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Conduce Giorgia Rombolà, giornalista del TG 3 e conduttrice di linea Notte.
Più 1.
E mi hanno pregato di degli organizzatori è importante perché siete in tanti e mi sa che non entrate tutti qua dentro, insomma, chi vuole può seguire anche dalla, abbiamo visto gli ottant’anni della nostra storia, di chi oggi è qui di chi non c’è sono gli 80 anni della nostra Costituzione parleremo molto di costituzione oggi.
E oggi che?
Nasce qualcosa di nuovo, forse continua un percorso, ma ce lo faremo raccontare da chi salirà su questo palco comincio subito con Ernesto Maria Ruffini, prego.
Allora, in questi giorni ho scoperto che Ernesto Maria Ruffini, che noi tutti conosciamo per la sua vita.
Passata e nei suoi incarichi passati al servizio del Paese.
È un secchione, ma proprio a però anche una bella ironia e anche un un simpatico umorista, tutte cose che non guastano, dissi tempi, no, ci vuole.
Vivere facendo allora.
Parto subito con una domanda che in tanti si son fatti quattro ai colleghi non vado subito un po’fuori tema, mi perdonerà Ruffini ma ma con tutti i partiti che c’erano non si sente, io non funziona, ha il suo no e no, è importante quello magari togliete il mio ma quello di Ruffini e importanti funzioni.
Il mio non funziona, vogliamo prendere un gelato nel frattempo a sta arrivando.
No, poi parleremo anche.
Del libro che è uscito ieri due giorni fa è uscito ieri, eccolo, eccolo funziona.
Nelle librerie lo trovate qui in sala insieme anche il libro di Franco Gabrielli.
Ne parleremo perché, insomma, un po’.
Con lo spoglio nonno ora lo riempirono di Valeriano, però comprate loro stesso, allora no, dicevo, parlava con dei colleghi prima giornalisti.
Qualcuno si chiedeva, ma con tutti perché oggi nasce un soggetto politico, no, ma con tutti i partiti che c’era non c’era proprio bisogno, c’era una vecchia pubblicità di uno yogurt o tutto lo yogurt che c’è c’era proprio bisogno di andando a fare la spesa Brusca a fare ne troviamo sempre nuovi rivolta alla domanda con tutta l’astensione che c’è.
Era proprio necessario aspettare così tanto per provare a dare un’altra offerto ai cittadini,
È questo.
Perché il problema è esattamente questo, ci siamo abituati a un astensionismo che fa strappare le vesti fino alla vigilia elettorale e poi appelli di viti poi al momento del voto inizia lo scrutinio e di chi non è venuto alle urne di chi non è andato alle 1 non si preoccupa più nessuno.
E in un momento storico in cui alle ultime europee, per la prima volta nella storia della Repubblica, ha votato il 50% degli elettori alle Regionali in meno del 50% non so cosa aspettarci alle prossime elezioni politiche, ma faremo di tutto questo è il compito di più uno appunto portare tutti gli uno che sono rimasti a casa perché sono non si sentono rappresentati dall’attuale offerta politica perché voterebbero con disagio perché entrerebbero in cabina elettorale solo per protesta.
E forse preferiscono rimarrà a rimanere a casa e, di fronte a questo astensionismo lo lo scempio che è stato fatto dalla rappresentanza dei cittadini con l’approvazione della legge elettorale da parte della destra, pensa che sia necessario riportare tutti quanti a occuparsi di questo Paese?
Legge elettorale ha introdotto il tema Ruffini, allora direi che andiamo subito sull’attualità, perché da due giorni l’Italia ha una nuova legge elettorale meno nello stabilire come insomma Fiume neologismi di un latino dimenticato.
Tra le altre cose c’è il tema ieri il presidente Mattarella ha firmato promulgato la legge, quindi ora i ricorsi si sposteranno alla Corte costituzionale, tra l’altro, più tardi ci sarà qui funzioni in una democrazia, il Parlamento approvò la legge, il presidente della Repubblica ha firmato una legge, la Corte costituzionale ne valuta la costituzionalità,
Però intanto c’è un tema che questa legge elettorale prevede che ci sia l’indicazione del candidato premier, cioè quello che i e quindi anche il Campo Progressista, il campo largo dovrà indicare un suo candidato premier, sembra ormai evidente che si vada verso primarie, voi ci sarete allora andiamo per ordine,
Innanzitutto la legge elettorale, come ha detto.
In qualche modo, invita le coalizioni a indicare il candidato premier, e questo è di fatto un’invasione di campo, perché tocca indirettamente le proprie nativi del capo dello Stato. Ma le tocca anche del Parlamento, perché abbiamo sdoganato questa idea, mentre prima era l’assemblea eletta dai cittadini, il Parlamento della Repubblica italiana che al suo interno avrebbe dovuto trovare una maggioranza parlamentare ed esprimere un possibile candidato, proponendolo, durante le consultazioni al presidente Repubblica, che avrebbe poi conferito l’incarico, adesso si è trasferito tutto fuori dal Parlamento. Sono le segreterie dei partiti che decidono qual è, secondo loro, è il miglior candidato possibile e lo sottopongono i cittadini. In qualche modo stiamo abbandonando la Demm, la democrazia con una rappresentanza parlamentare è qualcosa che passa troppo sotto silenzio, anche da parte della sinistra, perché non si può pensare di difendere la Costituzione soltanto quando sono battaglie un po’più comoda da cavalcare. La costituzione va difesa tutta
Ed è uno dei temi delle prossime elezioni politiche.
Perché l’insofferenza di questa destra verso la Costituzione della Repubblica Italiana, che spinge anche persone come noi, impegnarsi in politica. Dopodiché le primarie le primarie non sono ovviamente già o meglio sono il patrimonio del centrosinistra, perché sono uno strumento per portare i cittadini a a impegnarsi a occuparsi della politica, ma di certo non sono al primo posto de e nei pensieri dei cittadini e probabilmente, visti i tempi che corrono neanche all’ultimo e dopo è dimentichiamoci anche di un’altra questione. Ci stiamo impegnando sulle primarie come tema, ma guardate che non bisogna vincere le primarie, bisogna vincere le elezioni e cercare che la destra non li vinca. Le prossime elezioni è l’unico obiettivo che ha un impegno politico nel centrosinistra, è quello di far vincere il centrosinistra o riportando una maggioranza che si occupi del Paese solo Dio, non di una parte del Paese, e ne approfitto a quelli che invece stanno al centro perché noi stiamo nel centrosinistra
E cercheranno di fare l’ago della bilancia, non si assumono la responsabilità di far vincere la destra e si impegnino nel centrosinistra per mandare a casa questo governo.
Lei da tempo nei suoi interventi dice appunto prima il programma prima le risposte prima gli elettori e poi il leader, ma vi chiedo perché non mi ha risposto, sarete in campo alle primarie se primarie saranno allora l’idea è quella penso che sia doveroso in questo momento che tutte le forze politiche del centrosinistra siano generose,
E si trovi un nome, indipendentemente dallo svolgimento delle primarie, perché si dimostrerebbe grande responsabilità politica. Dopodiché un terzo nome non esiste. Se prima non ci si mette d’accordo sul cosa si vuole fare e cosa si va a proporre ai cittadini, perché non è il problema di trovare una persona, donna o uomo che sia, ma il problema è cosa si sta offrendo come offerta credibile ai cittadini per dire, siamo meglio noi per governare il futuro di questo Paese i prossimi anni, con un patto che dovrebbe durare più di una legislatura e quindi, se poi ci dovranno essere le primarie, perché questa generosità, che fino adesso non si è dimostrata continuerà a non esserci, ma io spero sempre che ci sia un’ultima afflato e un ultimo scatto di generosità e anche di responsabilità politica da parte di quella responsabilità. Deve anche più di noi dimostrarla, perché ha più responsabilità, visto che al voto dei cittadini, e noi ancora non dovremmo cercare se poi ci saranno le primarie. Ovvio che dovremmo esserci e vedremo poi come si svolgeranno e sperando che siano a doppio turno con
Il voto possibilmente digitale, ma è l’ultimo dei problemi, cioè io, non quando vado e ho la fortuna di potermi permettere la colazione al bar e di prendermi il caffè prima di salire in studio, vi garantisco che nessuno parla di primarie. Si parla di bollette di benzina, di lavoro, di sanità, non di primaria,
Allora qualche?
Esauriamo ai temi un po’più quelli che lei direbbe, nessuno parla di questo, probabilmente nessuno parla neanche della raccolta firme al bar mentre prende il caffè, però è un tema, perché poi, per portare avanti le idee, serve potersi presentare, sa che la nuova legge impone un numero molto importante di firme.
Allora mi faccia fare una battuta, la nuova legge pensato a questo
La raccolta delle firme non è stata sempre presente nel nostro ordinamento, è stata introdotta perché c’era un meccanismo, un una.
Un atteggiamento di alcuni.
E forze politiche di presentare liste civetta, che confondevano gli elettori, per cui si è detto ai ragazzi. Se volete presentarvi al Parlamento nazionale, dovete avere un minimo di Rä, di dimostrare di avere quel minimo di rappresentatività e di rappresentanza e quindi a raccogliere delle firme. Ed era la legge vigente fino all’altro ieri, con l’aumento della raccolta delle firme che a febbraio attorno ai 450.000 firme in un paio di settimane da quando scatterebbe la data da doverne raccogliere, noi stiamo affermando questo l’attuale Parlamento, nella sua connotazione conformazione con gli attuali partiti presenti in Parlamento, saranno così. Sarà così anche in futuro e nessun altro partito potrà mai presentarsi alle elezioni politiche e al parlamento, perché questo è il tema, non c’è nessuna forza politica, le Fratelli d’Italia, nel Partito democratico, nei grandi partiti di questo Paese che sono in grado di raccogliere 450.000 firme in un paio di settimane, quindi si sta dicendo nessun altro potrebbe entrare in Parlamento. Paradossalmente, se i partiti politici si sciogliessero
Poi il Parlamento rimarrebbe vuota, allora il tema è cosa dirà la corte costituzionale di fronte a questa e ad altri profili di irragionevolezza, perché una delle cose da rispettare quando le norme vengano approvate.
Se la Corte costituzionale interverrà allora noi la le firme che potremmo raccogliere, che comunque il piano A su quelle della legge previgente, che sono 1.500 al Collegio, cosa possibile anche se persone qui presenti e generose riusciranno a fare un’operazione insieme ad altre generose persone che sono in Parlamento con cui dialoghiamo giornalmente,
E ci sarà anche quest’altra possibilità, quindi raccogliere meno firme e parlo di Bruno Tabacci, ma parlo anche di Riccardo Magi, parlo delle persone che sono in Parlamento e che con cui si dialoga e poi si vedrà cosa fare e ringrazio per il percorso fatto fino a adesso con un con con Tabacci che con generosità ci ha accompagnato e anche dato consigli. Poi salirà sul palco, anche Bruno Tabacci, lo diciamo per chi segue da remoto e Riccardo Magi, che peraltro ha fatto lo sciopero della fame importante proprio per protestare contro questa legge, e ricordiamo che la legge prevede che se c’è un simbolo, ma anche un gruppo, almeno tre parlamentari, a quel punto si può, diciamo, più facilmente evitare. Questa rimane il fatto che questa legge elettorale, al di là della raccolta delle firme che non non è l’argomento più entusiasmante, ha un problema di rappresentanza dei cittadini
La legge elettorale serve perché un voto anche questa è l’uguaglianza, vale quanto un altro voto allora, in un momento storico in cui vota il 50% degli elettori, attribuire a chi raggiunge il 42% del 50%, il 55% del Parlamento vuol dire che sostanzialmente gli italiani saranno rappresentati dal futuro governo se questa sarà la legge come pare,
Elettorale saranno rappresentati il 20 25% degli degli elettori, se questa è una democrazia e se questa è una legge elettorale e permettetemi di dire una cosa, una una carezza, contropelo al centrosinistra, se c’è questa legge elettorale, la responsabilità è anche del centrosinistra perché nel 2019, nel 2020, quando si è stata quell’ondata di alta politica che ha consentito il taglio dei parlamentari pensando di ottenere chissà quale risparmio, nel frattempo il debito pubblico è aumentato di qualche centinaia di miliardi.
Quando si è accettato il taglio dei parlamentari cedendo all’ondata di antipolitica, il patto politico era quello di far contestualmente una legge elettorale, non di fare soltanto il taglio dei parlamentari, il centrosinistra non l’ha fatta, ha lasciato un vuoto, a quel vuoto è stato riempito dalla destra e questa è una responsabilità del centrosinistra dopodiché i vuoti e i secondi i treni e le seconde possibilità non sempre in politica passano,
E quindi quel vuoto è stato riempito dalla destra o, con questa scempio, di legge elettorale senta, parliamo di un po’di.
Uno dei temi che le sono cari c’è questo libro che si chiama cosa sarà appello per un paese più uguale.
Anzi, prima di andare sul libro una una, così un flash ieri, sentivo Conte dire che vorrebbe che questo campo progressista prendesse il nome di Alleanza per la costituzione, le piace uno dei temi, lo vedrete più tardi, uno dei temi costantemente portati avanti da più 1 e dalle nostre esperienze, penso che sia davvero il minimo che si possa fare, visto che le prossime elezioni politiche saranno uno spartiacque tra chi rispetta la Costituzione, i suoi valori, la sua formazione, il momento storico in cui è nata, cioè la Resistenza, è quello che ci ha accompagnato in questi ottant’anni che abbiamo visto prima e chi invece è insofferente verso la Costituzione, come ha dimostrato in questi quattro anni di governo
Quindi, Alleanza per la costituzione o qualunque altro nome, l’importante è che si porti avanti la Costituzione e, se il perimetro dell’alleanza progressista e la Costituzione, penso che troverà molti cittadini disposti ad appoggiarlo.
Allora questo libro, che ha come sottotitolo l’appello per un paese più uguale, che sembra già un programma elettorale, lei preferisce chiamarlo visione di Paese ora ci spiegherà perché ha la prefazione di Romano Prodi, allora le chiedo se questa è già una benedizione del progetto da parte di uno dei padri nobili del centrosinistra Romano Prodi,
Se l’ha sentito prima di questa manifestazione di quest’Assemblea e poi anche una dedica che mi pare importante che a Teresa Mattei, che è la più giovane delle madri costituenti e quindi le chiederei di spiegarci anche il perché di questa dedica,
Non è una benedizione, perché è una prefazione.
Hanno uno stress, diciamo residenza, ma ma penso che il professor Prodi, il presidente Prodi, sia un punto di riferimento di tutto il centrosinistra, a cui dobbiamo molto, a cui dobbiamo molto come ispirazione come i consigli che dà a tutti quanti noi e penso che nessuno debba mettere il cappello o tirare per la giacchetta il presidente Prodi è una persona che potrà continuare a dare il suo contributo come meglio riterrà ma come sta facendo e lo si vede costantemente.
Teresa Mattei era la più giovane Costituente, aveva poco più di C. 25 anni in un’assemblea di 556 donne uomini e in quella assemblea, dopo, durante il dibattito, quando venne discusso l’articolo 3 della Costituzione, che il.
Sostanzialmente il manifesto di più uno poi lo vedremo
Ebbe il coraggio a 25 anni di prendere la parola, è convincere 555 costituenti rimanenti che quel principio era scritto in modo incompleto, perché se non si fosse aggiunto nel secondo comma.
Una locuzione il di fatto.
L’uguaglianza, se non è un’uguaglianza, di fatto è soltanto un principio generico e guardate bene nella storia della Repubblica italiana tutte le pronunce della Consulta, che hanno censurato le nostre norme per violazione dell’articolo 3 della Costituzione, le hanno censurate perché quelle norme, di fatto
Impediscono l’uguaglianza tra i cittadini e se non ci fosse stato il coraggio di una ragazza di 25 anni.
Ad alzarsi in piedi a prendere la parola è convincere persone, è di gran lunga più rilevanti per esperienza per storie di lei.
Noi non avremmo avuto la nostra storia repubblicana così come lo abbiamo avuto, e questo ci restituisce due idee e due cose importanti, oltre alla gratitudine verso Teresa Mattei, quanti di noi avrebbe il coraggio?
L’intelligenza e la lungimiranza e la generosità di affidare.
A un venticinquenne, una venticinquenne ha una ventenne a un ventenne.
Il compito di scrivere il futuro e il destino di questo Paese.
È quanto sbaglieremmo se non iniziassimo a farlo ascoltandoli e potendoci anche noi nutrire del loro entusiasmo, della loro voglia di cambiare questo Paese.
E la seconda cosa.
E in fondo, un po’un più 1.
Comprendere che una persona sola?
Teresa Mattei
Si è alzata in piedi in un’Assemblea costituente.
Non era una minoranza.
Erano una esigua, quasi impercettibile, minoranza, era una sola.
Ecco, la forza delle sue convinzioni della società è riuscita a dare una prospettiva di uguaglianza a questo Paese, ricordiamoci sempre che la differenza nella storia dell’umanità e nella storia di questo Paese le hanno fatte le minoranze che hanno avuto il coraggio di continuare a combattere per le loro idee e convincere il resto della popolazione.
Dalla Resistenza in avanti, la storia di questo Paese è stata fatta da minoranze, pensate, la Resistenza è stata portata avanti da 46.000 ragazzi all’inizio, circa 300.000 alla fine il Cln su 46 milioni di cittadini, eppure quel gruppo di giovani giovani ha avuto la possibilità di cambiare l’indirizzo della storia di questo Paese. Sono stati la prima classe dirigente di questo Paese giovane donne e giovani uomini, un’esigua, una quasi impercettibile minoranza, 300.000 persone su 46 milioni. Eppure è a loro che dobbiamo la storia di questa Repubblica Teresa Mattei e dell’esempio di come una minoranza e il coraggio di una singola persona può incidere sul futuro del Paese, ed è questo anche il senso di più 1
L’uguaglianza è il filo rosso che troviamo lungo tutto il suo libro, mi verrebbe da dire anche lungo tutto il suo percorso degli ultimi anni, anche la copertina del libro.
Copertina è russa, diciamo che li avete comprati in Russia, però, fil rouge filo, non so quanti di voi hanno preso, lo possono trovare qua fuori, comunque.
Senta.
L’articolo 3 della Costituzione, oltre a promuovere l’uguaglianza di fatto dai cittadini, insomma, obbliga anche, diciamo così, la Repubblica ed eliminare gli ostacoli, quindi, appunto, fattivamente, bisogna eliminare gli ostacoli che impediscono questa uguaglianza, lei impediscono di fatto che impediscono di fatto appunto questa uguaglianza lei,
Trova diverse.
Divide per capitoletti, cosa di cosa c’è bisogno quindi di una scuola più uguale, di una sanità più uguale, di un diritto alla casa, di una giustizia che garantisca l’uguaglianza di un fisco che garantisca l’uguaglianza, cominciamo a declinare un po’di questi temi Ruffini.
Quando vuole, ad esempio, c’è una sua proposta abbastanza shock sulla casa, noi vediamo in giro per l’Europa che il tema della casa, la questione sociale sta diventando il grande tema d’attualità, il problema della casa che vediamo in questi giorni che ha incendiato la Spagna e quindi non è un problema lontano non lo sappiamo anche senza i fatti di cronaca di questi giorni.
Spagnoli. Il problema alla casa è un problema anche mostre. Pensate a una cosa, però in Italia lo sappiamo, ci viene raccontato, lo sappiamo, per esperienza non si fanno più figli ora come è possibile che in un Paese in cui non si fanno più figli in cui non ci sono più famiglie nuove, ci sia un problema di casa? È evidentemente un problema di amministrazione del patrimonio immobiliare. Allora facciamo, come fanno all’estero, a Lisbona, in Belgio, in cui è lo Stato che finanzia i Comuni, i Comuni che fanno dei contratti di locazione con i proprietari privati di casa, garantendo l’allocazione tutti i mesi, garantendo lo stato dei luoghi, poi dopodiché il Comune trova alle famiglie di cui hanno bisogno, perché danno la possibilità di entrare in quelle case a canoni, premierà calmierati e lo Stato, il Comune, mette la differenza o comunque garantisce il pagamento di quel canone. Abbiamo delle famiglie che non attendono più, abbiamo delle case che non finalmente non sono più vuote, vengono rimessi a disposizione ed il proprietario rimane proprietario della sua casa e il Comune lo Stato garantisce per per per i pagamenti e qual è il problema? Soldi ci sono, i soldi sono spesi male in questo Paese, poi lo vedremo nel corso di questa giornata
E questo è un tema invece di andare, visto che c’è il problema, non si fanno figli e c’è un problema di case e c’è il problema anche dell’ambiente o il consumo di suolo. Si possono ristrutturare case esistenti, poi le case pubbliche, le le le, il problema delle case vuote degli degli alloggi di edilizia popolare, ci stanno le possibilità di dare anche degli aiuti a chi ha problemi di lavoro e quindi non riuscirebbe più a pagare gli affitti esistenti. Ecco, dovrebbe intervenire l’aiuto dello Stato prima che ci sia lo sfratto e prima che ci siano i licenziamenti, e tutto questo fa parte dell’uguaglianza e l’uguaglianza per quello che diceva prima. Il rimuovere gli ostacoli, che cosa che questo governo non ha certo fatto deve essere la cartina di tornasole di una visione di un Paese e anche di un programma, qualunque intervento pubblico, qualunque scelta che gli venga proposta. Quando qualcuno chiede il vostro voto, domandatevi sempre perché siete tutti in grado di poter esprimere questo giudizio. Questi interventi aumenta
O diminuisce disuguaglianza, introduce un nuovo ostacolo o ne rimuove un ostacolo esistente, perché la cartina di tornasole per una buona politica dell’uguaglianza, per un buon futuro di questo Paese è soltanto quello di fronte a qualunque proposta è domandatevi sempre sta togliendo un ostacolo onestà, mettendo un altro sta rimuovendo una disuguaglianza o sta continuando a perpetrare disuguaglianze in questo Paese.
Dato che questo Paese ha soltanto bisogno di uguaglianza, che non vuol dire essere tutti uguali e vuol dire uguaglianza delle opportunità o vuol dire uguaglianza dei punti di partenza, vuol dire che il codice postale o la famiglia di un degli nella quale si nasce o la impossibilità di avere un libro da leggere perché nel in dove nella famiglia dove si è nati vuol dire che una propria disabilità qualunque emotivo che mi mi trova distinto da un altro essere un altro cittadino non sia il mio destino,
E questo è il compito della Repubblica, evitare che il mio punto di partenza sia anche il mio destino è il mio punto d’arrivo, un giovane che abita in una casa dove non ci sono libri.
Deve avere gli stessi diritti e la stessa prospettiva di vita, la stessa possibilità di sognare di un giovane con una casa piena di libri, ed è questo per quello che per cui bisogna nemmeno in Italia, in questo momento che ci sia questo ascensore sociale che tutti i posti in Italia negli ultimi anni sono aumentate le disuguaglianze, oggi, oggi, 10 ottobre 2026, ci sono oltre 6 milioni di italiani che vivono al di sotto della povertà, al di sotto della povertà, tanto per rendervi conto, vuol dire non avere i soldi per fare la spesa, per mangiare, non avere i soldi per comprare i vestiti.
Non per andare al cinema o comprare un libro
Questo vuol dire al di sotto della soglia di povertà, e allora è ovvio che un Paese dove ci sono troppe disuguaglianze ed è ovvio che la politica, se non riparte da questo, non ha senso far politica.
Perché il Paese che bisogna costruire è esattamente quello che era stato immaginato, ed è quello che ci ha accompagnato in tanti anni di Repubblica cercare di dare a tutti la stessa opportunità di sognare, di farsi una famiglia, di realizzare i propri sogni e di realizzare le proprie prospettive, non di avere già le prospettive scritte nel nella proprio atto di nascita, per il sulla base di dove si è nati, da chi si è nati, in quali zone d’Italia si è nati, se ci si può curare, se si può andare a scuola, se si può prendere un treno? Abbiamo ancora qualche minuto, non molte, ma tanto poi lei tornerà sul campo alla fine della giornata per tirare le fila di questa giornata e quindi ci sarà altro spazio per per parlare, però
Se c’è una cosa su cui gli italiani, che vivono quasi come un’ingiustizia e quella è la tutto ciò che parla di tasse, fisco no e parlavamo di uguaglianza, lei?
Ironicamente si autodefinisce l’esattore, quindi è un tema che conosce bene come facciamo a farsi, finisco, lo fa fatto, lo fa però si autodefinisce nel senso che ora era il mio lavoro.
Che ha fatto dignitosa, io, anzi, sono figlia di esattori, se vogliamo Agenzia delle Entrate mamma e papà o il benvenuto, quindi diciamo che io ho un concetto delle tasse che probabilmente rispecchia il suo, anche perché sono una di quelle che le paga le tasse.
Però, come facciamo a creare un fisco più equo che rispetti anche il tema dell’uguaglianza e il dettato costituzionale di un fisco che sia proporzionale e progressivo,
Chissà che si parla molto di imbattermi mondiale di grandi patrimoni, però forse qua bisognerebbe ripensarlo, tutto Fisco allora è quello che dicevo prima, la Costituzione non la si difende o non ci si affeziona alla costituzione a pezzi, a seconda dell’articolo a cui si è più diciamo ispirate alla Costituzione ci dice esattamente quello che deve essere il fisco e per essere un fisco giusto deve essere un fisco progressivo,
Molto semplice, in questo Paese più della metà delle entrate non sono progressive in questo Paese, le entrate, il sistema tributario contro la Costituzione.
Perché più del 60% delle entrate di questo Paese sono proporzionali e non progressive, allora vogliamo abbandonare la progressività, diciamocelo, perché i cittadini devono essere trattati tutti, come persone adulte, quali sono, allora bisogna essere franchi onesti e trasparenti, vogliamo invece la progressività e ci trinceriamo dietro no la produttività in fondo, ecco, allora recuperiamo un fisco progressivo, è quello il fisco, giusto, ludiche che c’è un problema anche di far capire ai cittadini come si spendono i soldi, perché pagare le tasse dà fastidio a tutti anche a me, a tutti,
Perché è evidente quando vanno a comprare vado vado a comprare qualcosa, ma io spero pure che me lo regalano poi se lo devo pagare, lo pago, ma è chiaro che se me lo regalano, se ho ben più contento dice non è che quindi, quando vado a pagare le tasse e so cosa servono, so che potrebbero essere spese meglio se potessi non pagarne di meno, sarei molto più contento perché poi nel frattempo la pressione fiscale è aumentata, è aumentata la pressione, è aumentata l’Istat che lo dice non è un partito che lo dice, quindi, a meno che l’Istat non si presenti alle elezioni, a quel punto lo voto. Ma detto questo, il tema come si fa per avere un un un sistema fiscale più più giusto? Bisogna averne innanzitutto la capacità per lo Stato di far vedere ai cittadini che i propri soldi, perché le tasse sono i nostri soldi non sono sprecati, sono utilizzati bene e cosa che purtroppo non viene fatta. Allora lo dicevo pure ieri sera, perché ha avuto la bontà di di guardare la tv e non avere altro di meglio da fare,
Per esempio, proviamo ad accompagnare le cartelle cliniche, visto che purtroppo capita di dover frequentare gli ospedali quando veniamo dimessi e ci viene consegnata il foglio d’uscita cosiddetto e semmai anche la cartella clinica, se l’ospedale funziona bene ed è già pronta anche la fattura di quanto è costato il nostro ricovero.
