dell’Interno di Austria, Francia, Germania, Italia, Libia, Malta, Slovenia, Svizzera, Tunisia e il Commissario europeo per le Migrazioni, gli Affari interni e la Cittadinanza”, siglata a Roma il 20 marzo 2017″ e le successive note verbali tra l’ambasciata d’Italia in Tunisi e il ministero degli Affari Esteri tunisino (14 novembre – 3 dicembre 2025).
Per la missione si prevede “l’impiego di 22 militari (di cui 2 ufficiali)” e di materiali terrestri quali “1 carro officina e 2 container a uso logistico, 1 furgone Ducato, 3 Ford Ranger Pickup, materiali di consumo e parti di ricambio per la manutenzione delle unità navali della garde nationale maritime, 1 struttura modulare da utilizzare per uso uffici e connesse esigenze logistiche per il personale impiegato presso il citato contesto estero”.
Il fabbisogno finanziario è stimato in circa 8,8 milioni di euro.
MISSIONI PROROGATE IN EUROPA, ASIA, AFRICA: DA BALCANI OCCIDENTALI A SUPPORTO UCRAINA, FINO AD AREA LIBANO
In Europa, si legge nel documento licenziato dal Cdm, è intendimento del Governo prorogare le missioni di “Impiego di un dispositivo militare nei Balcani occidentali, incluso il personale del corpo militare volontario e del corpo infermiere volontarie della Croce Rossa” e la “partecipazione nazionale alle iniziative Nato, Ue, di coalizione e bilaterali di supporto all’Ucraina”.
In Asia, ok dal Cdm alla proroga di “un dispositivo militare, incluso il personale del corpo militare volontario e del corpo infermiere volontarie della Croce Rossa, nell’area del Libano e del Mediterraneo orientale” (all’interno del quale dovrebbero rientrare, secondo quanto si apprende, ad esempio le missioni Unifil e Mibil), di un dispositivo in Iraq e in Medio Oriente e di “un dispositivo militare per il contributo nazionale, incluso il personale del corpo militare volontario e del corpo infermiere volontarie della Croce Rossa, in esito al conflitto Israele-Hamas – Operazione Levante”.
Rientrano nelle missioni prorogate in Africa il dispositivo “per attività di assistenza, supporto e cooperazione nell’area del Nord-Africa”, quello “nell’area dell’Africa Occidentale” e quello “nell’area del Corno d’Africa”.
LE MISSIONI NATO, UE, ONU E DI COALIZIONE IN CORSO: POTENZIAMENTO SORVEGLIANZA AEREA E PRESENZA NATO IN AREA EST
Via libera anche alla prosecuzione delle missioni già in corso per il potenziamento dei dispositivi nazionali, della Nato, dell’Ue, dell’Onu e di coalizione. Tra queste: un dispositivo di “presenza, sorveglianza e sicurezza negli spazi marittimi europei ed atlantici” e un dispositivo “di presenza, sorveglianza e sicurezza nell’area del Mar Rosso e Oceano Indiano Nord-Occidentale”.
Ok alla prosecuzione dell’impiego di un dispositivo aereo nazionale “per il potenziamento dell’Air Policing e dell’Air Shielding della Nato ed il potenziamento della sorveglianza dello spazio aereo dell’Alleanza” e di un dispositivo “per il potenziamento della presenza della Nato nell’area est dell’Alleanza – Forward Land Forces”.
Entra nelle proroghe il proseguimento della partecipazione di personale militare alle missioni Onu e alle missioni civili istituite dall’Unione europea, così come il prosieguo sulle “Forze ad alta e altissima prontezza operativa, da impiegare all’estero al verificarsi di crisi o situazioni di emergenza”.
“In tale quadro potranno ricadere le forze rientranti nelle Allied reaction forces (Arf) appartenenti al dispositivo della Nato”, si legge.
OK PROROGHE NECESSARIE AISE
“Sono infine confermate le esigenze di mantenimento del dispositivo info-operativo dell’Agenzia informazioni e sicurezza esterna (Aise) a protezione del personale delle forze armate impiegato nelle missioni internazionali e incrementate le attività di cooperazione con le forze di sicurezza locali”, si legge.
“Per il mantenimento del dispositivo info-operativo dell’Aise il fabbisogno finanziario per la durata programmata è pari a 31 milioni di euro”.
NUMERI E IMPEGNO FINANZIARIO MISSIONI PROROGATE: MAX 11.642 UNITÀ, FABBISOGNO DIFESA 1,38 MLD
Dai documenti, emerge che “la consistenza massima annuale complessiva dei contingenti delle forze armate impiegati nei teatri operativi è pari a 11.642 unità; la consistenza media è pari a 7.459 unità; il loro fabbisogno finanziario per la durata programmata è pari complessivamente a euro 1.378.529.211”, si legge.
La consistenza massima complessiva dei contingenti delle Forze ad alta e altissima prontezza è invece pari a “6.521 unità; il loro fabbisogno finanziario è pari complessivamente a euro 63.566.328”.
Il fabbisogno finanziario complessivo risultante dalla relazione è di circa 909,3 milioni per il 2026 e 469,3 milioni per il 2027, cioè, appunto circa 1,38 miliardi di euro complessivi.
FABBISOGNO FINANZIARIO COMPLESSIVO PROROGHE, TRA COMPETENZE DI TUTTI I DICASTERI, 1,78 MLD DI EURO
“Per la proroga della partecipazione del personale della magistratura alla missione civile dell’Ue Euam Ucraina il fabbisogno finanziario per la durata programmata è pari a euro 67.043”, si legge.
In sostanza, il totale degli oneri, sommando quelli di competenza di tutti i ministeri – Difesa, presidenza del Consiglio dei ministri-Aise, Interno, Giustizia, Mef, Maeci -ammonrta a 1,78 miliardi di euro. (Public Policy)
@BorgheseMarta
(foto cc Palazzo Chigi)
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