Sul fronte degli ambientalisti, che già da tempo hanno annunciato il proprio punto di vista contro i progetti, a fine luglio alla Regione sono state depositate le osservazioni presentate dalle associazioni Rifiuti Zero Sicilia, Zero Waste Italy, Rinascimento Green e Movimento Ecologista.

Proseguono le richieste di integrazioni e sopralluoghi da parte degli enti che, a vario titolo, sono chiamati a esprimersi sui progetti di fattibilità tecnica-economica dei termovalorizzatori che il governo Schifani vuole realizzare a Palermo e Catania.

Nei giorni scorsi, il fascicolo elettronico contenente i documenti progettuali e gli atti amministrativi che fanno parte della procedura si è arricchito di altre istanze. Tra queste ce ne sono anche diverse provenienti dalla società civile: associazioni e sindacati che hanno presentato le proprie osservazioni critiche al progetto, chiedendo chiarimenti sulle modalità con cui i due impianti saranno costruiti. In prima linea, gli ambientalisti che oltre a mettere in dubbio le dimensioni dei termovalorizzatori sollevano perplessità sul grado di completezza dei progetti. A loro dire, al momento, non sono sufficienti a stimare con precisione i rischi connessi allo smaltimento dei rifiuti indifferenziati, specialmente per quel che concerne lo smaltimento delle ceneri che deriva dalla combustione.

Snam chiede un sopralluogo

Il 5 agosto da Giardini Naxos, dove ha sede il distretto Sicilia, Snam, società che si occupa delle reti di distribuzione del gas, ha inviato una comunicazione diretta alla Regione e alle società a cui è stata affidata, dopo gara d’appalto, la redazione dei progetti di fattibilità dei termovalorizzatori.

Si tratta dell’ultimo atto di uno scambio iniziato già nei mesi scorsi e necessario a determinare se i lavori per la costruzione del termovalorizzatore nella zona industriale di Catania potrebbero interferire con i gasdotti presenti in zona.

La risposta è affermativa. “Vi confermiamo che, sulla base della documentazione progettuale trasmessa , in progetto interferisce con i nostri preesistenti gasdotti ricadenti nel Comune di Catania”, si legge nella nota visionata dal Quotidiano di Sicilia. In totale sono sei i gasdotti elencati nella comunicazione. “Vi segnaliamo che non è per noi possibile esprimere alcuna determinazione e prescrizione sulla realizzazione dell’opera in oggetto in quanto la Snammentazione tecnica visionata non è esaustiva”, prosegue Snam. Per questo motivo, la società ha proposto di organizzare un sopralluogo congiunto tra propri tecnici, Regione e progettisti “al fine di individuare puntualmente le interferenze fra le rispettive infrastrutture”. Non sarà il primo sopralluogo. Il dato lo si ricava da un’altra nota inviata a inizio luglio da Snam. “A conferma di quanto emerso durante il tavolo tecnico tenutosi il 19 maggio con i vostri referenti, nonché in occasione degli ulteriori sopralluoghi effettuati congiuntamente ai progettisti del raggruppamento temporaneo di professionisti aggiudicatario dei servizi d’ingegneria finalizzati alla redazione del progetto, vi comunichiamo che, per risolvere le interferenze, si rende necessario procedere, a cura della scrivente società ma con oneri a totale carico del soggetto aggiudicatore, alla realizzazione di varianti e opere di protezioni ai gasdotti emarginati”.

Vigili del fuoco a Palermo

Per quanto riguarda il termovalorizzatore previsto nella zona di Bellolampo, a Palermo, nei giorni scorsi a chiedere delucidazioni è stato il Comando dei vigili del fuoco provinciale.

Con una nota di sei pagine, sono state segnalate alcune lacune nella documentazione fornita. In merito agli elaborati grafici si legge che, “pur riportando le principali opere impiantistiche previste e parte delle misure di prevenzione incendi adottate, gli stessi non consentono una completa verifica delle strategie antincendio, in quanto non rappresentano con sufficiente dettaglio gli elementi edilizi, costruttivi e dimensionali necessari alla valutazione del progetto”.

Da parte del Comando è stato inoltre chiesto di riesaminare una serie di aspetti progettuali: dall’inquadramento della rete di distribuzione del gas metano all’inquadramento dei depositi di liquidi combustibili, dal compartimento avanfossa alla fossa rifiuti. Inoltre è stato chiesto di “integrare la relazione tecnica specificando le modalità di gestione del fango disidratato, l’eventuale produzione del pellet, nonché l’ubicazione, la capacità e le modalità di utilizzo dei relativi sili o depositi”. “Atteso che – si legge nella nota – la documentazione trasmessa non riporta alcuna verifica relativa al compartimento forno-caldaia, limitandosi ai compartimenti fossa, avanfossa e uffici”.

Questione ceneri

Sul fronte degli ambientalisti, che già da tempo hanno annunciato battaglia contro i progetti, partendo dal presupposto che la termovalorizzazione non sarebbe la risposta adeguata ai problemi che la Sicilia ha con la fase di smaltimento dei rifiuti, nonostante da anni si continui a ricorrere alle spedizioni all’estero della parte che non riesce a trovare posto nelle discariche presenti nell’isola, a fine luglio alla Regione sono state depositate le osservazioni presentate dalle associazioni Rifiuti Zero Sicilia, Zero Waste Italy, Rinascimento Green e Movimento Ecologista.

A firmarle è stato anche Aurelio Angelini, professore che negli anni del governo Musumeci ha presieduto la Cts, oggi guidata da Gaetano Armao e deputata a valutare gli impatti ambientali dei due progetti. Tra le diverse critiche rivolte, c’è quella riguardante la carenza di informazioni in merito allo smaltimento delle ceneri prodotte dai termovalorizzatori.

“Il progetto deve essere valutato considerando l’intero ciclo di gestione dei rifiuti generati dall’impianto, e non soltanto la fase di combustione. L’esercizio del termovalorizzatore determina infatti la produzione di ceneri pesanti, ceneri leggere, residui derivanti dai sistemi di abbattimento degli inquinanti e reagenti esausti – si legge nel documento depositato alla Cts – La proposta di piano di monitoraggio e controllo dichiara espressamente che l’elenco degli impianti di destinazione finale non è al momento disponibile , rinviandone la comunicazione al primo Rapporto Annuale successivo all’avvio dell’esercizio. Dalla documentazione resa pubblica non emerge inoltre, con evidenza, l’individuazione nominativa degli impianti finali destinatari delle ceneri e dei residui, la dimostrazione della disponibilità di capacità residua presso tali impianti, eventuali accordi o convenzioni con i relativi gestori, la valutazione degli impatti ambientali derivanti dal trasporto dei residui, né l’analisi di scenari alternativi nel caso in cui tali impianti non risultassero disponibili”.

Per i firmatari, allo stato non basta “la sola affermazione secondo cui le ceneri saranno conferite presso impianti autorizzati” in quanto ciò non sarebbe “sufficiente a dimostrare la sostenibilità ambientale dell’intervento, tanto più che le ceneri leggere e i residui dell’abbattimento dei fumi sono normalmente classificati come rifiuti pericolosi”.

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 Simone Olivelli

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