Di quanto è costata al nostro intervento chirurgico quanto è costato il personale medico paramedico e l’anestesista, la luce riscaldamento, le medicine dimmi, le le, le, gli esami a cui siamo stati sottoposti e poi sotto c’è il saldo a pagare zero, ma si vede quanto è costato e sotto anche una scritta è stato pagato attraverso le tue tasse attraverso il sistema fiscale italiano e questo è un modo per capire che le tasse a qualcosa servono e quando chiamiamo un poliziotto o un vigile del fuoco e fa un intervento è anche quello, dovremmo rifare anche lui con la fattura di Niguarda è pagato dalle tue tasse o un bambino o uno studente a un ragazzo che al
L’estate scorsa tutti hanno avuto la generazione dei nostri figli che ha avuto la pagella, ossia diplomato accanto alla pagella, la fattura del costo di quell’anno dell’istruzione quanto sono costati gli insegnanti, quanto è costato il personale paras Colasio quanto in sede in constata i gessetti, le lavagne, far pulire le classi tutti i giorni l’acqua dei bagni riscaldamento,
Il la luce, per quanto possano essere migliorati tutto quanto ha un costo. Ecco allora, oltre alla pagella, anche una fattura con tutto il costo riferito proporzionalmente a quel singolo studente, con un messaggio per i suoi genitori, grazie, aver pagato le tasse per avere posti del reso possibile l’istruzione pubblica, perché è anche così che si fa capire a cosa servono le tasse e dopodiché bisogna abbassarla e bisogna trovare tanti modi per per andare incontro a chi lavora e a chi ne ha sempre pagate troppo. Abbiamo 42 milioni di contribuenti, 38 milioni sono i dipendenti e i pensionati e su di loro grava il peso del fisco italiano.
Senta Ruffini, ma la destra è più brava a offrire una narrazione al Paese, la de la Destra. Non me ne vogliano le agenzie di comunicazione che seguono la sinistra, evidentemente a 1 milione e agenzie di comunicazione. Scherzo là dentro la destra par parla alle nostre paure ed è la cosa più immediata e più facili da fare, perché tutti noi abbiamo paura di qualcosa e quando qualcuno parla, la nostra paura risveglia la nostra attenzione e a risvegliare le nostre emozioni risveglia i nostri sentimenti, però noi, oltre a nostre paure o non te la nostra pancia, abbiamo anche la nostra testa e il nostro cuore, ecco, ricordiamoci di saper ascoltare anche con la testa e col cuore quello che ci viene detto e non cascare nella trappola della paura, perché la paura non porta da nessuna parte.
Allora questa sarebbe un’ottima chiusura per questo primo spazi, anche perché mi fanno segno che dobbiamo chiudere, però io un’altra domanda gliela voglio fare perché sono indisciplinata.
C’è un’altra parola che ricorre spesso nel suo libro, che è responsabilità, la responsabilità di tutti noi, questo Paese non si salva con un partito, non si salva solo con la classe politica, non si salva con un leader che debba vincere le primarie, non si salva neanche il prossimo presidente del Consiglio questo Paese si salva soltanto se tutti noi riacquistiamo la consapevolezza,
Che il Paese e il Paese, che ha bisogno della responsabilità e dell’impegno di ciascuno di noi.
E se torniamo tutti a impegnarci per il bene comune, per il futuro di questo Paese e se tutti ci aiutiamo ad avere una visione complessiva condivisa, una prospettiva, ritrovare le ragioni per cui siamo insieme.
E tutti ci impegniamo per fare proprie queste ragioni, coltivarle ogni giorno e portarla avanti per poter poi anche consegnare un testimone a chi verrà dopo.
Allora Ernesto Maria Ruffini torna a più tardi sul palco alle 5, poco prima delle 5 rifarò un intervento e di chiusura, così vi lascio andare, vi restituisco agli effetti delle famiglie, diciamo così va bene.
Grazie.
Picchiare che ti porta a cercare il giusto, dove giustizia non c’è.
Cosa sarà?
Che ti fa comprare di tutto, anche di niente che ai bisogni.
Stampato.
E niente è il momento di Franco, Gabrielli.
Stavo lì, poi mi sono trattenuta no, perché sa prefetto Gabrielli che dicono, questo è il momento, c’era l’esattore ora arriva lo sbirro.
Sempre sempre meglio, di un evasore, un delinquente.
Senta Franco Gabrielli, le posso fare un’altra domanda.
Ma chi gliel’ha fatto fare?
E questo lo?
È un refrain, può dire anche nomi e cognomi e?
Un refrain che sento da da da da qualche tempo, ma che forse ha anche delle ragioni o può avere delle ragioni, però, siccome vedo nel in questa bellissima sala, in questa, in questo veramente luogo immersivo che sta scorrendo un’immagine che un’immagine del 1983 quel signore che aveva molti più capelli di quanto ne vedete oggi,
Nella mia persona era Franco Gabrielli, delegato.
Del movimento giovanile della Democrazia Cristiana di Massa-Carrara e in qualche modo
Responsabili o comunque il punto di riferimento della sinistra democristiana in Toscana e quindi peraltro in una manifestazione che aveva questo evocativo e molto attuale striscione Europa per la pace, quindi credo che ci sia e in qualche modo oggi si utilizzano verbi scendere e salire in politica per me è semplicemente un ritorno, un ritorno all’insegna della coerenza e vede in un tempo nel quale credo oggi una delle questioni che forse interrogano di più gli elettori.
E la coerenza dei propri eletti Nobel per l’abolizione delle accise all’abolizione della Fornero, al fatto che?
Mettere la la, come dire, il voto di fiducia su una legge elettorale è una cosa che non va e poi si fanno esattamente le cose contrarie a quelle che si dicono. Credo che forse un elemento distintivo per riconoscere la qualità di una proposta sia anche la coerenza. Ecco io dopo 40 anni intorno, laddove, laddove ho iniziato con grande orgoglio in questi anni, pur servendo il Paese in una funzione terza, non ho mai fatto mistero e non ho mai fatto non ho come dire, coperto mistificato questo mio passato di cui sono orgogliosamente fiero, io ho fatto peraltro e lo sottolineo il giovane democristiano nella rossa Toscana e non nel bianco veneto, nella bianchissima Sicilia
E quindi anche questo è un un elemento che mi contraddistingue, tendo sempre ad andare controvento.
Questo manifesta in queste immagini che scorrono in questo manifesto Europa per la pace, credo ci sia anche la risposta a un’altra domanda che viene norma naturale e perché ora, perché ora torna all’impegno politico, probabilmente perché sente che e lo vedremo lo sentiamo ne parlerà anche dopo Nathalie Tocci l’Europa è sotto attacco perfetto, sotto attacco sotto vari attacchi, ma credo che oggi il tema non è essere sotto attacco. Il tema è ritrovare le ragioni dell’essere quello che immaginavamo. Io immaginavo quarant’anni fa
L’Europa come il luogo in cui molti ideali e trovavano la loro realizzazione pratica oggi l’Europa, quell’idea di Europa è un è molto in crisi.
I nazionalismi e sovranismi e tutto quello che gira intorno, perché oggi l’Europa come spazio di libertà, come il luogo in cui le liberaldemocrazie per fortuna trovano una loro positiva collocazione, non viene visto di buon occhio, e quindi c’è un attacco a questo modello di di rappresentanza, a questo modello di di porsi in relazione con il mondo, perché noi oggi viviamo un tempo nel quale, ad esempio, il multilateralismo è diventata quasi una bestemmia, no, oggi siamo ritornati alla dimensione del bilateralismo, perché il bilateralismo ci con
Sente di misurare la forza e allora io sono forte e il mio interlocutore soggiace a quelle che sono le mie ragioni, le vicende dei dazi che ci hanno accompagnato per molto tempo all’inizio del secondo mandato di Trump, narrano eh.
Ci restituiscono questa idea in cui il, il multilateralismo, come diceva prima Ernesto alcune modalità con la quale la nostra Carta costituzionale pone limiti, vengono vissuti come insofferenza, no, per cui ma è l’insofferenza del forte nei confronti del debole e anche qui guardate,
A me ha colpito moltissimo quando, nella polemica tra Trump e il Santo Padre Trump che aggettivo ha utilizzato per denigrarlo debole, cioè la debolezza come la modalità con la quale si misurano i rapporti di forza, e allora io sono forte e ho diritto in qualche modo a tracciare la rotta tu sei debole e quindi in qualche modo devi soggiacere a questi ai miei voleri allora recuperare un senso di Europa dove l’Europa torna ad essere non solo uno spazio geografico ma il luogo delle idealità dei padri dell’Europa da da Ventotene in avanti, io credo che sia oggi non un auspicio ma una necessità.
D’altronde sa prefetto ne parliamo di un presidente americano che ha detto che l’unico limite alla sua azione, la propria moralità, quindi, insomma, se poi parliamo di un presidente che consente esecuzioni per fucilazione in diretta streaming, possiamo avere anche qualche dubbio sulla moralità ma c’è un attacco e un’insofferenza anche verso le organizzazioni sovrannazionali penso all’attacco ieri alla Corte penale internazionale, appunto all’Europa e alle
Alle sue regole.
Ho penso anche al fatto forse ne parlerà anche dopo Nathalie Tocci del fatto che mentre ci sono delle negoziazioni sull’Ucraina, ad esempio, Trump sente Putin e decide di togliere le sanzioni da questo punto di vista io le chiedo quanto, ad esempio, è importante per noi per l’Europa per l’Italia a continuare a stare al fianco dell’Ucraina glielo chiedo,
Perché lei, insomma, è stato capo della polizia, è stato anche a dirigere i nostri servizi segreti, e questo è un tema che però divide il campo progressista.
E anche qui ci rifacciamo la nostra Costituzione, perché io credo che una delle modalità un po’così un po’surreali, che tutti ci riempiamo la bocca del fatto della Costituzione, la Costituzione.
La legge fondamentale di questa Repubblica, però poi la prendiamo sempre a pezzi e allora l’articolo 11 è un articolo fondamentale nel quale noi assolutamente crediamo e magari ci dimentichiamo dell’articolo 52, nel che ci ricorda che la difesa della patria è un sacro dovere, peraltro è l’unica volta che nella nostra Carta costituzionale si utilizza un aggettivo non laico. No, e poi se lo coordiniamo con l’articolo 78 e l’articolo 87, ne esce fuori il fondamento della guerra difensiva. E allora come possiamo noi che, grazie all’intervento di
Potenze straniere. 80 anni fa abbiamo riottenuto la libertà, grazie ovviamente a quella minoranza a cui faceva riferimento Ernesto, ma soprattutto perché gli alleati decisero in qualche modo di intervenire e di porre fine al quella esperienza e così tragica nefanda del nazifascismo. E allora io credo che questo dovrebbe essere poi è chiaro e su questo penso che ogni sincero democratico, ogni persona che guarda la pace con come al all’obiettivo fondamentale, bisogna perseguire la pace, ma la pace va perseguita anche ribadendo alcuni concetti. Non si può aggredire, non si può essere aggrediti e chi è aggredito. Credo che debba avere necessariamente la solidarietà di tutti quelli che credono a un’idea
Anche di Europa e che non sia quella della sopraffazione.
Le chiedo anche una cosa, appunto, lei è stato a capo dei nostri servizi segreti, è chiaro che dubito che vedremo i cosacchi a San Pietro, come qualcuno va dicendo, però è chiaro che c’è una minaccia russa, le chiedo, ci avviciniamo alle elezioni non solo in Italia, ma era tornata importante direzione in tutta Europa quanto queste minacce russe sono reali, la famosa guerra ibrida a quanto possono influenzare la democrazia in euro. Ma io credo che
Non siano fantasie, ovviamente.
L’Ucraina ci ha ricordato che c’è una guerra d’attrito, ma sempre più ci saranno guerre ibride, guerre cognitive e quindi chi ha interesse a indebolire.
L’Occidente, chi ha interesse a indebolire una visione che poi ci appartiene, ovviamente svilupperà tutte quelle che sono le azioni che oggi la dimensione digitale, la dimensione che consente di entrare nelle nostre menti.
Potrà conseguire i risultati sperati, ovviamente, da parte di questi agenti esterni, però secondo me.
Vorrei richiamare un po’l’attenzione di tutti, si è ovvio, ci sono soggetti che hanno interesse a a entrare nelle nostre menti, ma guardate che il principale fattore che favorisce una guerra cognitiva è la frattura che esiste all’interno dei Paesi no e e quando si parla di fratture si parla di mancanza di fiducia si parla di minare la credibilità delle istituzioni o delle persone ora, non per fare il solito discorso pro domo sua, ma anche questa moduli mal modalità irridente che ha accompagnato questa sorta di scelta che Ernesto ed io abbiamo fatto no per cui c’è il l’esattore,
Il poliziotto oppure, per quanto mi riguarda, lo spione no, perché anche questo è ho letto cose abbastanza preoccupate su persone che sono, come dire, temono chissà nei miei armadi di casa quali segreti, intanto questo sta a significare che, come si dice a casa mia hanno la coda di paglia perché se io personalmente non non non ho nessun The però,
Questa forma di discredito e ritorniamo al concetto del della coerenza e dell’incoerenza, perché è singolare che ci siano esponenti del centrodestra che siano preoccupati che Franco Gabrielli che ha diretto vent’anni fa, vent’anni fa un servizio di informazione, peraltro se uno prende la legge Severino,
Dopo tre barra, otto anni dopo il live, la condanna si può essere riabilitati e quindi si può essere in qualche modo rimessi nel circuito io l’ho fatto 20 anni fa, però l’incoerenza esplode nel momento in cui queste stesse forze politiche, quattro anni e mezzo fa, propongono per la massima carica dello Stato,
Il direttore in carica dei servizi, allora c’è qualcosa che non va in questa in questa era, e questo però e lo dico e lo dico non per riacquistare una sorta di verginità o di purezza risp lo dico semplicemente perché lo ricollego al tema della credibilità e allora da quando è iniziata questa avventura il tema non è interloquire sulle cose che uno dice sulle proposte che uno porta avanti io ho scritto questo libro insieme a Carlo Bonini, ormai quattro o cinque mesi fa.
Nessuno ha mai sollevato questioni sulle proposte, il tema è screditare le persone che sono portatrici di una determinata visione e questo discredito, quando si trasferisce alle istituzioni, è il Miglio, è la migliore delle condizioni possibili per consentire quella che appunto è la guerra cognitiva, cioè entro nelle tue teste.
Allargo la frattura, la faglia che è già insita nelle tue, nelle tue società, quindi, forse, al di là di preoccuparci di quelle che sono poi le le le idee del Cremlino o di altri Stati che hanno interesse a mettere in difficoltà le liberaldemocrazie, dovremmo recuperare un senso di coesione che passa attraverso una parola che è molto molto,
E a volte poco considerata, anche se nel mondo del calcio è sempre molto amplificata che rispetto
Quindi non ci dobbiamo preoccupare dei protagonisti.
Al Cremlino, ma dal punto di vista che i medici.
Dice Franco, Gabrielli, ma
Senta, parliamo adesso di sicurezza, lei si è occupato per tanto tempo di sicurezza, è un tema diciamo, che lei lei parla spesso di una sicurezza reale o di insicurezza reale, di un’insicurezza percepita, che però va comunque ascoltata, perché la sinistra ha fatto fa ancora tanta fatica a parlare di sicurezza.
Chi ha immaginato alcune parole?
Fossero di per se stesso patrimonio, comunque avessero una sorta di di dissenso che mal si conciliava con tutta una serie di idealità e di idee, no, e quindi parole come sicurezza, ordine con fili patria, sono stati letteralmente consegnate a una narrazione.
Che poi, ovviamente, la destra ha saputo fare, perché anche qui guardi il tema.
è ulteriormente complicato dalla circostanza che noi viviamo un tempo molto complesso, molto complesso, dove tutto è interconnesso, dove le questioni non possono essere affrontate approcciando le se non in un contesto più ampio, quindi la complessità e la condizione del nostro tempo, ma a fronte di questa condizione inevitabilmente che cosa cerca la gente e la semplificazione,
E allora, quando tu parli di argomenti come la sicurezza, l’immigrazione e tante altre cose, e sulle quali ah, ah, hai necessità di allargare il discorso, non ti seguono più ormai lo scroll è una modalità che condiziona.
Il modo con cui si affrontano le cose, allora se io ti dico blocco navale, Rain Migration o tante altre amenità, perché di questo si tratta e allora anche lì, se mi posso permettere un suggerimento di Fidel diffidate dalle semplificazioni, perché le semplificazioni sono una forma di mistificazione della realtà e guardate c’è un una contro fattualità quello che sto dicendo perché diceva bene ma adesso Gabrielli,
Fa fare parla il politichese, no?
Né nella nella narrazione di questi quattro anni no, ci sono state raccontate determinate cose, poi arriva un personaggio che dice esattamente le stesse cose che dicevano di esponenti della maggioranza 5 anni fa.
E allora qual è la la? La conclusione di questa considerazione è, dal mio punto di vista, è una sola, non è solo l’incoerenza e del fatto che non sei riuscito a dare conto delle cose che hai promesso, forse più banalmente è che le cose che hai detto le ricette che hai proposto non sono realizzabili perché un conto è spararla grossa all’opposizione perché si sta,
La vicenda del del deputato europeo Roberto Vannacci è la stessa identica condizione nella quale si è trovata si trovava la nostra Presidente del Consiglio quattro anni e mezzo fa, quando era l’unica opposizione al governo Draghi quando poteva tranquillamente sparare ad alzo zero nei confronti delle delle politiche di governo e come spesso accade ha conseguito un dividendo di consenso importantissimo adesso si sta ripetendo in maniera quasi una sorta di nemesi,
Lo stesso e allora, più che andare, dietro a queste sorte di di di ricette ulteriormente riproposte, io credo che l’elettorato dovrebbe fermarsi un momento di allora, c’è qualcosa che non va, evidentemente queste ricette sono ricette che poi impattano con una realtà che è più complessa che ha bisogno di altre modalità con le quali,
I problemi molto spesso l’ambizione non è solo quelli, quello di risolverli, ma possibilmente di avviarli a soluzione e ci vuole tempo, e lo diceva prima Ernesto.
Una proposta politica, una offerta politica e una una modalità che traguarda anche un tempo limitato perché, per perché i frutti vengano, bisogna avere tempo, bisogna avere risorse, bisogna avere ovviamente strategie e visioni, ma avere anche il tempo per poter, per poterle realizzare,
Direi che ha risposto anche al.
La domanda che le avrei fatto se, al di là della narrazione, lei ritiene che la ricetta della destra ha affrontato i temi di sicurezza e immigrazione.
Ci saranno alcuni dei temi della campagna elettorale, però, sentendolo parlare, mi è venuta in mente una domanda da farle, lei parlava dell’europarlamentare Roberto Vannacci, lei che è stato capo delle pulizia, che la spaventa un po’, che tanti uomini e donne in divisa seguono un po’le idee di Roberto Vannacci,
Ma guardi, io credo.
Vannacci da questo punto di vista.
Restituisca qualcosa che esiste, chi appartiene a una pancia e quindi questa pancia oggi si sente legittimata a essere in qualche modo.
Nella condizione di poter manifestare quello quello che pensa, forse anche qui bisognerebbe interrogarsi e soprattutto interrogarsi in questo campo di quanto è stato lasciato campo, perché vede gli apparati di sicurezza molto spesso vivono una condizione anche di di autoreferenzialità, Dee Dee Dee Dee, non dico di esclusione io a volte dico sempre.
Ma vi siete mai posti il perché l’abbigliamento del delle forze di polizia, come delle forze armate, si chiamino divise e uniformi, perché divisi e uniforme restituiscono il senso nodi di una tendenza, a chiudersi, nodi di, e allora quando a volte ad esempio quando avvengono episodi di violenza nei confronti delle forze di polizia non si dice subito senza se e senza ma che la violenza non può avere cittadinanza nei confronti né nei confronti del di chi rappresenta lo Stato ma soprattutto in una democrazia è ovvio che poi si lascia una sorta di amaro in bocca da parte di chi appartiene a queste, a queste formazioni che si sentono in qualche modo.
In un fortino no, afferra avviate e purtroppo quando si innescano determinati meccanismi in qualche modo poi si producono anche queste forme estreme, allora il tema non è come qualcuno, addirittura lo ha certificato in un libro dalla parte delle divise e noi non dobbiamo stare dalla parte delle divise dobbiamo stare dalla parte della comunità.
Che riconosce le divise come una parte essenziale, Ted della sua essenza di comunità.
Io sono un fautore di questo straordinario personaggio che ha calcato le scene politiche della Gran Bretagna a cavallo della metà del del Secolo diciannovesimo che si chiamava Sir Robert Peel, peraltro, era un conservatore che è stato ministro dell’Interno e poi per due volte presidente, cioè il premier della Gran Bretagna peraltro un personaggio straordinario,
Che introdusse a quell’epoca all’insegnamento nelle carceri britanniche. Quindi quanto era e che è colui il quale ha ideato la pulizia del consenso, tant’è che i Bobby britannici poi sì, si chiamano così in nome di Robert Peel e la pulizia del consenso e la polizia, nella quale i cittadini hanno rispetto delle forze dell’ordine e le forze dell’ordine hanno rispetto dei cittadini, perché entrambi sono espressione di una comunità e quando noi ragioniamo in noi e loro da che parte stiamo introduciamo un meccanismo per cui, invece di rendere possibile questa coesione, allarghiamo, allarghiamo a dismisura questa fratture, questa divisione e credo che questo non serve a nessuno né a chi veste una divisa al servizio del Paese, né alle comunità che di queste persone, di queste donne e uomini non possono più fare assolutamente a meno
Questa frattura capita di vederla anche Enzo, ma nelle immagini che vediamo a volte delle manifestazioni le abbiamo viste anche di recente nelle manifestazioni in Francia hanno fatto polemica l’incidente anche l’uso della, in alcuni casi, della forza ris delle forze di polizia ovviamente lì è un estremo, però l’abbiamo visto ancora ieri di nuovo l’uso della forza dell’AIDS a New York che una polizia un po’particolare ne abbiamo molto parlato allora le chiedo,
Senza voler poi entrare nel merito di queste singoli episodi, come si fa a garantire la sicurezza, il bisogno di sicurezza dei cittadini in un tempo in cui sembra che si giustifichi la compressione dei diritti in nome della sicurezza?
è un po’una sorta di.
Fraudolento, scambio che si pretende soprattutto.
Ormai da tanto tempo, da quando le nostre società si sentono più più sotto minaccia più impaurite.
Però, ecco, io credo che.
Come al solito, non non non bisogna estremizzare la questione, no, e allora è tutto repressione, tutto prevenzione, bisogna avere un giusto equilibrio.
Ormai da tempo mi piace definirlo un approccio strabico, cioè ci vuole un occhio che guardi ad oggi alla domanda oggi di sicurezza che anche qui guardate quando vengono brandite le statistiche.
Perché si immagina che i reati calino è dal 2013 che i reati calano nel nostro Paese, quindi e peraltro poi anche su questo bisognerebbe fare un lungo discorso di che cosa sono le statistiche le statistiche sono soltanto i reati denunciati, non i reati commessi molti reati,
Scompaiono dal radar della statistica e c’è invece ci sono persone che in qualche modo vivono una condizione di insicurezza e guardate se è vero, come è vero che gli omicidi, per fortuna nel nostro Paese sono ormai molto limitati. Siamo il secondo Paese dopo Lussemburgo in termini di incidenza omicidiaria, ma anche perché anche qui, forse magari per comprenderlo appieno questa questa diversità è cambiato, ad esempio la strategia delle organizzazioni criminali che oggi non uccidono più perché hanno capito che uccidere, tutto sommato, è meno conveniente che fare altre cose senza il clamore di un omicidio, ma, ad esempio, sono aumentate in qualche modo le rapine in strada, i borseggi, cioè quelle cose che poi incidono molto di più su quella che impropriamente viene definita la percezione, perché anche questo guardate percezione di insicurezza, microcriminalità sono modalità che a volte risultano irridenti nei confronti dei cittadini e delle cittadine, perché io, ad esempio, degli amici a Milano, i cui figli sono stati letteralmente spogliati
Per rapina in strada e vaglielo a spiegare a questi che è una percezione o che è una questione che attiene alla microcriminalità, allora c’è un tema di una risposta oggi e la risposta oggi passa attraverso anche un diverso e più efficace controllo del del del territorio passa attraverso una riforma della modalità con le quali le forze di polizia statuali e la polizia locale operano sul.
Sul territorio, perché anche questo adesso hanno fatto questa riforma, ma era più permettere una bandierina dopo quarant’anni a una a una riforma sulla polizia locale che aspettava in qualche modo di essere rivista, ma che non affronta minimamente le questioni importanti. Come non si affrontano le questioni del coordinamento corretto tra le forze di polizia statuale? È ovvio che è molto più facile fare un Klos, un profluvio di decreti che avevano portato a circa 500 anni la la carcerazione, peraltro, in un Paese nel quale l’esecuzione della pena a dire che è al collasso è dire poco, noi abbiamo 65 oltre 65.000 detenuti a fronte di 46.000 posti che darebbero dignità a quei luoghi nei quali anche il tema della rieducazione è importante. Abbiamo una recidiva che spaventosa il 60% delle persone che entra in carcere, ci ritorna addirittura il 33%, centrato quattro volte, abbiamo 90.000 liberi sospesi, 90.000 liberi sospesi, i liberi sospesi. Sono persone che hanno già avuto una condanna
Inferiore a 4 anni e che sono in attesa di sapere quale sarà il loro destino, abbiamo persone che commettono oggi un reato e l’esecuzione della pena avviene magari dopo sei sette anni, quando queste persone hanno già cambiato vita, e allora ci hanno ammorbato per mesi raccontandoci che il problema era quello della separazione delle carriere oggi il problema è il funzionamento della giustizia.
Il funzionamento della giustizia, di una giustizia che sia efficace, che sia tempestiva e guardate la tempestività della giustizia non sta soltanto nei confronti, ovviamente, delle vittime, ma paradossalmente anche dei delinquenti, perché ripeto, avere una condanna esecutivo fra sette, otto anni, quando tu hai cambiato vita ma tu tu Stato hai compiuto in una volta sola due delitti, cioè non sei stato efficace e tempestivo e quindi non è riconosciuto la responsabilità nei tempi che era giusto riconoscere.
