C’è un suono che, forse più di tanti altri, accompagna le giornate più calde dell’estate. Aumenta nelle ore assolate, a volte sembra quasi assordante e poi improvvisamente si attenua. È il canto delle cicale, autentica colonna sonora dell’estate mediterranea.

In questi giorni di agosto è praticamente impossibile non sentirlo anche ai Castelli Romani. Basta fermarsi qualche istante sotto un albero, in campagna, in un giardino o persino nelle zone verdi delle nostre città per ascoltare quel caratteristico frinire che associamo immediatamente al caldo e alle vacanze. Lo si ascolta anche mentre si è in auto, se coi finestrini aperti…

Ma dietro quel suono apparentemente familiare si nasconde un mondo sorprendente. Perché le cicale cantano? È vero che lo fanno perché hanno caldo? Sono maschi e femmine a cantare? E soprattutto: è vero, come spesso si sente dire, che una cicala vive soltanto un giorno?

La risposta a quest’ultima domanda è no. E la vera storia della vita delle cicale è persino più affascinante.

Perché le cicale cantano?

Cominciamo dalla curiosità principale. Quello che chiamiamo comunemente “canto” ha soprattutto una funzione riproduttiva: sono i maschi a produrre il caratteristico richiamo per attirare le femmine. Non cantano quindi semplicemente perché fa caldo.

Il suono viene prodotto attraverso particolari membrane chiamate timbali, situate nell’addome. Queste membrane vengono fatte vibrare rapidamente grazie all’azione dei muscoli e il corpo della cicala contribuisce ad amplificare il rumore. È un meccanismo molto diverso, per esempio, da quello utilizzato dai grilli.

Quando numerosi maschi cantano contemporaneamente sugli alberi nasce quel grande coro che può diventare incredibilmente intenso e che tutti associamo alle giornate estive. E ogni specie può avere un proprio richiamo caratteristico.

A cantare sono soprattutto i maschi

C’è quindi un’altra curiosità che non tutti conoscono. La cicala che sentiamo “cantare” è un maschio. Le femmine non possiedono le stesse strutture sonore dei maschi e il richiamo serve proprio a segnalare la presenza di questi ultimi e favorire l’incontro per l’accoppiamento. In sostanza, quella che per noi è la colonna sonora di agosto è, dal punto di vista della cicala, soprattutto una grande dichiarazione d’amore.

E quando più maschi si trovano nella stessa zona possono riunirsi in veri e propri cori, rendendo il suono ancora più potente.

Ma allora perché le sentiamo soprattutto quando fa caldo?

L’associazione tra cicale e caldo non è affatto casuale. Le cicale sono insetti e la loro attività è strettamente legata alle condizioni ambientali e alla temperatura. Le specie che incontriamo durante l’estate diventano particolarmente attive nei periodi caldi ed è proprio nelle giornate assolate che il loro richiamo diventa uno dei rumori dominanti della natura. Da qui nasce anche l’antichissima associazione tra canto delle cicale e grande caldo.

Cicale

Quando in una giornata di luglio o agosto sentiamo il loro coro provenire dagli alberi, quindi, non stanno “lamentandosi” per l’afa: stanno svolgendo una delle attività fondamentali del loro ciclo riproduttivo.

È vero che le cicale vivono soltanto un giorno?

No. È una delle credenze più diffuse, ma è falsa. Probabilmente nasce dalla confusione con altri insetti dalla vita adulta estremamente breve.

La storia delle cicale è molto diversa. Quello che vediamo volare sugli alberi rappresenta soltanto l’ultima fase di una vita iniziata molto tempo prima sotto terra. Dopo la schiusa delle uova, infatti, le giovani cicale raggiungono il terreno e vi trascorrono una lunga fase come ninfe, nutrendosi attraverso le radici delle piante. Soltanto quando arriva il momento giusto risalgono verso la superficie, si arrampicano su un tronco o su un altro supporto e compiono la loro ultima muta.

Cicala

È proprio allora che spesso troviamo sugli alberi quelle caratteristiche “scorze” vuote, perfettamente sagomate come un insetto: sono le vecchie esuvie lasciate dalla cicala durante la trasformazione.

Alcune cicale trascorrono anni sottoterra

Ed è qui che la loro storia diventa ancora più sorprendente. Esistono migliaia di specie di cicale nel mondo e il loro ciclo vitale può variare enormemente. Alcune delle celebri cicale periodiche nordamericane trascorrono addirittura 13 o 17 anni sottoterra prima di emergere contemporaneamente in quantità impressionanti.

Le cicale che ascoltiamo normalmente nelle nostre estati appartengono a cicli differenti, ma il principio rimane lo stesso: gran parte della loro esistenza si svolge lontano dai nostri occhi, sotto il terreno. La fase adulta visibile è relativamente breve, ma non dura certamente un solo giorno.

Per alcune cicale periodiche studiate negli Stati Uniti, per esempio, la vita adulta dura generalmente alcune settimane. Lo Smithsonian indica per queste specie circa tre-quattro settimane. È quindi paradossale: noi identifichiamo la cicala con quelle poche settimane trascorse sugli alberi, mentre una parte enormemente più lunga della sua esistenza può essersi svolta nel sottosuolo.

Un piccolo miracolo che si ripete ogni estate

Quando arriva il momento dell’emersione, la ninfa lascia il terreno e cerca una superficie sulla quale aggrapparsi. La cuticola si apre e da quell’involucro emerge progressivamente la cicala adulta, inizialmente delicata e con il corpo ancora morbido. Poi le ali si distendono, il corpo si indurisce e comincia la breve ma intensa fase adulta. I maschi iniziano a cantare, avviene l’accoppiamento e le femmine depongono le uova sui rami delle piante.

Dalle uova nasceranno nuove ninfe che raggiungeranno il terreno. E tutto ricomincerà.

Quella “voce” che ci dice che è estate

Forse è proprio questo a rendere il canto delle cicale così particolare. Lo ascoltiamo ogni anno quasi distrattamente, al punto da considerarlo parte del paesaggio. Eppure dietro quel suono si nasconde l’ultimo capitolo di un ciclo vitale iniziato molto tempo prima sotto i nostri piedi.

Per noi significa caldo, agosto, finestre aperte, pomeriggi assolati, campagne e vacanze. Per loro significa soprattutto riproduzione e prosecuzione della specie. Così, mentre l’estate lentamente procede verso la sua parte finale, vale la pena fermarsi qualche secondo ad ascoltarle.

Perché se esiste un suono capace di raccontare l’estate senza bisogno di una sola parola, probabilmente è proprio il canto delle cicale. Che no, non cantano una notte sola!




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 Daniel Lestini

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