Dopo oltre due anni di attesa, prende finalmente forma il decreto che rafforza i controlli sull’Assegno di inclusione (ADI) e sul Supporto per la formazione e il lavoro (SFL). Il provvedimento ha ottenuto il via libera del Garante per la protezione dei dati personali sulla seconda versione dello schema, sbloccando così un iter rimasto fermo per molto tempo.
L’obiettivo è chiaro: rendere più rapidi ed efficaci i controlli incrociati tra le banche dati pubbliche per individuare chi percepisce il sussidio senza averne diritto, i cosiddetti furbetti del reddito. Un fenomeno che negli ultimi mesi ha continuato a produrre casi eclatanti in tutta Italia, dalle frodi scoperte nel Varesotto a quelle nella provincia di Barletta Andria Trani, dove solo nel primo semestre del 2026 la Guardia di Finanza ha individuato 72 posizioni irregolari su 223 controlli effettuati, per un danno stimato di oltre 350mila euro ai danni dell’INPS.
Chi potrà accedere ai dati INPS
Il nuovo sistema di verifica coinvolge quattro soggetti istituzionali, chiamati a collaborare in maniera più stretta e coordinata:
- l’Ispettorato nazionale del lavoro (INL)
- il Comando Carabinieri per la tutela del lavoro
- la Guardia di Finanza
- lo stesso INPS.
Il personale autorizzato di queste amministrazioni potrà consultare le informazioni già utilizzate dagli ispettori dell’Istituto, sia in forma analitica che in forma aggregata. In pratica, non si tratterà più di richieste separate e procedure lente tra un ente e l’altro, ma di un accesso diretto e più veloce alle banche dati, pensato per accorciare drasticamente i tempi necessari ad accertare eventuali irregolarità.
Come funzioneranno i controlli incrociati
Il cuore della riforma sta proprio nel meccanismo dei controlli incrociati. Le diverse amministrazioni potranno mettere a confronto informazioni provenienti da fonti differenti, come dati contributivi, occupazionali e reddituali, per far emergere eventuali incongruenze tra quanto dichiarato dal beneficiario e la sua reale situazione economica e familiare.
Le verifiche si concentreranno in particolare su quattro tipologie di anomalie:
- attività lavorative non dichiarate, comprese le prestazioni in nero
- redditi incompatibili con la soglia prevista per accedere al beneficio
- false dichiarazioni rese in fase di domanda o di rinnovo
- variazioni della situazione familiare o economica non comunicate all’INPS nei tempi previsti
Grazie all’incrocio automatico dei dati, sarà più semplice individuare chi, ad esempio, continua a percepire l’ADI pur lavorando regolarmente altrove, oppure chi ha dichiarato il falso riguardo ai requisiti di residenza o alla composizione del nucleo familiare. Non è un caso isolato: tra le irregolarità già scoperte dalla Guardia di Finanza figurano casi di percettori risultati regolarmente assunti come lavoratori dipendenti, cittadini stranieri che avrebbero falsificato i requisiti minimi di permanenza sul territorio nazionale e persone che non avevano comunicato di essere sottoposte a misure cautelari.
Le banche dati coinvolte e le regole di accesso
Un punto centrale del decreto riguarda le modalità di accesso alle banche dati INPS, disciplinate con particolare attenzione dopo il parere del Garante Privacy. L’accesso, infatti, non potrà essere libero o indiscriminato: ogni amministrazione dovrà autorizzare esclusivamente il personale che ha effettivamente bisogno delle informazioni per svolgere i propri compiti istituzionali.
Le condizioni fissate dal Garante prevedono in particolare che:
- ogni consultazione delle banche dati dovrà essere motivata e collegata a un’attività di verifica specifica
- ogni accesso dovrà essere registrato, con traccia dell’operatore che lo ha effettuato, dei dati consultati e della ragione dell’operazione
- non sarà possibile prelevare in massa i dati dell’INPS per creare archivi paralleli e autonomi
- le amministrazioni coinvolte dovranno predisporre controlli interni e una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati.
In sostanza, un carabiniere, un finanziere o un ispettore non potranno semplicemente consultare le banche dati senza un motivo puntuale legato a un’indagine o a una verifica in corso. Ogni operazione lascerà una traccia digitale verificabile, così da poter individuare a posteriori eventuali utilizzi impropri del sistema. Il Garante ha sottolineato come la misura riguardi una platea ampia e vulnerabile di cittadini, motivo per cui i rischi legati alla riservatezza dei dati personali sono considerati elevati e richiedono regole di accesso particolarmente rigorose.
Il quadro più ampio: non solo Assegno di inclusione
La stretta sui controlli non riguarda soltanto l’ADI e il SFL. Negli ultimi mesi l’INPS ha avviato anche un accordo con la Corte dei Conti, con cadenza biennale, per uno scambio di dati semestrale finalizzato a individuare le anomalie già prima dell’erogazione del beneficio, e non solo dopo che le somme sono state indebitamente percepite. Anche in questo caso, il coinvolgimento operativo di Carabinieri e Guardia di Finanza, unito all’uso di tecnologie avanzate per l’analisi dei dati, dovrebbe permettere verifiche più rapide sulle situazioni sospette.
L’Istituto ha inoltre annunciato l’intenzione di estendere lo stesso modello di controllo preventivo ad altre prestazioni, tra cui la NASpI, il bonus asilo nido e l’invalidità civile. Non esistono ancora stime ufficiali aggregate sulle frodi relative a queste misure, ma secondo le valutazioni dell’INPS il fenomeno potrebbe valere complessivamente centinaia di milioni di euro, un dato che rende evidente l’entità del problema a livello nazionale.
Cosa cambia in concreto per i beneficiari
Per chi percepisce regolarmente l’Assegno di inclusione, rispettando tutti i requisiti previsti, il nuovo sistema di controlli non comporta alcun cambiamento sostanziale. La stretta è pensata per intercettare in modo più rapido ed efficace le situazioni irregolari, non per introdurre nuovi obblighi a carico dei beneficiari in regola.
Resta però fondamentale comunicare tempestivamente all’INPS ogni variazione della propria situazione lavorativa, reddituale o familiare, proprio perché il sistema dei controlli incrociati sarà in grado di rilevare più facilmente eventuali discrepanze tra quanto dichiarato e la situazione reale. Chi ha in corso variazioni non ancora comunicate farebbe bene a regolarizzare la propria posizione prima che il nuovo meccanismo di verifica diventi pienamente operativo.
Dott. Giovanni Matano
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l’Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell’ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche …
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