Riconoscimento facciale, il governo: più poteri alla Polizia. Scontro sulle regole


Più poteri di polizia grazie al riconoscimento facciale e all’intelligenza artificiale. Mentre il dibattito politico si concentra sulla riforma della legge elettorale e sullo scontro relativo alle intercettazioni, il governo Meloni accelera su un altro provvedimento destinato a far discutere: il decreto legislativo che recepisce il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale e amplia l’utilizzo del riconoscimento facciale da parte delle forze di polizia. Secondo le opposizioni, però, il testo va oltre quanto previsto da Bruxelles, introducendo poteri più estesi rispetto a quelli consentiti dalla normativa Ue.

In concreto, il provvedimento consentirebbe di integrare le telecamere di videosorveglianza già presenti in piazze, stazioni, stadi e altri luoghi interessati da esigenze di ordine pubblico con sistemi di riconoscimento facciale basati sull’intelligenza artificiale, in grado di analizzare e confrontare i dati biometrici delle persone riprese. La tecnologia consente di analizzare i tratti del volto ripresi dalle telecamere e confrontarli con banche dati biometriche per identificare una persona. È uno strumento utilizzato nelle indagini e nella ricerca di soggetti ricercati o scomparsi, ma il decreto del governo ne estende l’impiego in alcune situazioni, aprendo un confronto sul delicato equilibrio tra sicurezza e tutela della privacy.

Il primo nodo riguarda le situazioni di urgenza, come minacce terroristiche imminenti o la ricerca di persone scomparse. In questi casi le forze dell’ordine potranno ottenere l’autorizzazione all’uso dei dati biometrici elaborati con sistemi di intelligenza artificiale attraverso una semplice comunicazione al pubblico ministero, anche verbale, senza il via libera del giudice per le indagini preliminari. Un meccanismo che, secondo i critici, non rispecchia il regolamento europeo, il quale richiede l’intervento di un’autorità giudiziaria indipendente.

Il secondo punto contestato riguarda invece il riconoscimento facciale “a posteriori”. L’articolo 10 del decreto consente infatti di integrare i sistemi di videosorveglianza con tecnologie di identificazione biometrica da utilizzare dopo la commissione di un reato per individuare un sospettato. Anche in questo caso l’autorizzazione sarebbe affidata a un’autorità giudiziaria designata dal questore, mentre la disciplina europea farebbe riferimento a un soggetto terzo e indipendente.

La previsione ritenuta più delicata è però quella che autorizza la raccolta preventiva e la conservazione per sette giorni dei dati biometrici – come tratti del volto o scansioni dell’iride – delle persone che accedono a luoghi nei quali siano state individuate esigenze di ordine pubblico, ad esempio piazze interessate da manifestazioni, cortei, stadi o altri eventi.

In un dossier predisposto dagli uffici legislativi dell’opposizione al Senato vengono evidenziate le criticità del provvedimento. Secondo il documento, la raccolta preventiva di dati biometrici sarebbe incompatibile con il regolamento europeo, che non consente l’utilizzo del riconoscimento facciale a posteriori in modo indiscriminato e senza un collegamento con uno specifico reato. Il decreto del governo, sostengono le opposizioni, permetterebbe invece di acquisire e conservare i dati ancora prima che sia stato commesso un illecito, prima dell’apertura di un’indagine e in assenza di qualsiasi sospettato. In questo modo, si legge nel dossier, chiunque partecipi a eventi o acceda a luoghi interessati da esigenze di ordine pubblico vedrebbe i propri dati biometrici raccolti e conservati per una settimana, determinando di fatto la creazione di un archivio preventivo di volti, orari e spostamenti riferito a cittadini non indagati.

Nonostante la delicatezza della materia e il dibattito aperto anche a livello europeo, Palazzo Chigi ha impresso un’accelerazione all’iter del decreto, sollecitando le commissioni parlamentari di Camera e Senato a esprimere rapidamente il proprio parere. Trattandosi di un decreto legislativo, questi saranno gli unici passaggi parlamentari previsti prima dell’entrata in vigore.

Il primo via libera è arrivato dalla commissione Affari europei del Senato, dove la maggioranza ha approvato il parere tra le proteste delle opposizioni.

Il senatore del Partito democratico Filippo Sensi ha denunciato sui social quella che definisce «l’ennesima forzatura sui diritti e le libertà», accusando il governo di aver imposto un’accelerazione sull’esame del provvedimento. «Palazzo Chigi ordina, il Parlamento si piega. Il riconoscimento facciale a strascico fa un passo avanti molto pericoloso. Conduzione dell’aula oggi inqualificabile», ha scritto, spiegando di aver lasciato la seduta insieme ad altri colleghi in segno di protesta.

Per Sensi si tratta inoltre di «un parere elusivo per un tema enorme come il controllo con l’intelligenza artificiale della nostra sicurezza». Il senatore dem parla di «criticità enormi taciute», di un «approfondimento soffocato» e di una commissione «usata come una clava sulle libertà dei cittadini», definendo il provvedimento «un altro mattoncino per lo Stato di polizia».

Le opposizioni contestano anche la scelta dello strumento normativo. Secondo il senatore Pd Andrea Giorgis, costituzionalista e capogruppo in commissione Affari costituzionali, il ricorso a un decreto legislativo priva il Parlamento di un confronto pieno su un tema che incide direttamente sui diritti fondamentali e sarebbe stato preferibile ricorrere a una legge ordinaria, consentendo alle Camere di discutere e modificare il testo.

Sulla stessa linea il Movimento 5 Stelle. Il senatore Pietro Lorefice, capogruppo in commissione Politiche dell’Unione europea, afferma di aver abbandonato i lavori della commissione per protestare contro quella che definisce «una forzatura gravissima della maggioranza». «Avevamo chiesto di attendere le audizioni già calendarizzate su un provvedimento che incide direttamente su diritti e libertà dei cittadini, ma si è scelto di tirare dritto», sostiene. A suo giudizio «con il riconoscimento facciale si apre una deriva pericolosa e il Parlamento non può essere degradato a mera formalità», parlando infine di «un blitz consumato nel silenzio dei commissari di Fratelli d’Italia e Forza Italia».


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 (Redazione La Stampa)

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