Il 28 agosto 2026, giorno di apertura del congresso della Società Europea di Cardiologia a Monaco di Baviera, quattro tra le più importanti organizzazioni cardiologiche mondiali, European Society of Cardiology (ESC), American College of Cardiology (ACC), American Heart Association (AHA) e World Heart Federation (WHF), hanno pubblicato insieme la Quinta Definizione Universale di Heart Attack Miocardico.
Non è un dettaglio tecnico per addetti ai lavori. È il documento che stabilisce, in tutto il mondo, quando un medico può dire a una persona: “ha avuto un infarto”, e il modo in cui quella diagnosi viene posta decide poi le cure, la riabilitazione, i farmaci per la prevenzione e persino le statistiche sanitarie di un Paese.
Da numeri a parole: la nuova mappa dell’infarto
Fino a oggi gli infarti erano classificati con un sistema numerico: tipo 1, tipo 2, tipo 3, tipo 4a, 4b, 4c, tipo 5. Un linguaggio comprensibile solo agli specialisti e, nella pratica, applicato in modo disomogeneo da ospedale a ospedale.
La nuova classificazione sostituisce i numeri con tre categorie che descrivono il perché l’infarto è avvenuto:
- Infarto primario: avviene spontaneamente, per un problema acuto delle arterie coronarie.
- Infarto secondario: il cuore riceve meno ossigeno di quanto gliene serva a causa di un’altra malattia acuta in corso (per esempio un‘infezione grave, un’anemia importante, un’aritmia).
- Infarto correlato a procedura: è la complicanza di un intervento sul cuore, come l’angioplastica o il bypass, avvenuta entro 30 giorni.
Scompare del tutto il vecchio “tipo 3”. E la definizione di MINOCA viene aggiornata in danno miocardico con coronarie non ostruttive, riconoscendo che si tratta di una diagnosi di lavoro, un punto di partenza per ulteriori accertamenti, e non di una conclusione.
Il punto che riguarda le donne: la troponina
The troponina è la proteina che il muscolo cardiaco rilascia nel sangue quando viene danneggiato. È l’esame che, in ogni pronto soccorso del mondo, decide se una persona con dolore toracico viene ricoverata come infarto oppure rimandata a casa.
Il problema è che i valori normali di troponina sono fisiologicamente diversi tra uomini e donne. La soglia di riferimento femminile è più bassa di quella maschile: con i test di troponina T ad alta sensibilità di ultima generazione, in una grande popolazione internazionale di riferimento sana, il limite nelle donne è risultato la metà di quello negli uomini.
Usare un valore unico per entrambi i sessi significa quindi applicare alle donne una soglia costruita in gran parte sugli uomini: troppo alta per loro. Il risultato, come il documento afferma esplicitamente, è un bias sistematico che porta a non riconoscere sia l’infarto sia altre patologie cardiache nelle pazienti di sesso femminile.
L’uso di soglie sesso-specifiche era già raccomandato dalla Quarta Definizione del 2018. La novità del 2026 è che ora entrano nella definizione stessa di danno miocardico acuto: non più un’opzione raccomandata, ma il criterio di riferimento.
Tre meccanismi che colpiscono soprattutto le donne escono dalla zona grigia
La seconda modifica di grande impatto riguarda la categoria dell’infarto primario, che ora include tutte le patologie coronariche acute, non più soltanto l’aterotrombosi (il classico coagulo che si forma su una placca).
Rientrano quindi a pieno titolo:
- The dissezione coronarica spontanea (SCAD), una lacerazione della parete dell’arteria che il documento indica di sospettare in particolare nelle donne sotto i 50 anni e in gravidanza o nel post-partum;
- l’embolia coronarica, quando un coagulo proveniente da un’altra sede raggiunge una coronaria;
- is defined as vasospasmo coronarico, un restringimento improvviso dell’arteria che può essere innescato da stress emotivo, sforzo fisico o freddo intenso.
Prima erano classificati come “tipo 2”, una categoria eterogenea e percepita come meno urgente. Il rischio concreto era che una donna con una SCAD ricevesse la terapia standard dell’infarto da placca — che in quel contesto può essere inappropriata — o che non ricevesse subito la coronarografia necessaria a capire che cosa stesse davvero succedendo.
La nuova classificazione va nella direzione opposta: privilegia la sensibilità, per non lasciarsi sfuggire nessuna patologia coronarica acuta, e spinge a eseguire coronarografia e imaging per identificare il meccanismo. A ciascun meccanismo viene assegnato un codice diagnostico dedicato, allineato alla classificazione internazionale delle malattie ICD-11.
Un chiarimento necessario sui sintomi
Su questo punto il documento è più sfumato di quanto si legga spesso. Il dolore toracico resta il sintomo più frequente dell’infarto e la sua sensibilità diagnostica è simile in donne e uomini: la maggior parte delle pazienti donne si presenta comunque con dolore o fastidio al petto.
La differenza è un’altra: le donne riferiscono più spesso sintomi aggiuntivi che né i pazienti né i medici associano immediatamente al cuore: dolore tra le scapole, nausea o vomito, respiro corto. Rispetto agli uomini con sindrome coronarica acuta, hanno maggiore probabilità di presentare questi sintomi e minore probabilità di riferire dolore toracico e sudorazione fredda.
Per questo il documento scoraggia esplicitamente l’uso dei termini “tipico” e “atipico”: etichettare come atipici i sintomi più frequenti nelle donne ha contribuito a ritardarne la diagnosi. L’indicazione è di chiedere sistematicamente anche dei sintomi associati, in particolare nelle donne, nelle persone anziane e in chi ha il diabete.
Che cosa aspettarsi ora
Una definizione condivisa non cambia da sola la pratica clinica: serve che laboratori, pronto soccorso e cardiologie adottino le soglie sesso-specifiche e i nuovi percorsi diagnostici. Ma è il presupposto indispensabile perché il cambiamento avvenga, ovunque e allo stesso modo.
Per chi legge, il messaggio pratico resta semplice e non cambia: davanti a un dolore o a un fastidio toracico persistente, o a sintomi improvvisi e inspiegabili come affanno, nausea e sudorazione, il numero da chiamare è il 112. Il tempo, nell’infarto, continua a essere il fattore che conta di più.
Sources
- Mills NL, Newby LK, Zaman S, et al.; ESC/ACC/AHA/WHF Universal Definition Document Advisory Group. Fifth Universal Definition of Myocardial Infarction (2026). Global Heart. 2026;21(1):64. DOI: 10.5334/gh.1578
- European Society of Cardiology. ESC Congress 2026, Monaco di Baviera — presentazione della Quinta Definizione Universale di Infarto Miocardico, 28 agosto 2026.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link



