Il fascismo vittorioso non è solo il crollo del movimento socialista; è la fine del cristianesimo, a parte le sue forme più degradate. L’attacco simultaneo del fascismo tedesco contro le organizzazioni del movimento operaio e le Chiese non è una mera coincidenza. È una manifestazione simbolica di quella occulta essenza filosofica del fascismo che ne fa il nemico comune del socialismo e del cristianesimo. Questa la nostra tesi principale. In tutta l’Europa centrale i partiti socialisti e i sindacati sono perseguitati dai fascisti. Ma è così anche per i pacifisti cristiani e i socialisti religiosi.
In Germania il nazionalsocialismo si sta costituendo decisamente come una religione alternativa al cristianesimo. Le Chiese stanno subendo l’oppressione non per qualche rivalità non cristiana col potere secolare, ma perché, nonostante tutti i compromessi col mondo, non hanno smesso di essere cristiane. Lo Stato sta attaccando l’indipendenza religiosa delle Chiese protestanti e, quando esse riescono ad affermare la loro indipendenza, procede tranquillamente alla secolarizzazione della società e dell’istruzione. Persino la Chiesa romana subisce forti attacchi in Germania. C’è motivo di dubitare che i Patti lateranensi in Italia abbiano risposto alle sue attese. Dove apparentemente essa mantiene le posizioni, come in Austria, la sua situazione tanto politica quanto morale è più che precaria.
Può sembrare che questo quadro esageri l’importanza degli sviluppi tedeschi e ignori il fatto che la lotta tra il fascismo e le Chiese è lungi dall’essere generale. Senza dubbio, la Chiesa romana segue una linea politica diversa in Paesi diversi; e persino nel medesimo Paese l’atteggiamento delle varie comunità cristiane verso lo Stato del partito fascista varia. Nell’enciclica Quadragesimo anno il papa si mosse nel senso di un compromesso con la sociologia fascista; benché questo accadesse prima della vittoria del nazionalsocialismo, non lasciò dubbi circa l’orientamento che Roma in definitiva era pronta ad adottare per salvaguardare il futuro. Lo dimostra definitivamente il suo esperimento con una sorta di fascismo cattolico in Austria.
Ma questi esempi della volontà di compromesso della Chiesa cattolica sembrano piuttosto esaltare che sminuire il significato del conflitto della Chiesa tedesca, la cui realtà e gravitànnon può essere sottovalutata. Esso rafforza la nostra convinzione che è al nazionalsocialismo che dobbiamo rivolgerci per scoprire le caratteristiche politiche e filosofiche del fascismo pienamente sviluppato. Al confronto, i movimenti paralleli in altri Paesi sono soltanto delle varianti poco sviluppate del prototipo. Il fascismo italiano, nonostante Mussolini, non ha una propria filosofia specifica; di fatto è quasi caratterizzato dalla sua deliberata mancanza.
L’Austria corporativa sta segnando il passo. Solo in Germania il fascismo è pervenuto a quello stadio decisivo in cui una filosofia politica si trasforma in religione. Di fatto, rispetto al fascismo italiano e austriaco, il nazionalsocialismo è quasi più avanzato di quanto non lo sia il socialismo nella Russia sovietica rispetto agli esperimenti politici dei governi socialisti nell’Europa centrale. Ciononostante ci sono obiezioni al servirsi del conflitto della Chiesa tedesca come prova del profondo antagonismo tra fascismo e cristianesimo. Per prima cosa, c’è l’evidente mancanza d’identità tra il cristianesimo e le Chiese; in secondo luogo, la tradizionale ostilità tra il movimento socialista e le Chiese nel continente.
Senza dubbio, sarebbe impossibile sostenere che chi attacca le Chiese cristiane stia attaccando il cristianesimo. Troppo spesso nel corso della storia è stato vero il contrario. Persino oggi in Germania i pacifisti cristiani e i socialisti religiosi sono lontani come sempre dalla giurisdizione delle Chiese ufficiali; lo stesso vale per i socialisti religiosi in Austria. Nemmeno la persecuzione comune potrebbe colmare il fossato tra la fede vivente dei rivoluzionari cristiani e il cristianesimo organizzato. Comunque, finché in Germania la Chiesa si oppone al fascismo in difesa della sua fede cristiana, nell’universalità della sua missione il significato di questa testimonianza non può essere negato. Tra parentesi, si rivela qui un’importante differenza tra il destino delle Chiese occidentali in Germania e la Chiesa ortodossa in Russia, dove essa subì la persecuzione non perché fosse fedele alla sua missione cristiana ma perché non lo era; chi infatti potrebbe negare che la Chiesa ortodossa in Russia fosse il sostegno politico della tirannide zarista, in un’epoca in cui l’ideale sociale del cristianesimo stava tutto dalla parte della rivoluzione? Ciò contribuisce a chiarire la seconda obiezione: il riferimento alla tradizionale ostilità tra i partiti socialisti e le Chiese nel continente.
Questa ostilità risale alle origini del movimento operaio. Ma l’esempio russo dovrebbe dissuadere dal servirsi di questo argomento. Agli occhi delle masse infatti anche le Chiese occidentali erano lungi dall’incarnare gli ideali del cristianesimo. Benché il cristianesimo organizzato rendesse un cauto omaggio agli obiettivi idealistici del socialismo, ne combatté i progressi con tutte le forze. Attualmente, comunque, le Chiese, benché in prevalenza reazionarie, stanno inconsapevolmente dando testimonianza di quel contenuto cristiano che hanno in comune col socialismo. Perciò il nazionalsocialismo non le sta attaccando nonostante il suo antagonismo col socialismo marxista, ma proprio per questo.
Ad ogni modo, questa è precisamente la nostra tesi. A giudicare dalle apparenze, l’argomento è veramente molto semplice. Nessun attacco contro il socialismo può essere definitivamente efficace se non giunge a scalzare le radici religiose e morali del movimento. Ma alle radici c’è l’eredità cristiana. I fascisti partiti per liberare l’umanità dai pretesi inganni del socialismo non possono eludere la questione della verità o non verità ultima degli insegnamenti di Gesù. Ma la politica non ha a che fare con astrazioni.
Quella che può sembrare una contraddizione insolubile nel regno del puro pensiero non porta necessariamente a uno scontro nella realtà. Se i governi fascisti rischiano molto nell’infondere elementi pagani nella religione cristiana, lo fanno per impellenti ragioni d’ordine puramente pratico. Quali sono queste ragioni? Sono soltanto accidentali o nascono inevitabilmente dagli sforzi del fascismo di trasformare la struttura della società in modo da escludere per sempre la possibilità dello sviluppo verso il socialismo? E in questo caso, perché non possono eliminare questa possibilità senza rimuovere nello stesso tempo ogni vestigio dell’influenza che gli ideali cristiani possono aver avuto sulle istituzioni politiche e sociali della civiltà occidentale? Per la risposta dobbiamo rivolgerci alla filosofia e alla sociologia del fascismo.
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Karl Polanyi
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