Un mondo reale oltre i numeri demografici: in Italia la popolazione invecchia e richiede interventi sempre più mirati, a cominciare dall’assistenza. Nel Cuneese chi se ne occupa e come?
ALBA, ANZIANI PER ANZIANI
Tiziana Soave del Centro Anziani Alba parla con entusiasmo delle attività nei quattro centri tra Moretta, area centro, viale Masera e Mussotto: «L’obiettivo è renderli posti sicuri per incontrarsi, perché la solitudine dilaga in terza età e molti anziani sono senza legami: l’incontro è l’obiettivo primario». Le persone over 64 coinvolte nel servizio civico volontario sono 54. Offrono il loro contributo nei centri di incontro, a teatro, durante le mostre. Le iniziative puntano sempre a convincere gli anziani a uscire da casa per incontrarsi: bricolage, tecniche pittoriche, di ricamo, corsi di teatro, letture, laboratori di cucina, tornei di bocce o carte, pranzi di Natale e di primavera. Ma anche attività motoria con professionisti. Il ricordo più bello? «Una signora che da tempo non andava più dal parrucchiere, ci è tornata per partecipare a una nostra gita».
I numeri di MONVISO SOLIDALE
Monviso Solidale gestisce i servizi socio-assistenziali per 56 comuni del Fossanese, Saviglianese e Saluzzese. È un consorzio pubblico nato nel 1997, con sedi a Fossano, Savigliano e Saluzzo, unità minime locali in altri 11 comuni e ricevimento periodico negli altri ancora. «I dipendenti sono circa 135, non tutti ovviamente dedicati agli anziani», informa il responsabile amministrativo e contabile Giorgio Morra. Il bilancio annuale si aggira sui 17-18 milioni di euro, salito a 20 milioni nel 2025 grazie ai fondi Pnrr. Per gli anziani autosufficienti il consorzio offre consulenza e segretariato sociale, trasporti attraverso le associazioni Auser e Anteas, in alcuni comuni la consegna dei pasti a domicilio. Fossano ne distribuisce 25 al giorno: pochi in rapporto ai 24.000 abitanti, ma nell’arco di un anno sono migliaia. Il sabato e la domenica ci pensa una cooperativa; nei giorni feriali i volontari del servizio civico comunale. Per chi non è più autosufficiente il percorso parte dalla domanda di valutazione geriatrica all’Asl. Da lì si apre la strada verso interventi domiciliari con operatori socio-sanitari oppure con l’inserimento in lista d’attesa per una struttura residenziale. Esistono anche gli assegni di cura, contributi economici alle famiglie per mantenere l’anziano a domicilio. Il consorzio integra la retta per chi non riesce a sostenerla autonomamente, quando c’è già la quota Asl. Per i trasporti verso visite specialistiche il consorzio mette a disposizione anche autisti delle cooperative. «Il sostegno a domicilio è probabilmente il servizio più richiesto – spiega Ornella Giraudo, responsabile dell’area territoriale di Fossano –. Occuparsi a tempo pieno di un non autosufficiente è difficile e i familiari hanno bisogno di sollievo. Ma noi non possiamo garantire una presenza tutti i giorni e tutto il giorno». Il consorzio gestisce anche uno sportello lavoro che raccoglie i curriculum delle badanti disponibili e li mette a disposizione delle famiglie che cercano assistenza privata, «ma senza garanzie – precisa Giraudo – perché poi la trattativa è una questione tra privati».
FOSSANO, CONDOMINIO AD HOC
Gianfranco Capraro ha 75 anni, fa il volontario da decenni nelle case di riposo di Fossano e ha le idee molto chiare su come non vuole invecchiare: «I tempi della colazione, i tempi del pranzo, le animatrici, lo spettacolo, la cena, e dopo le sette c’è il coprifuoco, tutti a dormire o a guardarsi la televisione. Questa non è una vita dignitosa». Capraro è presidente dello Svaf, Servizio Volontariato Anziani e Altri di Fossano, associazione di circa 170 volontari attivi nelle strutture residenziali della città e dintorni. Da venticinque anni frequenta le case di riposo, e da qualche anno ha cominciato a chiedersi se esista un’alternativa. La risposta l’ha trovata a Mestre, visitando Il Centro Don Vecchi: 515 alloggi distribuiti in una decina di condomini, dove anziani dai 65 anni in su vivono in appartamenti piccoli ma autonomi, con cucina, camera e bagno, la possibilità di invitare i figli, e una retta tra 300 e 500 euro al mese. In cambio offrono qualcosa di proprio: chi fa il portiere, chi taglia l’erba, chi serve al bar. «Sono attivi, fanno concerti, mostre. Chi è dentro resta coinvolto e questo mi sembra veramente interessante».Fossano ha 25.000 abitanti: basterebbe una struttura da cinquanta alloggi. Per il progetto “Condi-vivere” Il comune aveva promesso un’area, l’ex Macello, ma sono già passati quattro o cinque anni. La Fondazione Crf si è detta disponibile ad affiancare un progetto concreto. Nel frattempo lo Svaf continua il suo lavoro quotidiano nelle strutture. Il lunedì c’è il ballo, con tre o quattro volontari che suonano fisarmonica e chitarra. Il giovedì le passeggiate con le carrozzelle. E poi c’è l’arte dell’imboccare, guardando la persona negli occhi: «L’empatia che crei con l’anziano non si raggiunge con un gesto meccanico». Le risorse dell’associazione sono limitate: «Per noi non sono importanti i denari – dice Capraro -. È fondamentale riuscire a migliorare la condizione dell’ospite». Ha fatto l’architetto, per questo pensa a modelli alternativi: «Il mio lavoro è cercare di migliorare, anche me stesso».
MONDOVì, quei messaggi sbagliati
«Spesso manca il supporto familiare – dice Michele Ghirardi, presidente Auser dal 2006 – non sempre per motivi di lavoro: la nostra generazione non ha sempre saputo trasmettere alcuni messaggi e vedo tanta gente agli aperitivi e magari non vanno mai a trovare il parente anziano e da solo». Da questa consapevolezza nasce il lavoro silenzioso e costante dell’Auser cittadina. Il cuore dell’attività è l’accompagnamento. Non si tratta solo di spostamenti: è tenere la mano, fare compagnia e restare accanto per dieci minuti o per due ore, a seconda del bisogno. I volontari portano le persone dal medico, a visite specialistiche, in ospedale o al supermercato; l’obiettivo è sostenere l’autonomia, non toglierla. Il trasporto è garantito con autobus, taxi o le auto degli stessi volontari, rimborsati 45 centesimi al chilometro e coperti da assicurazioni e polizze di responsabilità civile. Il servizio telefonico offre invece una presenza dolce e costante: chiamate per fare compagnia, ascoltare, segnalare esigenze. L’organizzazione conta su una piccola squadra: 6 accompagnatori sul territorio (con presenze anche a Monastero Vasco e San Michele Mondovì), una persona per la contabilità, una centralinista e una addetta al sito e ai social. I numeri dell’anno scorso dicono di 35 assistiti diretti. Le storie restituiscono il senso del lavoro. C’è l’uomo che racconta: «Sono cinque giorni che non parlavo con nessuno, nemmeno con i vicini. Vi ringrazio»; o la donna che non voleva andare in casa di riposo e, grazie alle visite e alla compagnia, ha ritrovato la voglia di parlare e uscire. I limiti restano: pochi volontari rispetto alle richieste e problemi di trasporto pubblico. Per informazioni e segnalazioni: tel. 0174 43945, cell. 3892809945.
CAVALERMAGGIORE, AUTISTI IN VIAGGIO
A Cavallermaggiore, da vent’anni opera l’associazione di volontariato intitolata al dottor Maurizio Ferrero “L’ora di generosità”. L’idea è nata proprio dal medico che aveva capito come la mancanza di un ospedale in zona rendesse difficile per molti residenti raggiungere le strutture sanitarie. Oggi l’associazione conta 44 soci volontari, quattro automobili di cui una attrezzata per disabili e sedie a rotelle, e porta le persone alle visite mediche in tutto il nord Italia: Torino, Cuneo, Genova, Milano. «Certi giorni non riusciamo a coprire tutte le richieste, pur avendo quattro macchine» spiega il presidente Umberto Rainero. Tra i volontari ci sono ex autisti di camion e pullman, persone che hanno tempo libero dopo il pensionamento e mettono la propria esperienza al servizio degli altri. Ma anche una generosa coordinatrice che organizza i servizi conoscendo ogni utente e ogni esigenza.Il servizio non si limita alle visite mediche. Ogni venerdì pomeriggio i volontari accompagnano gli anziani al cimitero. Si aiuta chi non riesce a fare la spesa. Si porta l’anziano sulla sedia a rotelle al matrimonio del nipote. Il trasporto è gratuito per chi non può permettersi di pagare. «Non abbiamo una tariffa». I numeri parlano da soli: l’anno scorso l’associazione ha effettuato tra 1.300 e 1.400 servizi, percorrendo 110mila chilometri. Le spese principali sono per carburante e assicurazioni, che da sole arrivano a 30-35.000 euro all’anno. Le risorse arrivano dal 5 per mille, dalle donazioni dei privati e dal contributo del Comune, che mette a disposizione il garage e copre le utenze. Quest’anno, grazie alle donazioni, l’associazione ha comprato due auto nuove.
