#Finsubito news dalla rete – La salute è un affare da 190 miliardi


Per i gruppi industriali che cercano nuove strade di crescita, la salute offre qualcosa che molti altri mercati hanno perso: una domanda sostenuta da bisogni difficili da rinviare. Una cataratta da operare, un ginocchio da riabilitare, un esame da prenotare diventano incassi sicuri. Il passaggio dalla vendita di un prodotto alla gestione di un percorso di cura apre un mercato nel quale la relazione con il paziente può durare anni. È la direzione imboccata da EssilorLuxottica con le cliniche oculistiche, come si legge nella pagina a fianco: estendere la propria presenza dalle lenti alla diagnosi e al trattamento. Una svolta clamorosa rivelata da questo giornale e probabilmente decisiva per il colosso dell’occhialeria.

In Italia le dimensioni del settore continuano ad aumentare. Secondo i dati presentati dall’Istat alla Camera il 7 luglio 2026, la spesa sanitaria complessiva ha raggiunto 190,1 miliardi di euro nel 2025, pari all’8,4% del Pil. Il settore pubblico ne finanzia 140,8 miliardi, mentre 42,4 miliardi sono pagati direttamente dalle famiglie. Altri 7 miliardi arrivano dai regimi di finanziamento volontari, soprattutto dalle assicurazioni private, che ne sostengono 5,3. Quasi cinquanta miliardi provengono dunque da risorse private, anche se il perimetro comprende farmaci e dispositivi oltre a visite, esami e interventi. Sono cifre che misurano chi finanzia le cure, non il fatturato delle sole strutture private.

Una fotografia più vicina al business degli operatori arriva dal rapporto Mediobanca pubblicato il 22 luglio 2026. I 38 maggiori gruppi sanitari privati italiani, con fatturato individuale superiore a 100 milioni, hanno totalizzato ricavi per 13,4 miliardi nel 2024: il 5,5% in più sull’anno precedente e il 22% sopra il 2019. Le prime indicazioni sul 2025 segnalano un’ulteriore crescita del 3,7%. Il campione comprende ospedali, diagnostica, riabilitazione e strutture per anziani: misura il peso dei grandi gruppi, senza esaurire il mercato della sanità privata.

I principali gruppi della sanità privata in Italia

La geografia di questo business ha due poli importanti in Lombardia e nel Lazio. La classifica dei ricavi 2024 elaborata da Mediobanca è guidata da Papiniano, la holding del Gruppo San Donato e del San Raffaele milanese, con 2,16 miliardi di euro, davanti a Humanitas con 1,26 miliardi. Due realtà con un forte radicamento lombardo: il Gruppo San Donato, legato alla famiglia Rotelli e presieduto da Angelino Alfano, e Humanitas, espressione della famiglia Rocca, con Gianfelice Rocca protagonista della diversificazione dalla siderurgia alla sanità. Nel Lazio, il Policlinico Gemelli figura tra i maggiori operatori nazionali con 946 milioni di ricavi. Accanto alla fondazione romana operano Garofalo Health Care, quotata e guidata dall’amministratrice delegata Maria Laura Garofalo, con Aurelia Hospital, European Hospital e Casa di Cura Città di Roma, e la rete San Raffaele degli Angelucci, particolarmente presente nella riabilitazione.

Alle famiglie imprenditoriali si affiancano i fondi di investimento. Charme Capital Partners e Columna Capital sono presenti in Bianalisi, piattaforma di diagnostica nata in Brianza e cresciuta attraverso acquisizioni; Columna investe anche nelle soluzioni residenziali e nei servizi per anziani con Over. F2i ha invece accompagnato per dieci anni lo sviluppo di KOS nell’assistenza e nella riabilitazione, prima di cedere nel gennaio 2026 la propria quota del 40,23% a Cir, diventata azionista unico. Percorsi diversi che raccontano la stessa trasformazione: dalla singola struttura a reti organizzate su scala industriale.

In Europa gli ordini di grandezza diventano ancora più rilevanti. I dati comparabili Eurostat riferiti al 2023 collocano la spesa sanitaria corrente dell’Unione a 1.720 miliardi di euro, il 10% del Pil. Gli ospedali ne assorbono il 36,8%, equivalente a circa 633 miliardi; ai fornitori di assistenza ambulatoriale va il 25,6%, circa 440 miliardi. Sono elaborazioni che comprendono strutture pubbliche e private, non una stima del fatturato delle sole cliniche commerciali. Ma rendono evidente la dimensione economica delle attività nelle quali si inseriscono i nuovi investimenti.

L’impatto della demografia e la silver economy

Per chi investe, una rete di strutture offre possibilità concrete di migliorare l’efficienza. Acquisti centralizzati, prenotazioni coordinate, servizi amministrativi comuni e apparecchiature utilizzate più intensamente possono ridurre i costi per prestazione. La specializzazione permette di concentrare competenze e organizzazione. È la scommessa delle aggregazioni: dare dimensione industriale ad attività spesso frammentate, mantenendo qualità clinica e fiducia dei pazienti.

Per valutare una clinica, però, conta anche come vengono pagate le prestazioni: l’accreditamento con il servizio pubblico, le convenzioni con assicurazioni e fondi sanitari, oppure il pagamento diretto del paziente. Ogni canale ha tariffe, tempi di incasso e vincoli diversi. E una sala operatoria o un macchinario diagnostico generano ricavi soltanto se possono contare su personale qualificato e un flusso adeguato di attività. Per questo, nelle acquisizioni, il valore di una struttura va oltre gli immobili e le apparecchiature: comprende le équipe, la reputazione e la capacità di attrarre pazienti. La scala aiuta a distribuire i costi, ma la redditività si costruisce nella gestione quotidiana, tra agende, turni e continuità dei percorsi di cura.

La forza che sostiene la domanda resta la demografia. Secondo l’Oms, nel 2030 una persona su sei nel mondo avrà almeno sessant’anni: 1,4 miliardi di individui, destinati a diventare 2,1 miliardi nel 2050. Vivere più a lungo significa convivere più a lungo con patologie croniche, ma anche cercare cure che preservino vista, udito, mobilità e autonomia. Una parte della domanda arriva da persone ancora attive, che vogliono continuare a lavorare, guidare e viaggiare.

È il capitolo sanitario della silver economy. Secondo la società di ricerche Imarc, il mercato globale dei servizi di cura e assistenza agli anziani valeva 1.317 miliardi di dollari nel 2025 e potrebbe raggiungere 2.262 miliardi nel 2034. Il perimetro comprende assistenza domiciliare, centri diurni e strutture residenziali, con servizi sanitari e non sanitari. È una stima, non un dato ufficiale sull’intera sanità legata all’età. La silver economy è ancora più ampia, perché include abitazioni, turismo e altri consumi della popolazione matura. Il mercato potenziale si allarga, ma quello effettivo dipende da chi può finanziarlo: famiglie, assicurazioni e servizio pubblico. La demografia porta nuovi pazienti. La capacità di organizzare e finanziare le cure stabilisce quanta di quella domanda può diventare attività, ricavi e utili. Visti i numeri, non stupisce la scelta di Luxottica: un’occhiale non basta. (riproduzione riservata)


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