Lele Melotti, batterista ufficiale di Renato Zero e tra i più importanti batteristi italiani, da cinque anni ha trovato nella Valle Brembana un luogo dove tornare volentieri a suonare. Durante l’estate, impegni permettendo, capita infatti che faccia ritorno in territorio brembano per esibirsi insieme ad alcuni membri dell’Accademia Upgrade di San Pellegrino Terme, diretta artisticamente dal musicista Alessandro Lupo Pasini e dalla cantante Debora Tundo.
Melotti a Val Brembilla
Venerdì 7 agosto Melotti ha fatto tappa a Val Brembilla, dove si è esibito all’interno del Padiglione del Kuwait in occasione della rassegna “Note di Luce”, finanziata da Regione Lombardia. Sul palco con lui insieme a Pasini al pianoforte e Tundo alla voce, c’erano anche la giovane allieva dell’Accademia Upgrade Giada Genini come corista, Diego Stringa al synth e Carmelo Isgrò al basso. La voce narrante dello spettacolo è stata invece quella di Francesco Porfido.
La serata ha rappresentato anche un’occasione di valorizzazione per Val Brembilla, come sottolineato dal sindaco Marcello Carminati: «È stato un grande piacere e un onore ospitare a Val Brembilla un musicista del calibro di Lele Melotti. La sua presenza e il suo talento hanno regalato al nostro pubblico una serata speciale, ricca di emozioni e di grande musica. Eventi come questo rappresentano un’importante occasione di incontro e contribuiscono a valorizzare il nostro territorio».
Una carriera al fianco dei grandi della musica italiana
Nato a Bologna nel 1953, Lele Melotti è uno dei batteristi che hanno contribuito maggiormente alla storia della musica pop, rock e blues italiana. Dopo gli studi di percussioni al Conservatorio di Bologna e la formazione con il maestro Enrico Lucchini, ha iniziato la propria carriera nelle orchestre da ballo e nella big band del conservatorio, distinguendosi presto come session man di altissimo livello.
Nel corso di oltre quarant’anni ha registrato album e suonato dal vivo con alcuni dei più grandi artisti della musica italiana, tra cui Fabrizio De André, Vasco Rossi, Eros Ramazzotti, Mina, Adriano Celentano, Pino Daniele, Zucchero, Fiorella Mannoia, Claudio Baglioni, Lucio Dalla e Renato Zero, con il quale collabora stabilmente da molti anni.
Sanremo, televisione e insegnamento
Melotti ha inoltre fatto parte dell’Orchestra del Festival di Sanremo nelle edizioni del 1990, 1991 e 1992. In seguito ha partecipato a numerose produzioni televisive e ha insegnato batteria pop/rock in importanti conservatori italiani.
Precisione, gusto musicale e capacità di mettere il proprio talento al servizio della canzone – e soprattutto il suo senso di timing che gli ha fatto guadagnare la fama a livello nazionale e non solo – sono alcune delle caratteristiche che hanno fatto di Melotti un punto di riferimento per i batteristi e per la musica italiana. Per Lele il senso del timing e del tempo non è solo una questione di metronomo, ma la capacità di stabilire il groove perfetto fin dal primo istante. Infatti considera il tempo e l’accompagnamento il cuore della batteria, ponendo grande attenzione al “sincrono” cioè alla precisione assoluta in cui i colpi di cassa, rullante e piatti si uniscono senza sbavature.
«Mi sono innamorato di questi posti»
Il rapporto con la Valle Brembana è iniziato cinque anni fa, grazie a una richiesta di Alessandro Lupo Pasini. Un territorio che inizialmente Melotti conosceva poco e che, con il tempo, ha imparato ad apprezzare sempre di più: «In effetti non conoscevo bene questi posti e quando sono arrivato qui per la prima volta ne sono rimasto innamorato perché sono bellissimi» – ha raccontato il batterista.
Tra i luoghi che lo hanno maggiormente conquistato c’è San Pellegrino Terme, cuore della media Valle Brembana: «Secondo me quel paese è proprio un gioiellino. Poi tutto questo contesto e queste valli qua sono meravigliose».