E poi lo hai differito ad un tempo nel quale la pena arriva e sconvolge ulteriormente le vite delle persone, quindi altro che l’articolo 27 della nostra Costituzione e poi l’occhio che guarda lontano, perché questa, se è vero che dobbiamo controllare il territorio dobbiamo incidere sugli effetti della criminalità o comunque delle forme di devianza, ma se noi non lo mettiamo in mano alle cause, noi questa questa modalità è una modalità che si ritorcerà contro e guardate sulle cause ve ne cito soltanto due, il tema della salute mentale e il tema di un’immigrazione non governata, perché questo è il tema,
Se noi in questo Paese continuiamo ancora a non affrontare seriamente alcuni problemi, ne ho citato due che molto spesso, uno, di cui si parla anche a sproposito, e l’altro di cui si parla sempre molto poco, perché il tema della salute mentale che peraltro poi non riguarda le forze di polizia io spesso dico ai miei ex colleghi guardate che questa modalità, con le quali blandiscono la vostra il vostro ruolo e la vostra funzione nelle nella sostanza delle cose si traduce in un un carico di responsabilità che non vi compete.
Perché il tema della salute mentale non compete alle forze di polizia e allora a me viene da dire, ma perché in tutti questi decreti ormai hanno decretato su tutto, su su sull’orbo terraqueo, ma perché non non hanno mai messo una norma che consenta alle forze di polizia di conoscere se una persona è in una condizione di psico l’abilità perché guardate conoscere che una persona ha disturbi mentali diventa una garanzia per gli operatori e una garanzia per le persone che potrebbero essere esposti a interventi impropri, come la vicenda ad esempio di Bologna e di far Rick in qualche modo ci consegna,
Dobbiamo quasi chiuderei io però una domanda, tornando a cose più.
Così nostre sa che lei sui giornali e un giorno sì e l’altro pure viene indicato come possibile federatore e io non ho capito se prima, quando parlava di Robert Peel, si stava candidando come ministro dell’Interno come premier, ma adesso dobbiamo guardare con Ernesto perché siccome poi noi avremmo un peso molto importante e quindi dovremmo fare anche delle scelte che dovete fare le primarie tra di voi,
Guardi, questo questo si si riallaccia a quello che diceva prima Ernesto e che purtroppo credo che sia un un morbo che sta per vedendo il dibattito e e uno schieramento che dovrebbe essere più occupato a fornire al Paese delle proposte, cioè io credo veramente che se noi,
Andassimo in qualche modo fuori a chiedere, ma secondo te il problema sono le liste di attesa della sanità, sono il fatto di una sicurezza che sia veramente efficace, di un lavoro povero che sta marginalizzando, come diceva prima Ernesto ormai persone che non arrivano nemmeno più alla fine del mese il tema della produzione industriale che è quello che si parla molto di immigrazione e non si parla mai di emigrazione cioè 1 milione e 400.000 ai nostri ragazzi negli ultimi 10 anni.
E sono andati all’estero, 1000000, dei quali non è rientrato, allora il problema è dobbiamo dare risposte a queste cose o mettiamo Pippo, Pluto e Paperino, e io credo che che credo che non sia questa la cosa e se continueremo perché adesso mi sento parte di questo schieramento se continueremo ad avvilupparci su queste cose noi riconsegneremo il Paese, se non altro a chi ha una leadership forte e ha una possibilità in qualche modo di essere identificata come tale e la proposta quindi non sarà quella di avere un’alternativa in termini di leaderismo, ma sarà quello di offrire una ricetta credibile e soprattutto realizzabile. Questa è la sfida
Grazie Franco, Gabrielli
Quale onore?
Grazie.
Natali Gazzi, eccoci qua, politologa editoriali.
Sa Italia, insomma, Professor of Practice cool, tu devi venire qua fammi leggere alla scuola Advanced International Studies ciao Natali.
Tu farai un intervento, ma tanto un po’di cose già le abbiamo dette, siamo in un mondo in fiamme, ieri sono arrivate nuove notizie preoccupanti, ti lascio la parola e grazie.
Tanto in realtà.
Lontano, certo, così nessun basso io forse spetti eh no va beh, perché poi sono anche un po’cieca, quindi.
Ma più o meno so quello che volevo raccontarvi, allora tanto è già stato detto, io voglio partire sottolineando il fatto che naturalmente le elezioni sono sempre importanti, alcune sono più importanti di altre.
E che cosa intendo queste lezioni, perché sono più importanti di altre sono più importanti perché, come sappiamo, non si vota solamente e non si voterà solamente nel nostro Paese, nella nostra Europa saranno otto le elezioni nei prossimi mesi, diciamo nel prossimo anno a partire,
Da ora di queste otto elezioni in quattro Paesi sono quattro I fatta eccezione la Germania, quattro dei più grandi Paesi europei, esiste la possibilità, esiste il rischio, aggiungerei, esiste la minaccia che ci sia il sopravvento dell’estrema destra in tutti e quattro questi paesi.
Questo, di per sé, non creerebbe una maggioranza all’interno dell’Unione europea per l’estrema destra, ma sicuramente creerebbe una quella che viene definita una minoranza di blocco, ossia l’estrema destra sarebbe in grado di fatto di svuotare di erodere. Il progetto di integrazione europea ha al suo interno tutto questo è importante, naturalmente, di per sé, ma è ancora più importante perché tutto questo naturalmente si svolge in un contesto globale che, come sappiamo e ce lo siamo detti e lo abbiamo osservato lo vediamo sui nostri schermi tutti i giorni è in profonda trasformazione una trasformazione che ha alcuni elementi di certezza e altri naturalmente di grandissima incertezza. La certezza è che quello che comunemente tra
Accademici si definisce l’ordine liberale internazionale, un ordine fatto di diritto internazionale, di multilateralismo, di cooperazione regionale, di democrazia e di diritti è finito.
è un ordine che naturalmente talvolta non è stato liberale, talvolta non è stato sempre un ordine, ma che comunque, soprattutto nella nostra parte del mondo, nella nostra Europa diciamo che ci ha detto relativamente bene per un certo periodo si è immaginato che bene quest’ordine si stava fra Turandot.
Ah, e emergeva una competizione tra grandi potenze e soprattutto si pensava, appunto a Stati Uniti e Cina, in rivalità l’1 con l’altra diciamo che non era un ordine che a noi europei andava alla grande, ma sicuramente sapevamo quel a quello che era il nostro posto se il mondo si spostava da un ordine liberale internazionale a un una nuova bipolarità tra grandi potenze e noi eravamo da una parte noi eravamo,
Con tra virgolette l’Occidente quindi non era ripeto l’ideale, ma sicuramente conoscevamo il nostro posto il problema che stiamo affrontando oggi e che in realtà non è neanche questo lo scenario, perché il vero scenario che sta emergendo è uno scenario non di competizione imperiale ma di collusione imperiale.
Quando vediamo i tappeti rossi stesi ad ancora edito da parte del presidente degli Stati Uniti al presidente russo Vladimir Putin, quando vediamo con lo stesso tappeto rosso steso al presidente cinese Xi Jinping, quando vediamo gli insulti, quando vediamo gli attacchi, quando vediamo le minacce del nostro un tempo alleato gli Stati Uniti nei nostri confronti come europei è evidente che quello che si sta delineando è lo spettro di una collusione imperiale in cui noi europei e aggiungo non solamente noi europei perché potremmo parlare di Africa di America Latina potremmo parlare di Sud Est asiatico siamo sul menu coloniale,
Quindi e qua mi riallaccio all’osservazione di partenza un’erosione del nostro progetto di integrazione europea non è semplicemente, come dire, una brutta cosa, è una minaccia non soltanto per le nostre democrazie, non soltanto per la nostra prosperità, è una minaccia anche per la nostra sicurezza e tutto questo perché perché è evidente che se noi come Europa vogliamo,
Navigare in questo scenario. In realtà, il modello alternativo al quale dovremmo ambire è quello che per certi versi è stato delineato dal primo ministro canadese, ma i canoni, quando oramai già diversi mesi fa, alla Conferenza di Davos ha delineato un possibile mondo di medie potenze, queste medie potenze, in cui in realtà noi come europei, per certi versi siamo un pochino anche qua scomodi, no scomodi, perché perché è evidente che, in realtà l’Europa unita all’ambizione di essere un po’più di una media potenza all’ambizione e per certi versi pensando ad esempio a ambiti come quello economico, naturalmente giallo è e in realtà se siamo disuniti, se siamo divisi, se siamo frammentati, in realtà non non abbiamo neanche la possibilità di ottenere il rango, appunto, di media potenza, benissimo, se siamo uniti, che cosa? Quindi, dovremmo fare
E quattro brevissimi punti, il primo naturalmente, e ne ha parlato Franco, Gabrielli è assolutamente ragione nel modo in cui ha posto la questione riguarda naturalmente il nostro continente e quindi riguarda la guerra sul nostro continente e la guerra della Russia, io credo che in realtà, soprattutto,
Al centrosinistra si è ci si è Rovella, AT su un inutile dibattito, il dibattito no e le armi all’Ucraina. Diamo le armi, non diamo le armi evidente quello che penso io penso che lo sappiate. Tutti pensano naturalmente che bisognerebbe sostenere l’Ucraina, ma credo che sia una domanda mal posta perché era la domanda di cinque anni fa. La domanda di cinque anni fa era quella, appunto di un’ucraina attaccata di un’ucraina per certi versi inerme di un’ucraina, che sarebbe crollata senza il nostro sostegno e quindi andava sostenuta l’Ucraina per certi versi naturalmente, Lux. La guerre militari in Ucraina prosegue, ma non è più questa la domanda, e non è più. Questa è la domanda, perché in realtà la guerra in Europa è già andata ben oltre l’Ucraina già esiste, ripeto, appunto quella che viene definita una guerra ibrida. Io a volte mi domando se in realtà è utile parlare di guerra ibrida, perché la guerriglia non è altro che una manifestazione di guerra e quindi, semmai ci dovremmo chiedere e credo che la domanda che
L’Italia e gli italiani su dove vorrebbero chiedere è qualora questa guerra ibrida dovesse e potrebbe accadere domani mattina in qualche modo diventare cinetica. Basta immaginare un drone carico di esplosivi come quello che si è trovato nell’aeroporto di Lipsia, che magari esplode, e magari fa vittime civili e magari quella Germania. Chiedi aiuto perché si sente di dover rispondere. Questo, ripeto, non è una domanda semplicemente come dire teorica e non riguarda neanche strettamente parlando. La guerra in Ucraina riguarda appunto una guerra in Europa che già esiste e che noi, in quanto italiani, noi in quanto europei, dovremmo quantomeno sapere in che modo risponderemmo e quindi ripeto, c’è un, da un lato, un tema che riguarda la guerra in Europa e quindi la relazione con con la Russia
L’altro grande tema aeree, implicito in quello che diceva un attimo fa, riguarda la relazione con gli Stati Uniti. C’è chi pensa eh, per carità, sarebbe bello e bellissima immaginarlo che magari basta aspettare un paio d’anni e tutto si riaggiusta, arriverà una nuova Amministrazione degli Stati Uniti, si riallaccerà la relazione con l’Europa. Io non sono tra questi e non solo tra questi, non perché non credo sia possibile. Naturalmente credo e sono fermamente convinta che si ricostituirà una relazione con gli Stati Uniti, ma credo un po’come nelle relazioni personali, quando avviene un tradimento, magari si ricostituisce una relazione, ma quella relazione non sarà mai più la stessa non sarà mai più la stessa perché il tradimento c’è stato e ci sarà sempre per certi versi da ora in poi un istinto a proteggersi un istinto a si perseguire magari interessi condivisi con l’altra sponda dell’Atlantico, ma ci sarà una vocina nelle nostre teste che ci dirà sì, però. Al tempo stesso, dobbiamo anche in qualche modo trovare il modo di proteggersi, quindi di sviluppare un elemento di autonomia anche nei confronti appunto, degli Stati Uniti. Poi c’è l’altro grande tema. Temono che il che il tema della Cina, il tema della Cina, che è particolarmente complicato per noi europei per diversi motivi, il primo è che in realtà, fino ad oggi non ci siamo in realtà dovuti porre la domanda perché e ritorno al tè, al discorso delle relazioni transatlantiche, perché noi eravamo alleati degli Stati Uniti, c’era questa rivalità tra Stati Uniti e Cina, osservavamo quello che volevano e dicevano e che pretendevano da noi gli Stati Uniti e dicevamo Simba quindi gli Stati Uniti non so spingevano per un disaccoppiamento tra le economie occidentali e quelle della Cina. Noi rispondevamo dicendo, ma un pochino meno, facciamo un po’di di rischi, no, e quindi avevamo una stella polare l’America, e noi la seguivamo, magari facendo un po’diverso un po’meno
Adesso questa stella polare, naturalmente non esiste più, non esiste più e quindi dobbiamo capire con le nostre teste autonomamente in che modo vogliamo relazionarci con la Cina e dobbiamo farlo superando non tanto no prima si parlava della politica della paura, nel caso della Cina dobbiamo superare la politica dell’ansia perché la paura quantomeno è un’emozione attivante no, l’ansia paralizzante noi in questo momento siamo paralizzati nel pensare a come affrontare il tema della Cina.
Chiudo perché il mio tempo, se esaurito, semplicemente ritornando al punto di partenza e il punto di partenza è che tutto questo è evidente, che possiamo farlo solamente facendo un balzo in avanti nell’integrazione europea, quello che abbiamo assistito negli ultimi anni in cui comunque c’è stata ed è in corso questa rinazionalizzazione dell’Europa è un rallentamento, la minaccia, soprattutto guardando al prossimo anno in avanti e non soltanto quella di una lenta erosione ma di Umeh, un’implosione del progetto di integrazione europea e ci dovremmo tutti ricordare, come in realtà, per peraltro si sta ricordando proprio il Regno Unito, uscito 10 anni fa dall’Unione europea, che, come diceva uno dei padri fondatori, ha
Dell’unione europea, Apolloni Spac, in Europa ci sono solamente due categorie di Stati, ci sono stati piccoli e Stati che ancora non si sono resi conto di essere piccoli, io non so in quale categoria noi apparteniamo, ma quel che è certo è che in una delle due sicuramente apparteniamo e dovremmo prenderne consapevolezza ripeto, per rilanciare il progetto di integrazione europea grazie,
Grazie a Nathalie Tocci, allora chiamo sul palco, visto che si parla oggi molto di costituzione e Giovanni Maria Flick, insomma, non ha bisogno di presentazioni già ministro della Giustizia, già presidente della Corte costituzionale.
Come sta professore presidente, venga l’aiuto, come fa vediamo.
Allora le lascio il palco.
C’è un problema di mobilità.
Caduta incauta che mi costringe accompagnino a farmi accompagnare da un sostegno, ma io credo e posso contribuire a un’esperienza che mi sta entusiasmando che si debbano fissare alcuni punti fermi di carattere generale di modo come camminare.
Che io riassumerei con tre date, che sono fondamentali per l’esperienza che stiamo vivendo.
La prima data è il 25 aprile.
Abbiamo chiuso o dovremmo aver chiuso i conti con un’esperienza precedente di vent’anni di dittatura sfociata in una guerra non sentita non voluta, non preparata e drammaticamente evoluta in condizioni estremamente negative, nonostante gli eroismi di chi ha combattuto in quella guerra, il primo discorso è questo non dimenticarci il 25 aprile che è il momento in cui si è presa consapevolezza della necessità,
E si è
Festeggiato, ammesso che questa possa essere un festeggiamento, la chiusura dei conti con un’esperienza di.
Dittatoriale di vent’anni e con la presenza in Italia di un nemico chiamato come ospite e che poi si è trasformato in un occupante. Ciò che è stato detto poco tempo fa a staff, ma o che è stato detto a Roma, viene ripetuto con riferimento al dramma delle Fosse Ardeatine, ci ricorda cosa ha voluto dire la presenza in Italia di un alleato che poi è diventato un occupante. Allora la prima data su cui dobbiamo fermarci è quella del 25 aprile. Io non me la sento di entrare nelle polemiche, nei piccoli o grandi dibattiti, fascismo, si fascismo, no a fascismo, oppure antifascismo. La Costituzione italiana e una Costituzione antifascista, perché esce
Ha un’esperienza drammatica, in cui tutti hanno pagato anche con la vita la possibilità di portare avanti un’idea quale idea è un’idea che era già presente in chi aveva scritto le parole dell’inno nazionale?
Noi siamo da secoli calpesti e derisi, perché siamo deboli perché siam divisi, il problema è che noi continuiamo a essere divisi e quindi continuiamo per questo essere deboli e allora il primo mattone da prendere in considerazione è quello ricordato dalla data del 25 aprile.
Che dovrebbe?
Consentirci di uscire dalle polemiche e dalle liti e dai pettegolezzi che accompagnano ogni approssimarsi di questa.
Il secondo problema è un altro, è quello anche questo, troppo dimenticato del 1 maggio, la festa del lavoro, l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, come dice come recita la Costituzione, il lavoro e l’ossatura e lo scheletro, chiamiamolo così lo scheletro in positivo di quella che è una costruzione che,
Nella quale abbiamo estremo bisogno in Italia siamo alla ricerca del lavoro, siamo alla ricerca del lavoro per i giovani, siamo alla ricerca di una politica europea che garantisca competitività e diritti nel discorso sul lavoro, che sta attraversando una crisi profonda, e dovremmo ricordarci del fatto,
Dovremmo ricordarcelo non solo quando festeggiamo le festività nazionali, ma in tutti i momenti quando Fistel, quando guardiamo al nostro essere e guardiamo soprattutto la posizione dei giovani, ma c’è ancora una terza d’afa che, oltre a quella del 25 aprile e quella del 1 maggio, mi preme ricordare la data del 2 giugno perché la festa nazionale, che è la festa dell’equilibrio,
Che è la festa del varo della Costituzione, che in 80 anni ci ha dato moltissimo, nonostante le lacune, i difetti, i problemi, le richieste di cambiamento che vi sono, mi lascia perplesso la constatazione, per esempio, che il tema della Costituzione è un tema diventato ormai solo più tema di ripicche reciproche di propaganda di discussione, mentre invece occorrerebbe guardare non tanto a corra, bisogna cambiare anche quello, c’è qualcosa da cambiare, c’è qualcosa da cambiare, studiando con calma quello che è da cambiare, ma non c’è da continuare a discutere e a sostenere che la Costituzione debba essere in tutto o in parte messa messa da parte messa in un cassetto perché la Costituzione e la forma dell’equilibrio che ci ha garantito di avere 80 anni di libertà nonostante i problemi
Che già garantito di sopravvivere a una stagione di terrorismo che abbiamo avuto anche in Italia e per la quale non c’è stato bisogno di leggi speciali, come in altri Paesi, che ci ha consentito di raccogliere una serie di traguardi in vari campi, in vari settori per i quali dobbiamo anche ringraziare la struttura che la Costituzione cioè dall’alto e questo è il discorso della terza rata che dobbiamo ricordare.
25 aprile nasce una Costituzione antifascista, Primo Maggio.
Sì, sottolinea la essenzialità del lavoro come fondamento della Repubblica e della democrazia.
Terzo momento, 2 giugno si ricorda il fatto che, dopo vent’anni di dittatura e dopo cinque anni, quattro o cinque anni rovinosi di guerra, si arriva a una nuova prospettiva di equilibrio.
Di realtà istituzionale, di rapporto tra i vari poteri del nostro ordinamento, che ha consentito a questo Paese ottant’anni di vita estremamente importante e che io mi auguro se si riuscirà a continuare in un discorso di unità di questo tipo, potrà forse assicurarci anche altri 80 anni permettendolo se lo permetterà la necessità di un equilibrio tra la dimensione tecnologica e la dimensione ecologica cioè tra la dimensione dell’ambiente della tutela dell’ambiente che ci circonda dell’uso delle risorse.
Che di cui abbiamo estremo bisogno per continuare a lavorare e a vivere
E utilizzando gli strumenti tecnologici che ci arrivano, ma mantenendo aperta il discorso dell’equilibrio tra dimensione ecologica, dimensione tecnologica e dimensione economica, guardate, questo è un discorso che tra l’altro dobbiamo affrontare e possiamo affrontare sono un solo nella logica italiana, ma nella logica europea, per l’Europa si pone,
Nell’ambito del tema dell’equilibrio tra i grandi e i piccoli paesi, un altro equilibrio tra chi ha in mano le chiavi della tecnologia, chi ha in mano le chiavi della politica e penso per il primo tutto il discorso della Silicon Valley.
E dei protagonisti del capitalismo, che adesso sventolano anche
Prediche e profili di eticità della utilizzo dell’intelligenza artificiale e della tecnologia mi fa un po’, non dico paura, ma un po’perplessità è un po’un senso di sfiducia vedere che chi sta lavorando attivissima mente, non le scoperte tecnologiche alla manipolazione dei nostri cervelli e alla distruzione la nostra capacità di libertà,
Possa poi venire a darci lezioni, ricordandoci che l’intelligenza artificiale è uno strumento da usare, non è un potere da realizzare integralmente e da portare avanti e quindi la data del 2 giugno.
E la data che segna la costruzione di un equilibrio tra i vari poteri di questo Paese ne cito uno solo legato un po’l’esperienza che ho maturato fino a adesso, il diritto.
Avere la possibilità di realizzare effettivamente in primo luogo.
Quella che noi chiamiamo la la libertà di pensare, perché la libertà di la libera manifestazione del pensiero si deve manifestare in due momenti, nel momento in cui io manifesto il mio pensiero.
Ma prima, nel momento in cui io forma un mio pensiero, noi abbiamo lavorato storicamente e tradizionalmente moltissimo per il diritto di poter avere la libertà di esprimerci, per potere avere il diritto di mantenere, o meglio, la libertà di una espressione, di una formulazione del pensiero,
Ma dobbiamo anche perché la stiamo corriamo il rischio di perderlo, avere il diritto e la garanzia di una libertà nel formare questo pensiero, quindi avere una situazione nella quale non siamo travolti da mette mai fatto caso.
All’aumento del tempo e del fastidio che ci dà la pubblicità televisiva.
Scoperto tra l’altro un po’di perplessità. In fondo, il modo di aumentare la pubblicità può essere quello di aumentare il contenitore, ma diminuire il contenuto delle merci che vengono prodotte. Ma con l’abituale ormai ed è un qualcosa che mi lascia estremamente perplesso, perché ricordo con nostalgia tutto ciò che si è scritto si è detto a livello giuridico, ma non solo a livello giuridico, sull’habeas corpus A B, il diritto di gestire il tuo corpo, dimenticando che accanto a l’habeas corpus c’è anche l’habeas mentem, che ha la stessa importanza e forse ne ha di più nel momento in cui ci troviamo. Ecco, io credo
Che il compito di chi si occupa di leggi io mi sono occupato sempre e soltanto di un discorso di leggi prima come giudice degli uomini, poi come avvocato e come professore, cioè come studioso delle leggi, poi come giudice delle leggi.
Giudice della Corte costituzionale, di cui sono stato per un certo periodo, presidente, raccogliendo l’eredità di un mio predecessore che ho sempre stimato moltissimo Giuliano Vassalli, il quale è stato un formidabile personaggio.
Nel cercare di mediare il rapporto tra diritto, legge e valori fondamentali.
E allora a questo punto mi ha insegnato e lo porto avanti come posso proprio il discorso della necessità di trovare un rapporto tra l’habeas corpus, la habeas mente, non mi basta essere libero.
Di muovermi.
Libero di pensare se non ho gli elementi per capire che corra penso e quanto sono condizionato nella manipolazione e questo discorso non lo possiamo fare soltanto a livello umano italiano, ma lo dobbiamo fare a livello europeo, perché la nostra realtà e lo abbiamo sperimentato,
E credo che ne siamo abbastanza convinti tutti tranne pochi, che pensano che sia bello restare soli sull’isola quasi deserta e il discorso dell’Europa noi abbiamo adesso una situazione di crisi e non solo dell’Italia, ma anche dell’Europa di crisi dell’Europa nella misura in cui abbiamo perso un po’il ritmo del ha necessità di assicurare una situazione di diritti e contemporaneamente di competitività nell’ambito europeo che ci consenta, non dico di vincere, ma di riprendere un ruolo europeo nell’ambito della competitività rispetto all’evoluzione della tecnologia.
Ed è un discorso sul quale è preoccupante vedere che quando vi sono le elezioni europee, c’è un tasso di assenteismo, è impressionante, è vero che adesso questo tasso di assenteismo diventa anche uguale per le elezioni israeliane, ma sarebbe meglio cominciare a preoccuparsi di entrambe le cose.
Ecco, io credo che in questa situazione sia abbastanza complicato venire a parlare di nuove formule politiche.
Ho dato volentierissimo la mia adesione a questa iniziativa perché sento il bisogno di una prospettiva che ricominci a coltivare il dialogo anziché il conflitto, noi abbiamo perso la capacità di dialogare, abbiamo perso la capacità di riconoscere.
Non dico i valori dell’altro, ma la necessità di trovare un punto equilibrio, punto di equilibrio tra diritti e doveri, eppure abbiamo una Costituzione che da ottant’anni ci ricorda che abbiamo dei diritti inviolabili e dei doveri inderogabili, che sono l’alter,
La palla, parte necessariamente integrativa di quei diritti non ci sono miei i diritti.
Senza i doveri altrui e viceversa, questo discorso va riportato d’attualità, va ricordato e va soprattutto riportato ai nostri giovani, i quali in questo momento vivono nel disagio nel dissesto più forte, ma non hanno quella mentalità di rinunzia che qualche volta gli appiccichiamo quando penso alla loro partecipazione ai dibattiti ad esempio in materia referendum sul pubblico ministero sul giudice fu la crisi della giustizia, in cui c’è stata una specie di partecipazione Pleas plebiscitaria dei giovani.
Tutto questo mi tranquillizza o mi rassicura rispetto a quello che invece sono le manifestazioni, molto più enfatizzate a livello di informazione dell’opinione pubblica e dei media delle malefatte Mongkut. Alcuni giovani o molti giovani sfogano la loro frustrazione. Grazie, Presidente, Giovanni Maria Flick, e credo vedo il suo ottimismo sui giovani e condivido il suo ottimismo di ottimismo sui giovani. Nasce dal fatto che, nonostante siano mortificati nel modo peggiore, riescono a continuare a pensare e a parlare e a dire e a combattere per Groffi valori. Abbiamo, dobbiamo fare il cambio palco. Professor Flick, poi andiamo avanti perché mi vedono anche della povera presentato anche il nuovo simbolo. Quanto tempo ho parlato perché ho perso la nozione del tempo, l’apparecchio è stato, non è stato 15 minuti, disse è bellissimo, quindi allora sono 15 minuti che sono lieto di concludere facendo il mio amico Ruffini, con il quale un anno fa abbiamo discusso, mi pare un po’prima della Versilia non in Versilia il valore della Costituzione, confidando cioè a vicenda in un dibattito in cui tutti erano d’accordo.
L’importanza di tornare al dialogo, di uscire dalla logica della vendetta reciproca, dalla logica della ritorsione, dalla logica della forza, per ritornare alla logica come strumento del diritto, ed è quello che gli auguro di riuscire a quattro grandi.
