Analisi dei 4 mercati: asset allocation view
Il quadro settimanale dei quattro grandi blocchi di mercato — Treasury USA, materie prime, azionario globale sviluppato e mercati emergenti — restituisce un messaggio piuttosto chiaro.
Confrontando in tutti i grafici i prezzi con le medie mobili esponenziali a 10 e 100 settimane, l’asset allocation continua a favorire soprattutto gli asset reali e l’azionario, mentre il comparto obbligazionario americano rimane l’anello debole.
All’interno dell’equity, inoltre, emerge una differenza importante: MSCI World sui massimi, Emergenti in correzione ma ancora inseriti in un trend strutturalmente rialzista.
Treasury USA 10 anni: il mercato obbligazionario rimane sotto pressione
Il grafico del T-Note decennale americano è quello tecnicamente più debole dei quattro.
I prezzi hanno violato al ribasso la trendline crescente che sosteneva il movimento dal minimo dell’autunno 2023 e si trovano sotto entrambe le medie mobili esponenziali, con la EMA a 10 settimane in area 109,5-110 e quella a 100 settimane decisamente più in alto, intorno a 111,5.
La configurazione suggerisce quindi che il mercato obbligazionario non abbia ancora costruito un’inversione rialzista credibile. La discesa dei prezzi equivale naturalmente a rendimenti Treasury ancora elevati, tema particolarmente importante dopo i recenti dati macro americani.
Il debole rapporto sul lavoro di luglio ha provocato una discesa dei rendimenti, ma il mercato continua a confrontarsi con un’economia che, almeno per ora, non appare in recessione e con pressioni inflazionistiche che non possono essere considerate definitivamente sconfitte.
Proprio per questo i prossimi dati sui prezzi saranno decisivi.
Dal punto di vista dell’asset allocation, il segnale resta quindi prudente sui Treasury a lunga duration. Per assistere a un miglioramento significativo sarebbe necessario almeno recuperare stabilmente la EMA a 10 settimane e successivamente la media a 100 settimane.
Materie prime: il bull market resta intatto
Diametralmente opposto il quadro del Bloomberg Commodity Index. Dopo il potente breakout della grande resistenza di area 800, l’indice ha accelerato fino a sfiorare quota 1.000 e successivamente ha sviluppato una fisiologica fase correttiva.
La caratteristica tecnicamente più importante è che il ritracciamento non ha minimamente compromesso la struttura di fondo. L’indice rimane ampiamente sopra la EMA a 100 settimane, ormai crescente e transitante proprio in prossimità della vecchia area di breakout. Anche la EMA a 10 settimane continua a svolgere un ruolo dinamico importante.
La recente reazione da area 900 e il ritorno verso 930-940 suggeriscono che la correzione potrebbe trasformarsi in una fase di consolidamento all’interno del trend primario rialzista.
È un segnale interessante anche sotto il profilo macroeconomico. La forza delle commodities rappresenta infatti contemporaneamente una conferma della domanda globale e un potenziale ostacolo alla disinflazione.
Nonostante la recente discesa del petrolio favorita dalle prospettive di riapertura dello Stretto di Hormuz, l’intero complesso delle materie prime rimane strutturalmente forte.
In termini di asset allocation il giudizio resta quindi positivo, con area 800 che rappresenta ormai lo spartiacque strutturale di lungo periodo.
MSCI World: il leader resta l’azionario dei Paesi sviluppati
Il quadro più lineare è quello dell’MSCI World, che esclude i mercati emergenti. Dopo la violenta ma breve correzione della primavera 2026, l’indice ha recuperato rapidamente e si è riportato sui massimi storici, superando area 5.000.
Entrambe le medie mobili confermano la forza del trend. La EMA a 10 settimane è crescente e sostiene da vicino le quotazioni, mentre la EMA a 100 settimane continua a salire molto più in basso, mantenendo intatta la struttura primaria.
Il mercato sviluppato rimane quindi il principale pilastro dell’asset allocation azionaria.
Il quadro trova conferma anche sul fronte fondamentale. Gli utili dello S&P 500 stanno crescendo a ritmi eccezionalmente elevati e, soprattutto, la crescita comincia ad allargarsi oltre il solo comparto tecnologico.
La combinazione di utili robusti, investimenti nell’AI e aspettative di una Fed meno aggressiva continua quindi a sostenere le valutazioni.
C’è tuttavia un elemento da monitorare: la distanza dalla EMA a 100 settimane è ormai significativa.
Questo non costituisce di per sé un segnale di vendita, ma indica che il mercato si trova in una fase avanzata del movimento rialzista e potrebbe essere maggiormente esposto a correzioni qualora tornassero a salire bruscamente i rendimenti obbligazionari.
Emergenti: correzione di breve, trend di lungo ancora rialzista
Più articolata la situazione dell’MSCI Emerging Markets. Dopo una straordinaria accelerazione iniziata nel 2025, l’indice ha raggiunto area 1.800 prima di avviare una correzione.
I prezzi sono scesi sotto la EMA a 10 settimane, che ha iniziato a flettere: un segnale che indica perdita di momentum nel breve-medio periodo. La situazione di lungo termine rimane tuttavia molto diversa.
L’indice quota infatti ancora nettamente sopra la EMA a 100 settimane, crescente e posizionata intorno a 1.400. Non siamo quindi davanti, almeno per ora, a un’inversione del trend primario, ma a una correzione all’interno di una struttura rialzista.
La prima indicazione positiva arriverebbe con il recupero della EMA a 10 settimane e successivamente di area 1.700-1.720.
Al contrario, un’estensione della discesa renderebbe probabile un approfondimento della correzione prima che possa emergere una nuova opportunità di incremento.
Per un portafoglio globale questo suggerisce neutralità tattica ma non ancora sottopeso strutturale sugli Emergenti.
Cosa suggeriscono insieme i quattro mercati
La lettura incrociata è forse ancora più interessante dei singoli grafici. Tre dei quattro grandi blocchi rimangono inseriti in trend primari favorevoli, mentre il Treasury continua a mostrare debolezza.
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L’analisi combina quadro macroeconomico, forza relativa, trend following e gestione tattica dell’asset allocation. L’obiettivo non è prevedere ogni movimento di mercato, ma aumentare progressivamente l’esposizione verso gli asset che mostrano i trend più solidi e ridurla quando aumentano i segnali di rischio.
La fotografia attuale ne è un buon esempio: MSCI World e materie prime mantengono una struttura rialzista, gli Emergenti attraversano una fase correttiva ma restano sopra la media di lungo periodo, mentre i Treasury USA mostrano maggiore debolezza.
Un PAC dinamico permette quindi di non trattare allo stesso modo mercati che stanno inviando segnali molto diversi.
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