#Finsubito news dalla rete – Il futuro industriale del polo siracusano: un confronto che pesa


Immaginiamo un grande porto industriale europeo. Per decenni vi si sono concentrate energia, chimica, siderurgia, grandi impianti e migliaia di lavoratori. Poi arriva la transizione energetica, con una domanda inevitabile: come decarbonizzare senza trasformare il cambiamento in deindustrializzazione? La risposta non viene affidata soltanto alle aziende già presenti, ma lo Stato assume un ruolo strategico di indirizzo e coordinamento. Si cerca di rendere più sostenibile ciò che può restare competitivo, ma contemporaneamente si attraggono nuove produzioni.

Nasce così una gigafactory di batterie al litio da 16 GWh l’anno, con 1.200 occupati diretti previsti. Un secondo produttore avvia la costruzione di una fabbrica di batterie allo stato solido da 4 GWh, espandibile fino a 48 GWh; altri investono nei materiali per batterie e nel loro riciclo. ArcelorMittal conferma intanto un investimento da 1,3 miliardi per decarbonizzare la siderurgia, mentre un’azienda di chimica specializzata amplia un impianto appena avviato per monomeri destinati anche alla carta riciclata. Accanto alle fabbriche vengono inoltre organizzati percorsi di formazione per preparare lavoratori e giovani ai nuovi mestieri industriali.

Non siamo a Priolo, ma a Dunkerque, nel nord della Francia (vedi scheda 1).

Questa trasformazione non nasce soltanto dalle iniziative delle singole imprese. Attraverso France 2030, lo Stato francese ha individuato Dunkerque, assieme a Fos Sur Mer, tra le aree prioritarie per la decarbonizzazione industriale, finanziando studi e infrastrutture comuni. Secondo l’Institut Montaigne, a Dunkerque in circa tre anni sono stati mobilitati quasi 4 miliardi di finanziamenti pubblici francesi ed europei, accanto a oltre 10 miliardi di investimenti privati. Reti elettriche, infrastrutture, formazione e attrazione di nuove imprese fanno quindi parte di una strategia territoriale costruita insieme da Stato, enti locali e industria (scheda 2).

Una strategia che ha definito quale sistema produttivo costruire, trasformando le vecchie industrie, insediando nuove filiere e preparando le competenze necessarie. Non si è cercato soltanto di rendere più verde ciò che esiste, ma anche di costruire ciò che verrà.

In Italia c’è Brindisi. Anche qui Versalis sta abbandonando produzioni tradizionali, ma nel luglio scorso Eni e Seri Industrial hanno aperto, nel vecchio sito chimico, il cantiere per batterie litio-ferro-fosfato e sistemi di accumulo. Il progetto Brindisi-Teverola punta a 16 GWh annui entro il 2030 e prevede successivamente anche materiali per i catodi e riciclo delle batterie. Brindisi non è Dunkerque e l’iniziativa nasce soprattutto dalle imprese, ma introduce nel sito una filiera diversa: un cambio di prospettiva, seppure limitato rispetto a Dunkerque.

Ed eccoci a Priolo e Augusta.

Il polo siracusano è stato per decenni uno dei maggiori complessi industriali italiani. Le stime occupazionali variano secondo fonti e perimetro considerato, ma parliamo comunque di almeno 10.000 lavoratori tra diretti e indotto. Di fronte a queste dimensioni, la questione non può essere ridotta a quanti impianti sopravviveranno alla transizione, ma quali nuove attività potranno affiancarli e, se necessario, sostituirli.

Nel febbraio 2025 sembrò che questa domanda fosse finalmente arrivata sul tavolo nazionale. Al MIMIT venne presentato lo studio realizzato da The European House-Ambrosetti con Confindustria Siracusa e le principali aziende del polo; si parlò di una roadmap e di un successivo tavolo di sistema.

Lo studio affrontava problemi reali: competitività energetica, cattura della CO₂, idrogeno, economia circolare, biocarburanti. Aveva però un limite quasi inevitabile: nasceva dalle aziende già insediate. Un’impresa ragiona comprensibilmente a partire dagli impianti che possiede, dalle competenze che conosce e dai mercati in cui opera. Raffinatori e produttori chimici cercano quindi soprattutto di rendere sostenibili e competitive le attività esistenti.

