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Il piano di sviluppo che arriva sul tavolo del valutatore è quasi sempre organizzato come un cronoprogramma: mese uno, mese due, work package, deliverable. È il formato con cui si scrivono i progetti europei ed è il formato che qui fa perdere punti, perché la griglia di valutazione di Scoperta Imprenditoriale II non chiede quando si fanno le cose. Chiede altre tre cose, e le chiede in un ordine preciso.
- Grado di innovazione: cosa si vuole ottenere e perché oggi non è ottenibile con quello che esiste.
- Fattibilità tecnica: come ci si arriva, con quali competenze, quali attrezzature e in quali fasi.
- Rilevanza dei risultati attesi: cosa resta all’impresa quando il progetto finisce.
- Sono le tre voci del criterio B, che da solo richiede almeno 25 punti sui 70 complessivi.
Perché l’ordine conta più della lunghezza
Chi valuta ha davanti decine di proposte tecniche su materie diverse e cerca gli elementi di punteggio dove si aspetta di trovarli. Un piano organizzato per attività cronologiche contiene spesso tutte le risposte giuste, ma sparse: il grado di innovazione emerge a pagina dodici dentro la descrizione di un work package, i risultati attesi compaiono solo nelle conclusioni. Ogni risposta che il valutatore deve cercare è una risposta che rischia di non trovare, e ogni risposta non trovata è un punto non assegnato.
Il rimedio non richiede di riscrivere il contenuto tecnico. Richiede di riordinarlo: prima lo stato dell’arte e il salto che il progetto propone, poi il percorso, poi l’esito industriale. Il cronoprogramma resta, ma diventa un allegato del percorso, non la sua struttura portante.
| Voce del criterio B | Cosa cerca chi valuta | Errore ricorrente |
|---|---|---|
| Grado di innovazione | Il confronto esplicito con lo stato dell’arte e con le soluzioni già disponibili sul mercato | Descrivere il prodotto finale senza dire cosa oggi manca per realizzarlo |
| Fattibilità tecnica | Coerenza tra obiettivi, competenze del gruppo di lavoro, attrezzature disponibili e costi | Obiettivi ambiziosi sostenuti da un gruppo di lavoro descritto in tre righe |
| Rilevanza dei risultati | Cosa entra stabilmente in azienda: brevetti, know how, prototipi, nuove linee | Fermarsi alla previsione di fatturato, che appartiene al criterio dell’impatto |
Il punto in cui quasi tutti i piani si assomigliano
La sezione sullo stato dell’arte è quella che distingue una proposta preparata da una improvvisata, ed è anche quella che viene scritta con meno cura. Scrivere che il settore è in evoluzione e che serve innovare non dice niente. Serve nominare le soluzioni esistenti, indicare il limite tecnico preciso che il progetto vuole superare e spiegare perché quel limite non è superabile con un adattamento di quello che c’è già.
È anche il punto che protegge dal rischio più concreto in valutazione, cioè che il progetto venga letto come industrializzazione e non come ricerca. Un piano che dichiara subito il limite tecnico da superare si colloca da solo dentro il perimetro dello sviluppo sperimentale, e i cinque criteri del Manuale di Frascati diventano una verifica che si supera senza fatica.
Consiglio operativo. Prima di scrivere una riga, provate a rispondere alle tre domande in tre frasi, una per ciascuna. Se una delle tre frasi non viene, il problema non è di scrittura: quella parte del progetto non è ancora definita, e nessuna quantità di pagine la coprirà.
La coerenza tematica va dichiarata, non lasciata intuire
Il progetto deve ricadere in una sola area tematica della Strategia nazionale di specializzazione intelligente, oppure puntare a individuarne una traiettoria evolutiva. Nel secondo caso l’onere di argomentare è tutto in capo a chi scrive: va detto quale traiettoria si sta aprendo e perché non è riconducibile alle aree già mappate.
Conviene collocare questa dichiarazione all’inizio del piano, non nell’ultimo paragrafo. Chi valuta la coerenza tematica lo fa in apertura di lettura, e un progetto che arriva a metà documento senza aver ancora chiarito dove si colloca parte con una domanda aperta in testa a chi lo giudica.
Il gruppo di lavoro pesa in due criteri diversi
I curricula del personale tecnico servono al criterio B per dimostrare la fattibilità, ma servono anche al criterio A, dove la capacità tecnico organizzativa richiede almeno 18 punti insieme alla qualità delle collaborazioni e alla solidità di bilancio. Lo stesso materiale, quindi, viene letto due volte con due domande diverse: nel criterio B interessa se quelle persone possono fare quel progetto, nel criterio A se quell’impresa sa gestire progetti di ricerca in generale.