Allora, grazie a Giovanni Maria Flick, diamo sul palco Bruno Tabacci, onorevole Tabacci venga.
Stanno preparando il palco per lei?
Giorno l’ha portato il simbolo Tabacci e se l’è portato dietro per in dote il simbolo oggi.
È sempre con me la lascio al suo intervento.
Beh, insomma.
Fa una certa impressione.
Intanto c’è molta gente lasciata piena e questo era un emendamento positivo.
C’è però un aspetto che.
Mi dà una grande ansia.
Ed è quello di constatare come.
La qualità delle proposte che sono abbiamo sentito stamattina attraverso Ernesto Franco.
È una qualità che sembra essere così elevata.
Che si ritrova in una condizione di minorità.
Il che significa che il percorso che dobbiamo fare.
Oltremodo complesso.
Perché il Paese sia andato via via abituando.
A questi eccessi Aquis dobbiamo assistere tutti i giorni.
Tra gli eccessi che si sono determinati e quelli no, fortissimo è accaduta nel senso dello Stato, del dovere, della responsabilità e vedete guidare un Paese nel quale il cittadino ha perso anche il significato del suo ruolo è molto più difficile.
Che farsi carico di un Paese.
In cui la cittadinanza è vissuta come una responsabilità profonda.
E questa è la differenza tra quello che hanno avuto modo di fare i nostri padri, i nostri nonni.
Gli 80 anni della Repubblica.
Che si sono trovati a fronteggiare una situazione drammatica e pur tuttavia con una dimensione umana che era forte.
I nostri genitori, i nostri nonni, hanno dato degli esempi incredibili, oggi queste cose sembrano affievolirsi, sono meno robuste.
E questo complica e quindi Franco, Ernesto hanno dato dalla testimonianza di come si dovrebbe fare, però.
Per incrociare il consenso.
In una fase come questa ci sarebbe bisogno che nel Paese si prendesse forza, riassumesse questo valore come un valore determinante e decisivo, e allora tutto sarebbe più semplice, perché anche delle parole così saggi o il fatto che presentino oggi due libri, che sono una base programmatica di grande serietà,
Dovrebbe indurre tutti a dire, beh, insomma, ne va del futuro del nostro Paese, dal futuro dei nostri figli vediamo di ragionare sulle cose che contano, sulle cose che hanno valore.
Ma noi non siamo più abituati a fare questo, questo è il problema, io avevo con vivo con angoscia queste cose perché, se talvolta mi capita di svolgere in Parlamento qualche breve intervento e di farlo, sento che ci sono molti colleghi che sono meravigliati e poi mi fanno pure i complimenti,
E in realtà è quello che ho imparato, ha fatto bene Gabrielli a spiegare quali sono le sue origini, si è fatto il poliziotto, ma prima aveva una base politica di forte rilevanza, ha detto che da dove veniva il delegato dei giovani della Democrazia cristiana della Toscana che più o meno appare come la zona del Basso Mantovano dove sono nato io,
Un’area che Franz
Che si Ruffini conosca, conosce molto bene per le sue ascendenze e dove la prevalenza era dei comunisti.
E con i quali abbiamo dialogato abbiamo, ci siamo anche contrastanti, ma erano state poste le basi quelle del 2 giugno a cui ha fatto riferimento poco fa il professor Flick erano le basi della ricostruzione del Paese, come hanno potuto questi che erano così divisi?
Portare ad una carta così bella, così importante
Mescolando i valori e trovando dei punti di incontro di così travolgente passione.
A quel 2 giugno parteciparono più del 95% degli elettori italiani, ma cioè praticamente tutti, anche a casa mia, dove.
Per la prima volta partecipano alle donne, fecero festa ed erano delle donne contadine, Piero della povera gente, avrebbe detto don Primo Mazzolari, ecco, questa povera gente è stata alla base della ricostruzione di questo Paese, oggi abbiamo difficoltà, le diamo l’ansia delle cose.
Come è stato ridotto e come la politica.
Fa fatica ad incrociare non solo la metà di quegli elettori che andarono a un seguito di De Gasperi, della ricostruzione, perché ha tanto siamo ridotti, ma direi anche a dare il senso della prospettiva, dove persino l’idea dell’Europa, i negletta.
Pensate un po’.
De Gasperi e la Comunità europea di difesa e oggi abbiamo sentito le parole.
Importanti dette prima sul tema del dell’Ucraina.
È certo che se la città avesse potuto fare il suo percorso, forse non ci sarebbe stata neanche l’Ucraina.
Eppure la politica si è ridotta, in queste settimane, a registrare il fatto che un importante esponente dell’opposizione.
Chi aspira ad una funzione di governo, come sarebbe giusto, ha detto che non si può, ci si può ridurre a dare le armi a go-go.
A Kiev, mettendo un po’sullo stesso piano.
Putin con Zelenskij.
è una cosa che non mi torna, c’è qualcosa che non va.
Non si può pensare che comunque questo fa breccia in un mondo nel quale ci sono anche i pacifisti a costo zero, anche la pace ha un suo prezzo.
Ce l’ha, non solo sul piano della sostanza, ma se l’è anche sul piano dell’etica, della morale, della responsabilità individuale, ecco, queste cose sono le cose che mi fanno riflettere, ci sarebbero tutte le condizioni.
Per creare nel Paese un’alternativa dopo questi anni.
Basterebbe pensare a che cosa pensate a Meloni, la legge elettorale che nasconde un profondo cambio dell’assetto politico e parlamentare, si questo è quello che avviene il capogruppo di Fratelli d’Italia ha parlato della Terza Repubblica.
Ah, non è bastata la seconda, quindi.
Abbiamo bisogno di una Terza Repubblica.
Se la prima era quella del 95% degli A, che andavano alle urne, la seconda è andata via de declinando e qui si imbocca la terza, dove non interessa quanti vanno a votare.
Perché me ne vanno meno meno difficile prendere il potere tenerlo.
E poi questo cambio dell’assetto parlamentare, ma con quale sub con quanta superficialità no, non è bastata a andare verso l’elezione diretta dei presidenti delle Regioni che poi si sono autodefiniti governatori, non c’è nessuna legge dello Stato che dice che il presidente della Regione del governatore non c’è scritto da nessuna parte si sono autodefiniti come tali e poi ci ha pensato il resto dell’informazione ad andar dietro direi il governatore qui il governatore la io ho fatto il presidente della Regione, eletto quindi in maniera indiretta e se non fosse andato a qualche a presiedere il Consiglio regionale a presiedere la Giunta,
Che riferiva al Consiglio regionale, non avrei più trovato la sedia.
Adesso i presidenti della Regione, cioè i governatori, vanno qualche volta in Consiglio regionale e il Consiglio regionale è diventato una recita.
E così è il Parlamento, il 95,5% della legislazione origina dall’azione di governo che poi, in questi ultimi anni, in particolare, ha portato ad un meccanismo infernale per cui ogni Consiglio dei ministri si conclude con un decreto legge.
Ma la decretazione d’urgenza me lo dovrebbe insegnare, il professor Flick non era qualcosa di straordinario di eccezionale, no, oggi diventa la regola, lo facciamo con un decreto legge, per così entra immediatamente in vigore, ah bene, quindi l’urgenza non c’entra più quindi invece di fare,
E di avere un’idea della legislazione che si costruisce attraverso l’azione programmatoria che va in profondità, no, decidiamo con un decreto.
E poi, cosa fa si va in Parlamento?
Gli emendamenti che vengono fatti sono quelli che debt decise dal governo, perché se non c’è il parere favorevole del governo, gli emendamenti non passano e poi su quello si mette la fiducia.
Un maxi emendamento con fiducia e voi mi spiegate dov’è finita la funzione parlamentare, spiegatemelo dove alla funzione parlamentare.
Io, purtroppo ho visto il declinare di questa funzione quando entrai la prima volta nel 92.
Su ogni banco.
Tu guardassi, ti rivolgessi alla persona che era seduta, dovevi avere rispetto, perché quella Penz persone rappresentava un pezzo importante del Paese, perché non erano arrivati lì, per caso erano arrivati lì perché i cittadini italiani li devono scelti, non si può dire che con questa legge elettorale che finge di ripristinarle,
Le preferenze, il meccanismo sia lo stesso, anzi, si sono cancellati collegi uninominali, io le ultime due volte sono stato eletto in un collegio uninominale dove chi vince viene letto, ma se tu arrivi secondo sei fuori.
Sono stato eletto alle ultime due volte a Milano, quindi voglio dire in una città che poi non era scontato quell’esito e allora voglio dire è questa la legge elettorale che Cipro che ci hanno proposto.
E quindi capisco.
Proprio nel momento in cui la Presidente Meloni celebrava e la longevità del suo governo ha scoperto che c’era un problema di di.
Di stabilità, ma come?
Possibile?
Ma possibile che si consideri che la stabilità sia un fatto statistico, ma ai tempi di De Gasperi i governi duravano un anno e mezzo quando andava bene, ma hanno fatto la rivoluzione della ricostruzione del Paese.
Quindi non può essere un fatto statistico, perché se il governo Meloni è il più lungo perdurata, appare anche uno dei meno efficaci per risultati.
E poi questo tema dell’Europa,
Meloni, con questa idea della piccola nazione, ci sta portando verso una deriva isolazionista, l’Europa e la dimensione minima sulla quale possiamo possiamo esso ci possiamo starci, possiamo avere la possibilità di giocare un ruolo, perché nell’arco di pochi decenni la popolazione mondiale è passata da tre mesi da 3 miliardi 8 miliardi ma gli europeisti casomai sono calati sono meno di 500 milioni che erano più di 50 anni fa,
E allora, come si può essere strategici nella net, nel complesso, della realtà geopolitica del mondo, se non si tenne conto anche di queste cose e le piccole nazioni europee da sole non sono in grado di esercitarlo? Quindi c’è bisogno di dar forza evita l’Europa, allora ci sarebbero tutte le condizioni per una risposta alternativa, forse il Paese maturo, anzi, il risultato del referendum è stato in qualche modo una sorpresa. Forse sono arrivati i giovani che hanno deciso di ri rivotare. C’è stato comunque una indicazione di una speranza possibile e però i capi dell’alternativa
Non l’hanno giocata bene, la partita, sono andati a Napoli a dire dobbiamo fare le primarie.
E dobbiamo fare le primarie, come se questo fosse un gioco di società le primarie possono essere, sono utili quando si lavora attorno ad un programma condiviso che ha delle basi forti.
Allora si come è accaduto in occasione del di Prodi, si è Raffo, ma anche lì però ci son stati degli atti di generosità da parte dei leader dei partiti che allora erano i Ds e la Margherita, i quali decisero di di fare un passo indietro i rispettivi e di puntare su una soluzione che desse ridesse speranza al Paese è un meccanismo che ha dato buoni risultati.
Ora però non si può fare il rovescio era la politica che guidava che indicava il Paese la strada da perseguire, no, adesso invece si dice, siccome ci sono delle cose divisive, vediamo di chiedere alle primarie come la pensano e quindi dovremmo decidere.
Sicché sull’Europa che sul sulla guerra in Ucraina e decide l’elettorato che va ai gazebo poveri, noi avete capito come siamo messi.
E qualcuno dice, ma noi abbiamo fatto il referendum tra i nostri iscritti e il 91,5% e contro l’invio delle armi in Ucraina a capitoli, quindi allora quella è la base di partenza della nella base di partenza su cui si può costruire un’alternativa e la vedo un po’un po’difficile un po’duro quindi oggi so diciamo che questi due testi che voi presentate mi danno un segno di speranza ma anche di grande preoccupazione.
Perché abbiamo difficoltà all’interno dello schieramento alternativo, a parte che alcune di queste componenti non si capisce bene che cosa vogliono fare c’è chi dice ad esempio, ma noi andiamo da soli.
Andiamo da soli, ma non hanno forse le letto o non hanno più contezza di quello che è avvenuto nel 2022, quando la divisione ha portato al successo della Meloni, perché, diversamente per il risultato, non si sarebbe stato ora come si fa a pensare che qualcuno vada solo se se la partita in gioco è così grossa una legge elettorale che dà un premio abnorme alla minoranza e che e rischia di spostare anche,
Le cariche istituzionali decisive, a cominciare dalla Presidenza della Repubblica dentro il mazzo della partita, come 15 chi vince, prende tutto.
Dobbiamo veramente essere consapevoli di questi passaggi e trovare il modo di rispondere, ovviamente.
E qualcuno ha detto.
A proposito di come si costruisce l’alternativa?
Che
Le le porte sono aperte per tutti.
Ho sentito in particolare Renzi che ha fatto questo.
Accenno a Firenze ci mancherebbe altro, le porte sono aperte, poi aggiunte, ovviamente il 50% è di Italia Viva e l’altro 50% della casa riformista, ho capito, ma questo non è un modo con cui si procede, quindi dobbiamo rimettere le cose in sesto come si deve e non so se serva una persona diversa perché il tema,
Delle primarie case è stato vissuto in queste settimane, cosa mi conviene di più?
è una cosa che no, che non che non va bene, insomma, allora l’alternativa non nasce, per caso, si costruisce sei in profondità nel Paese, diversamente non reggerebbe neanche un giorno in più, anche perché con questa legge elettorale non c’è la garanzia che qualcuno comunque raggiunga il 42% e ci mancherebbe altro che poi il Parlamento poi,
Determina una è risultato di natura conclusiva.
Sulla proporzionale, ma una proporzionale che non è Iri Lac, la condizione della struttura e del della legge elettorale è una condizione consequenziale, quindi, che rischia di consegnare un Parlamento ancora più ingovernabile per molti aspetti.
Queste cose danno conto ed ho finito delle difficoltà che abbiamo ora, qualcuno ha fatto riferimento al simbolo di Centro democratico che io ho fondato nel 2013. Tra l’altro voglio ricordare che, in questa situazione di Centro democratico, sembra che sia un partito che ha,
Chi ha addirittura più storia di altri?
Sono passati pochi anni, però ha sempre avuto una presenza parlamentare.
E e questo gli ha consentito, gli ha consentito di avere un certo diritto, visto che qui il tema delle delle delle firme da raccogliere ora vorrei essere molto chiaro sul punto nel 2013, quando io fondai Centro democratico le firme che le raccogliemmo perché non avevamo alcuna esenzione non erano queste mastodontiche di oggi però erano, diciamo, un certo numero collegio per collegio, benissimo, quindi abbiamo accettato le regole del gioco facciamo in quell’occasione sei eletti.
Dopodiché poi c’è stata la vicenda dei radicali di Emma Bonino.
Ma io non l’ho mai dato il Sim, il simbolo perché ero c’era, un miglior offerente, no, no, no, no, non ho nulla da offrire e nulla da chiedere.
Ma mi interessa partecipare a un disegno politico, sia ben chiaro il disegno politico, se all’interno delle considerazioni di carattere complessivo che derivano dalla mia storia, che ora la storia delle democratico cristiano, che ha avuto sempre il cuore a sinistra, ma con la testa aveva una capacità di gestire il rapporto complessivo nel Paese se questo è il disegno io sono per quel disegno Lilia quindi certamente oggi la legge elettorale,
è sulla Gazzetta Ufficiale, bene, abbiamo 15 giorni per fare i passaggi che sono necessari e li faremo se c’è da costituire la componente bellissimi.
Mi auguro che.
Che ci siano altri che si aggiungono a questa cosa io non sono solo, non ho paura di essere solo un uomo, paura neppure di restare, solo qualcuno arriva, però vorrei che su questa cosa, qui, invece di avere le alcune anime belle, anche del Partito Democratico che fingono di non vedere le difficoltà che ci sono,
Ci sono i riformisti del Partito Democratico che dovrebbero avere una funzione in qualche modo decisiva, non solo sul piano programmatico, ma anche sul piano della responsabilità, ora la forza a cui danno vita, Gabrielli e Ruffini, Ruffini e Gabrielli è qualche cosa che serve perché è esterno al partito.
Democratico se fosse solo una deriva, se fossero la derivazione del partito democratico come tale, non porta risultati, perché ci sono già le correnti all’interno del partito democratico che portano a questo esito, è questo esito, è in né Ficacci, è inadeguato, quindi questa cosa lo si può fare per quel che mi riguarda la farò.
Ma sia ben chiaro oggi voi comunque fatto un patto importante con Ruffini di Gabrielli di determinare una mobilitazione più forte nel Paese più robusto, perché è chiaro che bisogna aggiungere, ha delle idee buone, sagge un consenso potenziale che deve essere in crescita allora, se è così, l’alternativa avrà un profilo diverso e alla fine potrebbe affermarsi. Ci sono ancora i tempi davanti perché non lo siate di ingannare. Questi hanno difficoltà ad andare a votare a maggio. I tempi ci sono, però abbiamo bisogno che da oggi questa mobilitazione porti Dick Dale e dei nuovi risultati Centro democratico c’è perché c’erano già da prima
Perché ha accompagnato Ernesto in modo particolare in questi mesi, anche con passione e con grandissima lealtà, come lui ben sa e come ha avuto modo di riconoscerlo anche prima, io ci sono, sono al vostro fianco e sono convinto che l’esito sarà positivo.
Grazie all’onorevole Bruno Tabacci.
Intanto che fanno le foto di rito, mi chiedono di comunicarvi che poi ci sarà anche un pranzo sempre cui e insomma mi ha raggiunto sul palco Sergio Gaudio e un intervento e un fisico, lei è stato anche nel team che qualche anno fa ha vinto il premio Nobel siamo nella settimana dei Nobel quindi è interessante che ci parlerà di intelligenza e artificiale aumenta o diminuisce l’uguaglianza a lei, grazie mille.
Grazie intanto per l’invito grazie, vorrei dire un grazie anche a Ernesto Ruffini e a Gabrielli, perché in un momento complesso politico come questo metterci la faccia non è sempre non è banale, soprattutto in un momento in cui abbiamo bisogno di serietà, responsabilità e competenza, quindi, dal mio punto di vista insomma è per me un onore essere essere qui,
Qui con voi,
Il Ernesto mi ha chiesto di parlare di intelligenza artificiale e lo farò ovviamente, dal mio punto di vista, che è quello della ricerca, cercherò di darvi un quadro a 360 gradi del re sull’intelligenza artificiale, come già il professor CLI Flicka aveva cominciato a parlare e io sono un fisico e come gli è stato detto poco fa e mi occupo di onde gravitazionali e si sono i sensori di quantistici non è importante sapere che cosa esattamente siano.
Laico, ho avuto la fortuna di partecipare,
Di essere immediatamente rientrare entro laico subito dopo la prima rilevazione delle onde gravitazionali ed è stato un momento splendido, dal mio punto di vista, dal punto di vista della ricerca, a poter far parte di quella di quella collaborazione, ora le onde gravitazionali sono se sono segnali molto deboli.
Che addirittura Einstein pensava che non non potessero essere potessero essere rilevate e in laico.
Uno dei nemici più più forti è il rumore.
Il tremolio degli specchi è andato a trovarla, vibra le vibrazioni della Terra, tutto fa parte della possibilità che coprono per coprire il segnare ora l’anno scorso un gruppo di ricercatori del Caltech, insieme ai ricercatori del del Gran Sasso, Gran Sasso Science Science Institute,
è il Google DeepMind hanno pubblicato su Science una uno studio in cui, con l’uso della intelligenza artificiale, si è riusciti a diminuire il rumore su una delle componenti più importanti di laico.
Controllando, controllandolo Ils, il sistema e quindi in questo senso, probabilmente si riuscirà ad ascoltare le voci dell’universo da più lontano.
Ah, ecco che cosa può fare l’intelligenza artificiale quando la mettiamo al servizio del bene comune togliere il rumore.
Per sentire quello che prima si perdeva e io vorrei che facesse la stessa cosa per quel che riguarda l’impatto che può avere nella nostra, nella nostra società, che ci aiutasse a sentire le voci che oggi si perdono, chi resta indietro,
Chi non viene ascoltato, chi non sa nemmeno di avere dei dei dei diritti, ma ovviamente la questa tecnologia, come esce molto spesso sul.
Sui giornali.
Può fare anche l’opposto, cioè quelle su quelle voci, quelli veloci possono essere coperte e amplificare soltanto quelle di chi ha di più
Vedete l’intelligenza artificiale e e un mazzo di chiavi.
Può aprire porte rimaste chiuse per generazioni o chiuderne altre a doppia mandata ora io non voglio farvi qui l’elenco delle cose che non vanno, perché bene o male, bene o male le conosciamo, voglio provare però a dirvi cosa dovrebbero essere quelle chiavi perché era come le porgiamo dipende se questa tecnologia renderà
Il nostro, la nostra società e il nostro Paese, un Paese più giusto e meno o più diseguale,
E parto da questa osservazione.
L’intelligenza artificiale 1, una delle cose che può fare, per esempio, e trasferire il una, un sapere pratico di mestiere.
Da chi ce l’ha, chi non ce l’ha, uno studio pubblicato l’anno scorso l’anno scorso sul corteo I Journal of Economics ha seguito più di 5.000 operatori, a cui era stato affiancato un assistente di a di di intelligenza artificiale, i principianti sono migliorati del 30%, i veterani quasi per niente,
Ora, e che cosa è successo?
La macchina aveva imparato dai lavoratori migliori e passava quelle informazioni a chi era appena arrivato.
Il sapere di un mestiere.
Che di solito si impara in anni, accanto a un qualcuno più esperto, diventa in qualche modo più accessibile
Ma lasciata a se stessa la tecnologia va esattamente va esattamente nella direzione opposta e Dario la sul modulo, che è un economista del delle Mighty, non trova al per esempio alcuna evidenza che l’intelligenza artificiale possa ridurre le disuguaglianze nei redditi da lavoro, anzi prevede l’esatto contrario cioè che,
Si può che le distanze si allarghino fra chi vive di capitale e chi vive di lavoro,
E questo si ripercuote anche sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale, su chi utilizza l’intelligenza artificiale in questo momento, nel nel 2025, ormai per chi Perrault, per le date dell’intelligenza delle arti visuale una un secolo fa.
Ah, c’era soltanto un laureato su tre che utilizzava, c’erano un laureato su tre che utilizzava la, l’intelligenza artificiale, ma meno del 4% tra chi aveva aveva il diploma di scuola media.
Allora, vedete.
Il punto è questo, così come la stiamo usando, l’intelligenza artificiale rischia di dare di più a chi ha di più.
È la questione,
La questione non è se l’intelligenza artificiale arriverà.
Ma è chitarra quelle chiavi e io provo a darvene 4 la prima chiave della proprietà.
Chi possiede l’intelligenza artificiale può siederà una parte del futuro del lavoro, della scuola, della sanità e noi non possiamo lasciare che sia soltanto un prodotto da comprare, dobbiamo pensarla come pensiamo le strade, l’acqua, la scuola pubblica, perché è qui che si decide in questo in questo in questo senso e che si è che si decide chi resta indietro indietro una tecnologia che da Adp che dà di più a chi parte indietro può ridurre le distanze.
Tra chi ha studiato e chi no, tra tra le grandi città e il piccolo paese, tra chi può pagarsi un consulente e chi invece deve arrangiarsi?
Ma solo se arriva come un diritto, altrimenti la distanza, ovviamente sì no, le le istanze aumenteranno.
La seconda chiave e il sapere.
L’intelligenza artificiale non nasce dal nulla impara da noi, dalle conversazioni dei lavoratori più bravi, dai no, dai libri, dagli articoli che abbiamo scritto e domani, probabilmente dai dati dei nostri ospedali e dalle nostre amministrazioni e il sapere di un popolo intero, accumulato in generazioni senza per e collettivo anche il valore che produce deve tornare almeno in parte.
A chi lo ha prodotto,
Alla volta al lavoratore il cui mestiere è diventato addestramento, di un di una macchina, per esempio attraverso la contrattazione ai cittadini, quando i dati pubblici servono Adam ad addestrare i sistemi dei sistemi privati sotto forma di servizi accessori migliori e accessibili a tutti, io,
Lo chiamerei il dividendo del sapere, non una tassa sull’innovazione, ma il riconoscimento che nessuno costruisce da solo.
Passo la terza chiave, che secondo me è quella più importante, che è quella della responsabilità e la più grande nel maggio del 2023, alcuni padri dell’intelligenza artificiale, la moda moderna, fra cui Geoffrey Hinton e Yochai banjo capi comunque delle aziende che sviluppano le intelligenze artificiali hanno firmato una dichiarazione che riassume in una sola frase ridurre il rischio di estinzione causato dall’intelligenza artificiale dovrebbe essere una priorità globale, come le pandemie e la guerra nucleare.
Si può discutere se questo rischio sia concreto o se in qualche modo si è esagerato, come dice, come dice qualcuno a una cava, una cosa non si può discutere, che a dare l’allarme sono state le persone, sono state anche le persone che questi sistemi li costruiscono ed eccola di disuguaglianza più profonda quella del potere scelte che possono riguardare tutti.
Vengono prese da un numero ristretto di aziende, a nessuno di noi ha mai potuto votarli o controllarla.
Ora ho fatto un o non ha un gioco stupido per chi conosce la l’intelligenza artificiale Sacchi, è un gioco stupido, cioè ho provato a.
A domandare all’intelligenza artificiale, come si limiterebbe, cioè se dovesse farlo in modo in modo responsabile.
E mi ha risposto che dovrebbe distinguere sempre ciò che sa da ciò che immagina, lasciare le decisioni alle persone e accettare di essere corretto, fermata, poi ha aggiunto.
Tutto questo non basta, perché nessun sistema può garantire da solo di essere affidabile nemmeno l’azienda che lo sviluppa, perché i suoi che nei suoi interessi ovviamente ed è una risposta lineare da da macchina ed estremamente ovvia.
Ed è una simmetria sul quale noi dovremmo dovremmo riflettere, una simmetria che si vede anche nel piccolo, per esempio, a febbraio la procura di Milano ha messo sotto controllo giudiziario globo.
Con l’accusa di caporalato, secondo l’inchiesta è un algoritmo, seguiva i rider con il Gps decideva chi doveva lavorare e quanto dovesse guadagnare, ovviamente Jo Jo contesta, è giusto che sia così e ci sarà un giudice che ci dirà se tutto questo è vero da un altro campo.
In uno studio americano su nove sistemi di intelligenza artificiale, 1.000 casi di pronto soccorso a parità di sintomi, in alcuni casi l’attacco veniva proposta iPad al pazienti benestanti e poco o nessuno.
A quelli a quelli poveri.
Unima una macchina che impara dal mondo, così come ne impara anche le ingiustizie, il principio deve essere lo stesso.
Dal sistema più potente del mondo all’algoritmo ci deve essere qualcuno che ha responsabilità, che chi decide deve rispondere per chi ha per chi subisce delle conseguenze.
La quarta ed ultima chiave che vi propongo il tempo, la promessa più concreta dell’intelligenza artificiale che ci restituirà tempo in Svezia in uno studio su c’è più di 100.000 donne Heller, la lettura delle Mauro Ghelfi, delle mammografie con le intelligenze artificiali up ha trovato più room più tumori e ha tolto ai ravioli.
