Il Magna Graecia Film Festival chiude con Kevin Spacey: «Io rinato e rinnovato»


Si sapeva che sarebbe stata soprattutto la serata di Kevin Spacey, quella conclusiva del Magna Graecia Film Festival. E così è stato. L’attore americano era il grande atteso della serata di sabato e a lui è stata dedicata gran parte della stessa, prima ancora della premiazione dei vincitori di questa 23ª edizione del festival.

Dopo le anticipazioni, le prime ospitate sul palco, presentate da Carolina Di Domenico e Marco Maccarini, si sono alternati sul palco, tra gli altri, lo psicologo Salvo Noè, ma anche una rappresentanza dell’Arma dei Carabinieri, tra cui il comandante provinciale Generale Giovanni Pellegrino e il comandante della Compagnia di Soverato, Capitano Gianluca Girardo, che hanno presentato una campagna di promozione per la sicurezza stradale e ai quali sono andati i ringraziamenti da parte della macchina organizzativa del festival per la collaborazione nella realizzazione di un’edizione sicura.

È arrivato quindi presto il momento di Kevin Spacey. Arrivato sul red carpet a bordo di una mini cabrio, l’attore si è concesso per qualche domanda e qualche foto, accompagnato dal suo agente Evan Lewenstein – con moglie e 4 figli al seguito – ringraziato ampiamente e in maniera sinceramente affettuosa anche dal palco, qualche minuto dopo.

«Ho avuto l’opportunità questa settimana di incontrare un sacco di persone, fare un sacco di esperienze e mangiare dell’ottimo gelato. È stata una settimana fantastica, anche se un po’ calda. Stasera per me è un onore presentare un film girato molti anni fa, poterne parlare e celebrare soprattutto l’arte. Penso che i film, la televisione e la musica, ma anche la scrittura ci rendano sempre più uniti, ci avvicinino, per questo continuo a emozionarmi quando accade».

Dopo aver ammesso che il suo piatto preferito è la “margherita”, ha accennato alle riprese di un film in Italia: «Cominceremo a girare ad ottobre “Melodies from the forest”, che sarà molto emozionante. È una storia bella ma complicata, non vedo l’ora di interpretare questo personaggio che è molto più anziano di me».

L’attore si è quindi presentato sul palco tra grandissimi applausi, accolto come una star hollywoodiana merita, per esordire con una sorta di arringa in cui ha tenuto a raccontare: «Quando avevo otto anni, i miei genitori sapevano che volevo fare l’attore. Mio padre pensava fosse un’idea molto sciocca e ogni volta che mi faceva delle prediche su come dovessi prendere un vero lavoro, mia madre diceva: “Stai zitto, vincerà degli Oscar”».

Ma presto ha concentrato l’attenzione su altro: quella che oggi si appresta a vivere Kevin Spacey è una seconda carriera, successiva a quella traumaticamente conclusa dopo una serie di vicende giudiziarie che l’hanno visto coinvolto una decina di anni fa. Pur senza farne accenno, il riferimento da parte sua è stato chiaro: «Sono stato profondamente commosso da Niki Lauda quando gli hanno dato il premio alla carriera nel 2016 e lui ha detto: “Ho visto tante persone vincere e perdere, quindi vorrei dedicare questo premio a tutti quelli che hanno perso” – ha detto -. Perché vincere è una cosa, ma sono diventato più forte perdendo, ho anche guadagnato tanto. La creatività fiorisce nel conflitto, l’ispirazione cresce nella difficoltà, l’eccellenza esplode nella sfida. Perché senza il buio non c’è il dramma, senza il dramma non c’è arte e senza arte non c’è luce».

«Vi voglio lasciare questa sera cinque parole. Le chiamo le cinque R e vorrei che pensaste al loro significato. E penso che capirete perché queste parole veramente descrivano chi sono io oggi, su cosa mi concentro e come mi sento oggi: risanato, riparato, restaurato, rinato, rinnovato».

Affiancato dalla giornalista Silvia Bizio, sul palco nella consueta doppia veste, anche di traduttrice, Spacey ha poi raccontato i momenti più salienti della sua carriera, dagli esordi al provino con Jack Lemmon, con cui lavorò a lungo in teatro.

E poi, insieme a clip introduttive sui film citati, non si è potuti non passare dal film in programma per la serata “Il prezzo di Hollywood”, “Virus letale” con Dustin Hoffmann, “The Big Kahuna” con Danny De Vito, “Seven” di David Fincher, “I soliti sospetti”, che gli valse il primo Premio Oscar come attore non protagonista.

Poi è stato il turno del Premio Oscar come migliore attore per “American Beauty” di Sam Mendes per il quale si è ispirato al Jack Lemmon de “L’appartamento”, su suggerimento dello stesso regista: «Sai qual è la cosa più straordinaria di Jack Lemmon in questo film? Non lo vedi mai cambiare di colpo, lui evolve. Ed è quello che mi chiese di fare in American Beauty».

Prima della proiezione del film – con il parterre ridotto a un centinaio di persone, vista anche l’ora tarda – c’è stato il momento delle premiazioni.

Miglior Opera Prima e Seconda Italiana “Tienimi Presente” di Alberto Palmiero; Miglior Regia “Gioia Mia” di Margherita Spampinato; Miglior Sceneggiatura “Breve Storia D’amore” di Ludovica Rampoldi; Miglior Attore un applauditissimo Francesco Colella per “La Gioia” di Nicolangelo Gelormini; Miglior Attrice Valeria Golino per “La Gioia”; Menzione Speciale a Saul Nanni, sempre per “La Gioia”; Premio Giuseppe Petitto ad Aurora Quattrocchi per “Gioia Mia”.

La Giuria del Concorso Internazionale opere prime e seconde (curato da Silvia Bizio), composta da Caterina Murino (Presidente), Ivan Carlei e Valeria Bilello ha assegnato il premio di Miglior Opera Internazionale a “Un Poeta” di Simon Mesa Soto.

La Giuria del concorso Documentari (curato da Antonio Capellupo), composta da Domenico Vacca, Francesco Frangipane (Presidenti) e i ragazzi dell’Associazione Jump, ha premiato come Miglior Documentario “Il Pilastro” di Roberto Beani, con una Menzione Speciale per “Oceani” di Barbara Rosanò e Valentina Pellegrino.

Nel corso della serata è stata premiata anche Nadia Paone, David di Donatello per Miglior Suono nel film “Primavera” di Damiano Michieletto; ha avuto modo di esibirsi il soprano Mariam Battistelli, protagonista del film “The Opera”; ed è stato assegnato il premio Vittorio De Seta del Clorofilla Film Festival ad Angelo Resta per “Cutro, 94 & more…”.

Il saluto al prossimo anno era stato, già ad inizio serata, del patron Gianvito Casadonte: «È facile misurare un festival contando gli ospiti, i premi, i titoli dei giornali o i numeri dei social, ci saremmo dovuti già fermare 23 anni fa se avessimo pensato solo a questo. Il Magna Graecia Film Festival non è mai stato soltanto un festival di cinema – ha detto -. È un luogo in cui le storie incontrano le persone. È un laboratorio di umanità. L’intelligenza artificiale potrà scrivere sceneggiature, potrà creare immagini, potrà imitare le nostre voci, ma non potrà mai sostituire uno sguardo che si emoziona, non potrà mai replicare un applauso spontaneo, non potrà mai creare quel silenzio che precede una grande storia. È per questo che il Magna Graecia continua ad esistere. Non per celebrare il cinema, ma per celebrare l’uomo attraverso il cinema».




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 Roberto Tolomeo

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