Marisol Cestari, a nome del Gruppo Cestari: «Bene lo snellimento per i progetti già avviati. Ora servono tempi certi, infrastrutture e capacità di stoccaggio. Sui Data Center evitare una contrapposizione Nord-Sud: l’energia deve diventare un fattore di competitività per tutto il Paese»
«L’entrata in vigore del decreto FER X rappresenta un passaggio importante per il sistema energetico italiano e può offrire nuove opportunità anche alla Basilicata. La priorità, adesso, è trasformare le nuove regole in investimenti concreti, accelerando soprattutto i progetti già in corso e riducendo il peso della burocrazia».
È quanto afferma Marisol Cestari, a nome del Gruppo Cestari, commentando l’entrata in vigore, il 9 agosto, del decreto FER X, firmato dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin e approvato dalla Corte dei conti dopo il via libera della Commissione europea.
Il provvedimento introduce un nuovo meccanismo di sostegno alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili con costi di generazione prossimi alla competitività di mercato, nell’ambito degli obiettivi di decarbonizzazione fissati al 2030.
Il decreto mette a disposizione un contingente massimo di 37,15 GW di nuova capacità rinnovabile e riguarda impianti fotovoltaici, eolici, idroelettrici e impianti per il trattamento dei gas residuati dai processi di depurazione.
«Il dato più importante – sottolinea Cestari – è che il nuovo quadro può contribuire a dare maggiore certezza agli operatori e a rendere più programmabile la crescita delle rinnovabili. Ma per una regione come la Basilicata non basta aumentare il numero dei progetti: bisogna essere nelle condizioni di realizzarli rapidamente, con procedure chiare e tempi amministrativi compatibili con quelli degli investimenti».
Accesso diretto per gli impianti fino a 1 MW
Il FER X prevede l’accesso diretto al meccanismo di sostegno per gli impianti di potenza pari o inferiore a 1 MW, a condizione che abbiano avviato i lavori dopo l’entrata in vigore del decreto e rispettino i requisiti prestazionali, ambientali e tecnici previsti, compreso il principio europeo del Do No Significant Harm (DNSH).
Per gli impianti superiori a 1 MW sono invece previste procedure competitive, attraverso gare pubbliche bandite dal GSE. Per partecipare sarà necessario possedere i titoli abilitativi alla costruzione e all’esercizio e ottenere una qualifica preliminare.
«La distinzione tra accesso diretto e procedure competitive è comprensibile – osserva Cestari – ma occorre evitare che la complessità procedurale diventi un nuovo freno. In particolare, per i progetti che hanno già superato una parte significativa dell’iter autorizzativo, bisogna lavorare per evitare duplicazioni, sovrapposizioni e richieste documentali che allungano inutilmente i tempi».
Il decreto stabilisce inoltre che almeno il 30% del contingente massimo approvvigionabile nell’anno della gara sia assegnato tenendo conto anche di criteri diversi dal prezzo, in coerenza con il Net Zero Industry Act europeo.
«È un’impostazione positiva – aggiunge Cestari – perché la transizione energetica non può essere valutata esclusivamente sulla base del prezzo. Contano anche la qualità industriale dei progetti, la capacità di completarli nei tempi, la sostenibilità della filiera e la resilienza delle catene di approvvigionamento».
Basilicata, una regione già protagonista
Per la Basilicata il nuovo scenario si innesta su una situazione che vede già la regione tra i territori italiani maggiormente interessati dallo sviluppo delle energie rinnovabili.
Con 19 pareri, la Basilicata risulta quarta in Italia per numero di procedimenti, preceduta da Puglia, Sicilia e Sardegna. E sul territorio i cantieri sono già una realtà.
Il gruppo energetico tedesco RWE ha avviato i lavori del parco eolico Serra Giannina, nel territorio di Potenza: sei turbine da 7 MW ciascuna, per una potenza complessiva di 42 MW, con l’entrata in produzione prevista dal 2027 e una capacità stimata sufficiente a soddisfare il fabbisogno di circa 39 mila famiglie.
