Isca sullo Ionio, torna la Tragedia di San Marziale: un secolo di fede, teatro e identità collettiva


Ci sono spettacoli che raccontano una storia. E poi ci sono rappresentazioni che raccontano l’anima di un’intera comunità.
È il caso della Tragedia di San Marziale Martire, la grande opera popolare che torna ad animare Isca sullo Ionio e che, da oltre un secolo, rappresenta uno degli appuntamenti religiosi e culturali più sentiti della Calabria. Una rappresentazione che si rinnova ogni sette anni, capace di coinvolgere un intero paese e di richiamare migliaia di persone, compresi gli iscani emigrati in Italia e nel mondo.
Per Isca non è semplicemente uno spettacolo. È memoria, identità, appartenenza.

Una tradizione che attraversa cinque generazioni
Per quasi un anno il paese vive in funzione della Tragedia.

Decine e decine di cittadini, di ogni età, si alternano nei ruoli di attori, costumisti, tecnici, scenografi, truccatori, suggeritori, musicisti e organizzatori. Nel tempo padri e figli hanno interpretato gli stessi personaggi, così come nonni e nipoti, tramandando non solo un copione ma un patrimonio collettivo fatto di emozioni, sacrificio e passione.
Una macchina organizzativa che coinvolge l’intera comunità e che trasforma la piazza di Isca, nel centro storico, in un grande teatro a cielo aperto.

La Tragedia di San Marziale

La storia del giovane martire e della sua famiglia
La rappresentazione racconta il martirio della nobildonna romana Felicita e dei suoi sette figli cristiani durante le persecuzioni dell’imperatore Marco Aurelio.

Tra loro c’è Marziale, il più giovane, appena quindicenne, destinato a diventare il patrono di Isca sullo Ionio.
La vicenda, ambientata nell’antica Roma, accompagna il pubblico attraverso cinque atti nei quali fede, coraggio, amore filiale e testimonianza cristiana conducono fino al sacrificio finale della famiglia.

Uno dei momenti più suggestivi arriva proprio nell’epilogo: dopo il martirio di San Marziale, il ragazzo che lo interpreta (quest’anno Rosario Varano) assume la stessa identica posa della statua del Santo, restando immobile davanti al pubblico fino a sembrare realmente la scultura tanto amata dalla comunità.
Un’immagine che, ogni sette anni, emoziona e commuove intere generazioni.

Una storia nata dall’amore per Isca
La Tragedia affonda le proprie radici nel 1905, quando il maestro elementare catanzarese Antonio Caruso, ospite durante l’estate della famiglia Scicchitano-Feudale, rimase profondamente colpito dalla devozione degli iscani verso San Marziale.

Dopo aver consultato a Roma il Martyrologium Romanum e altre fonti storiche sulla vita del Santo, scrisse l’opera in cinque atti, utilizzando il raffinato verso dell’endecasillabo sciolto.

L’opera fu poi donata alla famiglia ospitante e la prima rappresentazione risale al 1922.
Da allora la Tragedia viene tramandata di generazione in generazione senza interrompere il suo legame con la comunità. Nelle prime edizione, addirittura Santa Felicita fu interpretata da uomini, perché l’arte attoriale era proibita alle donne. Poi l’interruzione per la guerra.

Il passaggio di testimone
L’edizione di quest’anno è stata segnata anche da un momento particolarmente significativo.
Lo storico regista Rosario Mirijello ha consegnato il copione a Giuseppe Benvenuto, chiamato a raccogliere il testimone per il futuro della rappresentazione.

«Questo copione e tutto ciò che di bello esso racchiude ha già vissuto tante vite in circa un secolo dalla prima edizione. Sono sicuro che nelle tue mani ne inizierà ancora tante, per essere trasmesso alle future generazioni. Custodisci con cura e con orgoglio la sua storia», ha detto Mirijello.

E ancora: «Continua a sognare come abbiamo sognato noi, io Rodolfo (Corigliano) e Raffaele (Procopio), in tutti questi anni passati sopra il palcoscenico. Ti ricordo che non è solo carta ingiallita dal tempo, ma un pezzo di magia teatrale che continuerà ad attraversare il tempo, la sola cosa che in questo mondo ci appartiene. Sarai sicuramente tu, fra sette anni, ad aprire il nuovo e meraviglioso sipario».