Dai grandi palchi alle piccole realtà
Una carriera come quella di Melotti lo ha portato a esibirsi sui palchi più importanti d’Italia. Da cinque anni, però, il batterista porta la propria il suo contributo artistico anche nelle realtà più piccole della Valle Brembana, dove il rapporto con il pubblico assume caratteristiche diverse.
«È importante tener presente che è vero che suonare sui palchi molto grossi ti fa sentire una certa responsabilità, ma altrettanto importante è tener presente che più gente c’è, meno è tutto focalizzato su di te. Magari sono tutti lì e ci sono più occhi puntati non solo su di te, ma anche sulla band» – ha spiegato.
Il rapporto col pubblico bergamasco
In questi cinque anni Melotti ha avuto modo di conoscere anche il pubblico bergamasco, rimanendone particolarmente colpito. Non soltanto per la partecipazione agli spettacoli, ma soprattutto per il calore e la gentilezza dimostrati: «Il calore dei bergamaschi mi ha lasciato esterrefatto, così come la loro gentilezza. Una cosa bellissima che mi ha colpito di questa gente è stato il fatto che ho visto che sono appassionati di musica e, quando ti dicono una cosa, so di averli sentiti molto sinceri».
Un rapporto che nasce anche attraverso gesti semplici: «Il legame che poi si crea anche con una sola stretta di mano o quando mi fanno dei complimenti, tutto ciò l’ho sentito praticamente da subito appena arrivato».
La musica per valorizzare il territorio
Per Melotti la musica non rappresenta soltanto un momento di spettacolo, ma può diventare anche uno strumento per valorizzare i luoghi che la ospitano. Infatti alla domanda se possa contribuire alla valorizzazione di un territorio come quello bergamasco, il batterista ha risposto: «Secondo me la musica in generale fa questa cosa qua, per cui dove la porti valorizzi il luogo dove ti trovi. Se in più la gente è così serena che apprezza, è tutto esponenziale in modo positivo».
Un’idea che lega la musica alla scoperta del territorio e alla partecipazione delle persone, creando un rapporto positivo tra artisti, pubblico e luoghi.
Il consiglio ai giovani: pazienza, costanza e gavetta
Considerato uno dei batteristi più importanti del panorama musicale italiano e, secondo alcuni, addirittura il numero uno, Melotti accoglie il complimento con la consueta umiltà: «Non esageriamo». Per chi, soprattutto tra i più giovani, sogna di trasformare la passione per la musica in un lavoro, il consiglio del batterista è però molto chiaro: servono pazienza, costanza e gavetta.
«Innanzitutto quello che dico sempre: bisogna avere tanta pazienza, costanza, bisogna farsi tanta gavetta e, cosa importantissima, è non lasciarsi demoralizzare dai tempi se sono lunghi». Un percorso che può richiedere anni e nel quale è fondamentale non perdere l’amore per ciò che si fa: «Quella, alla fine dei conti, è la cosa che sento lamentare e che per molti diventa così insopportabile che magari poi perdono l’amore per la musica, per quello che devono fare».
Dopo tanti anni la musica emoziona ancora
Dopo oltre quarant’anni di carriera, che cosa riesce ancora a emozionare Melotti quando sale su un palco? La risposta è legata proprio alla passione che lo accompagna da sempre: «A me piace suonare, mi piace la musica, e soprattutto quando salgo su un palco… ma attenzione: quando salgo su un palco, quando faccio le prove, quando suono, in generale provo sempre l’emozione di dover suonare lo strumento che amo, la musica, e cercare di fare il meglio possibile». Non importa quindi quanto grande sia il palco o quanto prestigioso sia il contesto: per Melotti l’emozione rimane legata al semplice gesto di suonare.
Una cosa che racconta bene la mentalità di un musicista che, dopo una carriera al fianco dei più grandi nomi della musica italiana, continua a mettersi in gioco con la stessa passione. E che, da cinque anni, ha trovato anche nella Valle Brembana un luogo in cui tornare a suonare, tra la bellezza del territorio e il calore del pubblico bergamasco.
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Irene Buccio
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