C’è un momento dell’anno in cui l’Italia si ferma. Non è la finale dei Mondiali. Non è il Festival di Sanremo. Non è nemmeno il giorno in cui arriva lo stipendio: è l’asta del Fantacalcio.

Un appuntamento talmente importante che improvvisamente tutto il resto passa in secondo piano. Cene di famiglia? Rimandate. Impegni di lavoro? Misteriosamente cancellati. Fidanzate, mogli, mariti, amici, parenti? Tutti informati con largo anticipo: «Quella sera non posso».
Perché c’è l’asta.
E l’asta non si discute. L’asta si onora.

La ritualità dell’asta: una specie di liturgia calcistica

Ogni lega ha le sue regole, le sue tradizioni, i suoi riti. C’è chi prepara fogli Excel grandi quanto la Gazzetta dello Sport, chi studia le statistiche fino alle tre di notte, chi arriva con le liste dei giocatori stampate, chi utilizza app, algoritmi e proiezioni.

E poi c’è quello che arriva dicendo: «Ragazzi, io quest’anno faccio una squadra tranquilla».
È lo stesso che, dopo venti minuti, ha già speso metà del budget per un portiere e due difensori.

L’asta è un momento solenne. Ci si siede attorno a un tavolo, si distribuiscono i crediti e improvvisamente persone normalmente equilibrate e razionali diventano dirigenti sportivi, direttori generali, osservatori internazionali e strateghi militari.

Il banditore pronuncia un nome.
Silenzio.
«10».
«11».
«12».
«45».
A quel punto qualcuno dice: «Ma sei pazzo?».
E parte la guerra.
Perché al Fantacalcio non si compra semplicemente un giocatore. Si compra un sogno.

«Il tuo giocatore è costato troppo»

È probabilmente una delle frasi più importanti della storia del Fantacalcio.
Appena uno conclude un acquisto: «Preso a 135!».
La risposta arriva immediatamente: «Troppo».
Non importa chi sia il giocatore. Non importa se abbia segnato 25 gol nella stagione precedente.
È costato troppo.
Sempre.

Se lo paghi 10: «Potevi prenderlo a 5».
Se lo paghi 20: «Hai buttato i crediti!!!!».
Se lo paghi 30: «Sei impazzito????».
Se lo paghi 150: «Hai rovinato l’asta!».

Ma attenzione: qualche ora dopo, quando lo stesso giocatore segnerà alla prima giornata, quello che aveva detto «troppo» scriverà nella chat: «Ve l’avevo detto che era forte».

«Il mio acquisto a uno sarà la sorpresa del campionato»

Ed eccola, l’altra grande certezza dell’asta. C’è sempre qualcuno che pesca il giocatore sconosciuto a 1 credito. Nome impronunciabile, squadra appena arrivata in Serie A, cinque presenze l’anno precedente e zero gol.
«Segnatevelo. Questo è fortissimo».
«Ma chi è?».
«Non lo conoscete?».
No! Non lo conosce nessuno.
Ma lui sì. Lui lo ha studiato. Lui ha visto le partite della primavera. Lui ha parlato con un amico che conosce uno che lavora nel settore giovanile.
E quindi quel giocatore preso a uno diventa immediatamente la sorpresa del campionato.
Poi arriva ottobre. Il giocatore ha totalizzato 37 minuti complessivi, ma nessuno può permettersi di ricordarglielo.

«Sono il migliore fantallenatore»

Questa frase, invece, non ha bisogno di aspettare la fine del campionato. Viene pronunciata generalmente durante l’asta.
«Quest’anno vi distruggo».
«Ho studiato tutto».
«So già chi esploderà».
«Ho una strategia».
«Sono il migliore fantallenatore».

E naturalmente, alla prima giornata, quello che si proclamava genio assoluto del Fantacalcio perde 3-0 contro quello che ha scelto la formazione cinque minuti prima del fischio d’inizio.
Quest’ultimo, però, non fa una piega. Dice semplicemente: «È talento».

Al Fantacalcio si litiga. Ma poi si ride

La cosa più bella del Fantacalcio, in fondo, è proprio questa. Si discute. Si protesta. Si accusano gli avversari di fortuna sfacciata. Si contesta l’algoritmo. Si controllano i voti. Si aspettano i bonus. Si guardano le partite di squadre che normalmente non si sarebbe mai pensato di guardare.
E soprattutto si passa una quantità incredibile di tempo a parlare di calcio.

La chat della lega diventa un piccolo Parlamento della Repubblica: maggioranza, opposizione, accuse, complotti, interrogazioni, mozioni di sfiducia e soprattutto una quantità di messaggi che nessuno avrebbe mai il coraggio di rileggere il giorno dopo.
«Il mio portiere ha preso gol per colpa della difesa».
«Il tuo difensore doveva essere ammonito».
«Quel voto è scandaloso».
«Il mio attaccante meritava il bonus».
«Il tuo centrocampista ha fatto schifo».

E naturalmente: «Il tuo giocatore è costato troppo».
Sempre.

Perché il Fantacalcio è diventato una passione popolare

Il Fantacalcio funziona perché trasforma il calcio in qualcosa di ancora più personale. Non sei più soltanto il tifoso che guarda la partita. Diventi presidente, direttore sportivo, allenatore, osservatore e consulente di mercato.
Ogni gol del tuo giocatore è una gioia personale. Ogni assist è una piccola vittoria. Ogni rigore sbagliato è una tragedia greca.

E quando il tuo attaccante segna al 94° minuto, mentre sei sotto di mezzo punto, non stai semplicemente guardando una partita. Stai vivendo un’esperienza spirituale.
Poi, naturalmente, arriva il lunedì. Si guardano i voti. Si fanno i calcoli. Si aspettano i modificatori. Si controllano i bonus. E qualcuno, inevitabilmente, scopre di aver perso per mezzo punto.
«Non è possibile». È possibile. Al Fantacalcio è sempre possibile.

Sessanta milioni di allenatori non possono sbagliarsi

L’Italia, del resto, è un Paese particolare. Abbiamo circa 60 milioni di commissari tecnici, allenatori, direttori sportivi e opinionisti.
Tutti sanno chi dovrebbe giocare.
Tutti sanno quale modulo utilizzare.
Tutti sanno quale acquisto fare.
Tutti hanno una soluzione migliore di quella dell’allenatore della propria squadra.

Era quindi inevitabile che il Fantacalcio diventasse una pratica popolare. Perché il Fantacalcio è, in fondo, la versione organizzata della nostra irrefrenabile voglia di sentirci allenatori.

E forse è proprio questo il suo segreto: non serve essere esperti di calcio; non serve conoscere ogni statistica; non serve avere un algoritmo; serve soltanto avere amici, una chat, qualche credito virtuale, tanta passione e una buona dose di autoironia.

Perché alla fine il Fantacalcio non è una questione di vita o di morte. Anche se, quando il tuo attaccante prende 5,5 e quello del tuo avversario segna al 96°, potrebbe sembrare esattamente il contrario.
Buona asta a tutti.
E ricordate la regola più importante: il vostro giocatore è costato troppo. Sempre.




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Raffaele Arcuri

Source link

Di