Un ettaro di parco, uno skate park e un piccolo parcheggio interno. Ma prima arriveranno le ruspe. Gli oltre otto milioni stanziati dalla Regione Lazio per l’ex Italcementi serviranno a finanziare una prima fase di demolizioni degli edifici collocati verso la parte finale di via Terme di Traiano e a liberare lo spazio sul quale realizzare le prime nuove funzioni pubbliche dell’area.
Per la prima volta c’è anche un obiettivo temporale preciso. Il Comune punta ad andare a gara tra la fine del 2026 e l’inizio del prossimo anno, con l’intenzione di avviare le demolizioni già nel primo trimestre del 2027.
A indicare contenuti e tempi dell’intervento è l’assessore all’Urbanistica Giancarlo Cangani.
«Questi otto milioni serviranno a una prima fase di demolizione che coinvolgerà gli edifici vicino alla parte finale di via Terme di Traiano – spiega – e quest’area servirà per creare un parco di circa un ettaro, uno skate park e un piccolo parcheggio interno».
È il primo tassello operativo di una trasformazione molto più grande. Il progetto di valorizzazione «Civitas Futura», adottato dal Consiglio comunale nel 2025, immagina infatti per l’ex Italcementi una nuova centralità urbana composta da funzioni residenziali, direzionali e commerciali, servizi pubblici e privati, strutture per l’accoglienza e la ricettività, impianti sportivi, parcheggi e ampie aree verdi. Il progetto punta inoltre a mantenere, dove tecnicamente ed economicamente sostenibile, alcuni degli edifici industriali di maggior pregio, recuperandoli e integrandoli nelle nuove funzioni.
Il parco annunciato ora da Cangani rappresenta quindi soltanto una prima porzione del sistema verde previsto dal masterplan. Nel progetto complessivo, tra parco, aree naturalistiche e parcheggi verdi, si arriva a circa 80mila metri quadrati. La parte centrale viene immaginata come uno spazio per usi liberi, mentre uno degli immobili storici dei magazzini del cementificio dovrebbe diventare uno degli elementi centrali dello spazio pubblico.
Lo skate park, invece, entra ora nella definizione concreta del primo intervento indicata dall’assessore e aggiunge una funzione specifica a quel primo ettaro che dovrebbe nascere dopo gli abbattimenti.
Il nodo immediato resta però quello dei tempi.
«Mi auguro che le tempistiche siano veloci, certo a meno di imprevisti – prosegue Cangani –. Noi vorremmo andare a gara entro la fine dell’anno e l’inizio del prossimo, in modo che si possa partire con le demolizioni nel primo trimestre del nuovo anno».
L’iter tecnico è peraltro già avviato. Nel corso del 2026 il Comune ha affidato diversi incarichi propedeutici, tra cui quello relativo all’analisi delle condizioni e delle principali carenze strutturali degli immobili ancora presenti nel complesso. Negli atti comunali compare inoltre esplicitamente il primo lotto funzionale relativo ai lavori di demolizione e riqualificazione degli spazi verdi dell’ex Italcementi.
Gli oltre otto milioni stanziati dalla Regione danno quindi copertura a una prima operazione capace di rendere visibile una trasformazione rimasta per anni soprattutto sulla carta.
«Su Italcementi è fondamentale il contributo ricevuto dalla Regione, alla quale facciamo i nostri ringraziamenti – sottolinea Cangani – soprattutto perché ancora una volta è stata evidenziata l’importanza della continuità amministrativa. Al di là del colore delle amministrazioni, c’è stata una collaborazione».
Il fondo immobiliare e le critiche dell’opposizione
Il percorso scelto per la trasformazione dell’intero comparto è stato però anche uno dei punti più contestati politicamente. Il progetto ufficiale prevede infatti che lo sviluppo dell’area venga attuato attraverso il fondo immobiliare ad apporto pubblico «Civitavecchia in Progress». Gli atti approvati dal Comune nel 2025 fanno riferimento al Piano di valorizzazione dell’ex Italcementi «ai fini del conferimento programmato» al fondo, chiamato successivamente a reperire le risorse finanziarie necessarie alla realizzazione degli interventi previsti.
Una scelta sulla quale l’opposizione aveva espresso forti perplessità già durante il lungo consiglio comunale dell’agosto 2025. In particolare Massimiliano Grasso e Paolo Poletti avevano messo in guardia l’amministrazione sul ruolo attribuito all’advisor e al fondo immobiliare e sulla possibilità di concedere un margine troppo ampio a un soggetto terzo nella trasformazione di un’area pubblica così rilevante, chiedendo anche una più approfondita analisi di mercato.
