#Finsubito news dalla rete – i fari della Dda di Catanzaro sulle truffe all’agricoltura tra Calabria e Toscana


Nell’ipotesi dei pm di Catanzaro quella messa in piedi sarebbe un’imponente idrovora finanziaria capace di risucchiare oltre 1,6 milioni di euro dalle casse dell’Agea (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura), dell’Arcea (Calabria) e dell’Artea (Toscana). Un sistema di frode scientificamente strutturato per intercettare i fondi europei della Politica Agricola Comune (Pac), del Feaga e del Feasr, i cui proventi non sono mai serviti a piantare un solo albero di ulivo né a foraggiare capi di bestiame.

Quei soldi, per l’accusa, servivano a nutrire la “cassa comune” di un’associazione a delinquere capeggiata dall’avvocato catanzarese Gennaro Pierino Mellea, dall’imprenditore Danilo Abramo e da Roberto Mercurio, utilizzata per pagare i saldi d’asta di capannoni industriali e rilevare immobili pignorati, il tutto con la presunta infiltrazione delle cosche calabresi.

Le carte dell’inchiesta della Dda di Catanzaro svelano le dinamiche di una presunta attività di drenaggio sistematico dei contributi pubblici, condotta con la complicità di periti agronomi, commercialisti e un piccolo esercito di prestanome.

L’ombra della ’ndrangheta sul business dei pontili al porto di Catanzaro: «Ha chiesto il permesso al boss Grande Aracri»

L’architettura della frode: il “capping”, i prestanome e le imprese fantasma

Per comprendere la portata della presunta truffa occorre analizzare la contromossa ideata dal sodalizio per aggirare le regole comunitarie. Quando l’Unione Europea ha rafforzato i meccanismi di degressività e di “capping” (ovvero il tetto massimo ai pagamenti diretti per evitare che grandi proprietari monopolizzassero i sussidi), l’avvocato Mellea — proprietario effettivo di oltre 500 ettari di terreni tra la Calabria e la Toscana — ha applicato lo schema del frazionamento.

Nelle valutazioni inserite dagli inquirenti della Procura distrettuale antimafia di Catanzaro, il quadro accusatorio viene sintetizzato con estrema chiarezza: «Gennaro Pierino Mellea è il deus ex machina, promotore e ideatore del programma criminoso, investe la liquidità necessaria all’acquisto dei terreni, e, che, consequenzialmente, si appropria degli illeciti profitti, per poi reinvestirli, tra l’altro, nelle attività dell’altra associazione per delinquere… Sussistono gli elementi costitutivi del delitto di truffa aggravata ex art. 640-bis c.p. ai danni dell’Organismo erogatore dei contributi in materia di Politica Agricola Comune… Sono ravvisabili gli artifici e raggiri, consistenti nella presentazione di domande a nome di imprese agricole artatamente costituite, di fatto inesistenti, intestate fittiziamente a soggetti di comodo scelti da Mellea in quanto disponibili a restituire allo stesso e all’associazione i contributi indebitamente percepiti».

Per attuare il piano, Mellea si avvaleva dell’apporto determinante di due figure tecniche. Si tratta di Giorgio Amelio, perito agronomo e rappresentante di associazioni di categoria, incaricato di istruire, caricare sui portali telematici e monitorare le “Domande Uniche di Pagamento” sulla piattaforma Sian, e Adriano Dara, commercialista, addetto all’apertura delle partite Iva agricole e alla predisposizione degli adempimenti fiscali.

I terreni sarebbero stati concessi in finto affitto a una galassia di ditte individuali e società semplici create ad hoc: Emme Agricola S.s., Erre Agricola S.s., Tenuta A.M.G. S.s., Caseificio Fiore di Sant’Anna S.r.l.s., Società Agricola Santa Teresa S.r.l., oltre alle ditte intestate a sette presunti prestanome.

«Me le fate vedere le mani, che si vede che siete un agricoltore!»

Che la conduzione agricola fosse una pura finzione contabile era noto agli stessi partecipanti. La mattina del 6 giugno 2022, all’interno degli uffici della Crd Immobiliare Srl a Caraffa di Catanzaro, le microspie della Guardia di Finanza catturano una discussione tra Mellea, Abramo, Giovanni Lippelli e i coniugi – e presunti prestanome – Nicola Tavano e Maddalena Sacco.

