#Finsubito news dalla rete – Albania, è il momento per fare startup


Tirana – Il profilo della città è punteggiato di gru e impalcature. Basta alzare lo sguardo: le nuove torri sono la faccia con cui la capitale albanese vuole presentarsi al mondo per attrarre investimenti. È però in due luoghi della Tirana “storica”, due simboli delle pagine più tetre della sua storia, che chi fa innovazione prova a costruire un futuro dell’economia locale che non si misura in piani e tonnellate di cemento ma in software, talenti, innovazione e round di investimenti.

Vila 31 è stata, fino al 1985, la residenza privata del dittatore Enver Hoxha, nel quartiere che per decenni il regime riservò alla propria nomenklatura. Dal 2025 quella villa è stata restituita alla comunità trasformandola in una residenza per artisti ed è qua che il 6 ottobre 2026 l’Agenzia ICE di Tirana, l’ambasciata d’Italia, il ministero dell’Economia e dell’innovazione albanese e l’agenzia statale Innovation4Albania hanno riunito, nell’evento dal titolo ‘Italy Albania Innovation Twinning’ (di cui Startupbusiness è media partner, ndr), startup, fondi e business angel per costruire insieme legami tra le due sponde dell’Adriatico, a sostegno di chi fa innovazione.

Finora lo Stato ha investito circa 16,5 milioni di euro in grant, formazione e percorsi di mentorship. A Startupbusiness la ministra dell’Economia e dell’innovazione, Delina Ibrahimaj, spiega: «Quasi il 40% di chi riceve i nostri grant, ma anche di chi li richiede, è donna». Il dicastero è pronto a fare un salto di qualità. «Ci stiamo concentrando sull’apertura di un fondo per l’innovazione a cui possa partecipare il governo, ma non solo il governo, e che finanzi le startup entrando nel capitale», spiega: «Speriamo di poterlo lanciare entro la fine dell’anno».

Delina Ibrahimaj, ministra dell’Economia e dell’innovazione del governo albansese

Arjan Ymeri, direttore generale di Innovation4Albania, calcola che in Albania le imprese innovative sono circa 600. E giovanissime: come emerge da un report di Startup Albania (associazione del settore) il 63% ha meno di due anni. Il 77% vive di grant o di pre-seed, solo l’8% ha raccolto un round seed, il 3% una serie A. Il capitale di rischio raccolto in fase iniziale, esclusi i grant, è di circa mille dollari a startup. Il rapporto di Startup Blink 2026 colloca l’Albania al 75esimo posto nel mondo, in salita di otto posizioni, e al quarto tra gli ecosistemi che crescono più in fretta in Europa, con un balzo del 71,1% in un anno.

Il marchio di fabbrica dell’innovazione nel Paese è il govtech, spiega Ymeri: 1.300 servizi pubblici in rete e una società registrabile «entro 24 ore», con costi «quasi zero». Tirana ha dato un volto al focus sulla digitalizzazione della pubblica amministrazione, che ha fatto il giro del mondo. È Diella, la «ministra» creata con l’intelligenza artificiale che il primo ministro Edi Rama ha presentato a settembre 2025 per vigilare sugli appalti pubblici: «Siede alle riunioni di governo», dice Ymeri. L’IA è stata anche il motore per accelerare l’avvicinamento all’Unione europea. Adottare le leggi comunitarie, secondo l’esperto, richiederebbe «tra sette e dodici anni», come in Croazia: «Noi abbiamo fatto tutto in tre anni. E l’abbiamo fatto usando l’IA».

All’Albania i fondamentali non mancano. Molte aziende hanno preso casa nel Paese balcanico per la capacità tecnica dei suoi lavoratori. «Siamo molto bravi a produrre tecnologia, ma non a produrre prodotti, e poi naturalmente a venderli e a commercializzarli all’estero», analizza Ymeri. Poi pensare in grande: «Non costruire prodotti locali, regionali, ma costruire per il mondo. Siamo un mercato piccolo». Non si può scordare la voce denaro: «Non siamo molto bravi nemmeno a finanziare le startup che abbiamo». Infine i talenti, perché molti se ne vanno.

“Figlie” della diaspora albanese sono una scaleup rampante come Domyn, impegnata nello sviluppo dell’intelligenza artificiale e fondata da Uljan Sharka. O Cardo AI, piattaforma per la finanza, con sedi a Milano, New York e Londra e presenze a Tirana e Pristina. Tra i suoi co-fondatori c’è Altin Kadareja. O ancora Refuel Solutions, una startup di Modena, la cui storia comincia nel 2021. Tra i quattro ingegneri che la lanciano c’è Rexhina Saraci.

Il ragionamento è semplice. Gli obiettivi europei, spiega Saraci, chiedono di azzerare le emissioni entro il 2035, ma il parco circolante non si cambia da un giorno all’altro. «Cosa possiamo fare su quei mezzi che muovono l’economia? Un’unica cosa: cambiare il carburante», argomenta. Il carburante disponibile è il biodiesel, che però si usa soltanto in miscela al 7%. Saraci sostiene che, usato puro, potrebbe portare a «meno 90% di CO₂ sul ciclo globale» e a «meno 60% del particolato atmosferico». Ma ci sono ostacoli tecnici. 

Così Refuel Solutions ha messo a punto un insieme di filtri avanzati, blocchi idraulici, valvole, componenti meccaniche, idrauliche ed elettroniche che condiziona il combustibile al punto che «il motore lo percepisce in termini di temperatura, in termini di viscosità, […] come se fosse diesel. Quindi il motore non viene toccato, rimane lo stesso». Il kit è retrocompatibile, accetta il diesel fossile e qualunque miscela intermedia e si monta in officina in una giornata di lavoro.

