La Germania promuove l’implementazione di tecnologie israeliane nell’Unione europea


“Siamo entusiasti di condividere la nostra ricerca condotta in collaborazione con Rafael advanced defense systems su questo affascinante progetto. Salpiamo!”. Su LinkedIn -giocando sul termine inglese che è anche acronimo del laboratorio che dirige (Swarm and Ai lab, Sail), “Sciami di droni e intelligenza artificiale”- il professor Oren Gal dell’Università israeliana di Haifa ha celebrato così nell’aprile 2025 la partecipazione al progetto UnderSec.

L’iniziativa è finanziata con sei milioni di euro dal programma di ricerca Horizon Europe, attraverso il quale il ministero della Difesa israeliano, l’Università di Tel Aviv e Rafael -azienda produttrice di armi nota per aver pubblicizzato un drone con un video che lo mostrava mentre uccideva un palestinese disarmato- hanno ricevuto oltre mezzo milione di euro.

UnderSec, nato dalla collaborazione di Fraunhofer Gesellschaft -l’istituto pubblico di ricerca industriale tedesco- e l’Università di Tel Aviv è stato definito “un traguardo significativo, nonostante le condizioni avverse” della “Piattaforma di innovazione Fraunhofer per sensori e sistemi applicati” creata nel 2022 in Israele, con l’obiettivo “diventare un fornitore di soluzioni riconosciuto a livello globale per clienti del settore commerciale, industriale, accademico e degli istituti di ricerca pubblici”.

Il progetto europeo è un esempio di come il gigante della ricerca applicata Fraunhofer (di 3,6 miliardi di budget nel 2024 circa due terzi sono stati finanziati dall’industria) -che è anche ente coordinatore del progetto europeo- possa favorire “la collaborazione con le aziende israeliane in settori tecnologici chiave anche attraverso Horizon Europe”, come previsto da un accordo che ha siglato con l’Israel innovation authority alla fine di marzo 2025, per celebrare i 60 anni delle relazioni diplomatiche tra Germania e Israele.

Horizon Europe, il più grande programma di ricerca e innovazione transnazionale al mondo, dal 2028 potrà finanziare anche progetti a duplice uso (civile e militare) -superando il vincolo alla ricerca esclusivamente civile che durava da oltre 40 anni- e si vedrà aumentato il budget settennale da 95 a 175 miliardi.

Nonostante, come già detto, Horizon Europe 2021-27 avrebbe dovuto finanziare esclusivamente progetti per usi civili, tra gli obiettivi di UnderSec c’è quello di adattare il modem di comunicazione acustica sottomarina “Broadlink” di Rafael “testato in battaglia” dalle Forze di difesa israeliane (Idf) alle esigenze di protezione delle infrastrutture portuali del Mediterraneo. UnderSec ha così sostenuto la ricerca del laboratorio di Oren Gal, dell’Università di Haifa, impegnato nello sviluppo di tecnologie di sorveglianza sottomarina con applicazioni anche militari.

Ma gli accordi del professore e dell’Università israeliana non si limitano all’Europa: si spingono oltreoceano. Il professor Gal, infatti, collabora anche con il Laboratorio di Computer science e Ai (Csail Lab) del Massachusset institute of technologies (Mit) nell’ambito di progetti finanziati dal ministero della Difesa israeliano. Si tratta dell’“unica forza armata straniera a essere sponsor del Mit” e quindi a usufruire della ricerca finanziata, evidenzia il rapporto “Mit science for genocide” pubblicato dalla “Mit coalition for Palestine”.

Gli autori sottolineano come alcune di queste ricerche potrebbero aver contribuito allo sviluppo di armi usate a Gaza, dove “l’esercito israeliano ha utilizzato stormi di droni armati per dare la caccia a obiettivi in ​​fuga e per attirare le persone fuori dalle loro case riproducendo suoni di donne e bambini in difficoltà, per poi sparare loro”.

“Non abbiamo prove che gli algoritmi di coordinamento dei droni creati dai ricercatori dell’Istituto siano stati utilizzati a Gaza poiché l’esercito israeliano non rende noti gli algoritmi esatti che impiega nei propri droni -chiariscono gli autori del rapporto ad Altreconomia– ma sappiamo che il progetto di ricerca del Mit ‘Coreset compression algorithm’, è stato presentato all’azienda israeliana Elbit systems, che fornisce l’85% dei droni dell’Idf e che Daniela Rus, direttrice del Csail Lab e principale ricercatrice del progetto, ha pubblicato articoli scientifici con ingegneri specializzati in intelligenza artificiale che lavorano per Elbit”. E proprio Rus ha pubblicato insieme a Gal, un paper su “Deep learning on home drone”. Collaborazioni che aprono porte nelle università israeliane.

“Ciao a tutti! Lavoro sotto la direzione dell’Iserd, un ente che collabora con soggetti locali ed europei nell’ambito di Horizon Europe: ci sono molte opportunità, anche per le start-up, in particolare quando la Commissione europea intende operare nei settori dell’oceano, del Mediterraneo e anche del Danubio”. È come sono stati accolti gli studenti israeliani che il 2 giugno 2026 hanno partecipato al webinar in lingua ebraica “Incontro tra accademia e industria: tecnologie del mondo della blu economy” organizzato dall’Israel-Europe research and innovation directorate (Iserd), ovvero la direzione dedicata alla collaborazione con l’Ue dell’Israel innovation authority. Si tratta dell’ente con cui Fraunhofer ha siglato l’accordo di cooperazione appena una settimana dopo uno dei più devastanti attacchi per i civili di Gaza, quando, il 18 marzo 2025, l’Idf ha rotto la tregua uccidendo in un solo giorno oltre 400 persone, in maggior parte donne e bambini.

