S&P 500 sui massimi, la Fed può permettersi di aspettare: Warsh stretto tra inflazione e Trump
Il quadro della politica monetaria americana sta diventando paradossalmente più semplice e, allo stesso tempo, più complicato.
Kevin Warsh, alla guida della Federal Reserve da maggio, si trova di fronte a un’economia che per il momento non offre motivazioni sufficientemente forti né per alzare i tassi né, tantomeno, per tagliarli come vorrebbe Donald Trump.
Gli ultimi dati hanno infatti rafforzato lo scenario di una Fed ferma ancora a lungo, mentre Wall Street sembra gradire: lo S&P 500 ha completato un triangolo rialzista ed è tornato a esplorare nuovi massimi storici.
Inflazione in rallentamento e lavoro ancora solido: cresce lo spazio per una Fed immobile
Il punto centrale è che i due lati del mandato della Federal Reserve non stanno inviando segnali abbastanza estremi da imporre un intervento.
Il mercato del lavoro ha perso slancio. La crescita dell’occupazione è modesta e negli ultimi sei mesi i salari reali hanno mostrato debolezza, ma una disoccupazione al 4,1% rimane storicamente contenuta. Non siamo quindi di fronte a un deterioramento tale da rendere necessario un taglio dei tassi.
Allo stesso tempo, l’inflazione rimane decisamente superiore all’obiettivo del 2%, ma dopo l’impennata provocata nei primi mesi dell’anno anche dagli effetti della guerra in Medio Oriente e dell’aumento dell’energia, gli ultimi dati hanno finalmente iniziato a muoversi nella direzione desiderata dalla Fed.
Il CPI di luglio ha mostrato pressioni più moderate e il PPI pubblicato giovedì è rimasto invariato su base mensile, contro il +0,2% atteso. Il PCE, dopo avere raggiunto il 4,1% a maggio, era già sceso al 3,7% in giugno.
È esattamente la combinazione che può convincere la Fed a guadagnare tempo: inflazione troppo alta per tagliare, ma apparentemente in rallentamento e quindi non abbastanza preoccupante da rendere indispensabile un nuovo rialzo.
Thomas Barkin, presidente della Fed di Richmond, ha sottolineato che l’attuale livello dei tassi potrebbe essere già sufficientemente restrittivo per riportare gradualmente l’inflazione verso il target.
Parte delle pressioni sui prezzi deriva inoltre da shock — dazi, petrolio e boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale — che potrebbero progressivamente attenuarsi.
Il mercato sembra sposare questa interpretazione. Dopo CPI e PPI, gli operatori hanno ridimensionato sensibilmente le probabilità di un rialzo già nella riunione del 15-16 settembre.
Il vero rischio sono le aspettative: Hammack spinge ancora per un rialzo
Il problema è che all’interno della Federal Reserve il dibattito non riguarda soltanto dove si trovi oggi l’inflazione, ma quanto tempo sia accettabile lasciarla sopra il 2%.
Ed è qui che emerge la componente più aggressiva del FOMC.
La presidente della Fed di Cleveland Beth Hammack continua a sostenere la necessità di intervenire rapidamente.
Il rischio, secondo questa impostazione, è che dopo oltre cinque anni di inflazione superiore all’obiettivo famiglie e imprese comincino a considerare strutturalmente normale una crescita dei prezzi più elevata.
In quel caso le aspettative potrebbero diventare autoalimentanti: imprese che aumentano preventivamente i listini, lavoratori che chiedono salari più elevati e consumatori che anticipano gli acquisti.
Riportare successivamente l’inflazione al 2% richiederebbe una politica monetaria molto più restrittiva e potenzialmente una recessione.
Christopher Waller e Lisa Cook hanno a loro volta indicato che sarebbero favorevoli a un aumento qualora l’inflazione non continuasse a raffreddarsi.
Gli ultimi dati, però, stanno andando esattamente nella direzione opposta e indeboliscono progressivamente il fronte dei falchi.
Warsh può quindi permettersi, almeno per ora, di non scegliere.
E questa posizione gli consente anche di resistere alle pressioni della Casa Bianca.
Trump continua infatti a chiedere tassi decisamente più bassi e accusa gli esponenti più restrittivi della Fed di impedire i tagli.
Ma con un’inflazione ancora ampiamente superiore al 2%, un allentamento monetario sarebbe molto difficile da giustificare sulla base dei dati attuali.
La soluzione più probabile rischia quindi di essere la più semplice: non fare nulla e aspettare.
S&P 500: triangolo completato, adesso il mercato guarda ancora più in alto
Wall Street, almeno per il momento, sembra considerare questo equilibrio quasi ideale.
Una Fed che non aumenta i tassi perché l’inflazione sta rallentando, ma che non deve nemmeno tagliarli perché l’economia continua a reggere, rappresenta infatti una sorta di Goldilocks scenario per l’azionario.
Il grafico dello S&P 500 CFD conferma la forza del movimento. Dopo il consolidamento sviluppato tra giugno e fine luglio, i prezzi hanno completato al rialzo il triangolo visibile sul grafico e si sono rapidamente portati in area 7.800 punti, aggiornando i massimi storici.
La configurazione lascia aperto ulteriore spazio.
La proiezione teorica del triangolo individua infatti un primo obiettivo in area 8.000 punti.
Sopra questa soglia, il target completo della figura si colloca approssimativamente verso 8.200-8.250 punti, zona che coincide anche con il lato superiore del grande canale crescente che accompagna l’indice dai minimi dell’aprile 2025.
Naturalmente, dopo l’accelerazione delle ultime sedute aumenta anche il rischio di qualche presa di beneficio.
Ma tecnicamente la rottura del triangolo rimane valida finché i prezzi non rientrano stabilmente sotto la precedente area di breakout, mentre le medie mobili continuano a salire e la struttura di medio periodo rimane chiaramente rialzista.
Il messaggio che arriva contemporaneamente dalla Fed e dal grafico è quindi piuttosto chiaro: finché l’inflazione continuerà a rallentare senza un vero cedimento dell’economia, Warsh potrà aspettare e Wall Street avrà pochi motivi macroeconomici per interrompere il trend.
Il rischio è che questo equilibrio sia fragile. Una nuova accelerazione dell’inflazione riporterebbe immediatamente sul tavolo i rialzi dei tassi; un brusco deterioramento del lavoro trasformerebbe invece l’attuale Goldilocks scenario in un problema di crescita. Per adesso, però, lo S&P 500 sembra voler sfruttare fino in fondo la finestra favorevole.
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