Critiche erano arrivate anche sul dimensionamento complessivo dell’intervento e sulle cubature previste, oltre che sulla necessità, secondo le opposizioni, di mantenere più saldamente in capo alla politica e al Comune la guida del processo di riqualificazione.
Il finanziamento regionale da oltre otto milioni apre però ora una fase differente, perché consente di separare almeno il primo intervento concreto dalla partita più ampia che riguarda la valorizzazione immobiliare dell’intero comparto: demolizioni, parco, skate park e parcheggio potranno partire con risorse pubbliche già individuate, mentre sul resto del progetto rimane aperta la sfida dell’attuazione attraverso il fondo e dell’ingresso degli investimenti privati.
Una fabbrica nata nel 1896
Per comprendere il peso dell’operazione bisogna però tornare molto più indietro. Il cementificio appartiene alla storia industriale di Civitavecchia da oltre un secolo.
La «Società Anonima Fabbrica Calce e Cementi» individuò nel 1896 nell’area civitavecchiese giacimenti di calcare adatti alla produzione. I lavori per la costruzione dello stabilimento iniziarono il 1° agosto 1896. All’avvio erano presenti due forni verticali; nel 1911 erano diventati sedici e nello stesso anno entrò in funzione anche un forno rotante lungo 46 metri. Nel 1912 un incendio semidistrusse la fabbrica, risparmiando però il forno rotante.
Alla fine degli anni Trenta gli operai impiegati erano almeno duecento. Durante la Seconda guerra mondiale la produzione si fermò a causa dei bombardamenti subiti dalla città, per poi ripartire nel 1944 grazie al lavoro degli stessi operai tornati nello stabilimento. Da lì iniziò una lunga trasformazione del ciclo produttivo, fino alla progressiva dismissione. Gli studi dedicati al patrimonio industriale dell’area collocano la definitiva chiusura dell’impianto nel 2004.
Sono passati quindi oltre vent’anni dalla dismissione definitiva e quasi centotrenta dall’avvio della costruzione della fabbrica. È anche per questo che l’operazione non riguarda soltanto l’abbattimento di alcuni edifici, ma il rapporto tra Civitavecchia e una porzione di città rimasta a lungo separata dalla normale fruizione urbana.
Il progetto generale prova infatti a conservare alcuni segni della vecchia fabbrica integrandoli nella nuova configurazione. Il masterplan parla di archeologia industriale, recupero degli organismi esistenti di maggiore pregio e apertura alla città di spazi fino ad oggi preclusi.
La scommessa sui privati
Ed è qui che il primo finanziamento pubblico assume, nelle intenzioni dell’amministrazione, anche una funzione economica. Secondo Cangani l’avvio delle demolizioni e la prima sistemazione dell’area potrebbero rendere più credibile l’intero progetto agli occhi degli investitori.
«Sono dell’idea che questo obiettivo che ci siamo dati sarà anche in grado di stimolare gli investimenti – afferma – perché sicuramente trovare un’area già con una demolizione avviata potrà portare investitori privati per quanto riguarda le opere calde, come hotel e altre strutture».
La distinzione utilizzata dall’assessore è tra le cosiddette «opere calde», capaci di produrre un ritorno economico e quindi potenzialmente appetibili per gli operatori privati, e le «opere fredde», destinate soprattutto alla fruizione collettiva.
«Questo ci permetterà anche di avere opere fredde, come appunto il parco e lo skate park, che portano benefici sociali e non economici».
Il primo ettaro di verde e lo skate park assumono così un significato che va oltre il singolo intervento. La strategia dell’amministrazione è iniziare con demolizioni e funzioni pubbliche, rendendo concretamente percepibile il cambiamento e provando contemporaneamente a mettere in moto la parte privata della riqualificazione.
Sul tavolo resta un progetto molto più grande e necessariamente più lungo del primo stralcio. E restano anche le diverse valutazioni politiche su dimensioni, modalità di attuazione e ruolo del fondo immobiliare.
Il prossimo passaggio, però, è molto più semplice da misurare: la gara tra la fine dell’anno e l’inizio del 2027 e, successivamente, le prime demolizioni.
Dopo oltre un secolo di storia industriale, vent’anni dalla dismissione definitiva e anni di progetti sulla trasformazione dell’area, saranno le ruspe a rappresentare il primo vero cambio di scena.
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