Dall’entusiasmo con cui il funzionario dell’Iserd ha presentato le opportunità offerte dall’Ue, emerge quanto non vi sia alcun timore che la proposta presentata nel luglio 2025 dalla Commissione europea al Consiglio, di estromettere Israele dall’Eic accelerator -ovvero lo strumento interno a Horizon Europe, che finanzia start-up innovative e che dal 17 giugno 2026 può finanziare anche tecnologie a duplice uso (civili e militari)- abbia alcun seguito. All’incontro, finalizzato a “promuovere ricerche innovative e prodotti con un elevato potenziale di commercializzazione” ha partecipato anche il professor Gal, il cui team -come riportato da Carmel economic corp. ltd., società di trasferimento tecnologico e commercializzazione dell’Università di Haifa- “sta sviluppando algoritmi che integrano dati provenienti da più sensori per rilevare minacce subacquee utilizzando tecniche avanzate di apprendimento automatico”.

In pratica, il progetto UnderSec permette l’interoperabilità del modem Broadlink di Rafael con le suite di sensori dei partner europei, tra cui la spagnola Sociedad anónima de electrónica submarina (Saes), la greca Probotek, la portoghese OceanScan e l’italiana Cnt technologies, adattando i suoi protocolli alle implementazioni di sicurezza marittima europee. I dati “integrati” dagli algoritmi di Oren Gal per “rilevare bersagli subacquei” si riferiscono ai porti europei di Lavrio, Valencia e Ravenna, le cui Autorità fanno parte del consorzio UnderSec.

Abbiamo chiesto tramite istanza di accesso civico alla European research executive agency (Rea) di fornirci il “Work package 3” di Undersec, ovvero i documenti che rivelano come vengono sfruttati i dati generati dalle tecnologie di rilevamento, ma l’agenzia ha affermato che il nostro pubblico interesse ad averli “non prevale” sulla tutela degli interessi commerciali delle aziende coinvolte.

Non c’è solo UnderSec, che si concluderà a settembre e sul cui sito si legge che diverse marine militari, da quelle della Nato e all’Arabia Saudita, sono interessate ad acquistare il prodotto finale.

Roee Diamant, collega di Oren Gal e direttore del Laboratorio di Navigazione acustica sottomarina all’università di Haifa, partecipa infatti alla ricerca Shield finanziata dalla Nato (2023-2028) in collaborazione con l’Università di Trento, il Consorzio nazionale interuniversitario per le telecomunicazioni (Cnit), l’Università di Zagabria, la British Columbia Univeristy e la Newcastle University ma anche al progetto Horizon Uwin-Labust (2023-2027). Sul sito è scritto che l’obiettivo principale è “reclutare Roee Diamant dell’Università di Haifa facendolo diventare titolare di cattedra a Zagabria, affinché costituisca un proprio gruppo di ricerca per raggiungere l’eccellenza sull’internet degli oggetti subacquei”. L’European defence fund ha poi finanziato Swat Shoal, con obiettivi di sorveglianza sottomarina simili a UnderSec, senza partner israeliani (essendo escluso il coinvolgimento di Stati extra europei nel fondo) ma coinvolgendo due importanti membri del consorzio di UnderSec: Fraunhofer e Saes.

Abbiamo chiesto a entrambe le società se questa sovrapposizione possa facilitare l’introduzione di tecnologie israeliane nella difesa europea. Nonostante sia ente coordinatore di UnderSec, Fraunhofer non ha mai risposto. La società spagnola ha invece affermato: “La partecipazione di Saes a questi progetti non mira ad aprire o spianare la strada all’ingresso di partecipanti esterni nel mercato europeo della difesa”. Aggiungendo però che “la questione, nel suo senso più ampio, riguarda anche le dinamiche che coinvolgono gli altri membri del consorzio o l’ecosistema normativo e industriale europeo stesso”.

Mentre la partecipata di Rafael specializzata in sorveglianza sottomarina, Dsit Solutions, presieduta da Eli Sharvit, già proposto da Benjamin Netanyahu come capo dello Shin Bet, i servizi segreti israeliani, è stata quotata in Borsa per la prima volta nel marzo 2026 e ha comunicato di aver venduto un sonar di sorveglianza sottomarina “una delle principali marine della Nato” e Rafael partecipa alle fiere sulla difesa europea, il prossimo programma quadro dell’Ue per la ricerca e l’innovazione, Horizon Europe 2028-34, aprirà al finanziamento delle tecnologie a duplice uso, offrendo ulteriori opportunità alle aziende militari israeliane: ad oggi non solo Israele non è stata sospesa dall’acceleratore per start-up dell’European innovation council (Eic) -come proposto come sanzione alla violazione dell’articolo 2 dell’Accordo di associazione con l’Ue- ma sul sito dell’hub che l’European institute of innovation and technology (Eit) ha aperto a Tel Aviv, si promuovono iniziative co-finanziate dall’Ue per “rafforzare la competitività europea nel campo dell’innovazione attraverso la collaborazione tra Ue e Israele”, che vanno dalla “full immersion” per diplomatici europei nell’ecosistema industriale israeliano, alla formazione di coordinatori israeliani di progetti europei.


Questo articolo fa parte di un’inchiesta transnazionale realizzata con il sostegno di Journalismfund Europe e coordinata da Ludovica Jona. Hanno contribuito Linda Maggiori, Jessica Buxbaum (Israele), Nikos Morfonios (Miir, Grecia) e Begoña P. Ramírez (Público, Spagna).

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