Il figlio di David e Victoria Beckham pubblica il suo primo EP con la band The Breakers. Sei tracce, chitarre, Britpop e un brano dal titolo inevitabile: «WANNABE». Dopo i primi tour tra Regno Unito e Stati Uniti, ora prova a dimostrare che dietro uno dei cognomi più famosi al mondo c’è un musicista con qualcosa da dire.
In una famiglia nella quale diventare semplicemente «figlio di» è praticamente impossibile, Cruz Beckham ha scelto la strada che, almeno sulla carta, lo avvicina più alla madre che al padre. Niente calcio professionistico sulle orme di David, dunque, ma musica, palco e dischi come Victoria, che prima di costruire il proprio impero nella moda era Posh Spice e, insieme alle Spice Girls, una delle protagoniste assolute del pop britannico degli anni Novanta.
Il punto, però, è che Cruz sembra voler seguire quelle orme soltanto fino a un certo punto. Perché «Wear & Tear», il suo EP di debutto pubblicato il 21 agosto, non cerca affatto di trasformarlo nella nuova incarnazione del pop targato Beckham, né di sfruttare nostalgicamente il passato musicale di sua madre. Al contrario, il progetto costruito insieme alla sua band, The Breakers, punta su chitarre, batteria, energia live e una matrice decisamente più rock, con un suono che guarda al Britpop e all’alternative britannico molto più di quanto guardi alle girl band degli anni Novanta.
Certo, poi nell’EP compare una canzone intitolata «WANNABE», e fingere che il riferimento non faccia sorridere sarebbe quasi impossibile. In casa Beckham quella parola non potrà mai essere una parola qualsiasi: Wannabe fu il singolo che nel 1996 trasformò le Spice Girls in un fenomeno mondiale e Victoria Adams in Posh Spice. Trent’anni dopo, il figlio sceglie lo stesso titolo per una delle sei canzoni con cui prova a costruire la propria identità musicale. Una strizzata d’occhio inevitabile, forse, ma anche un modo piuttosto intelligente di confrontarsi con un’eredità dalla quale sarebbe inutile cercare di scappare.
Il primo EP di Cruz Beckham
Wear & Tear contiene sei brani — «Dumb Down», «Wear & Tear», «Better Times», «Loneliest Boy», «WANNABE» e «Seeing Red» — selezionati anche sulla base delle reazioni ricevute dal pubblico durante i concerti degli ultimi mesi. Il progetto è stato registrato con The Breakers e prodotto da Justin Raisen e Lewis Pesacov, collaboratori che nel proprio curriculum hanno nomi come Kim Gordon, Joji e Charli XCX.
È un dettaglio tutt’altro che secondario, perché racconta bene la direzione scelta per questo debutto: Cruz non sembra voler costruire un progetto intorno alla patina celebrity del cognome Beckham, ma intorno all’idea, molto più tradizionale, di una band che prima prova le canzoni davanti alle persone e soltanto dopo decide quali incidere.
«Questo EP è un tributo ai concerti che hanno dato il via alla mia carriera», ha spiegato Cruz presentando il disco. «Ho ascoltato tutti quelli che sono venuti agli show, le persone che ho incontrato, le canzoni che volevano fossero pubblicate, ed eccole qui. Non vedo l’ora che siano finalmente nel mondo. È l’inizio di un bellissimo viaggio che possiamo fare insieme».
Un’affermazione che fotografa bene il tentativo di Beckham di costruirsi credibilità nel territorio forse più difficile per chi porta il suo cognome: quello in cui fama e talento devono essere separati, almeno per il tempo necessario ad ascoltare una canzone.
Dalle chitarre di «Dumb Down» alla provocazione di «WANNABE»
L’EP si apre con «Dumb Down», un brano ad alta intensità che affronta proprio la pressione esercitata sugli artisti affinché rendano se stessi più semplici e più facilmente vendibili, quasi una dichiarazione programmatica particolarmente significativa per qualcuno che arriva sulla scena accompagnato da un livello di notorietà che altri musicisti impiegano anni a conquistare.
La title track «Wear & Tear» sposta invece l’attenzione sulle esperienze accumulate vivendo pienamente, sugli incontri e sulle relazioni, mentre «Seeing Red» porta il progetto verso riff più grandi e un’attitudine apertamente live. «Better Times» mette maggiormente in evidenza l’interazione tra basso, percussioni e voce, mentre «Loneliest Boy», già diventata una delle canzoni più apprezzate durante i concerti, abbassa improvvisamente i volumi e affida a chitarra e voce uno dei momenti più intimi del disco.
Poi arriva «WANNABE», finale ironico e volutamente provocatorio di un EP che sembra perfettamente consapevole del cortocircuito. Cruz Beckham può cambiare genere, formazione, estetica e riferimenti musicali, ma sa benissimo che qualsiasi sua scelta verrà inevitabilmente confrontata con la storia della famiglia. Tanto vale trasformare quel confronto in materiale creativo.
E forse è proprio qui che Wear & Tear diventa più interessante della curiosità iniziale generata dal cognome.
Dal cognome Beckham alla prova del palco
Quella di Cruz, del resto, non è un’apparizione improvvisa costruita per accompagnare l’uscita di un disco. Prima dell’EP sono arrivati singoli come «Optics», «Lick The Toad», «For Your Love», «Waste Your Pain» e «Yeah Yeah Yeah», mentre negli ultimi mesi Beckham e The Breakers hanno scelto soprattutto i piccoli e medi palchi per mettere alla prova il progetto.
Il debutto da headliner nel Regno Unito li ha portati nei club britannici fino a tre date sold out al Courtyard Theatre di Londra, seguito poi dal primo tour americano. Una gavetta inevitabilmente diversa da quella di una band sconosciuta — perché quando ti chiami Beckham l’attenzione mediatica arriva prima della prima nota — ma comunque significativa per capire l’ambizione del progetto.
Anche la stampa britannica ha iniziato a trattarlo meno come una curiosità familiare e più come un musicista da osservare. Il London Standard lo ha definito «simpatico» e dotato di «un talento evidente», mentre Clash ha sottolineato soprattutto l’assenza di sovrapproduzione e la compattezza della band; Metro si è spinto fino a chiedersi se non ci sia davvero «una rockstar in formazione», mentre The Guardian, The Times e The Telegraph hanno evidenziato rispettivamente le sfumature psych-pop del progetto, l’entusiasmo del frontman e la solidità dei Breakers dal vivo.
Ed è probabilmente proprio sul palco che Cruz dovrà continuare a giocarsi la partita più importante.
Nei giorni immediatamente successivi all’uscita di Wear & Tear, la band sarà infatti impegnata al Rock’N’Roll Circus di Norwich e Sheffield, prima delle apparizioni ai festival di Reading e Leeds, passaggi che possono trasformare la curiosità intorno al figlio dei Beckham in qualcosa di molto più difficile da ottenere: un pubblico interessato alle canzoni anche quando il cognome smette di fare notizia.
Perché Cruz ha ereditato da Victoria la scelta della musica e, inevitabilmente, una quantità di attenzione che pochissimi debuttanti possono immaginare. Ma proprio qui comincia la parte complicata. Essere il figlio di una Spice Girl può aprire praticamente qualsiasi porta; convincere chi sta dall’altra parte a restare ad ascoltare è tutta un’altra storia. Con Wear & Tear, Cruz Beckham ha cominciato a provarci.
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Rita Galimberti
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