Matera – Il futuro economico, sociale e demografico di un territorio fragile ma ricco di enormi e inespresse potenzialità come quello lucano non si costruisce soltanto posando fredde colate di asfalto o stendendo solitari chilometri di binari ferroviari nel nulla. Le grandi e faraoniche opere pubbliche hanno un senso reale, tangibile e vitale solo ed esclusivamente se riescono a trasformarsi miracolosamente in pane, dignità e posti di lavoro sicuri per chi abita quelle terre. È questo il potentissimo, viscerale e accorato messaggio che Pino Giordano, vulcanico e instancabile Segretario Provinciale dell’UGL Matera, ha voluto lanciare con inaudita forza durante il recentissimo, prestigioso e affollato convegno promosso orgogliosamente da Confindustria Basilicata. L’iniziativa di altissimo profilo, emblematicamente intitolata “Sulle rotte dello sviluppo. Infrastrutture, Trasporti e Logistica per una Basilicata più competitiva”, ha avuto il grandissimo e innegabile merito di riunire finalmente attorno allo stesso tavolo istituzioni pubbliche, mondo imprenditoriale privato e grandi operatori nazionali. L’obiettivo? Affrontare di petto, senza più insopportabili rinvii burocratici, il nodo cruciale e soffocante della logistica regionale, per provare a rimettere in moto il motore inceppato del Mezzogiorno d’Italia.
L’Interporto di Ferrandina: una storica occasione per la Valbasento
Il momento culminante, più emozionante e politicamente denso dell’intero incontro è stato senza ombra di dubbio la ratifica e la solenne firma del tanto atteso Protocollo d’intesa per il rilancio definitivo dell’Interporto di Ferrandina.
“La firma di questo strategico protocollo rappresenta un passaggio di grandissimo, vitale rilievo”, ha sottolineato con orgoglio e visibile emozione il sindacalista Pino Giordano durante il suo seguitissimo intervento al megafono. Questo accordo formale, infatti, ha il merito storico di provare a mettere finalmente e concretamente “a sistema” l’infrastruttura fisica, la fame di crescita delle imprese e le disperate necessità del territorio. L’Interporto di Ferrandina, se sapientemente, rapidamente e logicamente collegato al fondamentale e strategico scalo marittimo del Porto di Taranto all’interno di una visione logistica ampia e respiro nazionale, possiede letteralmente le chiavi per potersi trasformare in un potentissimo, inarrestabile motore di sviluppo economico per tutta la depressa area della Valbasento, per l’intero Materano e per le sorti della Basilicata intera. Tuttavia, dal punto di vista prettamente sindacale e umano, l’UGL pone una condizione assolutamente, categoricamente imprescindibile sul tavolo delle trattative: tutto questo scintillante sviluppo logistico deve, prima o poi, tradursi in lavoro vero. “Una strada o una piattaforma logistica” – ha tuonato il segretario – “acquistano un senso solo se creano occupazione stabile e qualificata per la nostra gente”.
Il dramma della CallMat: 350 famiglie a rischio e il diritto di restare
Ma mentre lo sguardo della politica e degli imprenditori è proiettato legittimamente e giustamente verso i grandiosi scenari futuri della logistica intermodale, il sindacato ha il gravoso e doloroso compito morale di ricordare a tutti le profonde ferite ancora sanguinanti del presente.
Il richiamo lanciato da Giordano assume infatti una valenza drammatica e un peso specifico enorme alla luce della difficilissima, asfissiante e angosciante situazione occupazionale che sta attualmente paralizzando il territorio materano. “Mentre guardiamo ai cantieri del futuro, non possiamo assolutamente voltarci dall’altra parte e dimenticare le tragedie del presente”, ha evidenziato con voce rotta dall’emozione il leader dell’UGL. Il riferimento, crudo e dolorosissimo, è alla profonda e irrisolta crisi aziendale che ha travolto brutalmente il call center CallMat di Matera. Una vertenza sindacale drammatica, un buco nero economico che coinvolge e tiene col fiato sospeso la vita di circa 350 lavoratrici e lavoratori disperati. Il sindacalista ha ricordato alla platea degli industriali che dietro ogni arida e burocratica statistica occupazionale ci sono persone in carne ed ossa, ci sono madri e padri di famiglia terrorizzati per l’affitto da pagare, ci sono dignità calpestate e umiliati progetti di vita. Per questo motivo, l’UGL pretende che le istituzioni difendano ferocemente, con ogni mezzo e strumento legislativo possibile, l’occupazione già esistente, evitando che una simile macelleria sociale costringa le nuove, brillanti generazioni lucane a fare la valigia per emigrare lontano dalla propria casa.
Il plauso a Confindustria e la sfida: dalle parole ai cantieri aperti
Nonostante le fortissime e accorate preoccupazioni di natura sociale, Giordano ha voluto comunque chiudere il suo vibrante intervento dimostrando grande maturità istituzionale e rivolgendo un sincero, sentito e profondo ringraziamento al presidente di Confindustria Basilicata, Francesco D’Alema, per l’eccellente iniziativa promossa.
L’UGL ha pubblicamente e onestamente riconosciuto al mondo delle imprese il grandissimo merito di aver finalmente riportato al centro dell’agenda politica e del confronto pubblico una visione finalmente organica, strutturale e non più frammentata dello sviluppo regionale. Ma per far sì che il trionfale Protocollo d’intesa per l’Interporto di Ferrandina non si trasformi, come purtroppo accade spesso alle nostre latitudini, nell’ennesimo e polveroso libro dei sogni chiuso in un cassetto istituzionale, occorre cambiare marcia immediatamente. Il sindacato avverte severamente che questa firma non è un punto di arrivo, ma deve rappresentare il violento fischio d’inizio di una nuovissima e prolifica stagione politica. Ora servono disperatamente tempi burocratici certi, rigorosa programmazione finanziaria e una reale, aggressiva capacità di attrarre massicci operatori economici e investimenti stranieri. L’obiettivo supremo e intoccabile per l’UGL è e resterà sempre uno soltanto: far sì che le immense potenzialità industriali della Basilicata non vengano miseramente sprecate in chiacchiere, trasformando chilometri di binari morti nella più grande, solida e duratura fabbrica di posti di lavoro del Mezzogiorno, restituendo finalmente orgoglio, stipendi e dignità al fiero popolo lucano.
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