TERMOLI. Col deposito del regolamento diventa operativa la possibilità di richiedere l’attribuzione del riconoscimento “Attività Storica della Città di Termoli”.
Ci sono insegne che per i termolesi non hanno bisogno di un indirizzo. Negozi, botteghe, bar, ristoranti, stabilimenti balneari e attività tramandate da una generazione all’altra che hanno accompagnato la crescita della città, visto cambiare quartieri e abitudini, attraversato crisi economiche e trasformazioni del commercio. Adesso quella storia potrà ottenere un riconoscimento ufficiale.
Termoli punta infatti a costruire una vera e propria mappa della memoria commerciale cittadina attraverso il Regolamento per il conferimento del riconoscimento di “Attività Storica della Città di Termoli”, con tre traguardi destinati a diventare altrettanti marchi distintivi: 40, 50 e 100 anni di attività.
Non una semplice targa celebrativa. La filosofia alla base dell’iniziativa è più ampia: riconoscere che un esercizio capace di attraversare decenni di storia diventa qualcosa che supera la dimensione esclusivamente privata dell’impresa. Nel regolamento le attività storiche vengono infatti definite «un bene di interesse collettivo» e «un patrimonio della Città di Termoli», da valorizzare e tutelare anche per preservare le attività tradizionali e le caratteristiche storiche e artistiche dei locali nei quali vengono esercitate.
Potenzialmente è una platea molto vasta. Il riconoscimento potrà riguardare pubblici esercizi, negozi alimentari e non alimentari, attività artigianali, strutture ricettive, farmacie, tabaccherie, stabilimenti balneari, box e posteggi dei mercati comunali. Realtà differenti accomunate dalla capacità di testimoniare la tradizione imprenditoriale e commerciale termolese.
Nascerà così, presso il Suap del Comune, l’Albo delle Attività Storiche e Storiche Autentiche della Città di Termoli. Sarà pubblico, l’adesione sarà volontaria e gratuita e, soprattutto, non ci sarà un numero chiuso: le attività in possesso dei requisiti potranno presentare la propria candidatura durante tutto l’anno. A quelle ammesse verrà attribuito uno specifico marchio identificativo, utilizzabile nelle proprie attività promozionali ed esponibile nella sede dell’esercizio.
La soglia d’ingresso è fissata a 40 anni di attività continuativa, ma il regolamento guarda anche alla storia che sta dietro alla semplice anzianità anagrafica dell’impresa: gestione tramandata nella stessa famiglia o discendenza, conservazione del nome storico o della tradizione commerciale originaria, continuità della tipologia di attività e permanenza nel tempo. Per stabilire l’anzianità farà fede la data della prima licenza, autorizzazione o documentazione equivalente relativa al primo insediamento.
E proprio qui il progetto potrebbe far riemergere una parte meno raccontata della storia di Termoli. Dietro molte attività cittadine ci sono infatti famiglie che hanno attraversato più generazioni, locali conservati nel tempo, vecchie insegne, fotografie, pubblicità, arredi e documenti che raccontano non soltanto l’evoluzione di un’impresa, ma quella dell’intera città.
Non a caso costituiscono elementi di particolare valore la continuità familiare e la presenza di arredi, elementi architettonici o caratteristiche dei locali di interesse storico, artistico e ambientale. Naturalmente conterà anche la longevità ulteriore: accanto alla qualifica dei 40 anni sono previste quelle dei 50 e dei 100 anni, destinate alle autentiche “istituzioni” del commercio termolese.
Il riconoscimento potrà avere anche una ricaduta concreta sulla promozione della città. Le attività inserite nell’Albo potranno ricevere una targa ufficiale, essere incluse nelle guide turistiche e promozionali, partecipare a iniziative culturali e turistiche ed essere valorizzate attraverso eventi e percorsi dedicati al commercio e alla gastronomia. L’obiettivo indicato nel regolamento è arrivare anche alla realizzazione di percorsi turistici urbani, itinerari del commercio storico e progetti di turismo enogastronomico e artigianale, facendo delle attività più longeve una componente dell’offerta turistica di Termoli.
Per entrare nell’Albo bisognerà però documentare la propria storia. La domanda dovrà essere inoltrata attraverso il portale Suap e accompagnata da una relazione sull’attività e sulla sua evoluzione, dalla prima licenza o da documentazione equivalente, dalla visura camerale storica e da fotografie. Potranno essere prodotti anche vecchi articoli, pubblicità, pubblicazioni e qualsiasi altro documento utile a ricostruire il percorso dell’esercizio.
Le candidature saranno esaminate da una Commissione comunale di tre componenti, formata dal dirigente del Suap o suo delegato, dal dirigente della Programmazione del territorio o suo delegato e dall’assessore al Bilancio e Programmazione, o delegato, che ne assumerà la presidenza. La stessa Commissione deciderà sulle ammissioni e programmerà, sulla base delle richieste ricevute, una o più finestre annuali per la cerimonia di consegna delle targhe.
Ma il significato dell’operazione sta soprattutto fuori dagli uffici comunali. Perché raccontare le attività storiche significa inevitabilmente raccontare Termoli com’era e come è cambiata: il centro e il Borgo, le prime attività dei quartieri cresciuti nel dopoguerra, le famiglie del commercio, dell’artigianato e della ristorazione, gli stabilimenti che hanno accompagnato lo sviluppo turistico, le insegne davanti alle quali sono passate generazioni di termolesi.
Un patrimonio diffuso che rischia spesso di essere percepito soltanto quando una serranda si abbassa definitivamente. L’Albo prova a rovesciare questa prospettiva: riconoscere quella storia mentre è ancora viva, trasformando le attività che hanno resistito per quaranta, cinquanta o cento anni in testimoni della memoria cittadina e, allo stesso tempo, in una risorsa per raccontare Termoli a chi la visita.
EB
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