«Riforme calate dall’alto, vertici amministrativi bloccati, drammatici ritardi e ambulanze senza medico: il sistema dell’emergenza-urgenza è al collasso. Ora basta giocare con la vita dei cittadini calabresi». È la denuncia della Funzione pubblica Cgil Calabria e delle segreterie generali territoriali, che chiedono al presidente della Regione e commissario ad acta per la sanità, Roberto Occhiuto, di sospendere le riforme in corso e aprire immediatamente un tavolo di confronto con Regione, Azienda Zero, Aziende sanitarie provinciali e organizzazioni sindacali.
Il documento è firmato da Ferdinando Bruno Schipano, segretario generale della FP Cgil Calabria; Alessandro Iuliano, segretario generale della FP Cgil Cosenza; Luciano Contartese, segretario generale della FP Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia; Francesco Callea, segretario generale della FP Cgil Reggio Calabria.
Il sindacato descrive uno stato di «degrado istituzionale e operativo» del sistema sanitario regionale, attribuito a scelte riorganizzative giudicate burocratiche e prive di visione. Nel mirino finisce soprattutto il passaggio gestionale e la centralizzazione delle funzioni verso Azienda Zero, definita una «pseudo-riforma fallimentare» e un «guscio vuoto» privo di un proprio organico, costretto ad attingere personale dalle strutture territoriali e fonte di disagi per i lavoratori e disservizi per la comunità.
Secondo la FP Cgil, Azienda Zero, nata con l’obiettivo di centralizzare e velocizzare le procedure amministrative e i concorsi pubblici della sanità regionale, si sarebbe trasformata in un «imbuto burocratico». Il modello unico regionalizzato avrebbe determinato una paralisi del reclutamento nelle Aziende sanitarie provinciali e territoriali, subordinando la copertura dei posti vacanti ai ritardi nell’emanazione dei bandi e al blocco delle graduatorie.
L’impossibilità di assumere tempestivamente medici, infermieri e altro personale sanitario, sostiene il sindacato, continua a sovraccaricare gli organici già in servizio e compromette l’erogazione delle prestazioni nei territori. L’obiettivo iniziale di razionalizzare la spesa e uniformare le assunzioni starebbe così producendo, secondo i segretari, l’effetto opposto, mostrando l’incapacità di una struttura rigida di rispondere alle esigenze immediate e diversificate dei singoli ospedali.
Tra gli episodi richiamati figura la comunicazione relativa al passaggio operativo inviata dall’Asp di Cosenza e da Azienda Zero agli operatori del 118. La nota, riferisce la FP Cgil, sarebbe stata recapitata mediante raccomandata soltanto il 3 agosto 2026, nonostante gli atti fossero stati sottoscritti il 20 luglio. Un ritardo definito «gravissimo e ingiustificato» e che, secondo il sindacato, si sarebbe ripetuto anche nelle altre Asp calabresi.
La FP Cgil contesta anche la gestione della prova d’esame per la mobilità degli infermieri, svolta da remoto il 5 agosto 2026 e trasformatasi, secondo la nota, «in una farsa» a causa del crollo delle piattaforme informatiche. Nel frattempo, graduatorie ancora valide e prorogate per legge fino al 2026, come la numero 136/2024 dell’Azienda ospedaliera di Cosenza, resterebbero bloccate. Anziché procedere allo scorrimento degli idonei, denuncia il sindacato, si preferirebbe pubblicare nuovi avvisi urgenti, duplicando le procedure ed esponendo gli enti a possibili ricorsi per la mancata valutazione dell’anzianità maturata nelle strutture accreditate.
Nel documento viene affrontata anche la condizione degli infermieri esperti della Rete emergenza-urgenza, regolarmente collocati nelle graduatorie per la mobilità verso le Case di comunità. A questi professionisti, secondo la FP Cgil, il trasferimento verrebbe negato attraverso comunicazioni soltanto verbali e prive di atti scritti, allo scopo di coprire le carenze del sistema. Allo stesso tempo, i nuovi assunti a tempo determinato sarebbero destinati agli ambulatori o direttamente alle ambulanze, con il risultato, secondo il sindacato, di «capovolgere la meritocrazia» e bloccare il personale storico.
Una situazione analoga viene segnalata negli ospedali. L’attivazione di nuovi locali e posti letto, come nel reparto di Cardiologia-Unità di terapia intensiva cardiologica di Cosenza, avverrebbe «a risorse umane zero», attraverso la frammentazione degli organici già disponibili e con un conseguente aumento del rischio clinico.
Particolarmente critica sarebbe la condizione della rete del 118 nel Vibonese, dove, secondo la FP Cgil, sarebbe emersa l’inapplicabilità dei modelli organizzativi imposti da Azienda Zero. Il sindacato richiama i ritardi nei soccorsi alla giovane investita a Vibo Valentia e il malore che ha provocato la morte di una giovane madre sulla spiaggia di Capo Vaticano, ritenendoli conseguenza di scelte organizzative sbagliate e non «semplici fatalità».
La contestazione riguarda l’applicazione in Calabria di quello che viene definito un «Modello Nord», concepito per territori caratterizzati da un’agevole viabilità autostradale e ritenuto incompatibile con la conformazione del Vibonese. La provincia presenta infatti centri storici isolati, strade dissestate, aree montane difficilmente raggiungibili nelle Serre e località costiere congestionate dai flussi turistici estivi, condizioni che inciderebbero sui tempi di percorrenza delle ambulanze.
Nelle postazioni di Vibo Valentia, Serra San Bruno, Soriano, Nicotera e Tropea, afferma il sindacato, oltre il 70 per cento delle ambulanze continuerebbe a intervenire senza un medico a bordo, trasferendo responsabilità enormi sugli infermieri e sugli autisti soccorritori. Una carenza di organico che le Asp tenterebbero di fronteggiare autorizzando centinaia di ore di lavoro straordinario, una misura ritenuta insufficiente e destinata soltanto a stremare ulteriormente il personale senza assicurare la continuità dei servizi.
La FP Cgil denuncia inoltre un utilizzo improprio dei mezzi di soccorso, che verrebbero sottratti al territorio, anche in “codice rosso”, per effettuare consulenze o trasferimenti interni tra ospedali e compensare le inefficienze dei presidi. Una pratica che, secondo i firmatari, potrebbe configurare ipotesi di interruzione di pubblico servizio e danno erariale.
«La continuità e la sicurezza del soccorso non possono più essere affidate soltanto al sacrificio dei lavoratori», sostengono le organizzazioni sindacali, che chiedono una revisione profonda della rete del 118, ricalcolando tempi di intervento e collocazione dei mezzi sulla base della reale conformazione geografica e infrastrutturale dei territori.
La richiesta comprende anche un piano straordinario di assunzioni di medici e infermieri destinati all’emergenza-urgenza, con l’obiettivo di fermare il fenomeno delle ambulanze demedicalizzate. Il piano, per la FP Cgil, dovrà inoltre assicurare il potenziamento e la stabilità del personale tecnico e amministrativo, considerato essenziale per il funzionamento della macchina sanitaria.
Il sindacato reclama, infine, criteri aperti e trasparenti per lo scorrimento delle graduatorie vigenti, così da interrompere la precarizzazione e valorizzare il personale già in servizio. In mancanza di risposte concrete e di un’immediata inversione di rotta, la FP Cgil Calabria e le segreterie territoriali annunciano che metteranno in campo «tutte le iniziative di lotta sindacale e di protesta necessarie» per tutelare i diritti del personale sanitario e la salute dei cittadini calabresi.
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Maria Rita Galati
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