Errore medico, risarcimento senza nesso diretto · Risoluto


Una struttura sanitaria può essere condannata a risarcire i familiari di un paziente deceduto anche quando non è dimostrabile che l’errore medico abbia causato direttamente la morte. È il principio affermato dal Tribunale di Campobasso con la sentenza n. 343/2026, che ha riconosciuto alla madre di un uomo poco più che quarantenne un risarcimento di 321.667,98 euro, oltre interessi, per la perdita della possibilità di sopravvivere più a lungo.

Il ricovero per bronchite asmatiforme e il decesso dopo un mese in terapia intensiva

La vicenda prende avvio dal ricovero del paziente per una bronchite asmatiforme riacutizzata. Nella stessa giornata le sue condizioni respiratorie peggiorano improvvisamente, rendendo necessario un trasferimento d’urgenza in terapia intensiva. Qui rimane per circa un mese, fino al decesso. La madre, in qualità di erede, ha citato in giudizio l’ospedale sostenendo che il deterioramento fosse riconducibile a un intervento tardivo dei sanitari, a una gestione non corretta del quadro clinico e a un’infezione nosocomiale contratta durante la degenza. La struttura ha respinto ogni addebito, sostenendo che le cure fossero state appropriate e che l’esito infausto fosse dovuto alle condizioni già gravemente compromesse all’ingresso.

La consulenza tecnica accerta carenze assistenziali e una chance di sopravvivenza del 30%

La consulenza tecnica d’ufficio ha invece riscontrato diverse carenze nell’operato dei sanitari, che non avrebbero eseguito una serie di attività essenziali per garantire al paziente almeno concrete possibilità di sopravvivenza. Secondo i consulenti, un trattamento corretto avrebbe potuto offrire al paziente un 30% di probabilità in più di vivere ulteriormente. Tuttavia, le condizioni di arrivo in ospedale erano talmente gravi che non è stato possibile affermare che una condotta sanitaria adeguata avrebbe evitato la morte. Da qui la distinzione operata dai giudici molisani.

Danno tanatologico e perdita di chance, due voci alternative

Il Tribunale ha chiarito la differenza tra due figure risarcitorie spesso confuse. Il danno da morte, o tanatologico, presuppone che la condotta sanitaria abbia causato direttamente il decesso. Il danno da perdita di chance di sopravvivenza riguarda invece i casi in cui non è possibile stabilire se l’errore abbia provocato la morte, ma si può dimostrare che abbia ridotto le possibilità di vivere più a lungo. Le due voci possono essere richieste cumulativamente, ma sono alternativamente risarcibili, come ricordato richiamando un significativo precedente giurisprudenziale, la Cassazione n. 35998/2023. Nel primo caso possono rilevare il danno biologico differenziale e, quando ne ricorrono i presupposti, il danno morale legato alla consapevolezza dell’anticipazione della morte. Nel secondo viene risarcita la possibilità di sopravvivenza perduta.

Nel caso concreto risarcita solo la chance perduta, non il decesso come conseguenza diretta

Nel caso deciso dal Tribunale di Campobasso non è stato risarcito il decesso come immediata conseguenza della condotta sanitaria, ma la chance di vivere più a lungo che quella condotta ha fatto perdere. La pronuncia affronta anche la distinzione tra i danni richiesti dalla madre come erede e quelli richiesti personalmente. Per i danni trasmessi dal figlio alla madre, l’azione ha natura contrattuale perché deriva dal contratto di spedalità tra paziente e struttura. In base all’art. 1218 del codice civile, l’erede non deve provare la colpa della struttura, ma spetta a quest’ultima dimostrare l’esatto adempimento. Deve però essere provato il nesso causale tra condotta e danno, secondo il criterio del ‘più probabile che non’, come indicato dalla Cassazione n. 10050/2022. Per il danno subito direttamente dalla madre, invece, l’azione è extracontrattuale ai sensi dell’art. 2043 del codice civile, con l’attrice onerata di provare tutti gli elementi del fatto illecito, compresa la colpa dei sanitari.

Esclusa la perdita del rapporto parentale, riconosciuta la lesione del legame per la chance perduta

La madre aveva altresì chiesto il risarcimento per la perdita del rapporto parentale. Il Tribunale ha però escluso questa voce, perché la morte non è stata ritenuta causalmente imputabile all’illecito sanitario della struttura. Ha invece riconosciuto il danno da lesione del rapporto parentale, conseguente alla perdita della possibilità di sopravvivenza del figlio, come stabilito dalla Cassazione n. 16753/2024. Respinta invece la richiesta di danno biologico della madre, per mancanza di allegazioni e prove specifiche di un pregiudizio alla sua salute. Il danno ereditato dal figlio è stato calcolato sulla base del valore dell’invalidità permanente che sarebbe spettata al paziente se fosse rimasto in vita, della sua età al momento del decesso e della sua aspettativa media di vita, tenendo conto della chance di sopravvivenza perduta. Il danno subito personalmente dalla madre è stato quantificato usando le Tabelle di Milano sul rapporto parentale, considerando età, convivenza e intensità del legame familiare. In entrambi i casi l’importo è stato rapportato alla percentuale di chance riconosciuta come perduta. La struttura è stata condannata anche al pagamento delle spese di lite e della consulenza tecnica d’ufficio.

Quando l’errore non causa la morte ma toglie una concreta possibilità di sopravvivere

La sentenza n. 343/2026 offre un’indicazione rilevante per i familiari che affrontano percorsi di responsabilità medica. L’assenza della prova che l’errore abbia causato direttamente il decesso non esclude necessariamente ogni responsabilità. Quando le condizioni di un paziente sono già gravissime e non è possibile stabilire che un trattamento corretto avrebbe evitato la morte, può comunque essere risarcibile la perdita di una concreta possibilità di sopravvivere più a lungo. Nel caso di Campobasso quella possibilità è stata quantificata nel 30% e ha portato a un risarcimento complessivo di oltre 321.000 euro. Gli errori sanitari non sono stati considerati causa della morte, ma hanno privato il paziente di una chance che, secondo la consulenza tecnica, un’adeguata gestione avrebbe potuto offrirgli.

Giacomo Cascio

CEO

Giacomo Cascio — Editore di Risoluto.it. Fondatore di Blue Owl, agenzia di marketing locale in Sicilia e ideatore del Metodo Autorità Locale.


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