#Finsubito news dalla rete – Emergenza casa a Bologna, dentro gli studentati di lusso: «Così i grandi colossi finanziari cambiano mercato e quartieri»


di
Daniela Corneo

Lo studio di Mattia Fiore, ricercatore di Sociologia di Unibo, diventa un libro, «Ai piani alti» che indaga il fenomeno della finanziarizzazione dell’abitare studentesco. Il caso della Bolognina «rivoluzionata»

L’emergenza abitativa sta rivoluzionando anche l’abitare studentesco. E lo fa spalancando le porte di Bologna, come di molte altre città, a colossi finanziari che si stanno «infilando» nelle crepe di questa emergenza, costruendo strutture di lusso, in zone da riqualificare, dedicate ai fuorisede principalmente stranieri. Luogo «eletto» di questa rivoluzione: la Bolognina.

L’abitare studentesco come settore di investimenti

A fare la fotografia puntuale di questo fenomeno è Mattia Fiore, ricercatore di Unibo in Sociologia, che alla cosiddetta «finanziarizzazione» dell’abitare studentesco ha dedicato un libro, «Ai piani alti» (in uscita il 2 ottobre per «editpress») che racconta di come l’arrivo di quelli che vengono definiti «studentati di lusso» stia cambiando la geografia sia dell’abitare studentesco sia di alcune zone di Bologna. «L’abitare studentesco anche a Bologna — spiega Fiore — è diventato un settore dove investire, l’edificio è inteso al pari di un’azione dei mercati finanziari o di un’obbligazione. Di fatto questi edifici sono sottoposti a una pressione che è quella del rendimento che si riverbera sul prodotto». 




















































Strutture con 600 posti di fascia alta

Quindi: «Hanno 500-600 posti letto e si tende ad andare verso prodotti di alta fascia o prodotti premium». Li abitano principalmente gli studenti, soprattutto internazionali — che hanno maggiori capacità di spesa e stanno a Bologna per periodi limitati — e hanno un segmento dedicato anche ai turisti, altro mercato in esplosione sotto le Due Torri.

Gli studentati di lusso, nuove «isole» della Bolognina

A Bologna sono due le strutture di questo tipo già aperte: The Social Hub (ex Telecom) in via Fioravanti è uno studentato-hotel, ha 626 posti ed è attivo dal 2020; Yugo Laude Living, in via Serlio, è attivo dal 2022 e ha 513 posti. Ma ce ne sono altre quattro di strutture così in costruzione: Aparto Bologna San Vitale (ex Tre Stelle), Campus X Navile (ex Mercato Ortofrutticolo) Kryalos SGR (ex sede Inps, via Gramsci), Prelios SGR (ex Mercato Ortofrutticolo); un altro studentato ibrido studenti-turisti (Molo Bolo) è poi già stato annunciato in via Don Minzoni. 

Si arriverà a quota 2.500 posti in 7 strutture

Si arriverà quindi a mettere a disposizione circa 2.200 posti (2.500 se si include la quota ricettiva). «Cinque su sette di questi interventi — spiega Fiore — dovrebbero quindi arrivare in Bolognina o nelle immediate vicinanze: si tratta di un fenomeno molto concentrato spazialmente, sia per la disponibilità di spazi sia per l’attrattività dei trasporti, vista la vicinanza della stazione. La Bolognina è come un “arcipelago di isole” che comunicano fra loro, ma che comunicano poco con il contesto esterno». 

Gli studenti «segregati» nelle strutture autosufficienti

Gli studenti, per il 70-80% stranieri, che vivono in questi studentati, spiega Fiore, «tendono a vivere una forma di segregazione interna, perché in queste strutture hanno molti servizi». Non vivono quindi la Bolognina e non la vogliono vivere, ma se mai si spostano per andare in centro.

La spinta del Pnrr agli attori privati

«La sempre maggiore internazionalizzazione degli studenti di Unibo — spiega Fiore, che ha dedicato alla ricerca 4 anni — e la crisi abitativa a Bologna hanno dato una bella spinta agli studentati di lusso». Ma non solo: «Anche il Pnrr ha teso molto a favorire attori privati sull’abitare studentesco invece che Ergo e infatti solo uno dei 7 interventi finanziati dal piano per l’housing universitario è ascrivibile a Ergo; in Emilia-Romagna su circa 80 interventi, solo 5 quelli proposti da enti pubblici».

I prezzi alle stelle di stanze singole e doppie

Certo è che queste strutture, espressione per il ricercatore di un processo di finanziarizzazione, bisogna potersele permettere: a Laude Living tra il 2022 e il 2024 l’affitto di una singola ai piani inferiori è passato da 745 a 955 euro; a The Social Hub tra il 2020 e il 2025 il costo di una singola è passato da 671 a 1.261 euro, mentre la doppia è cresciuta da 470 a 845 euro. Ma Fiore, che ha intervistato alcuni residenti in queste strutture, non ha trovato solo studenti stranieri figli di famiglie abbienti, ma anche fuorisede italiani e stranieri che, messi alle strette dalla mancanza di case in affitto da condividere, hanno speso oltre le proprie possibilità per un periodo, a fronte di sacrifici significativi.

Il ruolo delle istituzioni pubbliche

Ma il soggetto pubblico come si pone di fronte a queste operazioni? «I primi investimenti dopo la crisi finanziaria e immobiliare del 2012 sono stati visti dalle istituzioni come una possibilità di favorire la ripresa di aree dismesse, quindi sono state favorite con deroghe urbanistiche e varianti; questa postura sta cambiando e nell’ultima variante al Pug il Comune ha introdotto una quota del 10% di posti a canone calmierato per le strutture che nasceranno, comunque una quota marginale rispetto al totale di posti letto prodotti dagli studentati di lusso che arriveranno a 2.500-3.000. Come termine di paragone: Ergo ha 1.840 posti letto, aumentati di 300 negli ultimi 10 anni».
daniela.corneo@rcs.it

29 settembre 2026


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