La recente vicenda di Ceuta e i nuovi flussi migratori dal Marocco riaccendono i riflettori sulla fragilità dei confini europei e sulla necessità di affrontare con una strategia di lungo periodo un fenomeno destinato a crescere. «Quello che è accaduto a Ceuta – sottolinea Alfredo Carmine Cestari, presidente della Camera di Commercio ItalAfrica – deve rappresentare un campanello d’allarme. L’Europa non può continuare ad affrontare l’immigrazione soltanto in termini emergenziali».

Secondo Cestari, i numeri demografici impongono una riflessione strutturale. L’Africa è destinata a raggiungere circa 2,4 miliardi di abitanti entro il 2050 e una quota crescente della nuova forza lavoro mondiale proverrà dall’Africa subsahariana. «Di fronte a questa prospettiva – afferma – non possiamo pensare di contenere i flussi senza intervenire sulle cause profonde che spingono milioni di persone a lasciare i propri Paesi».

ItalAfrica guarda quindi con attenzione alla linea indicata dal vice ministro degli Affari Esteri Edmondo Cirielli nell’ambito dell’attuazione del Piano Mattei. «È necessario ribaltare il paradigma della formazione – dice Cestari –. Non dobbiamo formare i giovani africani migliori per poi attrarli in Europa. Dobbiamo creare le condizioni affinché la migrazione possa essere una scelta libera e non una necessità determinata dalla mancanza di lavoro, opportunità, istruzione e prospettive».

Per il presidente della Camera di Commercio ItalAfrica, la formazione rappresenta uno degli strumenti centrali per ridurre il divario di competenze e favorire l’occupazione nei Paesi d’origine. «Guardiamo con grande attenzione alle novità annunciate in questo settore. Formare significa offrire ai giovani la possibilità di costruire il proprio futuro nei territori di provenienza e, allo stesso tempo, rispondere alle esigenze delle imprese».

La strategia, secondo Cestari, deve muoversi lungo tre direttrici: contrasto all’immigrazione irregolare e alle reti dei trafficanti, interventi sulle cause economiche e sociali delle partenze e costruzione di canali regolari di ingresso, collegati anche al fabbisogno di manodopera qualificata dell’Italia.

«In Angola e Tanzania – spiega Cestari – siamo impegnati in numerosi progetti che riguardano la formazione nei settori energetici e delle attività produttive, dando un contributo concreto agli obiettivi del Piano Mattei». Tra le iniziative viene richiamato anche il progetto “Boosting Research Infrastructure for Development, Growth, and Empowerment in Africa”, finalizzato a rafforzare l’ecosistema scientifico africano, ampliare l’accesso alla ricerca e favorire la collaborazione internazionale sulle grandi infrastrutture di ricerca.

«Condividiamo la strategia del Piano Mattei – prosegue Cestari – perché punta a costruire un partenariato paritario con l’Africa. Istruzione e formazione devono diventare strumenti per rafforzare il ceto medio africano e contrastare quelle dinamiche neocoloniali che alimentano la fuga dei cervelli attraverso la carenza di opportunità e la debolezza dei sistemi formativi». Obiettivi migratori del Piano restano il Contrasto all’irregolarità: Fermare le partenze illegali e combattere le reti di scafisti attraverso accordi di sicurezza con i Paesi africani; Attacco alle cause alla radice: Promuovere crescita e stabilità sociale per disincentivare la spinta a lasciare la propria terra; Flussi regolari e formazione: Favorire canali di ingresso legali mirati anche al fabbisogno di manodopera qualificata in Italia

Per arginare la partenza dei giovani, dunque, occorre aumentare l’accesso all’istruzione superiore e garantire competenze competitive. «L’Africa è al centro della sfida globale per l’occupazione – evidenzia Cestari –. Imprese e istituzioni devono sostenere lo sviluppo di un sistema educativo adeguato alle nuove professioni, comprese quelle legate all’intelligenza artificiale, e contemporaneamente investire nelle infrastrutture essenziali: energia, acqua, telecomunicazioni e reti».

«Il fenomeno migratorio potrebbe diventare ingestibile da qui a pochi anni se non interveniamo con una programmazione seria e con attività concrete», avverte il presidente di ItalAfrica. Il punto di partenza è la creazione di lavoro. «Anche un solo posto di lavoro – osserva – può sostenere otto-dieci persone di una famiglia. Ecco perché gli investimenti produttivi nei territori da cui partono i flussi possono avere un impatto significativo».

L’Europa ha già messo in campo risorse ingenti per affrontare la questione migratoria. «Quei fondi – sostiene Cestari – devono essere utilizzati con una programmazione corretta e con il coinvolgimento del sistema economico e imprenditoriale. Non basta trasferire risorse: occorre costruire progetti capaci di generare occupazione stabile e sviluppo».

Cestari invita inoltre a non limitare l’analisi a una sola tipologia di migrazione. «Non possiamo escludere nessuna direzione: economica, politica o climatica. I cambiamenti climatici potrebbero addirittura quadruplicare o quintuplicare i flussi migratori e dobbiamo prepararci a questa eventualità».

Per il presidente di ItalAfrica, la sfida migratoria non può essere affrontata con interventi frammentari o esclusivamente legati all’emergenza. «Serve una pianificazione almeno decennale, capace di mettere insieme cooperazione, formazione, imprese, infrastrutture, energia e agricoltura. L’Italia e l’Europa devono scegliere se limitarsi a gestire gli effetti dei flussi oppure contribuire concretamente a costruire le condizioni perché milioni di giovani africani possano scegliere liberamente dove vivere e lavorare».

«Il vero obiettivo – conclude Cestari – deve essere trasformare la migrazione da fenomeno dettato dalla necessità a scelta consapevole. Per farlo servono un’Africa più forte, un’economia capace di creare lavoro e un rapporto tra Europa e continente africano fondato su partnership, responsabilità condivise e programmazione di lungo periodo».

 


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