L’amarezza di Pietro Fiocchi (FdI): «Siamo stati traditi dal fuoco amico». Il benestare della Federazione europea delle associazioni venatorie. La Lipu: «Ogni anno in Europa 44 mila tonnellate di piombo disperse da caccia e pesca»
«Amici cacciatori siamo stati traditi. E siamo stati traditi proprio dai cacciatori». Pietro Fiocchi, europarlamentare di Fratelli d’Italia, aveva di fatto anticipato con il suo video postato sui social due giorni fa quello che sarebbe successo oggi durante l’assemblea plenaria: il Parlamento europeo ha votato contro la sua obiezione al divieto assoluto di utilizzo delle munizioni al piombo nella caccia. E lo ha fatto con il consenso delle associazioni venatorie europee e della stessa Face, la federazione che le raccoglie in gra parte quante e che rappresenta «gli interessi di 7 milioni di cacciatori europei» in 37 diversi Paesi. «Dobbiamo garantire ai cacciatori munizioni di buona qualità senza piombo, informazioni chiare e supporto pratico» ha dichiarato il presidente, Laurens Hoedemaker.
Il voto dell’Eurocamera è stato accolto con favore invece dal mondo animalista. La Lipu Birdlife ha parlato di «decisione fondamentale per la tutela di 135 milioni di uccelli a rischio di avvelenamento». Le munizioni al piombo sono infatti particolarmente tossiche e sono molti gli animali selvatici, l’avifauna in particolare, che finiscono per assimilare questa tossicità direttamente, per ferimento o per ingestione di pallini dispersi, o per essersi cibati di resti di animali che a loro volta erano stati colpiti e intossicati.
Il voto del Parlamento Ue prevede che il divieto totale di utilizzo di questo tipo di munizionamento, che si aggiunge a quello già in vigore dal 2023 nelle zone umide, per cui l’Italia è già sotto procedura di infrazione europea non avendolo applicato correttamente, scatti al termine di un periodo di transizione di sette anni. Non proprio dopodomani insomma. Al termine di questo lungo intervallo – ed è stato proprio l’allungamento da 3 a 7 anni, oltre all’esclusione dal divieto di proiettili e cartucce a palla unica, ad agevolare il via libera della Face – per la caccia si potranno utilizzare solo munizioni a pallini atossiche. Una scelta, questa, che peraltro è già intrapresa da alcune associazioni venatorie di altri Paesi, la Danimarca per esempio, e che in Italia è in vigore all’interno delle aree protette o adottata da alcuni corpi di polizia provinciale.
La razio alla base del provvedimento è il rischio di intossicazione da piombo, una patologia nota anche come saturnismo, che causa disturbi seri di salute non solo agli animali ma anche alle persone. L’Organizzazione mondiale della sanità ha più volte ribadito che non esiste una soglia di sicurezza per l’assunzione di piombo e per questo l’Europarlamento ha deciso di voltare pagina, lasciando comunque il tempo alla filiera industriale di adeguarsi e di svuotare i magazzini. Come ha ricordato il parlamentare italiano, questo è avvenuto anche con il benestare delle altre organizzazioni di cacciatori. «Se loro non hanno ritenuto di appoggiare la sua obiezione – gli hanno fatto notare gli avversari politici – perché dovremmo farlo noi? ».
Il piombo, come detto, è una sostanza estremamente tossica ed è il motivo per cui è già stato eliminato da gran parte dei prodotti di uso quotidiano: dalla benzina, dalle vernici, dalle tubature. Nelle cartucce viene ancora utilizzato e questo perché dopo secoli di utilizzo una sostituzione con prodotti di diversa composizione comporterebbe per i cacciatori il dovere adeguare la loro attività ad una reazione balistica diversa e, in alcuni casi, anche la necessità di cambiare i fucili. La resa molto elevata del piombo, a causa della sua densità elevata, lo rende un materiale economico, oltre che affidabile dal punto di vista della gittata e del controllo del colpo e delle traiettorie, e per questo negli ambienti venatori ci sono sempre state molte resistenze.
Secondo Lipu, ogni anno sono oltre 44 mila le tonnellate di piombo che vengono disperse sul territorio Ue attraverso la caccia, il tiro sportivo e anche la pesca, le cui attrezzature sono già state oggetto di un analogo provvedimento nei mesi scorsi. I volatili che più hanno subito gli effetti dell’intossicazione da piombo, secondo l’associazione sono il germano reale, il cigno minore, il fenicottero, l’aquila reale e quella di mare, il nibbio reale e il nibbio bruno, il corvo imperiale, il fagiano di monte, il gallo cedrone. Ma anche il gipeto e il grifone che essendo avvoltoi, e di fatto spazzini di carcasse, sono spesso le principali vittime di intossicazione indiretta. Lo stesso discorso vale anche per i grandi carnivori che si nutrono di carcasse o di resti di frattaglie che vengono abbandonate durante le battute di caccia.
L’on. Fiocchi ha espresso tutta la sua amarezza contro i gruppi di cacciatori che di fatto hanno avallato il provvedimento, definendoli «vittime del pregiudizio animalista» ma anche interessati ad avere un tornaconto economico grazie ai progetti di conservazione Life, a cui partecipano spesso anche i gruppi venatori (in Italia per esempio Federcaccia è stata parte del progetto di salvaguardia della starna italica). Il disimpegno della Face è stato definito senza mezzi termini «fuoco amico». Il parlamentare meloniano ha però poi riconosciuto che «la democrazia e la legge dei numeri e i numeri oggi ci sono stati contro», promettendo un continuo impegno a tutela della categoria.
Le associazioni venatorie italiane hanno preso atto del risultato sposando la teoria del «male minore». Federcaccia, per voce del presidente Massimo Buconi, sottolinea che i sette anni guadagnati non sono pochi e che in questo intervallo «possono cambiare gli equilibri, maturare nuove consapevolezze e aprirsi opportunità difficili oggi da immaginare». Agrivenatoria Biodiversità, invece, in una nota parla di «crociata ideologica contro il mondo venatorio», ma ammette che il compromesso raggiunto è il «meno peggio possibile» perché l’esclusione dei proiettili per carabina e palla unica tutelerebbe quanti praticano la caccia agli ungulati e i 7 anni di transizione consentiranno l’adeguamento progressivo di armi e munizionamento senza rischi di speculazioni sui prezzi.
La Lipu, dal canto suo, coglie l’occasione del voto di Strasburgo per invitare il governo e il Parlamento italiano a non lasciare trascorrere i sette anni del periodo di transizione ma di approvare quanto prima il divieto, entro due o tre anni al massimo, per contenere il più possibile ulteriori dispersioni.
Il voto dell’Europarlamento arriva a poche settimane dal voto sulla riforma della caccia in Italia previsto per novembre alla Camera, dopo il via libera già ottenuto dal Senato lo scorso giugno. Un provvedimento che secondo una simulazione Ipsos Doxa per Fondazione Capellino rischia di avere un peso anche nel prossimo voto per il rinnovo delle Camere, per effetto di un’opinione pubblica tendenzialmente non favorevole all’attività venatoria e della parte di elettorato ancora indeciso o astenuto che potrebbe fare la differenza scegliendo di appoggiare o penalizzare i due poli proprio in relazione alle posizioni che assumeranno su caccia e tutela dell’ambiente. La simulazione evidenzia come sia centrodestra, sia centrosinistra potrebbero pagare un disimpegno su questo fronte.
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