È qui che dovrebbe iniziare una diversa responsabilità: quella di chi deve guardare all’intero territorio e chiedersi quali produzioni serviranno al Paese tra quindici o vent’anni e quali possano essere localizzate dove esistono già porto, infrastrutture e competenze industriali.

Il problema, del resto, non riguarda soltanto Siracusa. Il Libro Bianco “Made in Italy 2030” individua le filiere future e parla di uno “Stato stratega”, ma lo stesso MIMIT precisa che non è un documento di pianificazione economica. Resta quindi aperta una domanda: non solo quali filiere siano strategiche, ma dove debbano essere costruite, con quali infrastrutture, competenze e scala produttiva. Priolo-Augusta rende questa carenza drammaticamente evidente.

A oltre un anno e mezzo dallo studio Ambrosetti, non emerge ancora un master plan territoriale capace di indicare con chiarezza quale dovrà essere la specializzazione industriale del polo nel 2040 o nel 2050. Sono proseguiti i confronti sui singoli dossier aziendali, ma manca una visione complessiva paragonabile a quella costruita per Dunkerque.

Nel frattempo le imprese hanno fatto le proprie scelte. La più concreta è la nuova bioraffineria Eni-Q8 nell’area ex Versalis: un investimento importante, che rimane però nella filiera dei combustibili, seppur biologici. Cambiano materie prime e prodotti, ma non nasce una nuova specializzazione industriale del territorio.

Proprio in questi giorni Ludoil ha perfezionato l’acquisizione del 51 % di ISAB da GOI Energy, annunciando 1,3 miliardi di investimenti in cinque anni, conferma dell’organico e nuova occupazione. Per i lavoratori e per la continuità dello stabilimento è certamente una buona notizia.

Ma il contenuto industriale del piano merita attenzione; si prevede innanzitutto la rimessa in servizio e l’ammodernamento di unità oggi ferme — distillazione primaria, desolforazione, solvent deasphalting e thermal cracking — per riportare la raffineria alla massima capacità di lavorazione. La seconda direttrice riguarda i biocarburanti, inizialmente attraverso il co-processing negli impianti esistenti e successivamente con unità dedicate per biobenzine, HVO e SAF.

Il co-processing introduce una quota di materia prima rinnovabile insieme a quella fossile, con un beneficio legato alla componente bio effettivamente utilizzata e alla sua sostenibilità, ma non crea una nuova filiera. Anche le future unità dedicate resterebbero nel settore dei combustibili.

L’arrivo di Ludoil può dunque dare maggiore sicurezza al presente di ISAB, ma questo non coincide né con il futuro industriale di Priolo-Augusta né, da solo, con la sopravvivenza del polo. Va inoltre ricordato che il gruppo proviene soprattutto dalla distribuzione, dallo stoccaggio e dalla logistica dei prodotti energetici: gestire una raffineria della dimensione e complessità di ISAB rappresenta quindi un salto industriale rilevante, i cui risultati potranno essere valutati solo nei prossimi anni. La travagliata esperienza della precedente gestione GOI Energy suggerisce, del resto, prudenza nel valutare oggi le prospettive annunciate.

Lo stesso vale per l’idrogeno: se un grande elettrolizzatore serve soprattutto a sostituire l’idrogeno fossile utilizzato dalla raffineria, può rappresentare un intervento di decarbonizzazione se destinato ai biocarburanti, ma trasforma principalmente l’industria esistente anziché diversificarla.

Ma decarbonizzare e diversificare, per garantire lo sviluppo, non sono sinonimi. Ed è proprio per questo che il progetto di Augusta per l’eolico offshore ha un significato diverso.

Qui si parla potenzialmente di una vera nuova filiera: costruzione e assemblaggio di piattaforme galleggianti, carpenteria pesante, logistica, manutenzione e servizi legati allo sviluppo dell’eolico nel Mediterraneo. Non soltanto rendere più sostenibile ciò che già facciamo, ma aggiungere un nuovo mestiere industriale.

E proprio mentre si consolida la continuità di ISAB, le risorse assegnate ad Augusta per l’hub offshore sono state ridotte da 49,8 a 24,3 milioni di euro anche se il ministro dell’Ambiente ha precisato che potrebbero essere reintegrate nel bilancio 2027.

Resta però il contrasto. Per la maggiore raffineria italiana si completa rapidamente un’operazione sottoposta a Golden Power e sostenuta da un finanziamento assistito da garanzia SACE; per una delle poche iniziative capaci di diversificare realmente il territorio, le risorse disponibili vengono dimezzate e il loro ripristino rinviato a una futura decisione di bilancio.