L’area ideologi, quasi la metà del tempo di del lavoro di lettura.
La domanda che ci dovremmo fare a chi va a quel tempo potrebbe essere meno medici, semplice, ovvero.
Oppure potrebbero essere potrebbe essere una risposta a ai milioni, ai quasi 6 milioni di persone che è in lista d’attesa, hanno hanno ri quasi rifiuto, hanno rifiutato, non hanno, non so, non hanno potuto curarsi.
Ed è un punto su cui dovremmo un altro punto su cui dovremmo riflettere.
Può essere.
Può essere, come è successo a Stanford commerciali, ci dicevano i dati di Stanford.
Che hanno il i, ma il.
Le il lavoro e la diciamo dei posti di lavoro tra i 22 e i 25 anni nei né nel nel nel nei mestieri più esposti è diminuito, oppure può essere giovani meglio formati?
Proprietà, sapere responsabilità, tempo non sono questioni tecniche, sono le domande che dovremmo farci che si fa C C, la politica deve farsi di fronte ai grandi campus cambiamenti, chi possiede chi ha prodotto il valore, chi risponde alle decisioni, a chi vanno i frutti, l’intelligenza artificiale li rende soltanto più urgenti.
E concludo, provano provo a concludere.
Nel lungo periodo, la la risposta, guardando guardando ai prossimi 10, vent’anni la posta è molto alta e questo vuol dire che dovremmo dotarci di un’infrastruttura pubblica, secondo me.
So dell’intelligenza RTP, di Fi artificiale con modelli aperti, potenze di calcolo per le scuole, università, ospedali comuni, perché l’accesso sia un diritto e non un abbonamento su cui su cui su cui a cui far riferimento.
All’inizio ho raccontato di un algoritmo che aiuta un rivelatore a distinguere un segnale da pur debolissimo dal rumore.
In un laboratorio, decidere che cosa è il segnale e che cos’è il rumore è una scelta tecnica in una in una società, è una scelta politica.
Possiamo usare l’intelligenza artificiale per sentire meglio chi oggi fa più fatica a farsi sentire oppure lasciare che quelle voci restino rumore di fondo, questa scelta non la farà la tecnologia, la faremo noi, grazie.
Allora, grazie ad esso.
Chiamerei, in questo momento di pausa prima della pausa pranzo, i ragazzi volontari che oggi, insomma, stanno offrendo il loro servizio a questa manifestazione, perché volevano fare una foto con Gabrielli e con l’esattore, lo sbirro su.
Ormai è il titolo della giornata allo, però chiamiamo anche i ragazzi volontari, dove eccoli e.
Riuscendo, vi lascio il palco.
Sono ancora accese.
Quel tricolore.
Sotto le coperte.
Anche se non facilmente.
Con te non ho mai perso, vedi tu tu quanto la parete bianca.
Della nostra prima stanza, spero che si riprende alle 2 e mezza, ora c’è il pranzo a dopo per caso.
Qualcuno nel tuo per sempre?
Cigarettes aspetterà il momento, senza sapere quale, e forse è questo il senso Gesù.
Allora ricominciamo questo pomeriggio abbiamo rivisto le immagini di questi ottant’anni di storia, le pagine più belle, quelle meno belle, ma che però fanno parte della nostra storia, benvenuto al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che ora farà un saluto Salvi sindaco, benvenuto.
Buon pomeriggio.
Grazie davvero dell’invito dell’opportunità di rivolgermi un saluto, rivolgervi un saluto e rivolgervi i migliori auguri per questa avventura politica davvero importante, io sono grato a due grandi personalità, come Ernesto Ruffino, rialzo, Ruffini e Franco, Gabrielli e alle tante persone che insieme a loro hanno voluto lanciare più uno di questa generosità con cui hanno scelto di stare in campo di portare la loro esperienza loro idee, la vostra energia, il vostro coraggio in un momento storico decisivo per il nostro Paese cui tutti, ciascuno dalla sua postazione chi,
Amministra una grande città come Roma, chi lavora, chi ha.
Partecipa alla vita nazionale nelle modi più diversi, non può essere indifferente, sono molto belle le immagini che avete scelto di proiettare e danno proprio un senso di cos’è questo patrimonio.
Gigantesco e tutti noi ci troviamo ad avere ereditato e di cui siamo tutti insieme corresponsabili, di un grande Paese che ha conosciuto tragedie inenarrabili, che ha conosciuto gli effetti della irresponsabilità e del cinismo, i pezzi di classe dirigente, ma che ha conosciuto anche le risorse straordinarie con cui saputo ripartire dotarsi di una grande Costituzione che sono molto contento abbiate scelto nelle,
Campeggia se nel vostro simbolo ed è riuscito con fatica, ma in modo appassionante, è diventare una grande democrazia europea, è un grande Paese civile e avanzato, in cui il progresso sociale, civile e democratico culturale lo ha trasformato profondamente.
Ecco tutto questo
Impone, penso a ciascuno di noi di essere in campo in un momento in cui ci troviamo davanti a un bivio molto, molto, molto significativo per il nostro Paese, siamo in un contesto internazionale sempre più difficile e risulta evidente Lynagh, l’inadeguatezza dell’attuale classe di Governo e la pericolosità delle scorciatoie con cui non solo in Italia ma in Europa e nel mondo,
La destra populista e nazionalista pensa di affrontare le sfide e i dilemmi del mondo contemporaneo, e questo deve far scattare veramente un senso di auto consapevolezza di qual è la posta in gioco. Costituzione uguali per Costituzione, appunto un obiettivo che è quello della nostra Costituzione, un metodo, quello della democrazia repubblicana, che la nostra Costituzione ha mirabilmente costruito con un grande equilibrio tra poteri alla difesa del, in difesa del quale pochi mesi fa una larghissima maggioranza di italiani ha detto con chiarezza di non volere di non tollerare forzature, ma oggi noi siamo di fronte a un’altra di queste forzature. È passata appena approvata una legge elettorale che, penso, in modo lampante, cerca di reintrodurre un mutamento surrettizio della forza della forma di governo parlamentare della nostra Costituzione, né un modello plebiscitario presidenziale che gli elettori hanno chiaramente detto non avrebbero mai accettato di vedere introdotto attraverso la riforma costituzionale del premierato e questa legge elettorale che ha tantissimi profili di incostituzionalità, evidentemente cerca di farlo con una un assetto un dispositivo che, francamente, penso non possa non potrà reggere un esame serio della nostra Corte costituzionale. Noi e quindi credo sia prima cosa da fare è impegnarsi perché questa legge elettorale sia esaminata dalla Corte sia sfidata. Noi sosterremo come ali come associazione autonomie locali, tutti i ricorsi che verranno fatte.
Perché non possiamo accettare che, per una legge votata a maggioranza e magari con la sciagurata idea di precipitare il Paese al voto, impedendo l’esame della Corte, si possano alterare equilibri molto delicati, ridurre la partecipazione democratica, introdurre premi di maggioranza spropositati, creare dei pasticci enormi tra,
In contraddizione col dispositivo costituzionale per quanto riguarda il Senato e appunto prevedere oggi lo diceva proprio un’intervista il responsabile del programma di Fratelli d’Italia, c’era insomma, si è autodenunciata, diciamo, solo incostituzionale, ha detto no, ma così noi costringiamo che sia proprio quello il premier ecco esattamente quello che la nostra Costituzione dice che non si può fare perché siamo una Repubblica parlamentare, quindi,
Dovete abbassare italiana un’intervista, la portiamo alla corte come dire.
Ecco, di fronte a tutto questo e di fronte invece alla inadeguatezza delle ricette dell’immobilismo, sostanzialmente di fronte a una crisi, gli spread e i rendimenti dei titoli salgono.
Lake le tecnologie producono cambiamenti epocali, il clima cambia.
In modo evidente profondo
I popoli si muovono sul pianeta Terra e pensare di fermarli invece, invece di irregolare, questi processi è stupido e illusorio di fronte a tutto questo noi abbiamo bisogno che il Paese mette in campo le migliori intelligenze e le migliori energie, io mi permetto perché ho avuto l’onore posso dire di lavorare con entrambi, di ringraziarvi per la scelta, la generosità che avete fatto Ernesto Ruffini è stato,
Uno straordinario direttore dell’Agenzia delle Entrate, l’uomo, che ha introdotto innovazioni storiche nel nostro Paese, di cui anche altri poi si sono beneficiati, penso dalla fatturazione elettronica, l’uomo che non è che non che non si è mai battuto per più tasse, ma per far pagare a tutti le tasse che sono previste dalla legge che è la condizione per poter pagare meno tasse.
Pagare meno, pagare tutti e pagare meno non è uno slogan complesso, il nesso lo proprio lo lo lo lo incarna lo in persone con grande intelligenza è stato un uomo di una capacità di io me lo ricordo anche in momenti difficili per la sua salute, quando si collegava, ci ha aiutato a fare cose inenarrabili o siamo stati il primo Paese che ha dovuto sperimentare i ristori, nessuno ha trasformato in pochi giorni l’Agenzia delle entrate in un luogo che, invece di ricevere, mandava i bonifici alle imprese, agli artigiani, ai commercianti in difficoltà, l’uomo di di pensiero, ma anche di azione
Che è una risorsa straordinaria per questo Paese, per una coalizione di centrosinistra che non vuole solo vincere, ma a governare bene, quindi davvero. Grazie per altresì Ert ed essersi messo in campo in gioco e di portare tutte le tue idee, tutta la tua passione, tutta la tua serietà, alla tua lealtà, verso i principi costituzionali, la tua etica, veramente della cosa pubblica che io ho visto, ho toccato con mano e quindi il mio è un ringraziamento e lo stesso vale naturalmente, per fan Franco, Gabrielli che una carriera enorme, gigantesca, e io l’ho conosciuto quando ero ministro da capo della polizia, ma fatto tantissime cose recentemente presentato il suo libro, che io penso andrebbe dato nelle scuole, tutti dovrebbero leggerlo e studiarlo e sottolinearlo per spiegare cos’è la sicurezza democratica come questo grande tema non va eluso, ma non va neanche banalizzato e trasformato in un’arma di distrazione di massa, come occorre anche qui il rigore, serietà, rispetto della Costituzione e valorizzazione anche nelle straordinarie riforme che sono state fatte, ma anche il coraggio di cambiare e di andare avanti, di costruire un modello di sicurezza democratica partecipata,
Condivisa, come stiamo cercando di realizzare in tante città. Davvero abbiamo due pesi massimi, mi permetto di dire della capacità di governo Gates che esprimono quanto di meglio nel nostro Paese ha saputo produrre in termini classi dirigenti, e so che avete aggregato state aggregando tantissime persone come voi di qualità che con generosità vogliono dare una mano. Questo è un segnale veramente positivo, veramente importante per noi. Avere voi in campo a livello nazionale, insieme alla coalizione così si considera. È un elemento che ci dà ottimismo, fiducia e quindi da parte mia davvero c’è il mio ringraziamento più caloroso, il mio in bocca al lupo più forte per più uno per la vostra avventura e sono sicuro che saprete portare saggezza, visione e coraggio di uno schieramento che ha tutte le condizioni per vincere le prossime elezioni. Grazie davvero buon lavoro e in bocca al lupo
Un ringraziamento al sindaco di Roma Roberto Gualtieri
Riprendiamo ora i lavori con i racconti di un’Italia che deve cambiare racconti nel territorio e di esperienze vissute nel nostro Paese, Marco Gesualdi, un giovane economista andato a lavorare all’estero, prego.
Grazie mille e buon pomeriggio a tutti e sono molto contento di essere qui anche un po’emozionato in questa bellissima atmosfera in cui si sta costruendo qualcosa di grande.
Mi è stato richiesto di raccontare la mia esperienza di italiano all’estero, tuttavia credo che le mie parole possano rappresentare anche tanti connazionali coetanei che, come me, sono andati fuori a vivere e lavorare e che probabilmente guardano al nostro Paese con occhi nostalgici.
Vorrei partire da una domanda per tutti noi, quanti giovani deve perdere un paese prima di capire che non sta perdendo soltanto persone, ma il proprio futuro premessa.
Non sono qui per fare retorica pietista sugli italiani che partono e vanno all’estero partire, non è una sconfitta studiare, lavorare fuori, conoscere il mondo, tutto questo significa crescere.
Il problema nasce quando partire, diventa necessario e tornare sempre più difficile, perché il tema dei giovani italiani all’estero non riguarda solo chi fa le valigie, riguarda anche chi, dopo aver costruito una carriera lontano da casa, guarda all’Italia e si chiede ma qui possa continuare a crescere questa domanda io l’ho conosciuta personalmente sono nato e cresciuto nella provincia del Sud Italia, dove l’università pubblica mi ha dato una preparazione solida che porto con me ovunque vada, ma al termine della laurea triennale ho incontrato un divario che molti giovani nel Mezzogiorno conoscono,
Quello tra ciò che l’università insegna e ciò che il territorio è in grado di offrire così sono partito prima verso Milano per completare la formazione, li ho trovato opportunità professionali che nella mia terra d’origine sembrava un’utopia, poi è arrivato un secondo passo più ampio verso l’estero da tempo vivo e lavoro a Parigi dove mi occupo di politiche economiche internazionali presso l’Ocse sud nord poi estero, l’Italia mi ha dato tanto e lo dico con orgoglio,
Ma proprio per questo dobbiamo chiederci perché un Paese che investe nella formazione dei propri giovani non riesce poi a creare le condizioni perché quei giovani possano tornare e mettere quella formazione al suo servizio.
I numeri raccontano una storia difficile da ignorare.
Tra il 2019 e il 2024 sono espatriati Alitalia quasi 250.000 giovani italiani tra i 25 e i 34 anni.
I rientri sono stati appena 86.000, con un saldo negativo di più di 160.000 giovani.
E del Mezzogiorno a pagare il prezzo più alto per dei giovani verso l’estero, ma li perde anche verso le regioni del Centro Nord, così le competenze si concentrano dove ci sono già più opportunità e i territori più deboli diventano ancora più fragili poi c’è un altro numero se guardiamo soltanto al 2024 141 ivi italiani hanno lasciato il nostro Paese.
Mentre nascevano meno di 370.000 bambini, il dato più basso mai registrato.
Emigrazione e denatalità, due fenomeni che raccontano la storia di un Paese che si sta svuotando della propria energia vitale e non è solo una questione demografica, economica e sociale, ma soprattutto è generazionale, perché dietro ogni giovane che parte c’è un investimento in istruzione, salute, famiglia, anni di formazione e quando quel giovane non torna quell’investimento produce valore altrove.
Ma, attenzione, l’obiettivo non è impedire ai giovani di ripartire l’obiettivo, è fare in modo che chi parta non perda per sempre il legame con il nostro Paese.
E le ragioni e le conosciamo fin troppo bene retribuzioni poco competitive, scarsa valorizzazione delle competenze, un mercato del lavoro poco dinamico è dettato troppo spesso da condizioni precarie.
Ma soprattutto una percezione di meritocrazia insufficiente.
Nessun giovane vuole sentirsi dire che per crescere conta più chi conosci di ciò che sai fare.
E allora arriviamo al punto
Chi vive all’estero si sente spesso chiedere e tu torneremo in Italia.
Dietro queste parole convivono due sentimenti, da un lato l’appartenenza, il desiderio, la voglia di tornare a casa.
Dall’altra, la paura che tornare significhi rinunciare alle opportunità finalmente conquistate.
Ed è proprio da questa contraddizione che dobbiamo ripartire il rientro non può essere un atto di sacrificio.
Per riuscirci servono salari competitivi e anche in crescita nel tempo, un fisco che incentivi giovani, ricerca e innovazione nelle imprese e nelle università, un welfare che sostenga adeguatamente le famiglie, meno burocrazia e, soprattutto, meritocrazia.
Se costruiremo queste condizioni, i giovani italiani all’estero diventeranno una risorsa.
Portando con sé esperienze, relazioni internazionali, nuovi modelli di pensiero e creatività, proprio ciò di cui abbiamo più bisogno nell’era degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale.
Soltanto così saremo in grado di creare un circolo virtuoso che rafforzi l’Italia invece di indebolirla.
Vorrei chiudere laddove tutto questo dovrebbe ripartire dalle origini la nostra Repubblica e dalla nostra Costituzione nel 1955, Piero Calamandrei, ricordava i giovani, che la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé perché si muove ogni giorno, bisogna metterci il combustibile,
L’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, quel combustibile siamo noi, i giovani di ogni generazione e una di quelle promesse e scolpita nell’articolo 3 della Costituzione, che affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana in nome dell’uguaglianza.
Non è una promessa del passato e un impegno ancora tutto da onorare, soprattutto per quei giovani costretti a cercare altrove ciò che l’Italia non riesce ancora a garantire loro.
E allora l’Avis, la vera questione, la più sfidante, riguarda tutti noi.
Saremo capaci di costruire un’Italia in cui tornare, non significhi fare un passo indietro, un’Italia in cui un giovane possa partire, scoprire il mondo, imparare e poi scegliere felicemente ritornare a casa?
Perché il problema non è che i giovani attraversare un confine, il problema è quando quel confine diventa un ostacolo per costruire il loro futuro nel nostro Paese.
E questo non possiamo più permettercelo, grazie.
Grazie a Marco Gesualdi.
Grazie tante questa bella esperienza di questo bel racconto
E allora, adesso sul palco Laura Bishop, una dirigente scolastica che viene da distante dalla Sicilia, dell’istituto alberghiero e liceo delle scienze umane del Comune di Palermo.
Buon pomeriggio a tutti e a tutte. Innanzitutto desidero ringraziare l’avvocato Ernesto Maria Ruffini. È anche l’avvocato Giuseppe Bruno per avermi consentito di essere oggi parte attiva di più. Uno in questa Assemblea nazionale mi si rende possibile dare oggi dolce ad alcune istanze ed esigenze collettive di chi vive quotidianamente la scuola, da un’esperienza che la sottoscritta vive da circa 30 anni. La scuola è un’istituzione che garantisce, di fatto sottolineo di fatto l’inclusione sociale, opportunità di realizzazione personale, crescita umana, culturale e sviluppo di una società civile e coesa al bene di tutti.
Soprattutto la scuola, in alcuni contesti territoriali, diventa soprattutto presidio di legalità, tuttavia non posso però tacere oggi che la scuola attraversa una fase complessa, caratterizzata da vari problemi strutturali che riguardano l’edilizia scolastica.
I limiti e i nuovi inciampi all’inclusione,
Il problema del disagio giovanile e della conseguente dispersione scolastica.
Un approccio sistemico all’alternanza scuola, lavoro da regolamentare in alcuni punti sempre volti a tutelare i giovani. Per quanto riguarda il primo punto, l’edilizia scolastica non si può rilevare dal nord al sud, ma soprattutto in gran parte del sud d’Italia, che gli edifici scolastici necessitano da parte degli enti locali proprietari degli immobili di interventi di messa in sicurezza, manutenzione straordinaria, manutenzione ordinaria, adeguamento e riqualificazione per il decoro degli edifici pubblici ma soprattutto per il benessere e la serenità degli alunni e delle alunne che trascorrono la maggior parte della loro giornata nei locali scolastici.
Scuole di primo e disse grazia, e la
Scuole di primo e di secondo grado, scuole primarie al Sud, deficitarie di palestre o dotate di palestre non utilizzabili per motivi di sicurezza, in quanto non garantiscono l’incolumità degli alunni e delle alunne e di tutto il personale scolastico aule, laboratori palestre e spazi comuni devono essere ambienti sicuri, accessibili e adeguati alle nuove esigenze didattiche, investire nell’edilizia scolastica significa quindi investire non soltanto nella sicurezza, ma anche nella qualità dell’apprendimento e nella dignità della vita scolastica.
Mi sono permessa di, però dif di portare oggi anche alcune proposte, si potrebbe pensare di utilizzare, per il bene della collettività delle comunità scolastiche, edifici confiscati, ad associazioni, a delinquere, alle organizzazioni criminali in modo che si utilizzano i suddetti edifici per il bene comune, inoltre i bambini, i giovani nella scuola, devono trovare nelle ore che trascorrono a scuola mattina pomeriggio condizioni ambientali e di vita atte a colmare i disagi di vario ordine da quello economico a quello affettivo che affliggono le realtà umane del nostro tempo.
Ma soprattutto e lo dico a gran voce per dare vita a una società in cui le disuguaglianze siano in gran parte superate, lo dicevamo anche stamattina, ne siamo sempre più convinti, il secondo tema da affrontare è quella dell’inclusione, un’implosione che sia sociale e di fatto la scuola deve essere in grado di accogliere studenti provenienti da qualsiasi parte del mondo senza alcuna discriminazione discriminazione senza alcuna discriminazione relativa alle tradizioni culturali, agli usi e ai costumi dei loro Paesi deve essere in grado,
Deve essere in grado di accogliere studenti con disabilità, difficoltà di apprendimento, condizioni economiche svantaggiate e provenienze culturali e linguistiche diverse.
L’inclusione non può limitarsi alla presenza fisica dello studente in classe, richiede insegnanti adeguatamente formati e quindi il tema della formazione è sempre più pressante. Sostegno educativo, strumenti didattici accessibili, ma soprattutto assistenza e servizi territoriali efficienti. Un altro problema riguarda il disagio giovanile e la conseguente dispersione scolastica, la dispersione scolastica. Sappiamo tutti che si divide in Empoli, ne esplicita ed implicita, ma necessita della sinergia tra le scuole, gli enti locali, gli assistenti sociali, i mediatori culturali, gli osservatori territoriali di prevenzione alla dispersione scolastica e anche dell’Asp. La scuola deve essere supportata dagli altri enti per crescere, per fare crescere i giovani in cui crediamo, perché sono il nostro futuro.
A questi aspetti si
A questi a questi aspetti si aggiunge la necessità di rafforzare i servizi scolastici e territoriali trasporti mense, orientamento, supporto psicologico ed educativo, connessione digitale e collaborazione con tutti i servizi sociali sono tutte componenti che incidono concretamente sulla possibilità degli studenti e delle studentesse di frequentare e vivere serenamente la scuola.
Le differenze territoriale nell’accesso ne parlavamo stamattina a questi servizi possono purtroppo trasformarsi in differenze nelle opportunità educative per il futuro dei giovani.
Particolare attenzione, inoltre, merita il rapporto tra formazione e mondo del lavoro nelle scuole secondarie di secondo grado. Il rapporto tra scuola e il lavoro deve essere costruito come una vera esperienza formativa. Questi percorsi hanno una funzione importante perché combinano conoscenze teoriche e competenze pratiche e possono veramente offrire agli studenti una preparazione collegata ai settori produttivi del territorio. L’alternanza scuola lavoro, però deve essere ripensata, non può essere solo considerata come un mero adempimento burocratico. Laboratori, moderni, tirocini, esperienze presso imprese ed enti, orientamento professionale e collaborazione col mondo produttivo devono contribuire a sviluppare negli studenti il loro percorso di apprendimento e di orientamento per costruire il loro futuro lavorativo e professionale, comprendendo al meglio i loro talenti e le loro capacità e le caratteristiche delle professioni che intraprenderanno
È fondamentale e allo stesso tempo che queste esperienze mantengano una chiara finalità educativa e quindi bisogna supportare istituti tecnici e professionali cambiando il nome in licei, non muta la situazione.
La formazione
La formazione tecnica e professionale non deve essere considerata un percorso di secondo livello, ma una componente importante del sistema educativo, capace di offrire competenze culturali, scientifiche, tecnologiche e professionali, occorre ripensare il sistema tecnico professionale, ciò significa che,
Significa riconoscere che esistono diversi modi di apprendere e di costruire il proprio percorso di vita, la sfida per la scuola e dunque quella di ridurre le disuguaglianze, riqualificare o migliorare gli edifici e i servizi, rafforzare l’inclusione e collegare maggiormente la formazione alle trasformazioni del mondo del lavoro una scuola capace di svolgere questa funzione non prepara soltanto all’ingresso nel mercato del lavoro,
Ma costruisce ai cittadini più autonomi, più responsabili, capaci di partecipare in modo attivo e costruttivo alla società. Concludo infine sottolineando a gran voce che, per il futuro del giovani e vincente l’approccio sistemico tra tutte le istituzioni enti locali, assistenti sociali, ASP enti di terzo settore,
La scuola da sola non può essere lasciata e quindi occorre lavorare in sinergia tra tutte le istituzioni coinvolte, grazie per l’attenzione.
Grazie a Laura Bisso e adesso un racconto che viene dall’altra parte d’Italia, a Venezia abbiamo perso e abbiamo perso male, abbiamo perso male due volte per il risultato e perché le aspettative erano diverse, abbiamo vinto solo io un posto nel Municipio del centro storico di Venezia e abbiamo vinto perché perché Giovanni Pellizzaro e il proprietario del più grande e la più vecchia libreria di Venezia, l’unico vincitore che abbiamo voluto in quella città che della sua libreria ha visto passare tante storie tante generazioni, grazie grazie. Grazie, un vero premio di consolazione, perché perdere Venezia per la terza volta, vi assicuro, ci ha portati alle lacrime, però accontentiamoci di questo premio di consolazione per l’appunto, ringrazio per come sono stato introdotto perché in effetti la mia esperienza comunque di, diciamo la mia esperienza politica passa sempre attraverso
L’esperienza civica, la parte legata al mio mestiere fatto di vendere libri, il mestiere più bello e al contempo più difficile e meno soddisfacente dal punto di vista economico che esista, però, tuttavia, appunto, è quello che mi ha permesso in questi anni nella mia città, Venezia, centro storico proprio da dove io abito,
Qui sono nato mi ha permesso di appunto capire e intercettare quanto sia importante la cultura vista dal basso. Noi a Venezia abbiamo i più grandi ai più importanti musei che ci siano in Italia, le gallerie dell’Accademia, ovviamente Palazzo Ducale, abbiamo anche la biennale, quindi uno, forse il più grande evento culturale che si verifichi ogni anno a questo punto in Italia, perché si chiama biennale, ma va ad anni alterni, quindi tutti gli anni, Arte e Architettura, quello che in realtà, secondo me, è molto importante che Venezia nel suo piccolo ormai siamo scesi sotto i 50.000 abitanti. Questo è veramente tragico, sto parlando dell’isola, è appunto nel suo piccolo, è un vero, una vera fucina di eventi, di di curiosità, di associazioni e quindi è proprio dalla cultura che Venezia potrebbe ripartire, senonché noi, appunto abbiamo perso per la terza volta e siamo stati per 11 anni con un sindaco Brugnaro che, se tranquillamente permesso di non avere un assessore alla cultura, voi potete pensare la città di Venezia, senza dell’Assessore, alla cultura ecco è stato così per 11 anni. Noi appunto cerchiamo abbiamo cercato in tutti i modi di rovesciare questa cosa, ma ci siamo trovati davanti appunto a quella che è una situazione che in qualche modo si rivede sul piano nazionale e che dobbiamo assolutamente a tutti i costi evitare. Quindi è fondamentale ritrovare l’Unione e io vi ringrazio non solo per avermi invitato qui, ma perché qui oggi ho sentito delle bellissime vibrazioni e credo che le sentiremo anche nel corso di questa parte finale di questa presentazione e quindi credo che appunto non si è assolutamente fondamentale.