SAVIGLIANO, una struttura storica
La Casa di Cura Tapparelli d’Azeglio di Savigliano è una delle istituzioni più antiche del territorio: nata da un lascito testamentario dell’ultimo erede, è operativa dal 1901. L’immobile in stile liberty è vincolato ed è una delle strutture residenziali per anziani più grandi del Piemonte. Lo racconta la presidente Tiziana Drago, che ne illustra l’organizzazione attuale: 157 ospiti distribuiti in sei reparti, di cui uno dedicato al declino cognitivo con venti persone affette da Alzheimer, due reparti per autosufficienti e tre Rsa. C’è anche un centro diurno di una ventina di posti, attivo dal mattino alla sera, dove gli ospiti vengono accompagnati dai familiari e ripresi la sera. Il personale è composto da una cinquantina di dipendenti diretti dell’ente, tra cui infermieri ed educatrici, e da una settantina di operatori forniti da una cooperativa con cui è stato stipulato un appalto pochi mesi fa. Le due educatrici a tempo pieno, presenti da una decina d’anni, garantiscono ogni giorno attività mirate al recupero delle capacità cognitive: lettura, intrattenimento musicale, tombola, lavori manuali al centro diurno. Dal 2004 opera all’interno della struttura un’associazione di volontari che affianca il personale con attività di intrattenimento e animazione. «Senza la loro presenza sarebbe difficile avere tutte queste attività», spiega Drago. Tra le iniziative più apprezzate c’è “Scrivimi una cartolina” e la possibilità di portare gli ospiti al mare per una giornata. Ma la novità più recente riguarda gli animali: nel parco della struttura ci sono già cinque cavalli e un recinto con daini, dove gli ospiti portano il pane avanzato dal pranzo. A breve arriverà anche un allevamento di galline: l’idea è che gli ospiti possano partecipare una volta al mese alla raccolta delle uova. E la pet-therapy rappresenta già da tempo una bella ed efficace consuetudine.
SAVIGLIANO, PERSONE SOLE DA AIUTARE
La San Vincenzo di Savigliano, presente in città da quasi novant’anni, conta una trentina di volontari e si occupa principalmente di famiglie in difficoltà e persone sole, in una realtà che nel tempo è profondamente cambiata. «All’inizio seguivamo tantissimi anziani – spiega il presidente Enrico Sito –, poi grazie agli ammortizzatori sociali fortunatamente gli anziani hanno avuto sempre meno problemi economici gravi. Il loro problema oggi è, invece, la solitudine. Persone che non hanno avuto figli, che sono rimaste sole. Per loro andiamo a fare la spesa, portiamo un pacco ogni tanto. Ma il numero complessivo è diminuito tantissimo. Sono invece aumentate in modo esponenziale le povertà dei nuclei familiari e delle persone sole non anziane». L’associazione si sostiene con iniziative di raccolta fondi, oppure dalla vendita delle uova di Pasqua ai mercatini e con un negozio di articoli vintage. Un contributo importante arriva dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Savigliano, che finanzia anche il servizio di distribuzione di giornali e riviste alla casa di riposo, attività che ogni settimana vede i volontari portare le pubblicazioni locali agli ospiti che altrimenti non potrebbero permettersele. «È una bella cosa – dice Sito – perché ci permette di fare un po’ di compagnia e di chiacchierare con gli anziani».
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Luca Borioni
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