#Finsubito news dalla rete – VALSUSA, IL PROGETTO PANDORA CONTRO IL BULLISMO: MA LE SCUOLE SONO PRONTE?


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LETTERA DI DEBORA MELANI (Presidente dell’associazione Progetto Pandora–La Cultura del Rispetto ETS)

Gentile Direttore,
Vorrei condividere con lei una domanda che credo meriti di essere posta anche pubblicamente.
Da anni, di fronte alla violenza crescente, al disagio giovanile, alla fragilità delle relazioni e alla progressiva perdita del senso di appartenenza e di responsabilità collettiva, parliamo della necessità di un rinnovamento educativo e valoriale.

Da questa riflessione, e in attuazione dell’art. 1, comma 16, della L. 107/2015 e dei successivi piani ministeriali (recanti percorsi formativi nelle scuole di ogni ordine e grado volti -semplificando- a radicare la cultura del rispetto e della corretta gestione del conflitto quali misure di prevenzione della violenza di genere e della violenza in ogni sua forma) è nato Progetto Pandora–La Cultura del Rispetto.

La mission è smantellare disvalori ad oggi normalizzati e radicare la cultura del rispetto, del comportamento prosociale, della connessione e della solidarietà. Per questo il progetto è articolato in più incontri annuali (formazione e non sensibilizzazione), dedicati a tematiche diverse e progressivamente calibrati in base all’ età di riferimento.

La profonda innovazione sta nella verticalità della proposta: un percorso educativo continuativo che parte dall’infanzia e accompagna bambini/e e ragazzi/e nella crescita, lavorando sulle fondamenta delle relazioni: emozioni, empatia, rispetto dei confini propri e altrui, responsabilità personale, parità di genere, stereotipi, dinamiche del gruppo, affettività, inclusione autentica, comunicazione, ascolto e gestione costruttiva dei conflitti.
Ma anche molto altro: il bullismo affrontato non solo dal punto di vista della vittima, ma interrogandosi su chi sia il bullo, su come destrutturare le dinamiche di prevaricazione e sul ruolo determinante del gruppo; l’accompagnamento all’adolescenza (sotto un profilo meramente relazionale: noi non facciamo educazione alla sessualità); il riconoscimento delle prevaricazioni, delle relazioni tossiche e della manipolazione.

Prediligiamo i percorsi su misura per meglio entrare in sinergia con la scuola e con le singole classi, per rendere l’intervento sempre mirato, mai standardizzato.

Ogni percorso è studiato e realizzato con il contributo della pedagogista dell’Associazione e la formazione è affidata esclusivamente a professioniste con competenze specifiche: giuriste, pedagogiste, psicologhe ed educatrici.

La competenza trasversale dell’intero progetto è l’educazione alle emozioni.
L’obiettivo di fondo è contrastare l’individualismo che indebolisce la percezione dell’altro e ricostruire il valore della connessione sociale.
Non con lezioni di etica, ma attraverso giochi e storie per i più piccoli, e, dalla fine della primaria alle scuole superiori, con esperimenti sociali, riflessioni guidate, sondaggi, role playing, circle time, cooperative learning, mediazione di conflitti reali, esercizi sull’empatia e sulle dinamiche del gruppo.

Il progetto, da me ideato e redatto, ha preso avvio in Val di Susa nell’anno scolastico 2024/25 come esperienza pilota.
Nell’a.s. successivo ha più che raddoppiato i destinatari, raggiungendo ben 1.326 bambini/e, ragazzi/e, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado.
Alcune scuole del territorio hanno aderito fin dall’inizio, rinnovando poi la loro adesione: i plessi della scuola secondaria di primo grado di Buttigliera Alta, Rosta e Ferriera, cui si sono aggiunte anche le primarie e la scuola dell’infanzia; il Des Ambrois di Oulx, scuola secondaria di secondo grado, con tutti i suoi numerosi indirizzi; e, dall’anno scorso, il grande I.C. Centopassi, sia con la scuola secondaria di primo grado sia con la primaria, oltre ad altri istituti torinesi.

Il progetto gode inoltre del patrocinio del Comune di Buttigliera Alta, e l’omonima associazione ETS che lo promuove e gestisce fa parte dell’accordo di collaborazione Valli Welfare promosso dal CONISA.

Per l’anno scolastico 2026/27 sono arrivati ulteriori riconoscimenti: un grande Comune del territorio ha inserito il progetto nella propria offerta formativa (POF) e il Comune di Trana ha scelto la nostra associazione per il tutoraggio del proprio Consiglio Comunale dei Ragazzi e delle Ragazze, il cui lavoro verte sulle tematiche da noi proposte.
Ovviamente lo scopo è la diffusione territoriale.
Cosa accade però quando si prova ad esportare tutto questo in altre scuole?
E qui si verificano situazioni che credo meritino una riflessione.

Un Comune del territorio, di circa 50.000 abitanti, con oltre 50 istituti scolastici sul proprio territorio, ha inserito il progetto nella propria offerta formativa (POF) per l’anno scolastico 2026/27.
Ad oggi sono arrivati soltanto tre contatti da parte delle relative scuole ma ancora nessuna conferma di adesione.

Ma c’è un dato ancora più difficile da comprendere: un altro Comune, di circa 20.000 abitanti e con oltre 20 istituti tra scuole primarie, secondarie e dell’infanzia, si è proposto di finanziare integralmente il progetto per le proprie scuole interessate ad aderirvi: ad oggi, tuttavia, nessuna scuola ci ha contattato neppure in via esplorativa.
È certamente presto per trarre conclusioni: l’anno scolastico è appena iniziato.

Ma questa situazione mi ha fatto nascere una domanda che credo vada molto oltre il nostro progetto: se tutti riconosciamo la necessità di ricostruire una cultura del rispetto, della responsabilità e della relazione, quanto siamo poi realmente disponibili a farla entrare nella scuola come oggetto di un percorso educativo strutturato?

Non mi interessa tanto che Progetto Pandora–La Cultura del Rispetto diventi l’oggetto di un articolo promozionale. Vorrei piuttosto comprendere se, al di là delle facili indignazioni, la comunità sia davvero pronta a un simile passo, verso un profondo rinnovamento valoriale.

Se da un lato molti enti locali si sono subito mostrati sensibili, dall’altro auspico che anche le istituzioni scolastiche vadano nella stessa direzione: una riflessione corale, in questo senso, non è solo funzionale, ma necessaria.

Perché forse il tema non è più solo domandarci, dopo l’ennesimo episodio di violenza, stupro, bullismo o sopraffazione, che cosa non abbia funzionato.
Forse dovremmo cominciare a domandarci quanto siamo disposti a investire nell’educazione delle relazioni prima che quei fatti accadano.

 

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