Mettere uno stop a quello che stiamo vedendo, quello che manca io lo vedo nella mia esperienza piccola, veneziana, ho fatto 5 anni anche di opposizione Brugnaro in consiglio comunale tra il 15 e il 20 ho notato quello che poi, ovviamente, si rivede a livello nazionale che in quest’ultimo periodo in particolare veramente inaccettabile, c’è quella totale mancanza di rispetto delle istituzioni, di rispetto delle minoranze e,
è una cosa.
Se mi limitassi a dire che è una cosa imbarazzante, sembrerebbe quasi che il mio fosse un tono assolutorio, è una cosa gravissima io l’ho subita sulla mia pelle nei cinque anni di Consiglio comunale, quando veramente le minoranze sono state trattate a azero tutt’ora siamo a zero in quanto le Municipalità Venezia non hanno alcun tipo di potere anche questo è un eredità di Brugnaro, vediamo se il nuovo sindaco Venturini diamogli ancora il tempo potrebbe ancora
Ravvedersi e dare qualche potere alle municipalità. Ecco davanti a questo la mia risposta è stata nel mio piccolo, quel pochissimo che potevo fare nella mia municipalità sono stato l’unico su sei Municipalità, che ha invece rispettato al massimo le mie minoranze che solo a maggioranza in Consiglio comunale, dando quindi tutte le garanzie che si potevano dare le presidenze delle commissioni, tutto quello che doveva essere dato. Io credo che da qui che noi dobbiamo partire, cioè dobbiamo proprio a rimarcare la differenza di comportamento di cultura che noi abbiamo nei confronti di questa destra e voglio andare a chiudere. Non voglio portarmi via troppo tempo, ma voglio chiudere su una cosa che ho sentito questa mattina e che lo lo risentita dire adesso dal Sindaco e che secondo me è la grande, la grandissima questione. Non possiamo andare a votare con questa legge, facciamo di tutto di tu, andiamo in piazza, andiamo in piazza, ma facciamo in modo che questa legge venga affermata dalla Corte costituzionale. Non voglio portarvi via altro tempo. Voglio solo fare un ringraziamento particolare a due amici che son quelli per i quali sono qui e sono Silvia e Michele loro hanno comunque partecipato alla campagna elettorale del centrosinistra, nel quale noi sempre aderiremo e abbiamo sempre aderito. Anche se io sono un civico, però non sono un civico comunque sempre legato al centrosinistra e loro sono stati i primi a inserire nel loro simbolo la politica per l’eguaglianza. Grazie grazie a tutti voi. Grazie,
Grazie
A Giovanni Pellizzaro, di questo bel racconto.
E ora la parola a Giuliano Gasparotti, il padrone di casa delegato di Confindustria per le imprese culturali e creative, grazie grazie a tutti voi, una piccolissima riflessione sul mondo della cultura, visto che il titolo del libro di Ernesto e cosa sarà e la domanda è cosa sarà della cultura e cosa è adesso appunto la cultura come una proposta,
Come può essere quello del rafforzamento, sulla base di un principio di parità tra pubblico e privato, nella nello svolgimento di quelle che sono appunto tutte le attività di carattere culturali, sempre di più può identificare nella cultura un volano di sviluppo dei territori e di di crescita che porta dietro sempre con sé non soltanto una crescita di carattere culturale ed economica ma anche sempre civica e appunto civile e quindi il discorso rientra perfettamente in quell’applicazione. Anche in questo caso, al di là di questo articolo, tre della Costituzione in cui tutti noi ci riconosciamo, non voglio tediare con numeri, ma Maraga, ma raccontare appunto un’esperienza personale, perché questo luogo, così come
Altre attività che appunto vengono svolte sono di una di aziende che sono parte, diciamo così, del tessuto produttivo culturale e del sistema produttivo culturale italiano.
Il sistema produttivo culturale italiano sono circa 290.000 imprese che operano nel settore, circa 27.000 sono le associazioni no profit, che integrano appunto questo settore che produce circa il 6% della ricchezza italiana, siamo a Roma, siamo in un.
Un luogo storico monumentale e questo è un po’un esempio, come vi dicevo, di come pubblico e privato possono in qualche modo collaborare insieme perché la proprietà di questo posto è pubblica di una società che, appunto, a Eur S.p.A.
Naturalmente la gestione e la ripartizione, appunto, degli investimenti, è stata fatta da noi, che siamo appunto dei privati, e questo è un piccolo esempio di come siamo riusciti a mettere insieme nell’idea di realizzare un luogo immersivo. Tecnologia, cultura, comunicazione, arte, design e tanto altro ancora un lavoro costante che portiamo anche naturalmente fuori e che come membro appunto del del collettivo del direttivo appunto di Confindustria, cultura abbiamo appunto portato avanti anche come capacità di esportazione di un metodo che possa consentire sempre di più e ad oggi non è così perché ad oggi il privato, rispetto alla collaborazione, appunto col pubblico
O viene trattato come un mecenate, oppure viene trattato, non viene trattato in realtà e quindi non c’è la capacità, invece di guardare alla cultura come una un volano appunto di crescita e di sviluppo che possa, per il patrimonio culturale che ha il nostro Paese.
Essere una leva determinante per costruire appunto il cambiamento
Una piccolissima nota su i lavoratori della cultura, cioè chi lavora nel mondo della cultura, oltre il 50% sono laureati, oltre il 30% sono donne e oltre il 40% sono giovani, cioè sono a due veri giovani, diciamo.
Coloro che hanno almeno non più di 35 anni, questo fa sì che il coagulo di competenze di energie, la freschezza e la capacità di poter portare avanti un discorso che sia di conservazione di questo nostro straordinario patrimonio culturale, ma che contemporaneamente possa essere valorizzato per essere,
L Italia, naturalmente, un punto di riferimento rispetto alla capacità di innovazione, anche nel nel campo culturale, abbisogna necessariamente di professionalità che sono particolarmente elevati e particolarmente tecniche, ma che aprendo appunto questo mercato dalla possibilità di lavorare su temi fondamentali perché la cultura e identità, la cultura e libertà, la cultura è,
E anche la capacità di di avere, diciamo così.
Di di di dare, appunto, di di avere degli strumenti che possono dare un contributo di crescita complessiva ai territori, quindi la la in piccole, ringraziandovi per la pazienza e scusandomi anche per la stanchezza, perché ovviamente lavorare poi ad un evento così bello mi permetto di dire perché lo sento mio come parte diciamo di un percorso.
Che che ci lega e che c’è allegati e che ci legherà non voleva però diciamo farmi
Togliere la responsabilità di portare un piccolo contributo di idee e di proposte su un tema che è un tema cruciale, proprio per dare applicazione al nostro articolo tre della Costituzione, grazie grazie a Giuliano e ora l’Italia dei territori.
L’associazione più uno che esiste da oltre un anno.
Si è radicata in tutte le regioni e le province italiane e adesso verranno al podio una serie di figure che sono i nostri coordinatori regionali e partiamo da Cecilia Del Re.
Già consigliere comunale di Firenze, democrazie, consigliere comunale attuale di Firenze, democratica e già assessore al Comune di Firenze, Cecilia Del Re, grazie.
Grazie.
Buona sera a tutti. Sono molto felice di essere qua oggi, anche come è stato detto, for come coordinatrice dei comitati più uno della Toscana, e siamo in diversi step. Saluto tutti i miei colleghi che sono venuti qua a Roma per quest’Assemblea nazionale e ci fa piacere portare in assemblea la voce dei territori, in particolar modo in questo caso la voce di Firenze, che è anche un po’un simbolo delle città d’arte delle città a vocazione turistica. E allora oggi, nel parlare di turismo, che è il tema che mi è stato assegnato, vorrei parlarvi anche delle città e delle persone che le abitano che abitano le città e che hanno il diritto di continuare a viverci e anche poi del ruolo che la politica e oggi qua siamo per la politica e la buona politica deve tornare ad avere nel governare le grandi trasformazioni economiche e sociali. Ecco, lo faccio proprio a partire dalla mia esperienza amministrativa a Firenze, dove sono stata assessora per cinque anni anche con delega al Turismo per tre anni e dove oggi, siede in Consiglio comunale come Capogruppo di una lista civica indipendente nel campo del centrosinistra, ma che ha corso da sola alle ultime elezioni, proprio per rivendicare la necessità di dare uno spazio ad una città per i suoi residenti, oltre che a un diverso metodo di fare politica. Il turismo, come è noto, è una delle grandi ricchezze del nostro Paese, è una componente fondamentale dell’economia italiana. Genera occupazione, crea opportunità, valorizza un patrimonio culturale.
Ma dobbiamo avere anche il coraggio di dire che non tutta la crescita è necessariamente sviluppo e che non tutta la ricchezza prodotta sul territorio si traduce automaticamente in benessere per chi quel territorio lo abita. Ecco, negli ultimi vent’anni lo sappiamo. I voli low cost, le piattaforme digitali e la crescente facilità degli spostamenti hanno aumentato in maniera esponenziale i flussi turistici, Firenze equa, 14 milioni di turisti l’anno e aumentano di anno in anno, e questo ha portato delle conseguenze profonde che troppo spesso, purtroppo, la politica ha iniziato ad affrontare solo quando ormai erano diventati emergenze. Pensiamo al commercio a Firenze. Dopo le liberalizzazioni del 2012, tra il 2012 e il 2017 abbiamo avuto i più 78% di aperture di commercio di tipo alimentare, ristoranti, bar, gelaterie
E avevamo una densità di 200 Æsir 12 esercizi di somministrazione per chilometro quadrato nel centro storico contro gli 11 per chilometro quadrato fuori dal centro storico. Ecco che allora invocavamo e chiedemmo al governo di avere una norma per bloccare nuove aperture, e questo, ecco ci ha portato a calmierare poi un po’queste que questo fenomeno, dove di fatto ecco che il commercio rispondevano a domande ed era una domanda turistica, ma questo con grave sofferenza per i residenti di una città. Ecco, prima Venezia richiamava 50.000, noi siamo ancora meno nel centro storico, siamo sui 38.000 e ecco, vorrei vedere se davvero quali sono tutti e 38.000 ma insomma con una grande sofferenza, purtroppo, per i centri storici delle nostre città, dall’altra parte, invece, i quartieri con bisogni e servizi differenti
Ecco, questa esperienza ci insegna soprattutto una cosa, ovvero se la politica rinuncia a governare il mercato, il mercato non resta neutrale semplicemente a decidere, il futuro delle nostre città saranno gli interessi economicamente più forti e per le città d’arte è la domanda turistica come abbiamo detto, che traina Traina e così una libreria, una bottega artigiana, un negozio di vicinato vengono progressivamente sostituiti da attività rivolte quasi esclusivamente ai turisti, ecco lo stesso fenomeno e in maniera ancora più evidente, è ancora più pesante. È successo anche qui,
La casa, le locazioni turistiche brevi hanno aperto nuove opportunità economiche, ma nelle città come Firenze, a forte vocazione turistica hanno sottratto anche una quantità crescente di abitazioni al mercato residenziale Firenze, ad esempio, è tra le prime città e il sindaco, Gualtieri, lo sa italiane per numero di locazioni turistiche.
È la prima in proporzione al numero di residenti e questo significa che se il mercato turistico entra direttamente in competizione col diritto all’abitare, saranno i suoi abitanti a rimetterci e così le famiglie, gli studenti, i lavoratori, i giovani che vorrebbero, come abbiamo sentito costruire anche il proprio futuro in città fanno sempre più tra fatica a trovare case a prezzi accessibili.
E progressivamente poi si spostano anche nei comuni limitrofi, ed ecco che le città perdono così la comunità. Ecco, ricordo che nel 2018 e nel 2019, appunto quando ero Assessore al Turismo, insieme ad altre città europee e anche a qualche città italiana, volando a Bruxelles per chiedere aiuto alle istituzioni comunitarie, ma all’inizio non vollero nemmeno riceverci tanto era forte la pressione delle lobby delle piattaforme digitali, ecco che invece, finalmente ora il tema della casa, come abbiamo recentemente visto, è entrato anche nell’agenda europea. Ancora invece lo Stato non ha dato una normativa. Ecco, su questo fenomeno degli affitti turistici brevi. La nostra regione invece, con coraggio lo ha fatto a fine del 2024, con una normativa che è stata ritenuta legittima anche dalla Corte costituzionale. Certo, però questo comunque non basta, perché comunque innanzitutto non possiamo chiedere ai sindaci di governare i fenomeni globali con strumenti locali insufficienti. Abbiamo bisogno di un’Europa più forte che imponga regole e responsabilità effettive sulle grandi piattaforme e di uno Stato, poiché restituisca poteri alle città. Ecco il turismo, quale economia basata sulla rendita ha avuto conseguenze anche poi sulla qualità del lavoro. Perché la Toscana Firenze non sono solo per tradizione e lo sapete una terra come dire vocata al turismo non è solo la terra del Rinascimento, ma anche la terra della manifattura dell’industria. Eppure, se guardiamo ai dati Istat, il lavoro ad alta specializzazione sta sempre più diminuendo, mentre cresce l’occupazione Nets nel settore del terziario del settore, appunto dei servizi, con però contratti stagionali e quindi con una precarietà che non garantisce appunto ai nostri giovani delle opportunità e delle opportunità, anche per restare nelle nostre città. Ecco, allora una città non può vivere soltanto di chi viene a visitarla, ma deve poter e dover offrire un futuro anche a chi sceglie di restarci. E questo richiede anche politiche industriali, investimenti nella ricerca, connessioni tra università e imprese, parchi tecnologici, nuove filiere produttive e lavoro qualificato,
Richiede in sostanza una regia pubblica e allora mi viene in mente il lavoro di Mariana Mazzucato sullo Stato innovatore, l’idea che il pubblico non debba limitarsi a correggere i fallimenti del mercato, ma possa orientare gli investimenti, creare nuove opportunità e guidare lo sviluppo è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno anche nelle nostre città, e lo stesso vale anche per la sicurezza, perché Firenze, come altre città d’arte, è qua un numero anche di forze dell’ordine proprio parametrata ai propri residenti, ma sappiamo che la popolazione coi reale presente sui nostri territori e cinque 10 volte tanto rispetto a quella residente, quindi ecco che da tempo
Di fronte a tutti questi fenomeni, come ho detto, che stanno incidendo sulla qualità della vita dei nostri territori, chiediamo una legge speciale per le città d’arte, una legge che riconosca la specificità dei Comuni a tre, attribuendogli maggiori poteri e strumenti per governare il turismo e le sue Est esternalità poteri sul commercio, poteri sulla casa, benissimo la proposta che Ernesto Ruffini ha fatto poc’anzi proprio che va nell’ottica di dare maggiori,
E non solo risorse, le risorse ci sono, ma anche poteri, una maggiore eresia, un maggiore intervento del pubblico anche dei Comuni, per garantire da una parte il Pivato, ma dall’altra per accogliere e dare a tutti una casa perché avere un tetto sopra la propria testa questo vuol dire anche sicurezza, quella sicurezza sociale di cui i nostri territori hanno bisogno e allora questo vale appunto anche per il trasporto pubblico, per maggiori strumenti, anche per governare i flussi turistici, perché il problema non è avere troppi turisti in assoluto, il problema è non avere strumenti adeguati per governarne l’impatto
E allora dobbiamo anche smettere di pensare che esista una politica del turismo valida per tutta Italia, perché ci sono aree interne come borghi, territori meno conosciuti ne hanno bisogno di promozione, accessibilità, collegamenti, investimenti, opportunità di Venice di sviluppo turistico, ma ci sono anche città d’arte che invece non hanno bisogno di attirare in discrete indiscriminatamente nuovi visitatori ma hanno bisogno di gestire al meglio i flussi turistici.
Ecco, non possiamo applicare la stessa ricetta, realtà così diverse. Anche questo vuol dire uguaglianza, vuol dire guardare specificamente ad ogni territorio per dare a quei territori quello di cui hanno bisogno per migliorare la qualità della loro vita, del loro lavoro e del loro ambiente. Questa è la ragione per cui considero fondamentale la voce dei territori all’interno di più uno perché i territori sono quelli che vedono per primi le trasformazioni. Ne conoscono le contraddizioni, le opportunità, ma anche i problemi che spesso arrivano molto più tardi all’attenzione della politica nazionale, invece gli amministratori e chi lo ha fatto, chi con me ecco quotidianamente si confrontano i problemi dei cittadini e delle cittadine. Vede questi problemi ancora prima appunto, che arrivino all’attenzione della scienza dell’agenda nazionale e perché penso proprio che un partito nuovo, quindi debba nascere da questa capacità d’ascolto, ma anche dalla volontà di trasformare l’ascolto in proposte e le proposte in azione. Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli hanno alle spalle esperienze importanti al servizio del nostro Paese in ambiti diversi, ma entrambi essenziali per il funzionamento dell’Italia. Credo che da queste esperienze possa nascere un’idea forte del ruolo delle istituzioni, istituzioni che non si limitano a registrare i cambiamenti, come troppo spesso abbiamo visto negli ultimi cinque anni, ma che hanno il coraggio, la competenza e la credibilità per governarli. Grazie,
Grazie alla nostra coordinatrice della Toscana Cecilia, Del Re e ora Tommaso Ederoclite, il coordinatore dell’associazione più 1 della Regione Campania che ci parlerà di come è cambiato in quella regione, Napoli e in particolare al tema del lavoro.
Ah, che bel colpo d’occhio da quassù.
Allora?
Sono Tommaso e dei roghi del coordinatore regionale della della Campania e vorrei salutare gli amici della Campania che sono venuti stamattina coordinamento, ringraziarli per il lavoro che comunque abbiamo svolto in questi mesi e in particolare, il gruppo di Nocera che stamattina è venuto con un pullman ha avuto,
Difficoltà perché hanno avuto una una piccola disavventura e devo dire che mi hanno aiutato tantissimo in questo primo al netto sui territori, senza fare troppo rumore, perché oggi è complicato riuscire a fare politica senza fare troppo rumore e lasciando una luce accesa che, devo dire, è difficile da trovare negli ultimi mesi negli ultimi anni sui territori. Allora io prima di passare al merito perché io ho un tema preciso da sviluppare, siccome prima ho sentito parlare di intelligenza artificiale, volevo raccontarvi un aneddoto. Io, come tanti di noi qui, sono un appassionato di di di politica, fino a farne mestiere no, una laurea, un dottorato
Tanti anni nelle università di insegnarla cattedre però anche una passione per l’innovazione tecnologica. Prima abbiamo sentito parlare di intelligenza artificiale. In questi ultimi mesi ho creato due agenti
Di intelligenza artificiale tutte e due, con sfaccettature politiche diverse, una l’ho creata mettendoci dentro manuali paper di ricerca, sviluppo internazionale, le serie storiche elettorali e un altro l’ho creato te.
Più populista, diciamo così, gli sto mettendo dentro gli social, gli sto mettendo dentro del materiale giornalistico le dichiarazioni a tutte e due ho fatto la stessa domanda, ho detto, ma se tu dovessi creare un partito politico, vizi fondare un partito politico in Italia del 2026, laddove comincia Christie,
Quello bravo, l’ordinario va fatto identità, organizzazione, comunità, quello un po’più sarcastico, io gli sto insegnando pure il napoletano, ma ha detto tu si pazz maniera molto, molto semplice,
Questa cosa però a me un pochino, appunto, perché appunto, ma non perché me l’ha detto un umano, appunto perché mi ha costretto a chiedermi seriamente.
Da dove cominciare, perché fondare un partito politico oggi, nel 2026?
E questa risposta me la sono data lentamente e l’ho dovuta veramente lavorare perché vedete di simbolici di sono di offerte Charlène ce ne sono tanti, ma quello che sul quale noi dobbiamo riflettere è che un partito politico nasce per occupare uno spazio politico,
Ma non solo nel sistema elettorale lascia per occupare uno spazio nella vita delle persone.
Questo è un passaggio fondamentale sul quale noi di più uno dobbiamo ragionare e lavorare.
E guardate.
Creare uno spazio nella vita delle persone e soprattutto nel Mezzogiorno, da dove vengo io, è diventato ormai un elemento vitale, perché creare uno spazio nella vita delle persone significa creare uno spazio e dare delle possibilità alle persone, guardate che nel Mezzogiorno se c’è una parola che va coniugata nello spazio delle possibilità è che attraversa tutte le generazioni quella parola è il lavoro,
Lavoro
E guardate, io, non sono uno di quelli che più venduto sopra al palco a fare la solita retorica del Sud, piagnone, quello là che viene a chiedere non è, non è il mio genere, non sono non è il mio tipo però vengo a criticare anche la narrazione diversa che si sta facendo negli ultimi anni, prendiamo il rapporto Svimez e questo con questo mi collego a un intervento che è stato fatto prima. Il rapporto Svimez dice che ne dal 2021 al 2024 al Mezzogiorno sono stati creati circa 100.000 posti di lavoro per i giovani tra i 18 e i 30 anni.
Nello stesso periodo, come diceva un amico prima, tra il 2002 2024, ben 575.000 giovani hanno lasciato il Sud sono andati via.
Quindi, quando noi andiamo a sbirciare i dati e molti di voi qui me lo possono insegnare noi i dati li dobbiamo guardare e dobbiamo anche interpretare, ma li dobbiamo soprattutto interrogare quando noi andiamo a creare i posti di lavoro, noi ci dobbiamo chiedere una cosa, ci dobbiamo chiedere quanto futuro produce quel lavoro,
Per me non è una domanda astratta, e qui mi collego al all’amico di prima perché lui è andato via e, ad ancora, all’estero, io a 18 anni e me ne sono andato io ho fatto l’imbianchino per un anno.
Ho accumulato soldi e sono andato a Londra, ci sono rimasto per un annetto su per giù per andare a lavorare, a cercare un lavoro per migliorarmi, e sapete cosa ho fatto a Londra l’imbianchino, però mi chiamavano decorator Pepe.
Più bello, no decorator.
Sono stato anche a Edimburgo e sono tornato in Italia quando è arrivata una telefonata di mio padre dove mi diceva guarda tu, ma tu sei bravo, hai un abbonamenti all’università, è una cosa, torna, prendi una laurea e poi fa quello che voi lo spazio di possibilità alle scelte alle quali facevo prima riferimento sono tornato, ho preso una laurea dottorato e ho fatto 14 anni di precarietà all’interno dei dipartimenti universitari 14,
Quei 14 anni mi hanno insegnato tanto me l’ha insegnato a capire la politica a farla ora, dopo un bel po’di tempo ho trovato una mia una mia strada, però mi hanno fatto capire una cosa, come direbbe ma Max Weber io ho capito compreso,
Essere precario, che cosa significa perché la precarietà non è semplicemente una forma contrattuale badate, è una forma del tempo.
Se il tuo contratto scade tra sei mesi, io il mio futuro è fino a sei mesi.
Ti mando una casa, una famiglia rimanda a una decisione importante, ve lo dice chi la prima filiale ha avuto il 40 anni, quindi ho dovuto riparlare parecchio badate.
Quello che deve essere fatto sul lavoro nel Mezzogiorno, è questo la creazione di un lavoro che possa creare gli spazi di possibilità a creare autonomia, quindi noi dobbiamo dire ai giovani.
Dobbiamo produrre un lavoro che produce autonomie di un’autonomia e una condizione concreta di led della libertà perché partire e è libertà quando hai davvero e badate bene, ve lo dico per chi circola un santo molto la possibilità di poter restare non come l’amico prima che è dovuto andare via dobbiamo mettere in discussione un’idea accettata troppo a lungo che qualunque occupazione sia di per sé una buona notizia.
Creare lavoro è fondamentale,
Ma un Paese che crea occupazione senza creare indipendenza non ha risolto il problema, che gli ha semplicemente cambiato il nome, non possiamo chiedere ai giovani di studiare, specializzarsi, diventare competitivi per poi offrire un lavoro, un lavoro sottopagato e un biglietto per andare altrove.
E il lavoro non nasce nel voto e qui arriva la politica, il lavoro nasce dove ci sono investimenti, infrastrutture, ricerca, imprese e servizi pubblici.
Tutte queste non sono politiche separate.
Sono tutte parti della stessa politica del lavoro.
Badate che anche questa cosa nel Mezzogiorno, incide anche sulla fiducia tra le istituzioni ai cittadini.
Se nella regione Campania, alle ultime elezioni ha votato il 44% al Comune di Napoli, addirittura il 39 alle ultime suppletive in Calabria ha votato il 22% e c’è gente che ha festeggiato su quel 22%, c’è gente che ha dato, festeggiando uno schiaffo alla democrazia e gran parte della gente che non è andato a votare erano giovani ed è qui che io ritorno alla domanda che ho fatto alla mia intelligenza artificiale perché m’han detto che Aiso pazzi so pazz.
Perché considerare normale ciò a cui ci siamo semplicemente abituati? Questo è da folli, però permettetemi una cosa, perché questa cosa non voglio abituarmi, non so se riusciremo a cambiare qualcosa o tutto o niente. Diffido però in chi, in fondo un partito sostenendo di avere già tutte le risposte, ma possiamo provare ad allargare lo spazio di possibilità al quale facevo riferimento prima, per permettermi, per permetterci di lavorare bene, costruire una famiglia, partire, tornare, restare partecipare, contare in definitiva più possibilità di scegliere la propria vita. Se riusciremo a fare soltanto una parte di questo e lo dico
A Franco Gabrielli, Ernesto Ernesto Ruffini, avremmo dato una risposta alla mia domanda iniziale perché fondare un partito e la follia collettiva che ci unisce oggi ci spingerà a chiedere a chiederci se ne sarà valsa la pena, aiutiamoci a fare in modo che alla fine di questo viaggio ne sarà valsa la pena grazie.
Grazie a Tommaso Ederoclite e ora la parola Americo Di Benedetto esponente civico, nell’area del centrosinistra in Abruzzo, già consigliere regionale e coordinatore dell’associazione più 1 in Abruzzo, che ci parlerà di aree interne piccolo è bello, mentre il resto chi se ne occupa,
Buon pomeriggio a tutti.
E a tutte ringrazio Ernesto Maria Ruffini per la possibilità che ci sta dando per aver messo tutti noi nelle condizioni di ritrovare entusiasmo, e oggi lo ringrazio due volte perché mi ha dato, dopo 17 anni, la possibilità di far incontrare Franco, Gabrielli.
Era il 2009, il 6 aprile 2009 l’ha iniziato il nostro percorso, il sisma della città dell’Aquila, io ero il coordinatore dei sindaci del cratere lui, nominato prefetto della provincia dell’Aquila.
Ci ritrovammo
Con una sola struttura a disposizione.
