#Finsubito news dalla rete – Google porta l’Ue in tribunale sulle regole che aprono Android e Search ai rivali dell’IA


Google ha deciso di contestare davanti al Tribunale dell’Unione europea due decisioni della Commissione adottate nell’ambito del Digital Markets Act (DMA).

Infatti, la holding Alphabet che fa da cappello a Big G, ha impugnato due decisioni con cui la Commissione europea ha stabilito come il gruppo dovrà aprire Android ai servizi di IA concorrenti e condividere con altri operatori parte dei dati raccolti attraverso Google Search, il motore di ricerca del colosso di Mountain View.

I ricorsi sono stati presentati il 28 settembre, perché Google ritiene che le misure desiderate dalla Commissione Ue mettano a rischio la privacy e la sicurezza degli utenti. Una battaglia legale che riguarda due mercati in rapida convergenza, ovvero quello dei sistemi operativi mobili (Android, nello specifico) e quello della ricerca online. Infatti, gli assistenti IA possono diventare sia il principale strumento per interagire con lo smartphone sia un’alternativa al tradizionale motore di ricerca. Ed è proprio su questi due snodi che Bruxelles vuole ridurre il vantaggio strutturale di Google.

Android deve aprirsi alle IA concorrenti

La prima decisione risale al 16 luglio, quando Commissione europea ha imposto a Google di permettere ai servizi IA concorrenti di accedere a una serie di funzioni di Android con modalità comparabili a quelle disponibili per Gemini.

La decisione della Commissione europea punta a evitare che il controllo del sistema operativo si trasformi automaticamente in un vantaggio competitivo per l’assistente sviluppato dalla stessa Google.

La portata tecnica dell’intervento è di rilievo. La Commissione ha individuato 11 categorie di funzionalità di Android alle quali i servizi alternativi dovranno potere accedere. Tra queste ci sono l’attivazione dell’assistente tramite comando vocale, l’accesso al contesto dell’utente con il suo consenso, l’interazione con altre applicazioni, l’esecuzione di azioni per conto dell’utente, l’automazione dello schermo, l’accesso ai modelli di IA installati sul dispositivo e la possibilità di funzionare in background, quindi continuare ad operare senza essere visibile all’utente.

In altre parole, un assistente IA concorrente potrebbe ricevere il comando di inviare un messaggio, fissare un appuntamento, modificare un’impostazione del telefono o completare un’attività all’interno di un’altra app, sfruttando alcune delle stesse integrazioni oggi disponibili ai servizi Google.

La maggior parte delle misure dovrà essere implementata con la prossima versione principale del sistema operativo, Android 18, e comunque entro il primo agosto 2027. La possibilità di utilizzare contemporaneamente differenti comandi vocali di attivazione è prevista invece con Android 19 e al più tardi entro il primo agosto 2028.

Il patrimonio di dati di Google Search

Il secondo fronte riguarda i dati generati dal motore di ricerca. Il DMA prevede che Google condivida con gli operatori idonei dati anonimizzati relativi alle ricerche, secondo condizioni eque, ragionevoli e prive di discriminazioni.

La decisione della Commissione riguarda dati come query, click, visualizzazioni e posizionamento dei risultati. Per il mercato dell’IA, l’aspetto più rilevante è che Bruxelles include tra i potenziali beneficiari anche i chatbot dotati di funzioni di ricerca online, ciò significa che il provvedimento potrebbe interessare servizi che competono con Google attraverso un’interfaccia conversazionale, oltre ai motori di ricerca tradizionali. Reuters cita espressamente OpenAI tra i potenziali concorrenti interessati dalle nuove regole.

Secondo il calendario fissato dalla Commissione, Google dovrà completare il dataset anonimizzato entro novembre 2026 e definire, entro gennaio 2027, le condizioni economiche per l’accesso ai dati.

Google solleva il problema della privacy

Il terreno scelto da Mountain View per contestare le due decisioni è soprattutto quello della sicurezza. Oliver Bethell, responsabile delle questioni legate alla concorrenza in Google, ha spiegato a Reuters che le ricerche online possono contenere informazioni estremamente personali e che, secondo l’azienda, il sistema imposto dalla Commissione potrebbe portare alla condivisione di dati senza un livello sufficiente di anonimizzazione. Sul fronte Android, Google ritiene invece pericoloso concedere a software di terze parti autorizzazioni profonde sul dispositivo. Una posizione che era stata anticipata da Google lo scorso mese di luglio.

Bruxelles sostiene invece di avere costruito entrambe le decisioni attorno a specifiche garanzie. Per i dati di Search è previsto un sistema di anonimizzazione a più livelli e Google potrà valutare eventuali rischi gravi di cybersicurezza o protezione dei dati prima della condivisione con un determinato soggetto. Per Android, l’accesso alle funzioni più sensibili resta collegato al consenso dell’utente e, in alcuni casi, potrà essere subordinato al rispetto di criteri di sicurezza oggettivi e verificabili.

Il ricorso non blocca automaticamente le decisioni

L’apertura del contenzioso sposta ora una parte dello scontro dal terreno regolatorio a quello giudiziario. Un elemento importante è che la presentazione di un ricorso davanti ai giudici dell’Unione europea, da sola, non sospende l’applicazione dell’atto contestato.

Il procedimento giudiziario potrà quindi svilupparsi mentre prosegue il calendario previsto per l’attuazione delle misure, salvo eventuali provvedimenti cautelari del Tribunale.

Una partita che riguarda il futuro della ricerca

Lo scontro si inserisce in un rapporto sempre più complesso tra Google e le autorità europee. A settembre l’azienda ha già modificato alcuni elementi della pagina dei risultati di Search nello Spazio economico europeo per adeguarsi ad altri obblighi derivanti dal DMA.

Il contenzioso appena aperto ha però una portata differente. In gioco c’è la possibilità che il patrimonio tecnologico costruito da Google intorno ad Android e Search diventi, almeno in parte, accessibile ai nuovi concorrenti dell’IA.

Per Bruxelles si tratta di impedire che il vantaggio accumulato da un gatekeeper (una grande piattaforma digitale che controlla un punto di accesso tra utenti e imprese) in un mercato venga trasferito automaticamente alla nuova competizione sugli assistenti IA.


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