Parole che assumono un significato ancora più profondo alla vigilia del tricentenario dell’arrivo delle reliquie di San Marziale a Isca sullo Ionio (1727-2027).

La Tragedia di San Marziale, da oltre un secolo Isca sullo Ionio rinnova la sua grande tradizione popolare

Il messaggio dell’arcivescovo Maniago
Pur impossibilitato a partecipare per precedenti impegni pastorali, l’arcivescovo metropolita Claudio Maniago ha inviato un messaggio alla comunità.
«Il mio sincero apprezzamento per l’impegno con cui la comunità civile ed ecclesiale continua a custodire e tramandare la preziosa testimonianza del Santo Patrono», scrive.

L’arcivescovo sottolinea come «il coraggio della sua fede, la perseveranza nella prova e la fedeltà a Cristo rappresentano un messaggio quanto mai attuale» e si dice certo che la rappresentazione «saprà rinnovare nei presenti il desiderio di riscoprire le radici cristiane della vostra comunità, specialmente nell’imminenza delle celebrazioni per il tricentenario dell’elezione di San Marziale a Patrono di Isca sullo Ionio».

Alla rappresentazione non è mancata la presenza delle autorità ecclesiastiche. In prima fila, accanto al parroco di Isca sullo Ionio, don Alvaro Amariles, hanno assistito alla Tragedia don Stefano Lafranconi, segretario dell’arcivescovo metropolita; don Vincenzo Schiavello, parroco di San Sostene e correttore spirituale regionale; frate Franco Lio, priore e fondatore della Comunità monastica dei Piccoli Missionari della Trinità di Stalettì; e don Antonio Scicchitano, parroco di Sant’Anna a Catanzaro e cappellano della Casa circondariale.

La Tragedia di San Marziale

Una comunità che torna da ogni parte del mondo
Ogni sette anni Isca sullo Ionio ritrova anche i propri figli emigrati.
Molti rientrano appositamente dagli Stati Uniti, dal Canada, dall’Australia, dalla Turchia e da tanti altri Paesi per assistere alla Tragedia, mentre altri seguono la rappresentazione attraverso la diretta streaming.

Ovunque siano partiti, gli iscani hanno portato con sé anche il culto di San Marziale, che continua ad accompagnare le comunità emigrate nel mondo.

Per questo la Tragedia non rappresenta soltanto una rievocazione storica o religiosa.
È il momento in cui una comunità intera si riconosce nella propria storia, rinnova il legame con il proprio patrono e consegna alle nuove generazioni una tradizione che continua a vivere da oltre cento anni.

La Tragedia di San Marziale, da oltre un secolo Isca sullo Ionio rinnova la sua grande tradizione popolare

Le parole del sindaco Vincenzo Mirarchi
Anche il sindaco Vincenzo Mirarchi, tra gli attori della Tragedia, ha sottolineato il valore della manifestazione per l’intera comunità, evidenziando come la Tragedia di San Marziale rappresenti il patrimonio identitario di Isca sullo Ionio, una tradizione che unisce fede, cultura e appartenenza e che continua a essere tramandata grazie all’impegno generoso di tanti cittadini, custodendo la memoria del passato e rafforzando il senso di comunità delle nuove generazioni.

«Continueremo su questa strada e a tramandare questa tradizione alle future generazioni. Proseguiremo lungo il solco tracciato in tutti questi anni da chi oggi ci sta cedendo le redini. È doveroso ringraziare tutti coloro che si sono spesi per questa manifestazione e ricordare con affetto il ragioniere Pasquale Pupo, che purtroppo ci ha lasciati qualche anno fa. Sono certo che, se fosse stato possibile, questa sera sarebbe stato qui con noi», ha detto il sindaco Mirarchi.

Un pensiero particolare è stato rivolto anche ai registi uscenti: «Desidero rivolgere un ringraziamento speciale a Rosario e Rodolfo. In questi mesi hanno messo da parte tutto per seguire ognuno di noi, passo dopo passo, accompagnandoci in un autentico percorso di crescita. A nome mio e di tutti coloro che hanno preso parte a questa edizione, dico loro semplicemente grazie».




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 Clara Varano

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