La scuola della Guardia di Finanza, dove venne istituita la Dicomac e da lì inizia il nostro percorso immediatamente, con la sua professionalità e il supporto dello Stato, lavorammo al decreto di prima emergenza, lavorammo nei mesi successivi, io all’epoca ero anche Presidente della Gran Sasso acqua, la società che gestisce il ciclo idrico integrato nella città dell’Aquila e nei comuni del comprensorio, tutti evidentemente del cratere di cui poi io,
Di quei Comuni del comprensorio diventai il coordinatore e lavorammo alle urbanizzazioni delle dell’edificato provvisorio, le scuole, il progetto case nella città dell’Aquila, i mappa nelle realtà di prossimità.
E lavorammo poi anche a gettare le basi per il futuro oggi L’Aquila è una città moderna, una città che ha nelle viscere, sebbene quasi millenaria, una struttura innovativa, il famoso tunnel intelligente che ha saputo raccontare tutti sotto servizi e lo facemmo grazie a quell’elemento importante è fondamentale della politica che la programmazione poi ci salutammo con il passaggio di consegne passò l’inverno stavamo tutti in una condizione accettabile. Ci ritrovammo a primavera, dove lo Stato,
Lasciò il passo al governo regionale, la Dipartimento nazionale della Protezione civile,
Lasciò il ben fatto dell’emergenza primaria, ci affidò la ripartenza, sono passati 17 anni, io li ebbi in quella giornata il privilegio e ringrazio ancora Franco Gabrielli per avermelo dato.
Di poter parlare alla presenza del presidente dell’allora presidente del Consiglio dei ministri, il rappresentante di tutti i comuni del cratere, grazie Franco per quello che hai fatto grazie, non ora per allora, grazie per allora e anche per ora, per averci dato la possibilità di averti al nostro fianco e di poter fare intraprendere un percorso comune.
Io, come avete ascoltato, dovrei parlare di aree interne del piccolo, è bello e ma del resto chi se ne occupa o come elemento di rassegnazione o come elemento di stimolo e da stimolo, vengo da quelle realtà io vengo da ho fatto il sindaco, il sindaco di un piccolo comune di una piccola comunità Dallas un partito son cresciuto sono arrivato a fare il consigliere regionale nelle ultime elezioni abbiamo costruito un raggruppamento civico che ha preso l’8% subito dopo il partito,
Democratico, ho avuto la possibilità di esprimere di esprimermi e ho avuto la consapevolezza della vita di frontiera di prossimità. Il mio comune sta nel cuore dell’Appennino centrale, fa parte di un di un parco regionale, una bellezza ambientale stravolgente, ma senza futuro. E allora, qual è l’elemento di riflessione, innanzitutto, far star bene chi ha il compito istituzionale di rappresentare le istruzioni in quelli in realtà, il primo, la prima funzione e far star bene chi ci vive per far star bene chi ci vive, c’è la necessità di servizi indispensabili e ci dovrebbe essere, da parte dello Stato, un supporto a far sì chi si impegna tipo. Chi ha un bar in una piccola realtà
Non può essere paragonato a chi ce l’ha in grandi realtà, perché ha un aspetto evidentemente sociale.
Ma soprattutto lavorare sui servizio, mi ricordo una delle prime attività fu la metanizzazione di tutta una vallata, dove, avendo anche un’esperienza di costituzione di una società pubblico totalitaria, grazie al mio impegno in Gran Sasso acqua è costituito da una società di vendita del gas ci cimentando facemmo un investimento di poche migliaia di euro e dopo qualche anno quando la normativa ci precluse di poter fare quel tipo di attività la rivendendo.
Decuplicando l’investimento, quindi, a volte anche e la mano pubblica riesce a far bene. Il servizio si è fatto con onestà, con linearità, consapevolezza e prospettiva, ma qual è il tema di sviluppo, qual è la possibilità? Io ci ho riflettuto tanto ho visto in sala anche un mio collega, il presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Avezzano, che ha fatto un articolo o qualche giorno fa, dove diceva, ma perché si dibatte adesso della chiusura dei bar nelle piccole realtà dice, ma c’è il regime forfettario, ma l’elemento della determinazione dei costi di chi vive e lavora in quelle realtà non può essere uguale a chi lo ha nelle realtà più sviluppate, quindi si deve essere più incisivi. È vero però il tema del ritorno o comunque della possibilità, perché guardate la qualità della vita, è vero che sta dove c’è l’ambiente, ma la qualità della vita vera e dove c’è la bellezza sta dove c’è il lavoro e il lavoro si deve costruire con un legislatore intelligente e lungimirante, guardate noi il nostro sistema, no,
E la prima attività di ritornano e non mi si dica che non è costituzionale differenziare le imposte. Parliamo dei imposte, le imposte sul reddito perché la tassa è riconducibile a un servizio, sia essa a domanda individuale piuttosto che un servizio erogato come la raccolta dei rifiuti. Ma parliamo di imposte sul reddito che, come giustamente diceva prima Ernesto, è un po’limitato nella progressività, ma l’elemento della differenziazione delle imposte in un elemento rilevante è stato fatto, per esempio, per il rientro dei pensionati che da cinque anni stanno all’estero con una percentuale proporzionale del 7%. Non è stato mai pensato di poter lavorare per far sì che le aree interne potessero essere attrattive attraverso veramente una differenziazione impositiva. Ma perché questo perché il dettato costituzionale, la Carta fondamentale della Repubblica
All’articolo 53 dice che ogni cittadino contribuisce alle sfide del Paese in funzione della sua capacità contributiva, ma non va letto in maniera asettico, va letto di concerto con l’articolo 3 che declina il principio dell’uguaglianza sostanziale e l’uguaglianza sostanziale davanti alla compartecipazione alla spesa del Paese, sta anche da dove tu proviene quanto ti costa The poter mantenere un figlio e dare allo stesso le stesse opportunità e gli stessi benefici che hanno nei grandi.
E centri e quindi questo è un elemento di riflessione, così come l’elemento di riflessione deve essere riconducibile alla competitività che si deve dare in quei luoghi, anche se piccoli anche se marginali e dove sta l’elemento della competitività. Dov’è che c’è la possibilità di investire, dov’è che l’imprenditore ben vestire, dove c’è la possibilità di avere meno incidenza sul costo del lavoro, e allora può darsi che non c’è un legislatore lungimirante e programmatorio che abbia la consapevolezza che per poter rilanciare quelle zone non serve il sussidio di turno, ma serve un progetto di sviluppo reale. Se tu abbassi le tasse, riduce il cuneo fiscale, se tu abbassi l’azione contributiva, riduce il costo del lavoro e perché non pensare alla possibilità di lasciar libero
L’elemento pubblico locale e dare la Ste allo stesso la possibilità di un intervento pubblico, dando dando veramente la possibilità di mettere a disposizione quello che ha tipo fabbricati abbandonati, i capannoni industriali abbandonati per darlo al servizio di un’impresa che non lo deve pagare perché lì non si tratta di aiuto di Stato o di andare a ledere la i principi della concorrenza, perché lì la concorrenza non esiste. Guardate, c’è stato, il Covid, ci ha fatto dei danni incredibili, no, ci ha fatto dei danni nera, rabbini, ma ci ha lasciato una possibilità di poter lavorare a distanza, ma se uno vuole incidere anche nel rilancio delle aree interne, ma Santo Dio, noi permettiamo a chi, dietro l’angolo, a casa e dal lavoro, può andare due volte a settimana in smart working, ma perché non c’è la possibilità di dire se tu ti trasferisci in un’area interna, lo puoi fare durante tutta la settimana lo smart voti, allora ci serve un elemento di volontà reale per poter risolvere i problemi di quelle aree o quantomeno provarci. Io chiudo perché poi alla fine è tutto collegato
Ai principi che Ernesto e da oggi, insieme a Franco, Gabrielli e insieme a tutti noi declama dall’inizio e li porta avanti ora e in prospettiva, e ce n’è un altro, il bene comune, che non è decontestualizzato rispetto a quello che ho detto in precedenza e io me ne vado indietro di 100 anni vado alla Rerum Novarum al Leone tredicesimo che declina nella maniera perfetta il senso del bene comune e lo fa in questa maniera il bene comune non come un ideale utopico ma come esigenza morale concreta.
E lo Stato?
In funzione di questa possibilità e la politica soprattutto ha il compito specifico di promuovere, attraverso leggi giuste e, soprattutto, istituzioni adeguate.
Il bene comune, purtroppo oggi noi non abbiamo le istituzioni adeguate, perché noi, se ci riflettiamo quando pensiamo a noi stessi, cerchiamo il meglio per noi, abbiamo bisogno di una consulenza, di un esame specialistico, abbiamo bisogno di un avvocato, cerchiamo il meglio che c’è quando guardiamo alla politica, cerchiamo quello che è utile quello che più prossimo, ma di chi non ha prossimità, chi se ne occupa, chi se ne preoccupa ed ecco la disaffezione al voto quando la politica esercitata da chi nella vita non ha mai fatto niente non sa far niente, ma è possibile che si possa occupare di tutto.
Non è possibile, quindi cerchiamo di alzare il livello della discussione, mettiamo al centro la credibilità delle persone e la qualità delle persone Ernesto e Franco, Gabrielli, Ernesto Maria Ruffini hanno una qualità indiscussa che può dar fastidio, ma è differente dall’offerta che c’è in giro, se ne avessimo fatto, ci dicono state facendo un altro partito, ma non siamo la copia di nessuno, noi abbiamo la presunzione di non assomigliare a nessuno, forse qualcuno aspettava questa opportunità che ci stessi qualcuno che non somigliasse a nessuno e che fa politica in una maniera credibile, perché ha dalla sua la credibilità prima come uomo e poi come politico, grazie,
Grazie tante ad Americo Di Benedetto.
Grazie
Anche per il suo caloroso sostegno.
E ora la parola al coordinatore della Puglia Livio, Tenerelli, che è presidente dell’Osservatorio sull’innovazione digitale del Mezzogiorno e che ci parlerà appunto di mezzogiorno e innovazione, grazie Livio.
Americo, dove sta?
La mettiamo in Puglia subito questa cosa nelle aree interne, la premialità con tutti quelli che hanno sottoscritto i contratti di programma, tutti i residenti nelle aree interne.
Beh, è giusto questa cosa, lo smart-working mi è molto piaciuta e la la prenderò in esame.
E vado sulla scia di quello che ha detto Americo, un una persona fragile, qualche tempo fa, in Puglia, vestito di bianco.
Andò al G 7 a relazionare sulle nuove tecnologie in una bellissima masseria si chiamava Francesco e incominciò a prendere l’argomento a proposito della Rerum Novarum, incominciano a prendere l’argomento che pongo all’attenzione vostra l’innovazione tecnologica, Francesco, la mise sul tavolo del G 7.
Dalla Puglia, che è stata capace di investire moltissimo in ricerca e di redistribuirla in termini di opportunità e risorse.
Vi racconto di come ci ha ispirato quel momento e poi magnifico avere Leone il nostro Papa che come primo gesto è qui la Rerum Novarum Leone Leone risponde con la magnetica Humanitas e allora ai nostri coordinatori, a questo cantiere, il tema dalla Puglia che è terza in termini di risorse destinate alla ricerca e all’innovazione in Italia il tema della intelligenza artificiale dell’innovazione tecnologica vi arrivi come un suggerimento per una nuova cittadinanza attiva e arrivi a più 1 come un grande tema da porci. Questo è uno dei temi che può
Bloccare o meno l’ascensore sociale, le nuove fragilità che ci porta all’innovazione tecnologica non governata.
E per fortuna abbiamo avuto David Sassoli che dal 2016 incominciò a porre il tema che la tecnologia andava arginata, ma perché per renderla antropocentrica, per renderla funzionale all’uomo, perché lui incominciò già con la protezione dei dati e poi ce lo siamo ritrovati call con lei Hackett e circola con grande Regolamento europeo che fortuna essere cittadini europei dove non comanda l’impresa e non comanda il totalitarismo, che fortuna me lo ripeto spesso ora le nuove fragilità lo pongo in questo cantiere bellissimo di più. 1 stanno anche nell’accompagnare nuovi nuove fasce deboli. Chi non arriverà a usare tecnologia? Chi non ce la farà, chi sentirà l’innovazione, la la, l’intelligenza artificiale come uno che li sta rubando il lavoro. Chi sentirà
In bilico le sue certezze, così non è, ma è un grandissimo tema di cittadinanza attiva, c’è l’ha detto il Papa e vi invito tutti a usarlo, così come il libretto rosso in parallelo, questa splendida enciclica che ci dà un grandissimo tema di movimento è, prendiamocela tutta come come proprio come peso ponderale nel fare politica perché guardate sta mettendo in bilico e creerà un nuovo welfare.
Il nuovo Vespa dei prossimi tempi e, come io riesco, a usare o meno l’intelligenza artificiale come la usa, il medico come lo usa.
E lì il mondo dell’impresa, come la si usa e soprattutto la possibilità di usarla al meglio possedendo la tecnologia, è riuscendo ad avere una redistribuzione di tutti i colori di tutti i profitti derivanti da essa in Puglia. Ci siamo riusciti in parte a ottenere benefici del territorio e a dare risorse per la ricerca. I nostri, le nostre politiche attive, si chiamano principi attivi. Si sono chiamate bollenti spiriti, si chiamano Mare a sinistra per dire quando uno torna in Puglia, perché normalmente la ferrovia adriatica, quando uno rientra in Puglia, c’è il mare a sinistra. Perciò mi permetto di dare questo contributo che arriva dalla mia terra, richiamandovi, richiamandoci a un nuovo modo di pensare a tutti coloro che nel tempo non hanno deciso di votare, perché magari si sono sentiti incompresi
Nei nuovi bisogni, grazie dell’attenzione.
Grazie tante Alirio Tenerelli dalla Puglia e ora ritorniamo nella città di Roma che ci ospita e con grande entusiasmo diamo la parola Daniele Torquati, più giovane, presidente del Municipio quindicesimo di Roma, grazie.
Beh, ci parlerà di come sta cambiando il rapporto tra i cittadini e la politica, dal suo osservatorio, di un grande municipio, giovane, splendido, ci vengono anche la settimana prossima.
Allora io ringrazio dell’invito di confesso, di essere un po’emozionato perché, nonostante il attaccato il mio primo manifesto a 13 anni e ho parlato durante il Circo Massimo di Veltroni davanti a migliaia di persone e oggi che ha 42 anni è la seconda volta e faccio il presidente del municipio sono vent’anni 22 ormai faccio l’amministratore locale diciamo ultimamente non mi è capitato tanto spesso di partecipare a convegni di partito,
Un po’perché, evidentemente, chi fa l’amministrazione e chi amministra ha veramente poco tempo per partecipare a convegni divertito un po’perché, oggettivamente, in questi ultimi periodi, evidentemente tutti i partiti hanno considerato gli amministratori e le amministratrici non tanto utili addirittura in qualche modo
Idonei a fare considerazioni politiche questo, diciamo, presuppone due cose o che in questo intervento faccio un disastro oppure che mi dovrete portare via con la forza pubblica, ci penserà naturalmente Gabrielli, perché ho tante cose da dire io, come ho detto, come sono stato presentato sono il Presidente del Municipio Roma 15,
Eh eh diciamo un municipio di Roma, uno dei municipi di Roma e il Municipio di Ponte Milvio, ma anche di una grande fetta di extra, Gra cioè del di fuori dal Grande raccordo anulare, la cosiddetta periferia.
E, diciamo, è un territorio di 187 chilometri quadrati, 6 chilometri quadrati in più del Comune di Milano, 100 chilometri quadri in più di capitali europee come Lisbona, sono 160.000 abitanti.
Un territorio che abbiamo avuto l’onore di governare per la prima volta nella storia del nostro territorio, come il centrosinistra nel 2013, la prima volta che abbiamo avuto l’onore di vincere, è il collegio elettorale del centrodestra, dove venivano calati gli impresentabili, quelli che non percorrevano neanche un marciapiede ma avvenivano sicuramente eletti.
Ci sono alcuni seggi dove il centrodestra esprime tra il 70 e l’80% di espressione di preferenze.
Quindi la lotta sulle preferenze lì è molto complicata, farlo bisogna fare un altro tipo di politica e diciamo è quel piccolo pallino nero che, con Veltroni al 63% rimase nero.
Questo lo dico non per autocelebrarci la nostra esperienza politica, ma semplicemente per dire che.
E per far capire il quadro del nostro territorio, che ha saputo riconoscere e riconoscersi nella politica, nella praticità, nella condivisione, nel Parag, nel pragmatismo, nella mediazione, nella presa in carico delle fragilità.
Senza mai, ovviamente, rinunciare agli ideali della solidarietà e del riformismo, siamo, come mi piace definirmi spesso ci piace definirci degli operai, della politica degli artigiani.
Ci muoviamo in quel sottile linea,
Di differenza tra
E il, la riparazione della buca e il sogno della lotta delle disuguaglianze, diciamo, siamo proprio proprio degli artigiani e quindi a una grandezza della media, di una media città italiana, senza gli strumenti di essere riconosciuti come Comuni diciamo, siamo vivi, sopravviviamo nel in questa, ma siamo vivi ora in questo periodo storico, sentiamo, ho sentito sentiamo l’esigenza, anche in di esprimere una certa politicità, di dare un proprio contributo perché la politica nazionale si confronti con le reali esigenze quotidiane, come si dice spesso,
Senza perdere ovviamente il sogno del cambiamento o del miglioramento delle condizioni sociali in questi anni, quindi abbiamo affrontato delle sfide, abbiamo cercato di gettare il cuore oltre l’ostacolo, allora abbiamo, ci siamo messi in testa di costruire una nuova scuola che non viene costruiti solo con le forze del Municipio aprendo e appunto i fondi del PNRR in una zona e si chiama Valle muri Cana che, a differenza dello spopolamento del centro di Roma,
Ha aumentato negli ultimi 10 anni del 12,8% gli abitanti e la bassa e c’è una bassa, c’è una bassa densità di popolazione, ma comunque l’età media è molto bassa e quindi li abbiamo, siamo riusciti a confrontarsi con gli altri Comuni sul PNRR e quindi qual è il senso di questa di questo esempio?
Perché allora a questo punto diciamo non replicare il metodo e trasformare il meccanismo del PNRR che prevede, diciamo, che pone degli obiettivi da delle scadenze, pone senza mai andare oltre e diminuire la qualità degli interventi, è così tanto difficile in una politica nazionale riconoscere che questo strumento ha portato dei benefici,
Così grandi, che forse potrebbe essere una misura strutturale all’interno di ogni esercizio di bilancio per ogni amministrazione locale, questa potrebbe essere un’idea per cercare di aumentare il confronto delle amministrazioni per cercare di aumentare la competizione anche sano. Non sarà un argomento magari che appassiona le folle e che porta consenso nell’immediato, ma probabilmente avremmo del consenso reale nel momento in cui la scuola arriverà nel momento in cui avremmo reti, stabilito che se hai un obiettivo, cioè quello di aver di costruire una scuola, quella scuola alla costruisci sul serio nei tempi giusti, forse questo potrebbe essere quello che dà il contributo di restituire dignità e credibilità alla politica
Poi capita spesso a noi amministratori e amministratrici di questi Comuni così grandi di in qualche modo questo è il secondo esempio di non dover di dormire poco, di passare delle notti insonni, spesso perché piove sembra assurdo, ma è così usiamo quel Municipio dove poco tempo fa siamo è andato sui giornali per l’allagamento di Ponte Milvio di corso Francia, ma ogni in ogni evento atmosferico in ogni pioggia l’Italia è piena di queste immagini, ma in questo frangente noi siamo anche quelli che nel 2014, purtroppo in altra zona fragile che sia la prima porta in 100 millimetri d’acqua, in poco meno di un’ora
20 10.000 persone sono andate sott’acqua, perdendo tutto, perdendo la vita alle proprie i propri affetti, ecco, da una parte, quindi, nel nostro Paese abbiamo visto delle piazze piene di giovani che manifestano per il clima, dall’altra è sempre il nostro Paese, siamo quel Paese in cui il rischio idrogeologico riguarda il 94,5% del nostro territorio che è una percentuale impressionante.
Cioè 7.463 i Comuni su 7.900.
Hanno questo rischio?
Sono esposti a frane, alluvioni, valanghe ed erosioni costiere dove la superficie a rischio arriva quasi a 70.000 chilometri quadrati 69.500. Adesso mi sono preso un appunto lo ricontrollo, che è pari al 23% del nostro territorio nazionale e aumenta dall’ultima rilevazione dell’ISPRA del 15% ora, in questa dicotomia dove ci abbiamo le piazze piene e non dormiamo poco,
Non ci sarà possibilità e spazio per una politica nazionale per creare quella connessione che il clima si difende rispettando l’ambiente, ma nello stesso tempo dare un messaggio, quei territori fragili, per dire che quella è la conseguenza di quella di questi cambiamenti climatici e che forse il pubblico dovrà prendersi in carico la responsabilità di restituire un minimo di sicurezza perché anche quello in termini di sicurezza può essere declinato in questa maniera perché si vive più sicuri se in una casa sicura dove non c’è il rischio di una frana dove c’è un c’è il rischio di un allagamento dove si vive con le paratie davanti al proprio negozio per non farlo allagare,
È forse la politica è anche mettere in relazione creare connessioni, forse è giusto, secondo noi, lavorare affinché il clima abbia e le battaglie del clima abbiano una declinazione pratica concreta, magari dando anche un segnale a quelli che con scetticismo guardano a quelle piazze.
Il terzo esempio è che ci siamo imbarcati nel riaprire i posti abbandonati nei luoghi pubblici, prima si faceva riferimento a delle scuole che chiudono naturalmente.
E la natalità è bassa e quindi le scuole chiudono, ci abbiamo molti, abbiamo molti edifici abbandonati, ecco, in questo caso abbiamo affrontato il tema di restituire questi luoghi alla comunità, uno di questi, a Saxa Rubra vicino alla Rai zona è conosciuta.
E abbiamo impostato il, avremmo potuto fare un bando, come abbiamo fatto per tutti gli altri, ma per dare senso alla sentenza della Corte Costituzionale, la 131 del 2020, quella che parla di coprogettazione, abbiamo cercato di gettare il cuore oltre l’ostacolo anche in questo caso e fare in modo che ci fosse una coprogettazione oggi quello stabile e una sedi di Protezione civile sempre per richiamare anche al rischio idrogeologico, e il rischio è però questo non è tanto l’esempio è l’esempio che oltre alla coprogettazione ci abbiamo. V abbiamo voluto inserire il fatto che quel luogo, quelle mura, quel cemento
Un luogo statico potesse generare welfare, perché che cosa abbiamo fatto? Ci siamo inventati che quelle mura potessero essere l’ambito nel quale svolgere delle attività, di una politica sociale, di un welfare generativo e dalla settimana scorsa 54 persone,
Diciamo partecipando a un avviso pubblico, partecipa avranno a dei corsi per una formazione di una cooperativa sociale municipale che si possa occupare dei servizi del Municipio, c’è un luogo statico genera lavoro che ridurrà con molta probabilità alle prese in carico degli dei nostri servizi sociali.
Ciò vuol dire che tutto questo non può essere lasciata alla fatica di alcuni amministratori, alcuni amministratrici, ma fare in modo che ci siano delle misure strutturali per fare in modo che ci sia il welfare in generale. In sostanza, spero di non avere hanno inviato, mi hanno già chiamato, quindi mi devo mi devo allontanare, ma spero di non aver annoiato di essere stato utile a questa giornata restituendo a voi la cortesia di questo gradito invito. Concludendo, qual è il senso di questo del mio intervento? Non abbiamo bisogno di un partito degli amministratori e delle amministratrici, ma di una politica nazionale che sappia interpretare le esigenze delle amministrazioni locali, che dia dei confort dei contorni definiti, che riesca ad esprimere una linea politica che promuova politiche attive, che dia strumenti nuovi e innovativi che li renda strutturali. In sostanza, abbiamo bisogno di un soggetto politico che finalmente faccia politica, buon viaggio, buon cammino
Allora, grazie ai nostri amministratori che hanno parlato dell’Italia del territorio, ora inizia l’ultima parte, verranno sul palco personalità del mondo accademico del terzo settore e società civile chiama subito Linda Laura Sabbadini che non ha bisogno di presentazione, insomma, tutti sappiamo quanto sia stata importante anche nelle ricerche di Ge di genere in tutta Europa.
Le lascio la parola
Allora, intanto grazie per questo invito, mi è stato chiesto di intervenire in particolare sulle questioni di genere, essendo stata io una.
Statistiche, essendo una statistica, essendo stata direttrice dell’Istat, lo faccio volentieri anche perché penso che ci troviamo di fronte a una questione di cui dobbiamo capire profondamente la portata e che invece viene spesso assolutamente sottovalutata, soprattutto sul fronte delle politiche. E allora parto da alcuni numeri fondamentali, il primo, il più importante di tutti, il più importante di tutti, ovviamente il tasso d’occupazione femminile. Con questo dobbiamo fare i conti, perché noi stiamo al 53,8% questo vuol dire che quasi la metà delle donne non lavora e quindi è più esposta sia alla povertà sia alla violenza domestica, perché se è difficile per una donna che lavora e che autonoma economicamente, liberarsi da una relazione violenta è ancora più difficile per chi non è autonoma, appunto economicamente
Ora.
è vero, è il valore più alto mai raggiunto, tant’è che la Presidente del Consiglio ci dice che abbiamo raggiunto un record, il problema è che è un record amaro, è un record amaro, perché siamo gli ultimi in Europa, la nostra distanza all’Europa e di 13 punti percentuali.
Se ci con misuriamo alla Germania stiamo distanti più di 20 punti percentuali così dal Portogallo, così dalla Svezia, la Spagna che stava dietro a noi negli anni 90 sta 10 punti avanti a noi la Francia naturalmente sta avanti a noi e non è un problema semplicemente di criticità al Sud cioè il Sud ha una situazione criticissima per le donne perché siamo al 36% di tasso di occupazione femminile però non è la nostra media bassa è dovuta anche al fatto che al Nord non brilliamo per occupazione femminile,
Quando l’Europa si è data l’obiettivo di raggiungere il 60% di per il 2010 di tasso d’occupazione che è successo al Nord, che ci è arrivato nove anni dopo, cioè nel 2019, quindi il problema vero è che il Nord pure non brilla quindi che abbiamo un problema che è gravissimo al Sud ma che è un problema generale di auto di costruzione di un percorso per l’autonomia economica delle donne.
Qual è però il secondo punto grave secondo punto grave che noi abbiamo stabilmente da anni, che il 20% delle donne lascia Elba il lavoro al momento della nascita dei figli, e qui la politica, oltre che rispetto al livello di occupazione femminile.
La politica che cosa ha fatto per far sì che questa Acciai il penalisti venisse effettivamente superata, perché questa cheil penali di penalizzazione del figlio esiste anche negli altri Paesi europei, ma non a questi livelli, perché ci si è dotati, prima o poi, di un sistema di politiche adeguato che permettesse di sviluppare la conciliazione dei tempi di vita cosa che nel nostro Paese diciamocelo non è mai stato fatto, terzo punto,
Siamo il Paese in Europa che ha la distribuzione, la divisione dei ruoli più asimmetrica nella divisione del lavoro familiare, cioè le donne hanno un sovraccarico di lavoro familiare, anche le lavoratrici, non solo le casalinghe, ma anche lavoratrici, che gli altri Paesi non hanno e la differenza tra uomini e donne è molto più accentuata in questa divisione.
