I cocci di una vita problematica adesso sono mischiati ai calcinacci, ai detriti e a tutto il caos prodotto dall’esplosione di lunedì sera nel palazzo di via Longo 9, nel quartiere di Borgo Santa Caterina. Dietro la loro porta c’era buio pesto, racconta il portinaio Gigi Ghilardi che aveva bussato dopo aver sentito un forte odore di metano lungo la scala C. «Mi ha aperto lui, non era lucido: secondo me era ubriaco o stordito dalle esalazioni. “Non senti puzza di gas? Vai a chiuderlo e apri le finestre!”, gli ho detto. Lui mi ha risposto: “Eh, un po’ di puzza c’è…”. Poi ha richiuso. Io sono andato verso la portineria per aprire le vetrate sui terrazzini e far passare aria. È stata la mia salvezza, perché pochi secondi dopo è esploso tutto».
L’onda d’urto ha squarciato mobili, infissi, vetri, solette e pareti, mentre la fiammata ha investito la coppia di origine romena che in quell’appartamento abita da quasi 5 anni: J. B., 55enne operaio per una ditta di installazione di pannelli, è ricoverato all’ospedale Borgo Trento di Verona con ustioni sul 15% del corpo; la moglie O. B., 51 anni, è in pericolo di vita al reparto Grandi ustionati del Niguarda di Milano con almeno il 75% del corpo compromesso dalle bruciature.
(Foto di
Yuri Colleoni)
Fortunatamente le fiamme non hanno attecchito
I vigili del fuoco di Bergamo si sono trovati di fronte a un principio di incendio prontamente
I Niat di Milano durante un sopralluogo hanno scoperto che il tubo del gas dell’abitazione era stato svitato. Accanto c’era una pinza «a pappagallo».
domato, unico elemento di conforto in un panorama di devastazione. A scongiurare conseguenze peggiori hanno contribuito le pareti di cartongesso che delimitavano un lato dell’appartamento e il vicino vano ascensore, che hanno rappresentato un sfogo per l’onda d’urto. In caso contrario si sarebbe creato un effetto «pentola a pressione» in grado di minare la stabilità dell’intero edificio.
Il tubo del gas trovato svitato
Nella notte tra lunedì e martedì i vigili del fuoco del Niat (Nucleo investigativo antincendi territoriale) di Milano durante un sopralluogo hanno scoperto che il tubo del gas dell’abitazione era stato svitato. Accanto c’era una pinza «a pappagallo». La valvola «a farfalla», che funge da interruttore per la conduttura del metano, era invece chiusa, forse – suppone chi indaga – subito dopo le intimazioni del portinaio. Le ipotesi formulate dal pm Emanuele Marchisio, che coordina le indagini della Squadra mobile, sono due: il gesto inconsulto o il maldestro tentativo di riparare un guasto. Il sostituto procuratore ha aperto un fascicolo per disastro colposo in cui sono stati iscritti J. B. e O. B.
Non viene contestato (anche se non è escluso del tutto) il reato di strage, in quanto non risultano dissidi con i vicini e dunque non è al momento plausibile un intento di vendetta. E poi, se si prende in considerazione il gesto doloso, ci si deve limitare alla fuoruscita di gas, perché l’esplosione appare al momento più accidentale che voluta. Un pulsante della luce o di qualche elettrodomestico premuto inavvertitamente e da cui sarebbe scaturita la scintilla che ha fatto da innesco alla deflagrazione. Talmente violenta da aver divelto anche la porta blindata dell’appartamento della coppia.
Bergamo, il giorno dopo l’esplosione in via Longo, le testimonianze. Video di MASSIMO SONZOGNI
L’ipotesi più plausibile
Un tentativo di suicidio è la pista che riscuote attualmente il maggior credito tra gli inquirenti, anche se non sono emersi messaggi di addio, neppure dai loro cellulari posti sotto sequestro. Ma a chi avrebbero potuto scriverli? La vita dei due ultimamente si consumava nella solitudine, dopo che si erano raffreddati pure i rapporti con i figli ormai adulti, che avevano preso le distanze dallo stile di vita dei genitori. J. B. e O. B. risultano entrambi alle prese con una dipendenza da alcol. La 51enne, inoltre, è seguita dal Cps (Centro psico sociale) e nelle scorse settimane era stata oggetto di un Tso (Trattamento sanitario obbligatorio). «Lei negli ultimi mesi non usciva di casa nemmeno per portare la spazzatura», si vocifera nel palazzo.
Oltre quella porta i due, insieme al gatto Tommy (pure lui uscito malconcio ma vivo dall’esplosione), tentavano di trincerarsi dietro un’apparente normalità, della quale adesso si cercano le schegge. Una di queste, sottolinea chi indaga, è che dal punto di vista economico la coppia sembra non aver mai patito particolari problemi: in questi anni, ad esempio, il canone d’affitto è stato regolarmente pagato.
Venti appartamenti inagibili
Il giorno dopo in via Longo si consuma tra parole e rumori di vetri spazzati via insieme allo spavento. L’inquilino del piano di sopra, reduce da una notte al Pronto soccorso, racconta che
«La donna è rimasta dentro l’appartamento ferita in modo grave, mentre il marito è uscito poco dopo sulle sue gambe»
stava entrando in casa quando tutto è saltato in aria: «Per fortuna non ero all’interno del mio appartamento, perché ho saputo che il pavimento è crollato».
Il portinaio Gigi, pure lui leggermente ferito anche se non si è rivolto a un ospedale, ricorda che «la donna è rimasta dentro l’appartamento ferita in modo grave, mentre il marito è uscito poco dopo sulle sue gambe, è andato in strada e si è seduto sul cordolo del marciapiede, rannicchiato: non diceva nulla».
Le condizioni di agibilità del palazzo
Il palazzo, suddiviso in quattro scale, è sostanzialmente agibile. Dei 60 appartamenti, venti ieri continuavano a essere ritenuti inaccessibili, con gli inquilini che hanno trovato ospitalità da parenti e amici o negli alberghi messi a disposizione dal Comune o attraverso la solidarietà di OrioCenter. Ma presto, dopo ulteriori verifiche, molte delle porte delle abitazioni potrebbero tornare ad aprirsi per chi ci viveva. Danni gravi, infatti, risultano solo a tre: quella della di J. B. e della moglie, che rimane sotto sequestro; quella accanto, dopo lo sfondamento della parete divisoria in cartongesso; e quella del piano di sopra, dove ha ceduto il pavimento. I danni sono ancora da quantificare. Martedì nel palazzo qualcuno parlava di milioni di euro.
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