L’estratto dell’intercettazione spiega come i presunti conduttori dei terreni non fossero esattamente manodopera specializzata. Lo chiarisce Mellea: «Mo che chiamano a Maddalena le dicono: “Gentilmente, me le fate vedere le mani, che si vede che siete un agricoltore!”…».

Pochi minuti prima, Danilo Abramo era entrato trafelato in ufficio annunciando l’accredito dei fondi Arcea sul conto della sua compagna, sollecitando l’impiego immediato di quel denaro per saldare il notaio e un’asta giudiziaria pendente: «Stamattina… sono arrivati 8.470 euro!… Paga subito al compare Frischetto… qua… istantaneo… proprio come una freccia!… Devo andare a Catanzaro… e il notaio». Mellea risponde: «Ti prendi 5.000… ti voglio dire… e ti paghi il notaio… e l’istantaneo… e tutto quello che è arrivato… 8.470… tieniti 70 euro… 8.400… e mi devi dare 3.000 euro a me che li devo mandare all’azienda… me li dai contanti che vado e glieli porto!».

I presunti prestanome, di contro, si rendevano conto di essere usati per incassare migliaia di euro ricevendo in cambio le briciole. Rimasti da soli si sfogano: «Settemila euro… cioè… “1.000 euro teneteveli”, no. Nemmeno te lo dicono…».

Il cortocircuito sui terreni in Toscana e i falsi braccianti dell’Inps

La voracità con cui il gruppo accaparrava terreni all’asta in Centro Italia ha finito per generare vistose anomalie sui sistemi di controllo telematici del Sian e dell’Ismea.

Il 20 settembre 2021, un agronomo toscano telefona a Mellea per avvisarlo che gli uffici stavano sollevando dubbi formali sull’incompatibilità geografica delle aziende. I fari si accendono su aziende che sono tutte in Calabria ma hanno terreni al Nord e Mellea risponde: «Mandami la foto dai che vediamo noi e poi ti richiamo».

Un altro pilastro del presunto sistema fraudolento riguardava l’invenzione di false posizioni lavorative. Gli accertamenti ispettivi condotti dall’Inps nell’ambito di paralleli procedimenti giudiziari e recepiti negli atti avrebbero evidenziato, secondo i pm, che l’organizzazione denunciava decine di falsi braccianti agricoli (ben 24 individuati solo nel comune di Umbriatico) al solo fine di far percepire indebite indennità di disoccupazione e assegni assistenziali.

Nei verbali della Guardia di Finanza citati dagli inquirenti, la gestione delle aziende agricole viene definita priva di qualsiasi logica imprenditoriale: «Dalle risultanze dell’attività ispettiva è emersa una decisa anti-economicità gestionale. Dalla dichiarazione IVA 2017 emergono acquisti per un totale di 77.257,00 euro, mentre non sono state rilevate operazioni di vendita, registrando una perdita d’impresa pari a 119.207,38 euro… I terreni di Umbriatico si presentavano fortemente scoscesi, privi di uliveti o altre coltivazioni… L’effettivo dominus delle due imprese agricole in questione è stato effettivamente il Gennaro Pierino Mellea… l’avvocato Mellea si è personalmente occupato dell’iter procedurale relativo alla richiesta di finanziamenti pubblici».

«Ci trasferiamo tutti a Pisa»

A conferma del disinteresse per la terra, durante un sopralluogo in auto a Volterra il 22 luglio 2021, Mellea mostrava a un suo sodale le immense distese acquistate all’asta vantandosi: «Questa che vedi è tutta mia… tutti questi seminativi che vedi… Quella è La Leccia… Quindi sono diventato il più grosso proprietario terriero del comune… capito?». Ma quando Scalise chiedeva se vi si potessero piantare ulivi, Mellea rispondeva senza fronzoli che non vi sarebbe stata alcuna intenzione di coltivare, bensì solo di incassare i fondi Pac.

In un’altra intercettazione dell’11 gennaio 2022, Mellea confidava i suoi progetti di vita a Pisa: «Ci trasferiremo tutti… Pisa… e gliene do una a mio fratello, uno a mia sorella e uno a mia moglie… voi gestitevi i locali e io mi dedico all’agricoltura…».

Negli atti gli inquirenti chiosano amari: «Nell’affrontare l’argomento relativo al guadagno ricavabile dai terreni, Gennaro Pierino Mellea non cita affatto il potenziale ritorno riveniente dalla coltivazione dei terreni stessi». Sarebbe stata soltanto questione di soldi da mungere dall’Unione europea. Il prosieguo del procedimento giudiziario dirà se queste accuse siano fondate.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม