#Finsubito news dalla rete – Nuovo Codice doganale UE: dati aziendali e affidabilità al centro della compliance


La novità più importante del nuovo Codice doganale dell’Unione non consiste soltanto nella digitalizzazione delle pratiche doganali. Ancor meglio, il Regolamento (UE) 2026/2108 punta a collegare gli adempimenti doganali ai dati che le imprese producono durante acquisti, trasporti e gestione delle scorte, così da dare nuova veste alla dichiarazione che non vuole più essere un atto autonomo, ma un processo integrato di gestione dei dati. 

In questa prospettiva, la capacità di documentare correttamente un’operazione diventa parte integrante dell’affidabilità dell’operatore. 

Due strumenti esprimono questa evoluzione: il centro doganale digitale dell’Unione, noto come EU Customs Data Hub, e lo status di operatore economico di fiducia e certificato, denominato Trust & Check. 

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1) Data Hub: oltre la dichiarazione

Il Regolamento (UE) n. 952/2013 aveva già previsto, all’articolo 6, l’utilizzo di procedimenti informatici per gli scambi di informazioni e la loro archiviazione. La riforma del 2026 sviluppa questa impostazione, mirando a superare la dispersione delle informazioni tra sistemi diversi e a favorire il loro impiego per controlli e analisi del rischio.

Il Data Hub non va inteso, dunque, come una semplice raccolta europea di bollette doganali. La sua funzione è mettere in relazione informazioni sulle merci, sugli operatori e sulle operazioni, rendendole utilizzabili dalle autorità competenti, peraltro per finalità tanto tributarie, quanto extra tributarie.

Il vantaggio atteso consiste nella possibilità di ricostruire il flusso commerciale senza affidarsi esclusivamente alla fotografia fornita dalla singola dichiarazione, come atto mediato ed indiretto, basato sulla trasposizione documentale di atti diversi; piuttosto, come atto immediato e diretto, secondo un paradigma diverso, basato sulla scrittura come dichiarazione di fatto. 

Un acquisto internazionale, infatti, genera informazioni in momenti e uffici differenti: l’ordine nasce nella funzione acquisti, la fattura viene acquisita dall’amministrazione, il trasporto è seguito dalla logistica e i dati merceologici possono essere gestiti dalla funzione tecnica. E la dogana utilizza elementi provenienti da tutti questi ambiti.

L’attuazione di questo quadro, però, resta progressiva. La generale applicazione del Codice, prevista dal 21 settembre 2027 salvo eccezioni, va distinta dalle successive tappe di utilizzo del Data Hub. È quindi essenziale non confondere l’entrata in vigore della disciplina con la disponibilità immediata di tutte le funzioni informatiche, sebbene questo non tolga come l’impresa possa però iniziare la preparazione senza attendere il completamento della piattaforma. 

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2) Scritture: cosa cambia per le imprese

Si è detto come la contabilità acquista rilievo come strumento per dimostrare la coerenza dell’operazione. Questo, però, non significa che, sempre, ogni registrazione aziendale sostituirà automaticamente una dichiarazione doganale. L’utilizzo delle scritture ai fini delle formalità dipende dalle condizioni e dalle semplificazioni previste dal Codice, non dalla sola scelta dell’operatore.

Il punto pratico è un altro: quanto viene comunicato alla dogana deve poter essere spiegato e verificato attraverso le informazioni conservate dall’impresa.

In altre parole: il valore dichiarato deve raccordarsi ai documenti commerciali e agli elementi che incidono sulla sua determinazione; l’origine richiede evidenze sui processi produttivi; la classificazione tariffaria presuppone una conoscenza aggiornata delle caratteristiche del prodotto. 

Si pensi a una società che acquista beni dall’estero e paga separatamente un corrispettivo per l’utilizzo di un marchio. Se il rappresentante doganale riceve soltanto la fattura della merce, può non disporre degli elementi necessari per valutare la rilevanza del contratto di licenza. Occorre quindi un collegamento tra funzione legale, amministrazione e responsabile doganale: un sistema informatico efficiente non risolve da solo l’assenza di informazioni.

La preparazione alla riforma dovrebbe partire dalla verifica delle anagrafiche, dalla riconciliazione tra acquisti e magazzino e dall’identificazione di chi approva classificazione, origine e valore.

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3) AEO e Trust & Check

Il nuovo Codice conserva l’operatore economico autorizzato, AEO, e affianca a questa figura l’operatore di fiducia e certificato, il Trust & Check Operatore, che invece rivoluzionerà il modello dichiarativo.

Non si tratta, però, di un mero cambio di denominazione, né di un passaggio automatico per le imprese già autorizzate. I due modelli rispondono a livelli differenti di integrazione con l’amministrazione. L’AEO resta uno strumento di riconoscimento dell’affidabilità doganale, con facilitazioni collegate ai requisiti e al tipo di autorizzazione, mentre il Trust & Check aggiunge una componente informativa e tecnologica più intensa: capacità di fornire o rendere disponibili, quanto più possibile in tempo reale, dati sui movimenti delle merci, sulla conformità e sulle registrazioni pertinenti. 

Il principio è che maggiori facilitazioni devono accompagnarsi a una maggiore verificabilità. Le semplificazioni non comportano l’eliminazione dei controlli: consentono all’autorità di utilizzare dati e processi per selezionare gli interventi.

Per le PMI, il tema è soprattutto la sostenibilità del percorso. Non tutte dispongono di sistemi integrati o di una funzione doganale interna e, se l’AEO può continuare a offrire un riferimento per strutturare procedure e competenze, l’accesso al Trust & Check richiederà una valutazione degli investimenti e dei benefici concretamente ottenibili. 

4) Il lavoro di preparazione nella fase di transizione

La riforma suggerisce di affrontare la compliance doganale come un processo condiviso, anziché come una pratica affidata interamente all’esterno. Il rappresentante mantiene un ruolo essenziale, ma la disponibilità delle informazioni dipende in larga parte dall’impresa che organizza gli acquisti e governa la filiera.

Prima di scegliere nuove soluzioni tecnologiche, occorre dunque capire quali dati mancano, quali controlli sono già presenti e dove si interrompe la comunicazione interna. Il risultato da perseguire non è produrre più documenti, ma rendere verificabili le informazioni che determinano il trattamento doganale delle merci.

 


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