Ne segue una conseguenza pratica sulla scrittura: i profili vanno raccontati sia rispetto al progetto sia rispetto alla storia dell’azienda. Un ricercatore che ha già portato a termine due progetti finanziati vale, in criterio A, molto più di un profilo accademicamente brillante ma senza esperienza di rendicontazione.
La ripartizione fra ricerca industriale e sviluppo sperimentale non è una formalità
Ogni attività del progetto va classificata come ricerca industriale oppure come sviluppo sperimentale, e la distinzione va mantenuta nel piano dei costi prima ancora che in contabilità. Non è una etichetta burocratica: per gli organismi di ricerca che partecipano come co-proponenti il contributo vale il 60% sulla ricerca industriale e il 40% sullo sviluppo sperimentale, quindi la classificazione sposta soldi veri.
Il confine passa dalla finalità dell’attività. La ricerca industriale mira ad acquisire nuove conoscenze da impiegare per mettere a punto nuovi prodotti o processi, e comprende la creazione di componenti di sistemi complessi e i prototipi in ambiente di laboratorio. Lo sviluppo sperimentale parte da conoscenze già disponibili e le combina per realizzare prototipi, dimostratori e prodotti pilota in un ambiente che riproduce le condizioni operative reali. La prova pratica: se il prototipo serve a validare un’ipotesi tecnica siamo nella prima, se serve a verificare che una soluzione già plausibile funzioni sul campo siamo nella seconda.
Il beneficiario deve poi tenere contabilità separata per il progetto e rilevare distintamente i costi delle due componenti. Impostarla dopo la concessione significa ricostruire a ritroso registrazioni fatte per altri scopi, ed è uno dei punti dove le verifiche trovano più irregolarità.
Gli allegati che si preparano una volta sola
Oltre al piano di sviluppo la domanda richiede la scheda tecnica del progetto, il contratto di collaborazione per i progetti congiunti, la dichiarazione sui dati di bilancio e la documentazione antimafia nella fase successiva all’esito positivo. C’è poi una marca da bollo da 16 euro, che va annullata indicando il numero identificativo nel modulo e conservata in originale.
Quasi tutti questi documenti hanno un tempo di produzione che non dipende da chi scrive il progetto. Il contratto di rete passa dal notaio, la documentazione antimafia dai soci, i bilanci dall’organo amministrativo. Chi comincia a raccoglierli quando apre la compilazione scopre di essere in ritardo su qualcosa che non può accelerare.
Domande frequenti sul piano di sviluppo
Quanto deve essere lungo il piano di sviluppo?
Il decreto non fissa un numero di pagine. Conta che le tre voci del criterio B siano tutte argomentate e riconoscibili: un piano di quindici pagine che risponde alle tre domande vale più di uno da quaranta in cui il valutatore deve cercarle.
Si può riusare un piano scritto per un altro bando?
La parte tecnica sì, l’impostazione quasi mai. Un progetto costruito per Horizon Europe o per gli Accordi per l’Innovazione ha una griglia di valutazione diversa e va riordinato sulle tre voci di questa misura, oltre che ricalibrato sui costi ammissibili fra uno e cinque milioni.
Chi deve firmare il piano nei progetti congiunti?
Il piano è unico per il progetto e viene presentato dalla capofila, ma deve riflettere la ripartizione di competenze, costi e proprietà dei risultati stabilita nel contratto di collaborazione. Un piano che attribuisce a un partner attività diverse da quelle del contratto è un’incoerenza che emerge in istruttoria.
Il piano può prevedere attività affidate all’esterno?
Sì, i servizi di consulenza e la ricerca contrattuale sono spese ammissibili se acquisiti a condizioni di mercato da fonti esterne indipendenti. Nel progetto singolo la partecipazione di soggetti esterni per almeno il 10% dei costi è addirittura il requisito che rende ammissibile la domanda.
Cosa succede se in istruttoria tagliano delle attività?
Se la riduzione delle spese ammesse supera il 20% e il progetto scende a un milione o sotto, la domanda diventa inammissibile. È la ragione per cui conviene presentare un piano con costi difendibili voce per voce invece di un piano generoso da limare in corsa.
Cosa preparare da qui al 24 settembre
La compilazione guidata apre il 24 settembre e le domande si inviano dal 7 ottobre. Nel mezzo non c’è tempo per scrivere: c’è tempo solo per caricare. Il piano di sviluppo, la scheda tecnica, i curricula del gruppo di lavoro e il contratto con i partner vanno chiusi prima, insieme alla verifica dei due indicatori di bilancio che decidono l’ammissibilità.
Il quadro completo della misura, con requisiti, importi, spese ammissibili e procedura, resta nella nostra guida a Scoperta Imprenditoriale II. Per le altre finestre aperte in questo periodo c’è il calendario dei bandi a fondo perduto attivi.
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