Carcere Padova. Un Granello di Senape: uno Sportello di segretariato sociale per aiutare i detenuti nelle pratiche amministrative


Attraverso colloqui settimanali in carcere, gli operatori ascoltano le richieste, raccolgono documenti, orientano le persone detenute sulle procedure corrette e attivano i contatti necessari con enti pubblici e privati

(Foto ANSA/SIR)

Non sempre è semplice per un comune cittadino rapportarsi con i servizi della Pubblica Amministrazione per sbrigare pratiche necessarie alla vita di tutti i giorni. Se poi si vive in carcere a volte problemi anche semplici possono diventare insormontabili. Per ovviare a questi problemi l’Associazione Granello di Senape di Padova Odv ha aperto uno Sportello di orientamento giuridico e segretariato sociale sia nella casa di reclusione sia nella casa circondariale di Padova tentando di semplificare la vita ai detenuti, almeno nel rapporto con le strutture interne ed esterne al carcere.

Le persone detenute rischiano di perdere diritti sociali fondamentali non perché non ne abbiano titolo, ma perché la detenzione rende quasi impossibile svolgere pratiche amministrative ordinarie: richiedere la Naspi, rinnovare documenti, avviare domande di invalidità civile, ottenere Isee, Red o estratti contributivi, dialogare con Inps, Comune, Agenzia delle Entrate, Motorizzazione, Consolati e altri uffici. Lo Sportello di Segretariato sociale dell’Associazione Granello di Senape nasce per colmare questa distanza. Attraverso colloqui settimanali in carcere, gli operatori ascoltano le richieste, raccolgono documenti, orientano le persone detenute sulle procedure corrette e attivano i contatti necessari con enti pubblici e privati. Il servizio è rivolto potenzialmente a tutta la popolazione detenuta dei due istituti. Ma l’Associazione ha bisogno di aiuto per sostenere il progetto anche nella casa circondariale e garantire continuità a un presidio concreto di dignità, legalità e reinserimento sociale. Sulla base dell’esperienza maturata, può raggiungere circa 160 persone all’anno nella casa circondariale, con una media prevista di 50 colloqui al mese. Sostenere il progetto significa aiutare chi è privato della libertà a non essere privato anche dell’accesso ai propri diritti, rafforzando il lavoro dell’Amministrazione penitenziaria e della rete territoriale. Per sostenere il progetto si può donare un importo a scelta tramite la piattaforma “Il Mio Dono” di Unicredit. Ogni donazione contribuisce a mantenere aperto uno spazio di ascolto e orientamento, dove anche una pratica amministrativa può diventare un passo verso responsabilità, autonomia e futuro.

“Lo sportello nasce nel 2007”, racconta al Sir la responsabile, Francesca Rapanà, che spiega: “Ci occupiamo di pratiche amministrative che potrebbero essere proprio in capo al carcere, ma il carcere non riesce ad adempiere a tutto per varie ragioni, per questo, per quanto è possibile, cercano di facilitarci”. Rapanà evidenzia che una difficoltà è che “nel 2026 ancora non abbiamo internet per lo Sportello in carcere, ma per fortuna abbiamo una stanza nostra e un computer”. Ma le problematiche riguardano principalmente adempimenti che per persone libere sono abbastanza semplici , mentre sono molto complicati per detenuti. “Le maggiori difficoltà – precisa Rapanà – sono proprio per la situazione delle persone e per i vuoti normativi. Faccio un esempio: le persone straniere, anche se hanno il permesso di soggiorno nel momento in cui entrano in carcere, possono trovarsi in difficoltà se durante la detenzione il permesso scade, perché non riescono praticamente mai a rinnovarlo durante la detenzione. E questo ovviamente fa sì che non si possono fare alcune pratiche per le quali è necessario avere un permesso di soggiorno valido. Ci sono persone che non riescono a rinnovare i documenti perché chiaramente non possono andare al Consolato.

La verità è che le pratiche amministrative non sono pensate per i cittadini detenuti.

Se un detenuto ha dei soldi sul conto corrente bancario ma il bancomat è scaduto, non può andare di persona a chiedere il nuovo o un nuovo pin. Oppure il detenuto ha un figlio minore che ha bisogno di un documento valido per l’espatrio, serve una firma autenticata, ma il genitore non ha il documento valido. Possono sembrare delle banalità, ma sono pratiche che richiedono la presenza della persona”. In pratica, aggiunge la responsabile dello Sportello, “ci occupiamo della previdenza sociale con i Patronati, di rinnovare i documenti come carta d’identità, patente, tenere i rapporti con gli avvocati, recuperare i certificati, fare la domanda al Comune per entrare nella graduatoria delle case Ater, compilare il 730. Cerchiamo anche di sensibilizzare le varie amministrazioni interessate a seconda dei casi, ad esempio, Agenzia delle entrate, Inps, Comuni, a trovare soluzioni per quei casi specifici”. A segnalare le necessità allo Sportello “sono gli stessi detenuti o il personale amministrativo del carcere”.

Con i detenuti “si crea un rapporto di fiducia e gratitudine.

Spesso ci raccontano delle preoccupazioni che vivono perché non riescono, ad esempio, a dare l’autorizzazione al figlio per una gita o a sbloccare i soldi che servono alla famiglia per vivere”. Allo Sportello lavorano “quattro operatori e due volontari di Servizio civile che cambiano ogni anno. Noi operiamo sia nella casa di reclusione sia nella casa circondariale, per la quale abbiamo lanciato la raccolta fondi con Unicredit. Lo Sportello è supportato da un finanziamento del Comune, ma essendo due gli istituti che seguiamo non è sufficiente. Quest’anno abbiamo vinto un bando dell’Unicredit ma per incrementare la cifra abbiamo avviato la raccolta fondi, in modo da garantire un anno con un’operatrice pagata anche nella casa circondariale”.

Tra gli obiettivi dello Sportello anche promuovere la formazione: “Quest’anno abbiamo realizzato un corso di formazione online per operatori di sportello, hanno partecipato 200 persone a livello nazionale. Si tratta anche di un’attività di ricerca, perché le questioni da risolvere sono sempre molto particolari e non hanno procedure già definite, quindi si tratta proprio di mettersi a cercare le procedure da poter utilizzare, studiare le norme, anche coinvolgendo gli avvocati che ci supportano. È sempre un aggiornamento continuo anche per noi”.




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