10.50 – lunedì 10 agosto 2026
(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’AgenziaOpinione) –
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«Gianfranco Miglio non merita una commemorazione rituale. Merita qualcosa di assai più impegnativo: essere riletto, studiato, discusso e, dove necessario, persino contestato. Perché soltanto le idee vive possono essere discusse. A venticinque anni esatti dalla sua morte, il modo migliore per rendere omaggio a Miglio è dunque togliere il suo pensiero dalla teca dei ricordi e riportarlo dentro il grande dibattito sul futuro istituzionale dell’Italia».
Lo dichiara Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, presentando il contributo del professor Paolo Luca Bernardini, “Il futuro nazionale è futuro federale. Riflessioni a 25 anni dalla morte di Gianfranco Miglio”, pubblicato dal Centro Studi in occasione dell’anniversario della scomparsa del grande studioso comasco.
Nel suo intervento Bernardini costruisce un ponte ideale fra Carlo Cattaneo e Gianfranco Miglio, due pensatori lontani nel tempo ma accomunati dalla critica al centralismo e dalla convinzione che l’unità nazionale non debba necessariamente coincidere con l’uniformità amministrativa. Una riflessione che, partendo dalla storia del pensiero politico italiano, arriva direttamente alle questioni aperte nell’Italia contemporanea.
«Quello di Bernardini – prosegue Sforzini – è un contributo importante proprio perché non è agiografico e non cerca di trasformare Miglio in un santino. Al contrario, prende sul serio la radicalità delle sue domande. Quanto Stato centrale serve davvero? Quante decisioni possono essere restituite ai territori? È possibile rafforzare l’Italia proprio attraverso le sue differenze? E soprattutto: dopo decenni di stratificazione burocratica, accentramento delle competenze e progressiva distanza fra cittadini e istituzioni, possiamo ancora considerare intoccabile l’architettura dello Stato costruita nel Novecento?».
Bernardini sostiene una tesi deliberatamente forte: senza una trasformazione radicale in senso federale, il declino italiano rischia di diventare strutturale. Lo fa richiamandosi alla lezione di Miglio, ma spingendosi anche oltre Miglio, fino a immaginare forme contemporanee e differenziate di federalismo e di sovranità territoriale. Posizioni che l’autore precisa essere proprie e che non intende attribuire né a Roberto Vannacci né automaticamente a Futuro Nazionale.
«Questa precisazione – sottolinea Sforzini – è essenziale e rappresenta esattamente il metodo che vogliamo seguire come Centro Studi. Un centro studi serio non è un ufficio incaricato di produrre pensiero conforme. Deve essere il luogo nel quale personalità libere, studiosi e intellettuali possano avanzare anche ipotesi radicali, purché argomentate. Il contributo di Bernardini è un contributo al dibattito, non una delibera di partito. Ed è proprio per questo che merita di essere letto».
Il cuore politico della riflessione riguarda tuttavia una questione che, secondo il Centro Studi Rinascimento Nazionale, non può più essere elusa: il rapporto fra identità nazionale, libertà e autonomie territoriali.
«Per troppo tempo – afferma Sforzini – abbiamo lasciato che federalismo e sentimento nazionale venissero rappresentati come concetti antagonisti. Non necessariamente lo sono. Anzi, una nazione può essere tanto più forte quanto più è capace di riconoscere le proprie articolazioni storiche, culturali, economiche e territoriali. L’Italia non nasce dalla cancellazione delle sue diversità. Nasce dalla loro convergenza dentro una storia comune. Il Risorgimento stesso fu molto più ricco, plurale e contraddittorio della successiva vulgata centralista».
Da qui il valore del parallelo proposto da Bernardini tra Cattaneo e Miglio. Il primo visse il Risorgimento senza mai rinunciare all’idea federale; il secondo, più di un secolo dopo, provò a tradurre quella stessa grande questione dentro le categorie della scienza politica contemporanea.
«Per chi, come noi, rivendica una cultura politica aperta alle varie sensibilità della destra, Cattaneo e Miglio rappresentano due interlocutori inevitabili. Il Risorgimento non appartiene soltanto alla tradizione centralista. Esiste un Risorgimento delle autonomie, dei comuni, delle libertà e delle responsabilità territoriali. Recuperarlo significa anche liberare il concetto di nazione dalla falsa alternativa fra centralismo burocratico e dissoluzione dello Stato».
Particolarmente attuale, secondo Sforzini, è inoltre la riflessione di Bernardini sul modello svizzero e, più generalmente, sulle esperienze federali occidentali.
«La domanda non deve essere se copiare la Svizzera, gli Stati Uniti o qualsiasi altro ordinamento. Sarebbe ingenuo. La domanda è perché sistemi politici capaci di distribuire maggiormente il potere, responsabilizzare i territori e avvicinare le decisioni ai cittadini abbiano dimostrato una straordinaria capacità di resistenza e adattamento. Federalismo significa anche concorrenza istituzionale: se un territorio amministra male, i cittadini possono confrontarne immediatamente i risultati con quelli del territorio vicino. Il centralismo, invece, troppo spesso socializza gli errori e diluisce le responsabilità».
Per il Presidente di Rinascimento Nazionale, la lezione di Miglio incrocia quindi una questione ancora più vasta: quella della riduzione del peso dello Stato.
«Il federalismo che può interessare il XXI secolo non può limitarsi a moltiplicare amministrazioni, assessorati, burocrazie e centri di spesa. Quello sarebbe soltanto centralismo riprodotto in miniatura. Se vogliamo riaprire seriamente il dossier Miglio dobbiamo avere il coraggio di discutere contemporaneamente di federalismo, sussidiarietà, responsabilità fiscale, autonomia e Stato più leggero. Portare il potere più vicino al cittadino deve significare anche limitarlo».
Il Centro Studi Rinascimento Nazionale intende per questo fare dell’anniversario non un punto d’arrivo, ma l’inizio di un percorso di approfondimento.
«Bernardini conclude il suo articolo auspicando un grande convegno dedicato a Miglio. Raccolgo pubblicamente quell’auspicio. Il Castello Sforzini di Castellar Ponzano è pronto ad ospitare una giornata di studi dedicata a Gianfranco Miglio, alla sua eredità intellettuale e, soprattutto, a ciò che delle sue intuizioni può ancora servire all’Italia di domani. Vorremmo mettere intorno allo stesso tavolo studiosi, costituzionalisti, economisti, amministratori e sensibilità politiche differenti. Non per celebrare un monumento, ma per riaprire un cantiere».
«Venticinque anni – conclude Sforzini – sono il tempo di una generazione. È dunque il momento giusto per domandarsi non soltanto chi fosse Gianfranco Miglio, ma che cosa abbia ancora da dire alla generazione che dovrà costruire l’Italia dei prossimi venticinque anni. Bernardini ci invita ad aprire quei cassetti nei quali Cattaneo e Miglio lasciarono i loro sogni. Apriamoli. Dentro potremmo trovare non il passato, ma una parte del nostro futuro».
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