Ci sono le avvisaglie di una campagna elettorale nazionale assai brusca, coi due schieramenti impegnati in una gara all’ultimo voto. Perciò è singolare che in una regione, al contrario, vinca la mediazione, con maggioranza e opposizione che su rilevanti, importanti temi si accordano e collaborano, arrivando insieme al voto.
Succede in Veneto, dov’è stato coniato il termina Stefanildo, ovvero l’unione tra il presidente della Regione, il leghista moderato Alberto Stefani, 33 anni, e il capo dell’opposizione, il piddino Giovanni Manildo, 57 anni. I due si contesero, a novembre, la presidenza, il candidato del centrodestra (trainato anche da Luca Zaia impossibilitato a ripresentarsi per il limite ai mandati) stravinse (64,3%) sul candidato del campo largo (28,8%). Un risultato quasi scontato nella roccaforte della Lega. Ma la campagna elettorale fu priva di toni aspri, il confronto avvenne in forme pacate. Così nel nuovo consiglio regionale si è arrivati al gentlemen’s agreement e il Veneto è l’unica Regione d’Italia dove manca, sulle leggi principali, il conflitto tra i due schieramenti.
L’accordo bipartisan sulle leggi regionali
Merito di un presidente di Regione che ha fatto tesoro degli insegnamenti zaiani e rifugge dalla contrapposizione, e del principale esponente d’opposizione, ex-scout, cattolico, lontano dalle degenerazioni ideologiche. Pure la delicata legge sul fine vita è stata votata assieme. Anziché andare allo scontro, come avvenuto in altre regioni, essi hanno lavorato di comune accordo attorno alla legge, trovando un punto d’incontro e quindi votandola. La legge è stata approvata col voto di Lega, parte di Fi, Pd, M5s Avs contrari FdI e alcuni consiglieri di Fi. Il Veneto è diventata la quarta regione in Italia a legiferare in materia e la prima amministrata dal centrodestra (ma la legge è passata col voto decisivo di Pd e alleati). Essa disciplina i tempi e le procedure sanitarie per il suicidio medicalmente assistito.
Commenta Manildo: «La definizione del testo varato ha visto da parte nostra un lavoro durato settimane, fatto di approfondimenti tecnici, confronti e di un intenso lavoro di interlocuzione con la giunta e con quella parte della maggioranza alla quale va riconosciuto il merito di aver imboccato quella via progressista che in questa materia non vede altrettanta apertura dalle forze di centrodestra a livello nazionale».
Embrassons nous anche sulla legge pro-caregiver, addirittura firmata e presentata insieme dal presidente Stefani e dalla consigliera Pd, Chiara Luisetto. Il progetto di legge disciplina il ruolo del caregiver familiare che, volontariamente e a titolo gratuito, si prende cura di una persona cara non autosufficiente o che necessita di assistenza di lunga durata, integrandolo nel sistema regionale dei servizi sociosanitari, riconoscendone la funzione sociale. Commenta Stefani: «La legge approvata è un importante segnale di civiltà, una nuova pietra miliare del percorso sociosanitario che mette al centro la persona e le relazioni umane. Riguarda più di 260 mila veneti per i quali l’attività del caregiver non è soltanto un impegno familiare, ma si configura come un prezioso e fondamentale tassello della rete di assistenza. Si tratta di una legge di civiltà a cui abbiamo lavorato insieme, maggioranza e opposizione. Di fronte a scelte come queste non ci possono essere divisioni politiche».
Conferma Luisetto: «Con Stefani si è lavorato a un testo condiviso. I caregiver familiari sono il cuore pulsante del nostro sistema di welfare, ma per troppo tempo sono stati lasciati soli ad affrontare un carico emotivo, fisico ed economico devastante. In maggioranza sono donne della cosiddetta generazione sandwich, schiacciate tra lavoro, cura dei figli e assistenza ai genitori anziani o con disabilità, che spesso hanno dovuto rinunciare all’impiego e alla propria salute per stare accanto a un familiare caro». Mentre Loredana Ligabue, segretaria di Carer (Associazione caregiver familiari) aggiunge: «Il presidente Stefani ha scelto di partire dal disegno di legge depositato dalla consigliera Pd. Non lo ha cancellato, non lo ha stravolto: lo ha assunto come base, lo ha arricchito e portato in Commissione. Il risultato è stato un percorso di approfondimento serio, con audizioni, confronti, emendamenti condivisi. Così si è arrivati a un testo senza bandiere, senza propaganda».
C’è però chi trova Stefanildo indigesto, sia da una parte che dall’altra dello schieramento politico. Nel centrodestra c’è chi accusa il presidente di privilegiare il dialogo col Pd snobbando la maggioranza che lo sostiene, mentre sull’altro fronte vi è chi è nostalgico dell’opposizione dura e inflessibile. Ma le critiche non sono, per ora, riuscite a bloccare il cheek-to-cheek stefanildesco.
Perfino sul bilancio, l’atto più significativo dell’attività regionale, ci sono state convergenze tanto che Luca Zaia, attualmente presidente del consiglio regionale, quando ha messo ai voti un emendamento sulla co-abitazione intergenerazionale, lo ha chiamato emendamento Stefanildo, e così è stato messo a verbale. L’emendamento bipartisan prevede una spesa di 300mila euro per estendere a tutte le città universitarie del Veneto l’iniziativa-pilota di Padova: «Esperienze di coabitazione tra proprietari anziani che vivono soli in case grandi e studenti arrivati da fuori che possono supportarli nelle piccole attività quotidiane».
Un feeling istituzionale nato, assicurano in Veneto, col patto dell’acciuga, un incontro a tavola, con prelibatezze marinare, tra il presidente e il leader dell’opposizione, in cui è emersa la reciproca volontà di superare i muri contrapposti della passata legislatura regionale per costruire percorsi legislativi condivisi, al di là dei distinguo che ovviamente rimangono soprattutto sulle questioni nazionali, a cominciare dall’autonomia.
Ma sul fronte regionale si può procedere bipartisan e concordano anche i consiglieri regionali civici, capeggiati da Riccardo Szumski, che alle recenti elezioni con la sua lista Resistere ha superato il 5%. Dicono i civici: «La prima legge regionale di Bilancio della presidenza Stefani è stata approvata in uno spirito di dialogo con l’opposizione e quindi con diversi voti bipartisan in aula. Quell’emendamento a doppia firma Stefani- Manildo, è simbolo di un dialogo tra maggioranza e opposizione che intende distruggere il muro contro muro e indurre la politica italiana a fare un passo avanti». (riproduzione riservata)
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