Global X: Stablecoin e tokenizzazione, il futuro dei mercati è già qui


Andrew Ye, Investment Strategist di Global X

L’infrastruttura dei mercati dei capitali sta evolvendo. Per decenni, l’acquisto, la vendita e il regolamento di attività finanziarie si sono basati su un mosaico di intermediari, registri isolati e cicli di settlement misurati in giorni. Quel sistema funziona, ma è lento, opaco e costoso, in particolare nei mercati privati, dove processi manuali ed elevati importi minimi di ingresso escludono gran parte degli investitori.

La blockchain sembra poter colmare queste lacune. Le maggiori istituzioni finanziarie del mondo stanno adottando registri digitali condivisi e protetti crittograficamente come infrastruttura di base. Al centro di questo cambiamento si collocano due applicazioni: le stablecoin e la tokenizzazione. Insieme, potrebbero comprimere i tempi di settlement, estendere gli orari di mercato e ampliare l’accesso a classi di attività a lungo riservate agli investitori istituzionali.

I dati raccontano una storia chiara. La capitalizzazione di mercato totale delle stablecoin è salita da 28 miliardi di dollari nel 2020 a oltre 320 miliardi all’inizio del 2026. Il volume di trasferimento annuo adjusted ha raggiunto circa 11 mila miliardi di dollari nel 2025, una cifra che ora sfida le reti di pagamento tradizionali. I volumi di trasferimento mensili sono più che raddoppiati in un solo anno, da 1,9 mila miliardi di dollari nel febbraio 2024 a 4,1 mila miliardi nel febbraio 2025, mentre gli indirizzi di wallet stablecoin attivi sono cresciuti del 53% nello stesso periodo. Esistono ora oltre 500 milioni di indirizzi di wallet unici a livello globale.

La maggior parte dell’attività in stablecoin oggi ruota ancora attorno al trading di criptovalute. Tuttavia, il mix di casi d’uso sembra spostarsi, come dimostrato dal disaccoppiamento tra il volume delle transazioni in stablecoin e il volume del trading spot di criptovalute. I pagamenti transfrontalieri crescono rapidamente, in particolare nei mercati emergenti. In America Latina, il 71% degli intervistati ha utilizzato le stablecoin per pagamenti transfrontalieri. Le rimesse in stablecoin possono ridurre le commissioni fino al 60% rispetto ai tradizionali bonifici bancari, e il regolamento avviene in secondi anziché in giorni. Le operazioni di tesoreria aziendale rappresentano un altro caso d’uso in espansione.

Le attività tokenizzate seguono una traiettoria simile, seppur di dimensioni minori in termini assoluti. Il valore on-chain delle attività del mondo reale (escluse le stablecoin) è cresciuto da circa 1 miliardo di dollari a fine 2022 a 21,4 miliardi a fine 2025, un incremento di oltre venti volte in tre anni. I Treasury statunitensi tokenizzati costituivano il segmento maggiore, seguiti dalle materie prime e dai fondi alternativi istituzionali. Il numero di detentori individuali di attività asset reali tokenizzati è aumentato di oltre sette volte nel 2025, raggiungendo quasi 550.000. Le proiezioni per il 2030 variano, da 2 mila miliardi di dollari fino a 16 mila miliardi, ma puntano tutte nella stessa direzione.

Le principali istituzioni finanziarie stanno andando ben oltre i progetti pilota. BlackRock ha lanciato il suo fondo Treasury tokenizzato, BUIDL, nel marzo 2024: ha superato 1 miliardo di dollari di asset in un anno e oltrepassato i 2,5 miliardi alla fine del 2025. Franklin Templeton ha lanciato il primo fondo comune registrato negli Stati Uniti su una blockchain pubblica nel 2021, e da allora ha adattato due ulteriori fondi del mercato monetario per la distribuzione su blockchain e per le riserve in stablecoin. JPMorgan ha lanciato un fondo di mercato monetario tokenizzato su Ethereum nel dicembre 2025. Più vicino a casa, nove grandi banche europee, tra cui INGUnicredit CaixaBank, hanno annunciato alla fine del 2025 un consorzio per lanciare una stablecoin denominata in euro.

A questo sviluppo contribuisce la chiarezza normativa, sia negli Stati Uniti che nell’UE: il GENIUS Act fornisce agli Stati Uniti il primo quadro federale sulle stablecoin, mentre MiCA stabilisce regole uniformi in tutti i 27 Stati membri dell’UE.

BCG stima che i fondi tokenizzati potrebbero raggiungere 600 miliardi di dollari di AUM entro il 2030, una traiettoria paragonabile alla crescita iniziale degli ETF. I gestori di fondi si stanno preparando di conseguenza. La Funds-Europe-CACEIS Digital Assets Survey ha rilevato che il 62% degli asset manager privi di un fondo tokenizzato prevede di lanciarne uno entro cinque anni, con oltre la metà che indica la domanda attesa degli investitori come principale motore.

Ma quali sono le implicazioni pratiche delle stablecoin e della tokenizzazione? L’accesso è il cambiamento più evidente. Il credito privato, l’immobiliare e i fondi alternativi hanno tradizionalmente richiesto vincoli minimi di 1 milione di dollari o più, escludendo gli allocatori più piccoli e limitando la diversificazione. La tokenizzazione consente di suddividere le quote dei fondi in unità più piccole, abbassando notevolmente le soglie di ingresso. L’efficienza è il secondo aspetto: o fondi tokenizzati possono pagare dividendi quotidianamente, anziché mensilmente, regolare le transazioni in modo pressoché istantaneo. La liquidità è il terzo aspetto, sebbene con delle riserve: le attività tokenizzate possono in linea di principio essere negoziate sui mercati secondari a qualsiasi ora, ma nella pratica la liquidità secondaria rimane limitata.

Le stablecoin e la tokenizzazione sono passate dunque dalla teoria alla pratica. I maggiori asset manager del mondo gestiscono già fondi tokenizzati, mentre gli Stati Uniti e l’UE hanno costruito quadri legislativi a sostegno dello sviluppo delle stablecoin e della tokenizzazione. Sebbene rappresentino oggi una piccola frazione dei mercati finanziari globali, il veloce sviluppo e l’impegno istituzionale in crescita obbligano a tenere d’occhio questa nuova evoluzione dei mercati.

 


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