#Finsubito news dalla rete – Emergenza Casa: dalla Spagna all’Italia


La piazza centrale di Madrid, Puerta del Sol, è stata occupata da centinaia di persone per protestare contro lo sfratto subito da Maricarmen Abascalm, una donna di 87 anni. In generale si protesta contro la crisi abitativa che in Spagna, come in altri Paesi affligge un numero sempre più alto di persone e famiglie.

Lo sfratto di Maricarmen

María del Carmen Abascal, conosciuta da tutti come Maricarmen, è una donna di 87 anni, con un’invalidità riconosciuta del 50%. La donna, la settimana scorsa, è stata sfrattata dal suo appartamento in cui vive dal 1956, prima con i suoi genitori, poi, dopo la morte della mamma nel 2025, da sola. Il contratto era passato quindi a lei e pagava circa 450€ di affitto al mese.

Una cifra sostenibile a fronte di una pensione di € 1.350 percepita da Maricarmen. I problemi però nascono nel 2018 quando prima la società Renta Corporación e poi la Urbagestión comprano l’immobile in cui vive la donna. L’azienda che si occupa di gestione, amministrazione e compravendita immobiliare, ha alzato il prezzo di affitto da 450 a 2.650 euro. Il prezzo è poi sceso a 1.650 euro dopo le prime contestazioni.

La cifra ovviamente non è sostenibile da Maricarmen. Di conseguenza la Urbagestión, non curante del fatto che lei e la sua famiglia avevano pagato regolarmente l’affitto per settant’anni, ma soprattutto dell’età di Maricarmen e della sua invalidità, ha avviato le procedure per lo sfratto. Sfratto divenuto esecutivo al terzo tentativo.

Mercoledì scorso, Maricarmen è stata fatta uscire con la forza dal suo appartamento e lo ha fatto in barella in quanto ha avuto un malore. Ancora oggi è ricoverata in ospedale per problemi di salute legati allo stress e l’ansia dovuti a quanto le sta accadendo.

I Fondi di speculazione

Uno sgombero che ha fatto clamore. Una donna anziana, sola e con una forte disabilità le viene tolto il diritto di poter vivere i suoi ultimi anni serenamente in quello che è stato il suo appartamento di una vita.

Tutto questo per permettere ad una società di speculare su un bene necessario e vitale come la casa. Una società definita “fondo avvoltoio” dall’associazione per la tutela degli inquilini. Definizione che calza a pennello visto l’atteggiamento assunto nei confronti di Maricarmen.

Aldilà di un accordo raggiunto tra le parti, a seguito delle forti proteste di piazza, questa è una storia diventata il simbolo della lotta per il diritto alla casa in Spagna, in cui l’emergenza abitativa si fa sempre più dilagante, non solo in città come Madrid e Barcellona.

Un problema sentito e che si è alimentato soprattutto per via dell’overtourism e dell’avvento dei fondi immobiliari. Sono sempre di più le società che acquistano interi lotti, palazzi e condomini, soprattutto nelle città con forte richiamo turistico. Sopratutto nei quartieri centrali o semicentrali, “dopando” il mercato immobiliare pilotando i prezzi di affitto e acquisto delle case.

Prezzi che di fatto escludono buona parte dei cittadini, lavoratori e lavoratrici che non riescono a trovare un appartamento non troppo distante dal lavoro o dai luoghi in cui si svolge la propria vita sociale e familiare.

Fondi speculativi che fanno razzia di interi quartieri, lasciando spesso vuoti alcuni appartamenti per far concentrare la domanda verso un numero più basso di case e farne crescere il costo.

La crisi abitativa nel mondo

Una crisi che non interessa solo la Spagna ma che è trasversale nei diversi Paesi europei ma non solo.

Un tema sentito anche a Berlino dove, nelle ultime elezioni regionali ha vinto Elif Eralp del partito di sinistra Die Linke.

