“FINTRED Reggio Calabria ODV esprime forte preoccupazione per quanto riportato dagli organi di informazione in merito alla situazione del Centro Dialisi di Melito Porto Salvo, dove viene segnalata una significativa carenza di medici specialisti che potrebbe incidere sulla continuità dell’assistenza. Se tali criticità dovessero trovare conferma, esse rappresenterebbero l’ennesima dimostrazione di una situazione che la nostra Associazione denuncia da anni, spesso rimasta inascoltata.
FINTRED, che rappresenta e tutela i diritti dei pazienti nefropatici, dializzati e trapiantati di rene, richiama da tempo l’attenzione delle istituzioni sulle gravi criticità della rete nefrodialitica dell’ASP di Reggio Calabria, documentate da numerosi atti amministrativi e da ripetuti interventi pubblici”. Lo afferma Francesco Puntillo, Coordinatore Regionale FINTRED Calabria.
“La vicenda di Melito, tuttavia, porta oggi alla luce una contraddizione che non può più essere ignorata”
“La vicenda di Melito, tuttavia, porta oggi alla luce una contraddizione che non può più essere ignorata. Il paradosso è evidente. La stessa ASP riconosce formalmente la carenza di 29 posti dialisi nel Comune di Reggio Calabria e, nell’attesa che venga definitivamente chiarita e resa operativa la questione relativa all’aggiornamento della rete nefrodialitica disposto con il Decreto del Commissario ad acta Andrea Urbani del 2020, continua a chiedere ai pazienti reggini di affrontare il sacrificio di dializzare nei centri di Melito Porto Salvo o Scilla. Oggi, però, emerge che proprio uno dei presìdi individuati come risposta provvisoria all’emergenza, quello di Melito Porto Salvo, manifesta una significativa carenza di medici specialisti”, rimarca Puntillo.
“Se tale situazione fosse confermata, verrebbe meno il presupposto stesso sul quale, negli ultimi anni, è stato chiesto ai dializzati reggini di accettare una compressione del proprio diritto alle cure di prossimità, trasferendo il peso della carenza di posti dialisi dal Comune di Reggio Calabria ai centri della provincia.
Da oltre dieci anni i dializzati assistono a uno stucchevole rimpallo di responsabilità tra ASP e Regione sull’aggiornamento della rete nefrodialitica.
Tale confronto istituzionale ha trovato la sua massima espressione nel corso della Commissione speciale di Vigilanza del Consiglio regionale della Calabria del 29 gennaio 2025, quando il Direttore Generale del Dipartimento Tutela della Salute, Dott. Tommaso Calabrò, riconobbe pubblicamente la necessità di procedere all’aggiornamento della rete nefrodialitica regionale, assumendo l’impegno di promuovere, per conto della Presidenza della Regione Calabria, un nuovo Decreto del Commissario ad Acta (DCA) che avrebbe definitivamente superato ogni ulteriore discussione sul fabbisogno di posti dialisi. Tuttavia, a distanza di oltre un anno, tale provvedimento non risulta essere stato adottato”, sottolinea Puntillo.
“I dializzati continuano a sopportare, tre volte alla settimana e per tutta la vita, le conseguenze concrete di questo protratto stallo amministrativo”
“Nel frattempo, però, i dializzati continuano a sopportare, tre volte alla settimana e per tutta la vita, le conseguenze concrete di questo protratto stallo amministrativo, affrontando sacrifici che nessun altro cittadino dovrebbe essere costretto a sostenere per poter esercitare il proprio diritto costituzionale alla salute. Non si tratta, quindi, di una criticità limitata al Centro Dialisi di Melito. Si tratta delle conseguenze di una programmazione sanitaria che, da anni, non riesce più a garantire un equilibrio tra fabbisogno reale, disponibilità di posti dialisi e adeguate risorse professionali. Costringere pazienti anziani, persone con disabilità, cittadini portatori di handicap e soggetti sottoposti a una terapia salvavita a percorrere decine di chilometri, tre volte alla settimana e per tutta la vita, non rappresenta soltanto una grave compressione del diritto alle cure di prossimità, ma finisce inevitabilmente per trasferire le criticità organizzative da un territorio all’altro, mettendo in difficoltà anche quei centri che cercano quotidianamente di garantire il servizio con professionalità e spirito di sacrificio”, puntualizza Puntillo.
“Per tale ragione FINTRED rinnova il proprio appello affinché la vicenda di Melito non venga affrontata come un episodio isolato, ma costituisca finalmente l’occasione per una revisione complessiva della rete nefrodialitica dell’Area Sud, ponendo al centro il diritto dei pazienti a ricevere cure tempestive, sicure e il più possibile vicine al proprio luogo di residenza. Il problema non è Melito, ma che il centro destinato ai pazienti dell’area grecanica è stato costretto, suo malgrado, a diventare anche la dialisi di Reggio Calabria. Ed è proprio qui che emerge il fallimento di una programmazione che continua a spostare il problema anziché risolverlo. Quando una città metropolitana di oltre 180.000 abitanti, nella quale la stessa ASP riconosce una carenza di 29 posti dialisi, è costretta a chiedere ai propri cittadini di migrare verso i centri della provincia, e in qualche caso anche fuori regione addirittura in provincia di Messina, il sistema è già in evidente sofferenza.
Se poi anche quei centri iniziano a manifestare carenze di personale e difficoltà organizzative, significa che non è più il singolo presidio a essere in crisi.
È l’intero equilibrio della rete nefrodialitica ad aver raggiunto il proprio limite.
Per questo FINTRED rinnova l’invito alla Regione Calabria e all’ASP di Reggio Calabria ad affrontare con urgenza la questione nella sua interezza, superando una logica emergenziale che, negli anni, ha semplicemente trasferito il problema da un territorio all’altro senza mai risolverlo”, spiega la nota.
“La vicenda di Melito dimostra che le criticità della rete non possono più essere compensate chiedendo ulteriori sacrifici ai pazienti e agli stessi operatori sanitari. Da una parte i dializzati di una città metropolitana sono costretti a migrare verso un comune di periferia per poter continuare una terapia dalla quale dipende la loro sopravvivenza; dall’altra medici e personale sanitario previsti per un piccolo centro, sono chiamati a garantire il servizio in condizioni di persistente carenza di organico, con inevitabili ripercussioni sull’organizzazione dei turni e, secondo quanto denunciato, perfino sulla possibilità di usufruire dei periodi di ferie. Una situazione che non tutela né chi cura né chi viene curato. Perché la dialisi non può trasformarsi in una migrazione sanitaria permanente. E il diritto alle cure di prossimità, più volte indicato dal Presidente della Regione Calabria come uno degli obiettivi qualificanti della sanità calabrese, non può continuare a rimanere un principio affermato ma non ancora pienamente garantito ai dializzati della Città Metropolitana di Reggio Calabria. Per questo FINTRED ha già chiesto un incontro istituzionale al Sindaco della Città Metropolitana di Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro, affinché la città più popolata della Calabria faccia sentire la propria voce a tutela di cittadini che, pur vivendo nel capoluogo metropolitano, continuano a essere costretti a cercare altrove una terapia dalla quale dipende la loro stessa sopravvivenza. La malattia non aspetta i tempi della burocrazia. Ora non possono più aspettare nemmeno le istituzioni“, conclude Puntillo.
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Danilo Loria
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