Oggi, infatti, chi sostiene spese sanitarie deve attendere la dichiarazione dei redditi dell’anno successivo per recuperare una parte di quanto pagato. Con il cashback, invece, lo sconto fiscale del 19% potrebbe arrivare molto prima, trasformando una detrazione futura in una somma disponibile quasi subito. Una differenza che, per molte famiglie alle prese con visite, analisi e medicinali, potrebbe fare la differenza nel bilancio mensile.
Come funziona oggi la detrazione del 19% sulle spese mediche
Il vero problema, però, sono i tempi. Questo importo si recupera con il Modello 730 o con il Modello Redditi riferito all’anno in cui la spesa è stata sostenuta. In pratica, chi paga una visita nel 2026 potrà vedere il beneficio solo nel 2027, con il 730/2027 relativo all’anno d’imposta 2026. Allo stesso modo, le spese sostenute nel 2025 vengono recuperate con la dichiarazione presentata nel 2026. Un’attesa che può superare anche i dodici mesi, ed è proprio questo il punto che il cashback sanitario vorrebbe superare.
Perché il cashback sanitario potrebbe aiutare i redditi più bassi
Forza Italia ha indicato proprio questo tra i motivi della proposta, sostenendo che un rimborso immediato potrebbe andare a vantaggio anche delle fasce economicamente più fragili. Tuttavia, molto dipenderà da come la misura verrà costruita. Se il cashback fosse un vero rimborso anche per gli incapienti, avrebbe un impatto sociale rilevante. Se invece si limitasse ad anticipare la detrazione, chi non ha capienza IRPEF continuerebbe a restare escluso. Restano ancora da definire platea dei beneficiari, limiti di reddito e modalità di pagamento.
Pagamenti tracciabili e Sistema Tessera Sanitaria: le regole già in vigore
Qualsiasi nuovo meccanismo dovrà fare i conti con le norme già esistenti. Dal 2020, infatti, per effetto dell’articolo 1, commi 679 e 680, della legge 160/2019 (legge di Bilancio 2020), la detrazione del 19% per molte spese sanitarie spetta solo se il pagamento è tracciabile, cioè effettuato con carta, bancomat, bonifico o altri strumenti elettronici. Il contante resta ammesso, senza perdere la detrazione, per l’acquisto di medicinali e dispositivi medici e per le prestazioni rese da strutture pubbliche o private accreditate al Servizio sanitario nazionale.
C’è poi un elemento che potrebbe facilitare molto l’eventuale introduzione del cashback: il Sistema Tessera Sanitaria. Le informazioni sulle spese mediche vengono già inviate a questa piattaforma e utilizzate per preparare la dichiarazione precompilata. L’infrastruttura, quindi, esiste già e potrebbe diventare lo strumento attraverso cui calcolare e accreditare il rimborso anticipato.
Del resto, in Parlamento erano già state presentate proposte sperimentali basate su rimborsi periodici delle spese sanitarie registrate tramite il Sistema Tessera Sanitaria, pensate soprattutto per i contribuenti con i redditi più bassi.
Cosa manca perché il cashback sanitario diventi realtà
Nonostante l’interesse, la strada è ancora lunga. Ad oggi non sono stati definiti né un tetto di reddito per accedere al beneficio, né un limite massimo di rimborso, né la frequenza degli accrediti. E, soprattutto, manca il punto decisivo per qualsiasi misura fiscale: le coperture finanziarie.
Anche l’espressione “rimborso immediato” va presa con prudenza. Potrebbe indicare un accredito dopo ogni singolo pagamento, un rimborso mensile o trimestrale, oppure un sistema completamente diverso, ancora tutto da progettare. Molto dipenderà da quale versione arriverà sul tavolo del Governo.
Quel che è certo è che il cashback sanitario si candida a essere uno dei dossier fiscali più seguiti nel percorso verso la legge di Bilancio 2027. Per ora, chi sostiene spese mediche deve continuare a conservare scontrini e ricevute e a pagare con strumenti tracciabili, in attesa di capire se e come cambieranno le regole.
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