Una candidata che ha messo la battaglia del diritto alla casa in cima al programma elettorale. Eralp ha promesso di espropriare migliaia di appartamenti ai grandi fondi speculativi, proprio come la Urbagestión, per rimetterli in affitto a prezzi calmierati. Lo scopo è rimettere questi appartamenti a disposizione, a prezzi sostenibili, dei cittadini che a Berlino ci vivono e ci lavorano.

Anche Mamdani, sindaco progressista di New York, ha bloccato per due anni l’innalzamento degli affitti per oltre un milione di appartamenti. Ha anche promesso un prolungamento del blocco. Inoltre, ha emanato un piano casa di quasi 30 miliardi di dollari. Tutto questo solo nel primo anno del suo mandato.

Anche in Italia la crisi abitativa è molto sentita. Gli stipendi non crescono, a differenza di tutti gli altri Paese europei compresa la Spagna e la Germania citate prima. Stipendi che vengono prosciugati soprattutto dal costo della casa, sia che sia in affitto o tramite un mutuo.

In Italia, secondo le stime a ribasso, vivono circa centomila persone senza fissa dimora. Di queste, solo una parte riesce ad avere supporto in dormitori e strutture di accoglienza. Situazioni comunque emergenziali e lontane dal vero concetto di casa e del diritto ad averne una.

La lotta di Spin Time a Roma

Nei mesi scorsi si è parlato a lungo di Spin Time a Roma. Spin Time è un edificio di dieci piani che si trova nel quartiere Esquilino ed è un esempio concreto di rigenerazione urbana. Infatti il grande edificio era in stato di abbandono da anni che, fino al 2003, aveva ospitato una sede dell’INPS, quindi di proprietà dello Stato. Il Governo Berlusconi, con Tremonti Ministro dell’economia, lo venderà al fondo immobiliare SGR. Un fondo di speculazione edilizia non troppo distante dal modello di Urbagestión.

L’immobile rimarrà in stato d’abbandono in attesa che gli investitori decidano cosa farne. Poi nel 2013, l’associazione “Action Diritti in Movimento”, impegnato nel diritto alla casa, decide di occupare lo stabile.

L’azione provocatoria, ma determinata, voleva essere una riposta concreta alla crisi abitativa che ormai iniziava ad essere preoccupante. Una crisi di cui la politica italiana non sembrava interessarsi.

L’occupazione, che poi prenderà il nome di Spin Time, in 13 anni è diventato uno dei simboli italiani della lotta all’abitare. In questi anni ha dato una risposta enorme e concreta alla crisi abitativa in una città in cui fondi speculativi e palazzinari hanno reso un bene necessario come la casa, un lusso.

Spin Time ha ospitato oltre 150 famiglie, per una somma totale di circa 500 persone proveniente da diverse nazionalità. Persone escluse delle logiche del mercato immobiliare volto al profitto più sfrenato che esclude le fasce meno abbienti.

Un luogo che non rappresenta solo una soluzione abitativa ma anche sociale per le persone che ci vivono e per l’intero quartiere. Infatti, Spin Time, oltre alle abitazioni, ha un centro polifunzionale aperto quotidianamente a tutta la città. Ci sono laboratori, un’osteria popolare, spazi di co-working, un servizio di doposcuola che rappresenta un grande supporto alle famiglie. Inoltre, è presente un anfiteatro e numerose attività culturali.

Una conferma che la casa non è solo un luogo in cui abitare ma vuole dire socialità, vuol dire avere e contare su una rete di relazione in cui supportarsi , un sostegno pratico e concreto.

Spine Time è stata una risposta emergenziale ma che si è strutturata nel tempo e dal basso. Ancora oggi è un’occupazione, rivendicata e che fa parte della discussione pubblica e politica della città. Il comune di Roma ha tentato di acquistare l’edificio dall’attuale proprietà che ne chiede lo sgombero. Lo scopo del Comune è di evitarlo e di legalizzare e normare la situazione delle persone che ci vivono.