RWE sta inoltre realizzando in Basilicata il parco eolico Venusia, da 45 MW, nei territori di Venosa e Maschito. Nel Melfese, invece, la spagnola Iberdrola ha acquisito un impianto eolico da 40 MW e sta realizzando nelle vicinanze il parco fotovoltaico Montelungo, da 20 MW.
La Basilicata produce già circa il 90% della propria elettricità da fonti rinnovabili. Ma la crescita, secondo le stime richiamate da Legambiente, procede ancora a un ritmo insufficiente rispetto agli obiettivi del 2030: circa 115 MW di nuovi impianti all’anno contro un traguardo regionale di circa 2.100 MW.
«Questi numeri ci dicono che la Basilicata ha una grande responsabilità ma anche una grande opportunità – afferma Cestari –. Abbiamo già una forte produzione da rinnovabili, ma dobbiamo accompagnarla con reti, infrastrutture e sistemi di accumulo. Non possiamo produrre energia quando c’è vento o sole e poi non avere strumenti sufficienti per conservarla e utilizzarla quando serve».
Il nodo dello stoccaggio
Uno dei punti critici riguarda proprio la capacità di accumulo. In Basilicata gli impianti di stoccaggio installati raggiungono circa 54 MW, appena lo 0,4% del totale nazionale.
«Lo stoccaggio deve diventare una priorità della politica energetica regionale – sostiene Cestari –. La transizione non si completa semplicemente installando nuovi impianti eolici e fotovoltaici. Servono accumuli, reti intelligenti e infrastrutture capaci di gestire una produzione sempre più variabile. È qui che si giocherà una parte importante della competitività futura della Basilicata».
«No alla guerra Nord-Sud sui Data Center»
Il Gruppo Cestari invita però a evitare che la nuova fase della transizione energetica alimenti una contrapposizione territoriale tra Nord e Sud, soprattutto sul tema dei Data Center, strutture caratterizzate da consumi energetici molto elevati.
Al centro del dibattito c’è la possibile evoluzione dall’attuale Prezzo unico nazionale dell’elettricità verso un sistema basato sui prezzi zonali, nel quale il costo dell’energia tenga maggiormente conto della produzione disponibile e delle condizioni della rete nelle diverse aree del Paese.
«È un confronto legittimo, ma non deve trasformarsi nell’ennesimo scontro Nord-Sud – afferma Marisol Cestari –. Non possiamo contrapporre le regioni che producono energia alle regioni che hanno una maggiore concentrazione industriale e di Data Center. L’Italia ha bisogno di un sistema energetico integrato, nel quale chi produce energia rinnovabile possa valorizzare questa capacità e chi consuma grandi quantità di energia possa avere condizioni competitive e certe».
«La discussione va portata su un piano nazionale – continua Cestari –. Il problema non è stabilire chi debba pagare di meno tra Nord e Sud. Il problema è costruire un mercato dell’energia capace di premiare gli investimenti, sostenere le imprese, garantire competitività e contemporaneamente accelerare la decarbonizzazione».
«La Basilicata non deve limitarsi a produrre energia»
Per il Gruppo Cestari, quindi, la sfida del FER X va ben oltre la realizzazione di nuovi impianti.
«La Basilicata non deve diventare semplicemente una regione che produce energia per altri territori. Deve utilizzare il vantaggio competitivo delle rinnovabili per attrarre investimenti industriali, tecnologie, Data Center, attività ad alta intensità energetica e nuove filiere produttive, naturalmente nel rispetto del territorio e delle comunità locali».
«Per questo – conclude Marisol Cestari – guardiamo positivamente al FER X e alla possibilità di snellire le procedure. Ma chiediamo che alla semplificazione normativa corrisponda una vera semplificazione amministrativa. I progetti in corso devono poter avanzare senza essere rallentati da ulteriori passaggi burocratici. La Basilicata ha già fatto una scelta importante sulle rinnovabili. Ora deve trasformare questa posizione di forza in sviluppo, occupazione e competitività. E deve farlo senza alimentare divisioni territoriali: la transizione energetica può essere una grande occasione per tutto il
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