Tra voli cancellati e qualcuno dirottato, sono tante le segnalazioni dei cittadini che raccontano dell’odissea per arrivare nel capoluogo etneo
Disagi, rabbia, confusione, senso di abbandono. In quattro parole, così si può descrivere ciò che si prova in queste ore nell’essere uno dei centinaia di migliaia di passeggeri coinvolti nel caos Etna di questi giorni. Tra voli cancellati e qualcuno, nei casi migliori, dirottato, sono tante le segnalazioni dei cittadini, stanchi dell’emergenza prolungata.
Al Quotidiano di Sicilia, nelle ultime ore abbiamo raccolto delle testimonianze capaci di fare comprendere al meglio cosa succede in queste ore in Sicilia, e in particolar modo sulla “linea” virtuale tra Palermo e Catania. La nostra attenzione si sposta dunque sul volo FR2892 del 12 agosto, trasporto operato da Ryanair e in partenza da Bergamo Orio al Serio alle 20.05 in direzione Catania. Causa eruzione dell’Etna e conseguente cenere vulcanica però, già 24 ore prima della partenza era stato comunicato il dirottamento del viaggio: non più verso Fontanarossa, ma su Palermo.
Molto bene in questo caso la compagnia di riferimento che, con largo anticipo, ha annunciato il cambio di programma causa eruzione, evitando la cancellazione del volo e fornendo ai passeggeri la dovuta indicazione. Da qui in poi però, come ci viene spiegato da alcuni passeggeri del volo Bergamo-Palermo, la situazione sarà in salita.
Il ritardo, il blocco in pista per oltre 30 minuti e il blackout
Si inizia con un ritardo di 40 minuti a Bergamo, tutto nella norma se consideriamo la totale emergenza di queste ore su Catania Fontanarossa e tutto ciò che riguarda lo scalo etneo. All’arrivo, intorno alle ore 23, alcuni passeggeri spiegano come “immediatamente dopo l’atterraggio, siamo rimasti oltre 30 minuti in pista”. Un blocco apparentemente senza spiegazione. Poi una comunicazione di servizio dal personale di bordo: “Non si conoscono le tempistiche per poter scendere dall’aereo, vi preghiamo di rimanere al proprio posto”. E intanto, il tempo passava, sfiorando la mezzanotte e complicando ulteriormente gli ipotetici piani per rientrare a Catania nel più breve tempo possibile.
Dopo l’attesa a bordo del velivolo (pare che si attendessero i bus che accompagnano i passeggeri dalla pista alla struttura aeroportuale), una grande folla di passeggeri provenienti da ogni scalo possibile su Palermo e, soprattutto, l’improvviso blackout al Falcone-Borsellino. “Durato solo pochi attimi”, ci assicurano i testimoni, spiegando però come “la luce andava e veniva, è successo un paio di volte”. Una situazione anomala, che si somma a quanto appreso poco dopo dai passeggeri: apparentemente non era prevista alcuna navetta di supporto per i passeggeri coinvolti nei disagi del volo citato, l’FR2892.
Poche navette e pochi piani B a Palermo: spazio ai transfer privati, si spendono anche 720 euro per raggiungere Catania
Nessun servizio, nessuna segnalazione dagli operatori sul posto, niente: e quindi ognuno fa da sé. Ed è in questo contesto che, per qualcuno, è scattato il panico. I pochi bus di linea (e privati) che collegano Palermo a Catania già nella notte, o peggio alle prime ore del mattino seguente (quindi oggi) erano infatti già sold out per “merito” di chi ha avuto lungimiranza nelle ore precedenti. I treni lo stesso o comunque molto complessi.
E quindi? “Ci siamo rivolti a un transfer privato“, ci dicono alcuni testimoni. Tutto ciò, al “modico” prezzo di 720 euro, “ma fortunatamente eravamo in 8, il servizio costava 90 euro a persona”.
C’è chi ha dovuto trascorrere la notte in aeroporto a Palermo
Chi ha potuto, dunque, ha scelto questa soluzione pagando 90 euro e tornando nella notte a Catania (nel caso dei nostri testimoni, il ritorno a Fontanarossa è avvenuto intorno alle 3 del mattino). Chi non può invece, non solo per disponibilità economiche ma anche per mancanza di alternative valide, si è dovuto arrangiare in altri modi.
Non è mancato chi è rimasto in aeroporto trascorrendo la notte nello scalo in attesa di fortuna (e magari qualche navetta della speranza) il giorno dopo, così come non è mancato chi, per tornare a Catania, ha speso anche 400 euro in solitaria. “Un ragazzo è andato da un privato, ma in macchina, al costo di 400 euro”, ci viene spiegato. “Cercava di continuo altri passeggeri per dimezzare i costi, ma non è riuscito a trovare nessuno”.
Situazione allo stremo, i cittadini attendono risposte
Una situazione anomala ma allo stesso tempo forse diventata fin troppo normale nelle ultime ore. In tutto questo, resta da capire perché i passeggeri del volo FR2892, da Bergamo a Palermo, siano rimasti senza navetta, abbandonati e senza nessun servizio.
Così come loro, tanti altri sono i passeggeri rimasti senza supporto, pochissimi i fortunati che, come da prassi, al proprio arrivo su Palermo-Trapani o Comiso, hanno trovato un servizio pronto a supportarli. Serve di più, per quanto tutti – passeggeri compresi – siano al corrente della situazione di totale emergenza in questo momento su Catania, ma più in generale su tutta l’Isola visto lo stress a cui sono sottoposti gli altri scali locali. Proprio ieri, l’aeroporto di Palermo – tramite una nota – ha confermato di aver “l’onda d’urto di 378 voli, di cui 85 ex Catania”, circa 350 da inizio eruzione. Numeri importanti, una “grande mole di lavoro che ha provocato inevitabilmente alcuni disagi e rallentamenti nell’attività e nei servizi aeroportuali”. Nonostante le difficoltà, ribadisce la Gesap, “l’aeroporto di Palermo tutto il personale aeroportuale stanno dimostrando resilienza nell’affrontare una crisi di enorme portata”.
Per comprendere le ragioni della mancata navetta che avrebbe dovuto portare i passeggeri del volo FR2892 dall’aeroporto Falcone Borsellino di Palermo a Catania Fontanarossa, abbiamo chiesto una replica a Ryanair e siamo in attesa di risposta.
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Marco Cavallaro
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