Foto di Jessica Cugini

Una volontà che conferma la necessità di affrontare politicamente il tema dell’abitare. La conferma che anche le soluzioni che nascono dal basso, anche in modo illegale dovuto ad uno stato di necessità, possono essere esempio virtuoso e di risposta concreta. Ma soprattutto capace di mettere sul tavolo della politica il tema del diritto alla casa.

Spin Time rappresenta lo spiraglio di luce che si insinua nelle crepe di un sistema che ha reso un bene necessario e vitale come la casa, oggetto di speculazione edilizia.

Un sistema che ha reso la casa un lusso e costringe le persone a impoverirsi per poterne avere una e, ad altre meno fortunate, a vivere in strada.

la Lotta del Ghibellin Fuggiasco a Verona

Uno spiraglio di luce su questo diritto lo è stato ancehe il Ghibellin Fuggiasco nella nostra Verona. Un luogo abbandonato da decenni che un’associazione ha deciso di occupare, pulire e sistemare per dare alloggio a persone senza fissa dimora. Una occupazione rivendicata che, anche in questo caso, è stata uno spiraglio di luce all’interno della crepa del sistema casa. Una lotta portata avanti dal Laboratorio Autogestito Paratod@s che, in quattro anni di occupazione, ha fatto pressioni sulle istituzioni per avere risposte sull’emergenza abitativa a Verona e che il tema entrasse nell’agenda politica di chi amministra la città.

L'ingresso del Ghibellin Fuggiasco

Le risposte che tardavano ad arrivare ma poi, grazie alla caporbietà del movimento, il Vescovo che ha accolto una decina di ragazzi, tutti lavoratori, costretti a vivere in occupazione al Ghibellin Fuggiasco. Persone impossibilitate a trovare una casa in affitto per i costi inaccessibili ma anche per questioni di razzismo.  

Successivamente, la pressione e le manifestazioni pubbliche hanno portato ad una modifica nel regolamento sulle case Agec. Ovvero, gli appartamenti sfitti per mancanza di abitabilità, che non rientravano nel piano di riatto da parte di Agec, possono essere assegnati ad associazioni del terzo settore. Sarà compito delle associazioni ristrutturazione gli appartamenti per poi gestirli per un periodo concordato. Periodo in cui devono darle in affitto a persone in difficoltà.

Una variazione che ha permesso di trovare una soluzione a persone, lavoratori, senza fissa dimora dando loro la possibilità di avere una casa dignitosa in cui vivere e smettere di dormire in strada.

Una lotta da sostenere

Spin Time, Ghibellin Fuggiasco, Metropoliz, sempre a Roma, e tante altre, sono le azioni dal basso impegnate a cercare una soluzione per le persone che non possono permettersi una casa.

Azioni che spesso si sostituiscono alla politica istituzionale, una politica a volte disinteressata, spesso troppo lenta rispetto alle esigenze delle persone. Azioni però necessarie quanto è necessaria l’occupazione di Porta del Sol.

Un’azione forte e determinata, con una maggiore visibilità rispetto ai casi che abbia citato, capace di far comprendere che il problema casa non riguarda solo le persone che la società ha messo ai margini, dei senza fissi dimora, delle persone senza lavoro e migranti. Un problema che il mercato immobiliare ha esteso anche ai lavoratori e alle lavoratrici che, nonostante uno stipendio, non posso permettersi una casae questo riguarda tutti noi, che riguarda Maricarmen e i nostri genitori.

Un problema di cui, se non capiamo e sosteniamo la lotta dell’occupazione di Porta del Sol, di Spin Time o del Ghibellin Fuggiasco, sempre più persone saranno travolte dalla crisi abitativa, sempre più persone non potranno pagarsi una casa in cui vivere. Sempre più persone verranno sbattute fuori casa.

Sta ad ogununo di noi decidere da quale parte stare.

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