La continuità di ISAB è un interesse industriale e occupazionale evidente. Ma proprio l’intervento sul presente rende più urgente la domanda sul futuro: che cosa dovrà essere Priolo-Augusta nel 2040?

Dunkerque non offre una ricetta da copiare, ma mostra un metodo: trasformazione dell’esistente, nuove filiere, infrastrutture e formazione procedono insieme sotto un indirizzo pubblico strategico. Brindisi rappresenta un caso molto più limitato, ma nel vecchio sito chimico sta nascendo una produzione appartenente a una nuova catena del valore.

A Priolo-Augusta, invece, i progetti oggi più concreti riguardano ancora soprattutto l’adattamento delle attività esistenti. Non sono inutili: rispondono alla domanda “come continuare a produrre con ciò che abbiamo”.

Resta però senza risposta la domanda successiva: che cosa costruiremo accanto a tutto questo e, un giorno, eventualmente al suo posto? Era la fase che avrebbe dovuto aprirsi dopo lo studio Ambrosetti del febbraio 2025. Diciannove mesi dopo, ISAB ha un nuovo proprietario, il progetto della bioraffineria è in corso, l’idrogeno resta soprattutto legato alla decarbonizzazione dell’esistente e l’offshore, la più evidente possibilità di diversificazione, non ha ancora certezza delle risorse.

A Dunkerque hanno progettato e realizzato il dopo mentre il presente esiste ancora; a Brindisi almeno un pezzo del dopo è già diventato un cantiere. A Priolo-Augusta il dopo resta ancora da progettare e il tempo perduto comincia ormai a diventare parte del problema.

SCHEDA 1

DUNKERQUE: i numeri di una riconversione industriale

 

“Verkor”. La gigafactory per la costruzione di batterie al litio inaugurata nel dicembre 2025 ha una capacità iniziale di 16 GWh l’anno e vede 1.200 posti di lavoro diretti e 3.000 indiretti. Verkor punta inoltre a raggiungere 50 GWh entro il 2030. Il progetto è stato sostenuto da una combinazione di capitali privati e risorse pubbliche francesi ed europee.

Fonte: Verkor – inaugurazione della gigafactory di Dunkerque (comunicato 11/12/2025).

“ProLogium” – costruzione batterie allo stato solido. Il cantiere della nuova gigafactory è stato aperto nel febbraio 2026. La prima linea dovrebbe raggiungere 4 GWh nel 2030, salire a 12 GWh nel 2032 e il sito è dimensionato per un potenziale sviluppo fino a 48 GWh. L’azienda motiva esplicitamente la scelta di Dunkerque con la presenza di infrastrutture, collegamenti logistici, energia a basse emissioni e un ecosistema industriale sostenuto congiuntamente da soggetti pubblici e privati.

Fonte: ProLogium – apertura del cantiere della gigafactory (comunicato 10 /02 /2026).

“Orano-XTC New Energy” – materiali per batterie. La joint venture Neomat CAM, tra XTC New Energy e Orano, ha assunto nel marzo 2026 la decisione finale di investimento e ha avviato il cantiere. L’impianto, previsto in esercizio nel 2028, produrrà 40.000 tonnellate annue di materiali attivi di catodo (CAM), sufficienti indicativamente per le batterie di circa 500.000 veicoli elettrici. L’investimento è di circa 500 milioni di euro. Il progetto costituisce la prima fase di una piattaforma industriale che potrebbe successivamente comprendere anche precursori di catodo e riciclo idrometallurgico dei materiali delle batterie.
Fonti:
Orano – decisione finale d’investimento Neomat CAM,(annuncio 03/05/2026),
Orano – posa della prima pietra, (annuncio 29 maggio 2026

“SUEZ” – riciclo delle batterie. Il gruppo SUEZ sviluppa nell’area portuale di Dunkerque un impianto dedicato al riciclo delle batterie agli ioni di litio e al recupero delle materie critiche. Il progetto comprende raccolta, smontaggio e trattamento delle batterie fino alla produzione di “black mass”, il concentrato contenente litio, nichel, cobalto, manganese e grafite destinato al successivo recupero dei materiali. Le autorizzazioni amministrative sono state ottenute e la decisione finale d’investimento è attesa nel corso del 2026.
Fonte:
Dunkerque-Port – Dossier de presse 2026 (20/01/2026).