Dopo che l’anno scorso il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ha aggiornato le regole per omologare la tecnologia, per la startup si apre, calcola l’ingegnera, «un mercato che vale circa 10 miliardi, quello dei biocarburanti in Italia», in un momento in cui il diesel costa caro. Il team lavora soprattutto con chi maneggia grandi flotte, ma sta anche facendo partire la formazione delle officine. I primi clienti, aggiunge, saranno annunciati tra pochi mesi.

In Italia ha trovato la sua rampa di lancio anche un’altra startup che ha dna albanese: LekoTech, nata a Tirana nel 2018. «La nostra idea iniziale era un e-commerce di ricambi e poi siamo passati a un sistema di digitalizzazione dei pezzi di ricambio – racconta uno dei co-fondatori, Nikolin Ngjela –. Abbiamo cambiato completamente l’idea». Quattordici dipendenti, 320 mila euro raccolti tra capitale proprio e finanziamenti e ricavi ricorrenti di circa 650 mila euro l’anno grazie a un software per la filiera dei ricambi d’auto usati, pensato per i demolitori e i rivenditori, che serve loro a tenere il magazzino sotto controllo, a verificare la compatibilità tra un pezzo e un modello, e a vendere.

L’azienda guadagna dagli abbonamenti alla piattaforma, da una partnership con eBay e da una collaborazione con Rete Ricambi, una associazione dei clienti. E il team lavora a una quarta fonte di reddito: il riconoscimento delle immagini con l’intelligenza artificiale, per accelerare la digitalizzazione. Il passo successivo è aprire un nuovo, grande mercato in Europa. In pole position ci sono la Germania e la Francia. Quest’ultima per via di una legge, spiega Ngjela, che obbliga i meccanici a presentare due preventivi, uno con ricambi nuovi e uno con ricambi usati originali.

LekoTech era una delle 22 startup presenti all’evento di Plug and Play Tirana, organizzato il 7 e 8 ottobre nella Piramide della capitale. Altro luogo simbolo di una storia che l’Albania vuole lasciarsi alle spalle. La Piramide, completata nel 1988 per ospitare un museo dedicato a Hoxha, dopo trent’anni di vite incerte ospita i laboratori formativi di TUMO Tirana, spazi di coworking, e, appunto, il programma albanese di Plug and Play.

Tra le altre startup presenti c’è Skaitech, fondata nel 2020, costruisce droni su misura per difesa ed emergenze e dichiara ricavi superiori ai 200 mila euro nel 2025. E Drospect, che  usa sempre i droni per scovare i pannelli fotovoltaici che rendono meno del dovuto. Teracrowd è una startup di “ritorno”. L’ha co-fondata nel 2025 Epi Ludvik, nato a Pristina e tornato a Tirana quattro anni fa per ragioni di famiglia. 

Ed è qua che concepisce un «AI Chief of Staff» per i team. Ossia un’IA pensata per semplificare il lavoro nelle aziende, favorendo la conversazione tra i team: «Non ti dirà mai che cosa fare, ma ti dirà come farlo». «Siamo alla fase dei BlackBerry, a metà tra il testo e la conversazione vocale vera e propria», incalza. Ma presto Ludvik si aspetta il passaggio da una tecnologia all’altra e, di conseguenza, uno slancio maggiore per il prodotto, oggi pensato e distribuito negli Stati Uniti.

Per Ngjela è «il momento migliore, in Albania, per avviare una startup». L’ecosistema albanese è cresciuto in modo «esponenziale» negli ultimi tre anni, con il sostegno della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo e di Plug and Play, e sta ripensando il proprio modo di guardarsi allo specchio: «I mercati piccoli hanno un’idea un po’ diversa sull’investire in tecnologia: la considerano un costo, non un’opportunità».

L’ICE Tirana, guidato dal direttore Matteo Picariello, è in campo proprio per accelerare l’interscambio di talenti, tecnologie e programmi di supporto tra Italia e Albania, interloquendo con associazioni locali e istituzioni. Una cornice esiste e sono i memorandum of understanding siglati nel 2025 tra la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e l’esecutivo Rama. Alcuni coprono proprio i programmi di innovazione. “Ora che sono stati ratificati dal parlamento italiano – sottolinea la ministra Ibrahimaj – li renderemo operativi più facilmente”. A Tirana è anche in via di sviluppo una zona economica speciale, Teda, per attrarre investimenti.

Matteo Picariello direttore di ICE Tirana

Per rafforzare la collaborazione sono arrivati stimoli proprio dall’evento voluto dall’ICE. Ivan Cazzol, responsabile della crescita dei partner dell’acceleratore italiano Zest, propone di allestire un programma di scambio che porti le startup albanesi nel suo hub di Roma.  Per Paola Pina, fondatrice di Nextinnovate, che sta sviluppando una piattaforma basata sull’IA per mettere in contatto i fondatori di startup con le migliori opportunità di bandi, Italia e Albania si completano. L’Italia può portare un sistema e una rete più grandi; l’Albania è un ottimo campo di prova. Albania come terreno di test, insomma, e Italia come luogo in cui far crescere le aziende.

Per l’ambasciatore d’Italia a Tirana, Marco Alberti, conta innovare. E farlo in fretta. Perché in un mondo in una trasformazione così rapida, innovare alla svelta è questione di sopravvivenza. E per questo fare squadra diventa ancora più strategico.

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