“ArcelorMittal” – trasformazione della siderurgia esistente. Nel febbraio 2026 è stato finalizzato un investimento di 1,3 miliardi di euro per un nuovo forno elettrico ad arco da circa 2 milioni di tonnellate annue, previsto in esercizio nel 2029, per la produzione di acciaio verde. Il progetto ha ricevuto sostegno pubblico e si inserisce nella decarbonizzazione di uno dei maggiori siti siderurgici francesi.
Fonte: Euronews Italia – ArcelorMittal investe 1,3 miliardi a Dunkerque (11 febbraio 2026).

“Infrastrutture comuni”. Dunkerque-Port indica oltre 1 miliardo di euro di investimenti RTE nelle reti elettriche, una futura rete condivisa per il trasporto dell’idrogeno, una rete interindustriale del calore, sistemi per il riutilizzo dell’acqua industriale e un hub per raccolta, liquefazione, stoccaggio ed esportazione della CO₂. È questo insieme di infrastrutture comuni che consente di parlare di un ecosistema industriale e non semplicemente di una somma di singoli investimenti.
Fonte: Dunkerque-Port – infrastrutture e industrie decarbonizzate (autorità portuale)

“SNF Flocryl – chimica specializzata”. Il gruppo francese, leader mondiale nei polimeri idrosolubili, ha realizzato a Gravelines un nuovo stabilimento, entrato in produzione nel 2026. L’investimento iniziale di 220 milioni di euro riguardava monomeri destinati all’industria cartaria, che contribuiscono anche alla produzione di carta riciclata. È già in corso un ampliamento da 60 milioni, destinato a prodotti per il trattamento delle acque con il quale a regime, sono previsti circa 100 occupati in totale. Va detto che non si tratta propriamente di industria verde, ma di un esempio di sviluppo della chimica specializzata, con applicazioni anche nell’economia circolare. La diversificazione industriale, infatti, non si esaurisce nelle tecnologie per la transizione energetica.

Fonte: SNF amplia lo stabilimento di Gravelines. La Gazette Nord-Pas-de-Calais, 22 aprile 2026.

“Formazione e occupazione”. Le autorità territoriali stimano circa 20.000 nuovi posti di lavoro entro il 2030 legati al ridispiegamento industriale dell’area e hanno già avviato programmi di orientamento e preparazione professionale. Fra le figure richieste vengono citati operatori di produzione, tubisti e tecnici di manutenzione.
Fonte: Nord Info – L’industrie du futur recrute déjà dans le Dunkerquois (articolo 12 / 11 /2024)

SCHEDA 2

DUNKERQUE: lo Stato francese nella pianificazione industriale

Estratto dal sito del governo francese, 16 Gennaio 2023; traduzione dall’originale francese. “L’8 novembre 2022, il Presidente della Repubblica ha fissato un obiettivo per dimezzare le emissioni industriali francesi nel prossimo decennio. Per raggiungere questo obiettivo, la pianificazione ecologica è un metodo essenziale e nuovo, al fine di garantire coerenza tra gli sforzi richiesti dai produttori e l’implementazione delle soluzioni tecnologiche necessarie per la transizione ecologica nelle regioni: idrogeno, cattura di carbonio, calore rinnovabile, elettricità a basso contenuto di carbonio.

Con questo in mente, il Ministro Roland Lescure ha annunciato oggi la creazione di “Zone Industriali a Basso Carbonio” in cui lo Stato sosterrà finanziariamente il rapido dispiegamento delle tecnologie, infrastrutture e reti necessarie alla decarbonizzazione.

Queste zone sono pensate come pionieri nella decarbonizzazione dell’industria francese e come territori industriali “chiavi in mano” per le aziende che desiderano investire nella transizione ecologica, al fine di renderle una leva fondamentale per la reindustrializzazione verde.
A seguito della convocazione ZIBAC per i progetti, da France 2030,
il Governo ha selezionato i progetti nei bacini industriali di Dunkerque e Fos-sur-Mer per diventare le prime due “Zone Industriali a Basso Carbonio” (ZIBAC).”

Fonti: France 2030 – Dunkerque tra le zone industriali prioritarie (sito governativo)

Institut Montaigne – Dunkerque, laboratorio del rinnovamento industriale

 

 


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