Le donne assorbono il 70% del lavoro familiare prodotto dalla coppia e questa cosa, seppure è migliorata la situazione rispetto alla fine degli anni 80, quello che è successo e che è migliorata più perché le donne hanno tagliato sulle ore di lavoro familiare, perché non ce la facevano più soprattutto sul lavoro domestico,
Che perché gli uomini hanno incrementato la loro, il loro coinvolgimento e questo è un elemento che sta cambiando con una lentezza enorme, a questo si aggiunge l’ulteriore dato dei servizi per.
La i servizi educativi per la prima infanzia, i nidi e i servizi per l’assistenza di anziani e disabili, i servizi sono scarsi, noi siamo a poco più del 30% di bambini che vanno al nido, con differenze territoriali che sono molto accentuate perché ci sono zone del Paese dove si è investito un po’di più ma zone dove invece c’è una carenza assoluta a cui si aggiunge c’è il problema del Sud con il tempo pieno e così via, cioè noi ci troviamo in una situazione in cui avremmo bisogno di redistribuire,
Il lavoro familiare nella coppia e nella società attraverso i servizi, e questo non avviene perché non si investe né nella redistribuzione nella coppia, attraverso i congedi parentali, per esempio retribuiti al 100% e non al 30% come adesso attraverso congedi di paternità paritari di paternità c’è una nuova scoperta della paternità e questa cosa dovrebbe essere garantita. Eppure su questo piano non si investe attraverso lo sviluppo di servizi sociali, rispetto ai quali ce lo dobbiamo dire. Quello che è successo vedi i servizi per l’assistenza. Noi siamo un Paese che aveva fatto una legge bellissima nel 2000, sull’assistenza per anziani e disabili,
Quella legge non è stata mai applicata perché i livelli essenziali delle prestazioni non sono mai stati definiti, adesso è stata fatta una legge, è stata varata con proprio da questo Parlamento la legge sulla non autosufficienza e anche lì sta succedendo la stessa cosa, cioè facciamo le leggi, le lasciamo sulla carta e non le mettiamo in pratica perché queste leggi non sono state finanziate così come sui nidi io vi ricordo che nel 1971 venne fatta la legge che istituiva i nidi pubblici,
Sapete quanti bambini vanno ai nidi pubblici oggi e tenete conto che quella legge del 71, il 15% dei bambini, è una cosa gravissima, ma questo che ci dice?
Ci dice una cosa di cui io sono profondamente convinta e cioè che da un punto di vista delle politiche, la questione di genere della condizione femminile del nostro Paese non è mai stata una priorità, è sempre stata un qualcosa rispetto al quale ci si è comportati con piccoli bonus. Piccole misure parziali, atomizzate nell’ottica del pink washing Schoen, nell’ottica solo di poter dire io questa cosettina per le donne, l’ho fatta, siamo arrivati persino a e saltare un giorno di congedo di paternità o il raddoppio a 2 di congedo di giorni di congedo di paternità come se fosse questa grande concessione per le donne. Allora quello che io penso che, siccome la valorizzazione delle risorse femminili è la garanzia non solo dello sviluppo dell’autonomia femminile ma dello sviluppo del Paese, bisogna capire che qualsiasi politica di sviluppo per il benessere di questo Paese o scioglie il nodo femminile o scioglie il nodo di mettere tra le sue priorità
Realmente lo sviluppo e la libertà femminile o il cambiamento in questo Paese non ci sarà.
Allora, grazie all’Inda, Laura Sabbadini, professor Francesco Grillo, ac dall’Università Bocconi, direttore del think-tank Vision, buongiorno.
Grazie.
Grazie al prefetto Gabrielli, abbiamo condiviso qualche viaggio in treno tra Roma e Milano per andare in Bocconi, grazie Ernesto per avermi chiesto di reintrodurre in un, in un incontro politico la parola cambiamento climatico, qualche però Daniele Mancini ha appena parlato una è una parola che scomparsa.
Per legge in un Paese anche di una qualche importanza.
E devo dire che anche in Italia per qualche anno abbiamo fatto fatica a pronunciare una prova, a far riferimento a un fenomeno che ci sta arrivando direttamente sulle sulle nostre teste, sulle nostre quotidianità, su sui banchi, della della frutta al mercato, no, perché di questo veramente veramente parliamo a un è un tema che ha molto a che fare anche con le aree interne di cui parlavi tu Amerigo, io ho appena comprato, abbiamo appena comprato una casa a Scanno la cortina,
Del Parco nazionale d’Abruzzo, in aspettando che prima o poi Colt Cortina se diventi la Scanno delle Dolomiti, il cambiamento climatico sta creando delle grandissime opportunità, perché i problemi sono fatti anche per creare innovazione, per creare.
Prospettive di sviluppo, dove immaginavamo che non ci fossero o no, è chiaro che con quattro mesi di temperatura che non scende mai sotto i 20 gradi nelle grandi città, le aree interne, alcune aree interne americano, su questo probabilmente dobbiamo dobbiamo tornare perché le aree interne non sono tutte uguali ci sono dei Paesi lo dico con realismo,
Non hanno futuro, Scanno, ha un potenziale pazzesco.
Quindi è una, è una parola, diciamo fondamentale.
è giusto per abbiamo, per Praet preparato, dei dei grafici no.
Da bocconiano, tra l’altro a proposito di di di queste di queste istituzioni è giustissimo, prefetto Gabrielli, che
Che ci mettiamo a fare politica, no, questa il mo il mo il quando, quando diciamo continuamente che siamo inguaiati con severa?
È anche colpa nostra, non sua colpa nostra, di di non esserci interessati di di politica, che che, se tu non ti interessi politici della politica che si interessa di te cambiamento climatico in in Europa siamo arrivati a 2,8 gradi.
Sot sopra, il diciamo le medie preindustriali, il solenne Accordo di Parigi.
Considerava la linea Maginot 1,5 gradi, oltre il quale ci sono dei disastri, in Europa siamo 2,8 gradi, questo sta creando per parlare di cose molto concrete, perché l’errore non solo dei bocconiani e probabilmente anche dell’amico Prat paterno fraterno Enrico Giovannini e parlare in maniera un po’troppo astratta di certe questioni.
Il cambiamento climatico significa che il vino, che è un prodotto assolutamente identitario, è fondamentale, ma non si riesce più a coltivare nel Sud Italia.
Quindi, peraltro, a proposito del divino, il ripartire dal cambiamento climatico è una questione che ha un potenziale politico estremo, anche per andare a recuperare elettori di centrodestra.
Gli agricoltori, segmenti che sembrano lontanissimi, no dalla logica degli ZTL bisogna trovare il linguaggio giusto, linguaggio molto, molto, molto concreto, non riusciamo a fare passi avanti sul cambiamento climatico e questo è un altro punto.
Che, a mio avviso, per un movimento come il vostro è molto importante, perché abbiamo due nemici, non c’è soltanto chi vuole distruggere l’ordine che abbiamo avuto fino alla fine del ventesimo secolo, Trump, per essere chiari, no su questo.
Credo che sono d’accordo anche molti molti amici di destra, no
Ma l’altro nemico è chi vuole difendere lo status quo, le istituzioni internazionali che abbiamo adesso credo che sia pure Marco Simoni da qualche parte che forse confermerà non ce la fanno più, non ce la fanno letteralmente più, ovviamente faccio riferimento alle Nazioni Unite, alla Coop dove mi capiterà di andare tra qualche tra qualche giorno,
Da qualche settimana, ma anche, ovviamente, l’Unione europea, se non poniamo con grandissima urgenza la necessità di riformare, di ripensare dell’Istituzione che sono state pensate per un secolo completamente diverso, che è finito il ventesimo secolo, non ce la faremo, quindi c’è bisogno di,
Di grande innovazione, di grande concretezza e poi direi di affrontare due questioni che sono fondamentali.
La prima è che dobbiamo ricominciare ad avere fiducia gli uni negli altri, questo è un problema in tutto il mondo, è un problema molto forte, ovviamente, soprattutto nella stanca, diciamo Europa e in un’America che sembra abbastanza impazzita sono due condizioni psicologiche diverse, però anche qualcosa su questo ci sono dei dei numeri, dell’evidenze molto interessanti, che dicono che sostanzialmente, se si va a chiedere alle persone saresti disposto a pagare no è una domanda abbastanza stupida. Più tasse
Per cambiate Kamal combattere il cambiamento climatico. Innanzitutto, la percentuale di quelli che sarebbero disposti a fare sacrifici è molto più alta nei Paesi poveri, in Cina e in India che non che in Europa o negli Stati Uniti, il che significa che stiamo collassando sul nostro sul su su noi stessi. Non so come tra l’altro, però è anche vero che quando la Serpa no pare che la domanda i tuoi connazionali secondo te sarebbero disposti a fare il tuo stesso sacrificio oppure no? Tendenzialmente noi abbiamo sfiducia, siamo pessimisti né nella possibilità che anche gli altri facciano peggio sacrificio. Le comunità stanno esplodendo, sta esplodendo molto di più gli Stati Uniti
è abbastanza esplosa anche l’Europa che non i Paesi che una volta chiamavamo emergenti secondo problema molto grosso non riusciamo più a vedere il futuro, c’è un dato prefetto, Gabrielli sulle casse le casse a Milano, grandissima questione grandissima questione, e c’è anche lì un un’evidenza che dice che negli ultimi 5 6 anni il numero del il prezzo delle case in una città come Milano non molto diverso a Roma è aumentato del 50% un aumento impressionante che rende sostanzialmente della città.
Di Milano non più accessibile, no alle persone, è normale, ai poliziotti e agli insegnanti nello stesso periodo il numero di notti dormiva abili.
Attenzione quando la temperatura non va sotto i 20 gradi, a meno che non si sta con l’aria condizionata e poi gliene qualche altro malanno, non riesce a dormire il numero di notti dormiva, abili a Milano più o meno, la stessa cosa a Roma è diminuito costantemente, cioè i prezzi delle case aumentano sempre di più. Questa è una buona notizia, Amerigo per L’Aquila e pescano i prezzi delle case aumentano sempre di più imposti, che sono sempre più invivibili. Questo è importante perché significa che le nostre decisioni individuali nel funzionamento dei mercati non riusciamo più a scontare il futuro nelle decisioni che prendiamo adesso, anche quando si tratta di cassa che il bene, per definizione di più lunga durata
Quindi bisogna ricostruire fiducia nel futuro negli altri e in questo, in questo senso faccio un piccolo riferimento a questa grande conferenza che con l’Università Bocconi, con la Louis ma qua anche molte università pubbliche e il Politecnico di Milano.
E con molti università, anche non non non europee, faremo la settimana prossima Venezia sul cambiamento climatico e di un luogo di produzione e di politica, quello Ernesto, perché la produzione di politica non si fa soltanto con il grandissimo coraggio che avete voi sostanzialmente di lanciare un nuovo movimento politico in questo contesto ma anche trovando luoghi,
Pieni di The, dove devono esserci moltissimi ragazzi, moltissime donne, perché, ad esempio il cambiamento climatico lo dicono le evidenze ma lo dice anche il buonsenso, un ragazzo e anche le donne, a quanto pare hanno una propensione maggiore a come dire a essercene a esserne preoccupati persone che vengono da tutte le parti del mondo perché non se ne può più di parlare di questioni globali tra tutti quanti italiani a Roma questo è evidente,
E
Ma come dire
Sono sono progetti molto, molto belli come questo vostro, e devo dire che le istituzioni a volte abbracciano questo tipo di innovazioni, altre volte con un certo diciamo ritardo e poi magari con quelle di questo, Daniele parliamo a parte perché c’è un bellissimo progetto del Politecnico di Milano, il book di bocconi che per qualche motivo vogliono rendere navigabile il Tevere e stiamo cercando disperatamente di parlarne con qualcuno al Comune di Roma grazie,
Grazie, professor Francesco Grillo, adesso sale sul palco il professor Giuseppe Corasaniti, professore ordinario di Filosofia del Diritto di informatica giuridica ed etica digitale, già magistrato, le sue ricerche e per le sue ricerche, avuto attestati anche da Bill Gates, prego dall’ufficio di Bill Clinton insomma un’autorità in materia ci parla di Informazione e democrazia nell’era del Iai intanto grazie per l’invito, che mi fa piacere essere qui,
Non fa piacere soprattutto che al di sotto di quel logo più 1 c’è scritto eguali per Costituzione, non c’è una una, un leader perché abbiamo troppi leader, dobbiamo riscoprire una comunità.
Dobbiamo riscoprire il servizio del servizio, dobbiamo scoprire l’esemplarità.
Perché sui buoni esempi si costruisce una società futura e quindi sono veramente lieto di stare qua, segue il vostro progetto rivisto vecchi amici e quindi sono veramente grato di questo invito.
Vi parlerò di due temi che toccano indirettamente oggi il dibattito generale di cui parlano tutti.
Il primo è l’intelligenza artificiale.
E fra l’altro io continuo a chiamarla Intelligenza Artificiale per il motivo molto semplice che l’ha chiamata così Alan Turing e così viene definita da dal nostro Regolamento europeo.
E se qualcuno, il presidente Trump, dice che chi usa questo termine e suo nemico, evidentemente, o non ha capito cosa significa artificiale che viene dal latino o arti factum, o probabilmente c’è un divario di cultura, non solo di di di di politica, che è incolmabile perché bisogna scegliere,
Fra una logica del dominio.
E anche una logica dei cantori del dominio.
È una logica di servizio, è una logica di umiltà.
Che vorrebbe tanta umiltà nell’esercitare il proprio un servizio quotidiano, il proprio ruolo istituzionale.
E spesso non c’è spesso, non c’è neanche in buona fede perché siamo prigionieri delle nostre convenzioni, dei nostri ruoli, non sappiamo aprirci adeguatamente, ha una visione diversa dalla nostra e quello che è avvenuto negli ultimi 2025 anni.
E ha spaccato il Paese.
Attraverso un uso distorto della comunicazione televisiva.
Poche sono state le leggi in grado di arginare questo fenomeno, quella sulla par condicio che oggi dovrebbe essere riscritta.
Un simulacro di legge antitrust che abbiamo avuto, ma che evidentemente non è servito ad arginare le concentrazioni, com’è andata a finire che oggi le concentrazioni sovrastano il nostro Paese, oggi le concentrazioni si basano su un possesso esclusivo delle tecnologie e oggi rischiano di intaccare persino la sovranità nazionale non solo del nostro ma di molti altri Paesi attraverso le chiavi delle tecnologie stessa.
Perché l’Europa ci imporrebbe?
Delle idee che sono idee sensate a lungo meditate.
Ma che non vengono ancora comprese nel nostro Paese, che è legato a un approccio top-down, cioè la tecnologia viene imposta dall’alto e calata dal basso e purtroppo anche alla sinistra non solo la destra ha seguito questo approccio, la tecnologia deve unire, non deve creare divisioni, non deve escludere, e mi riferisco in particolare all’approccio alle tecnologie che hanno le categorie più deboli prima l’abbiamo sentito, ma io mi riferisco solo
Agli anziani, perché usare un piccolo schermo piccolo telefonino digitare una password in pochi secondi,
Per una persona che non vede bene, è un atto quasi criminale che viene spacciato da tutti come un segno innovati.
Non potere avere altro rapporto che non con una chatbot.
Persino da parte degli enti pubblici, se ci fa risparmiare tempo, ma i margini ancora di più, chi non è in grado di spiegarsi e poi finiamola coi termini inglesi, scusatemi, siamo in Italia.
Noi moriremo nell’intelligenza artificiale, ma non siamo stati in grado di produrre almeno un unico, l’il modello di linguaggio italiano, tutti i modelli sono traduzioni dall’inglese.
Dobbiamo superare questa suggestione, abbiamo bisogno di culture vere e non false, costruite sulla propria esperienza.
In grado di compiere quel quella governance di cui tutti parliamo, ma che non siamo stati capaci di esprimere.
E come si fa a esprimere questa governance, intanto, vedendo quello che ci chiede l’Europa open source open, government, pubblicità integrale dei dati attraverso i dataset pubblici, che poi sono quelli che costruiscono in modo stocastico la possibilità di?
Far funzionare gli algoritmi algoritmi che non sono.
Elementi statici di cui aver paura o elementi di dominio sono calcoli, i calcoli possono essere buoni, l’algoritmo può essere Benedetto, come sappiamo da sempre.
Perché fare un boom calcolo, come diceva Pascal, è la base della buona politica, nessun politico?
E ci metterebbe in gioco senza aver fatto nelle sue proiezioni dei calcoli, ma quelli sono calcoli che servono appunto al buon governo, e allora l’intelligenza artificiale che non è fatta da deepfake, che andrebbero puniti, è come se veramente come d’altro canto è previsto appunto dal regolamento europeo.
Ma è formata da.
Molte interfacce usabili che aiutano chiunque a progredire nella sua professione e nella sua condizione.
L’intelligenza artificiale può aiutare ed essere uno strumento straordinario per rafforzare quella magnifica Humanitas.
Ma io ricordo un altro pontefice, lo ricordo perché quando lo conobbi nel 98 alla Luiss, fece saltare dalla sedia Giovanni Paolo secondo che dice una cosa straordinaria, sei ragazzi sceglie, deve il vostro computer.
Imparate a dialogare col computer e e fece anche lui una citazione latina.
Perché parlò della Caritas intellettuali, cioè della cultura del dono, noi non abbiamo bisogno di una classe politica e l’Italia non abbiamo bisogno di una nuova cultura formata, è chiusa nei salotti dobbiamo essere capaci di mettere la faccia e scendere in piazza, guardate, io vengo da un’esperienza che non immaginavo di compiere,
Vengo da un’esperienza che per la politica.
E ha perso
Il referendum sulla giustizia dopo 40 anni trascorsi in magistratura non potevo e non accettavo l’idea di uccidere il principio dell’eguaglianza, mi capitò di andare a effettuare degli incontri con la popolazione di uno dei quartieri di periferia di Roma cordiale e mi ricordo il segretario di un importante partito politico che era con me e mi disse è meglio che ci sei tu spiega la legge ma guarda che qui i politici non entrano perché nel migliore dei casi li prendono a pernacchie,
Ho parlato con tutti, dobbiamo riscoprire il dialogo, il contatto umano con queste persone.
E io lo facevo portandomi la Gazzetta ufficiale con la riforma che ho avuto il piacere e una volta finito il referendum, di strappare in tanti coriandoli.
E vorrei farlo anche con la Gazzetta Ufficiale, che fra qualche giorno pubblicherà la riforma elettorale, che dovremmo spiegare.
Queste riforme virtuali inutili
Anzi utile, utilissime proprio per sopprimere quel principio di eguaglianza che la nostra Costituzione non solo prevede, riconosce, ma garantisce e promuove addirittura nel superamento di quelle condizioni e sono tante che si frappongono tra cittadini a seconda dei casi e delle casualità.
Noi dobbiamo essere in grado, attraverso le tecnologie che sono tante, che vanno bene usate.
Di muoverci utilizzando i tanti centri che abbiamo, i centri di ricerca, le università, le, i ministeri e le istituzioni pubbliche, dobbiamo capovolgere la politica dell’outsourcing, cioè ci rivolgiamo un grande soggetto economico a una grande impresa per risolvere il problema tecnologico dobbiamo essere capaci di favorire una cultura che promuova le tecnologie, l’uso intelligente delle tecnologie uso umano delle tecnologie,
Solo così possiamo uscirne l’università.
Faranno il loro ruolo, svolgeranno un ruolo, un ruolo, credo, perché stanno crescendo attraverso una ricerca libera, responsabile, soprattutto interdisciplinare, cioè capace di saldare le esperienze più diverse fra di loro in un’unica visione e chiudo citando un grande filosofo spagnolo, Javier come Adanson, molto amato nel suo Paese non solo ama poco i filosofi in genere ma che io amo citare vi sia un culta icona, zona educato in Spagna significa che ha una visione colta aperta,
E un cuore educato, capace di quella concordia che da anni qui abbiamo perduto, grazie
Grazie, allora parliamo adesso di sanità con Annalisa, Mandurino segretario generale di Cittadinanzattiva.
Buonasera, a tutte e tutti, grazie dell’invito.
Ringrazio il dottor Ruffini per l’invito e ringrazio il dottor Gabrielli, che ritrovo con piacere dopo gli anni alla direzione del dipartimento della Protezione civile, quando abbiamo lavorato sul tema del contributo dei cittadini, appunto alla Protezione civile, al governo dell’emergenza e un periodo che rimpiango molto allora e a me è stato chiesto di portare un contributo sul tema della salute e dell’importanza in particolare che la salute pubblica il servizio sanitario nazionale ha,
Per il nostro Paese e per i nostri cittadini e lo faccio sulla base dell’esperienza di cittadinanza attiva, che è l’organizzazione che rappresento, che è nata nel 1978 ed è nata con un’idea quella che le cittadine e i cittadini potevano essere protagonisti non soltanto nel momento del voto del momento nel momento elettorale ma anche nell’intervallo tra un voto e l’altro è dare un contributo attivo,
Alle politiche pubbliche, perché ho sottolineato 1978 l’anno di nascita di Cittadinanzattiva perché, come tutte e tutti sappiamo, è anche l’anno di nascita del servizio sanitario nazionale e quindi un po’geneticamente, diciamo, ci portavamo dietro questo destino di difendere il servizio sanitario nazionale e,
La sanità è sempre stata e una straordinaria risorsa, perché ha garantito la la salute dei cittadini, ma la stessa legge istitutiva del servizio sanitario nazionale è nata per dare un contributo alla risoluzione di un divario, un divario molto forte che esiste un divario bello in questo caso perché i divari possono essere anche belli tra,
Una visione molto alta, che è quella contenuta nell’articolo 32 della nostra Costituzione e il diritto alla salute, come sappiamo tutti, è l’unico diritto che viene definito fondamentale dalla nostra Costituzione e il tentativo o no, sempre dinamico, sempre in corsa di poter avere una ricaduta pratica organizzativa del servizio sanitario nazionale, della sanità pubblica all’altezza di un diritto così alto e così visionario. Ecco, la stessa legge istitutiva del servizio sanitario nazionale è nata per colmare questo divario, ma quello che ci consegna un po’la nostra esperienza dice di organizzazione al servizio dei cittadini su questo tema e che in realtà nel corso degli anni questo divario è aumentato e in maniera anche
Più volte ripetuta attraverso questi questi 50 anni, ma in questo periodo ha.
Ne ha assunto delle dimensioni che ci preoccupano molto e dovete sapere che noi raccogliamo ogni anno in un rapporto che chiamiamo rapporto Pit, perché è un rapporto che nasce dalla nostra attività di tutela le segnalazioni dei cittadini in merito al servizio sanitario nazionale e un tempo ricevevamo segnalazioni che andavano soprattutto nel senso di,
Esprimere dei problemi che riguardavano la qualità del servizio oppure la sicurezza del servizio, ora la metà delle segnalazioni più della metà dell’asset, delle segnalazioni che riceviamo dai cittadini e dalle cittadine riguardano l’accesso stesso al servizio, la possibilità di accedere al servizio o in termini di tempo o in termini di costo in termini di tempo per la questione a noi tutti nota delle liste d’attesa.
Che determinano poi necessariamente un aggravio di costi per i cittadini e le cittadine, che si traducono in due possibilità o ricorrere alla spesa privata, e la spesa privata nel nostro Paese sta sempre più aumentando oppure rinunciare alle cure, abbiamo il famoso fenomeno di cui tutti parliamo, della rinuncia alle cure,
Cosa ha provocato questo negli anni, sicuramente per molti anni, una politica feroce di disinvestimento sulla sanità nel nostro Paese con una stagione terribile che voi ricorderete che quella dei piani di rientro, le Regioni così dette canaglia, sottoposte a dei piani di rientro molto dure, che si ko molto duri, che sicuramente hanno probabilmente rimesso a posto le finanze ma hanno desertificato spesso la dotazione di servizi di quelle regioni e poi l’aggravarsi del tema delle disuguaglianze, disuguaglianze tra regioni e oggi c’è un gradiente di differenza molto molto alto tra le regioni del nord, delle Regioni del Sud, lo testimoniano i dati di cui siamo in possesso, sia quelli istituzionali sia quelli prodotti da organizzazioni come le nostre o da think tank e
Quindi un un divario molto grande tra le regioni, ma anche un divario molto grande all’interno dei territori regionali. Si è parlato tanto delle aree rarefatte delle aree interne del nostro Paese. Ecco, sono caratterizzate, in generale, da una rarefazione dei servizi sanitari, la concorrenza, intesa come competizione tra lo Stato e le Regioni successiva all’applicazione del Titolo quinto della Costituzione, piuttosto che, come probabilmente la Costituzione intendeva in termini di concorrenza virtuosa di collaborazione e di cooperazione tra Stato e Regioni, ha fatto il resto in termini di acuirsi delle differenze. Eppure diciamo, nonostante queste premesse negative, io vorrei qui lanciare un messaggio che invece è un messaggio, se non dico se
Non dico positivo, se non positivo, diciamo un un che può diventare un obiettivo comune, a cui tendere, cioè quello che è impossibile anche oggi rinunciare al nostro servizio sanitario nazionale perché, lo sappiamo, è la più grande infrastruttura sociale del nostro Paese.
Grazie mai è impossibile rinunciare e questo lo voglio ribadire anche per delle questioni molto molto concrete, cioè non soltanto per una questione ideale, non soltanto per il richiamo ideale all’articolo 32 delle cose della Costituzione, ma anche per questioni molto concrete, uno perché il nostro è un Paese di disuguaglianze in generale lo abbiamo sentito disuguaglianze di reddito, disuguaglianze di genere e disuguaglianze d’istruzione, e tutte queste disuguaglianze confliggono con la salute delle persone, sono i cosiddetti determinanti di salute, cioè sono in grado
Di procurare una salute migliore o peggiore. Queste disuguaglianze vanno superate, ma richiedono tempi lunghi e impegno costante. C’è un unico antidoto che abbiamo disponibile invece già per contribuire a calmierare queste disuguaglianze ed è proprio il servizio sanitario nazionale, con le sue caratteristiche di universalità ed equità. Questa è la prima ragione per cui è impossibile rinunciarvi. La seconda ragione e per la complessità delle questioni che abbiamo davanti. Noi non possiamo più accontentarci di un’ottica a prestazioni. No, spesso si parla di altri modelli presenti in altri Stati come modelli assicurativi, per esempio sono dei modelli che fu che funzionano a prestazione, cioè erogano delle prestazioni sanitarie. Il nostro Paese, come abbiamo sentito dagli interventi che abbiamo che mi hanno preceduto, ha dei problemi complessi, per esempio l’invecchiamento della popolazione e il calo demografico. L’integrazione molto forte tra problematiche di tipo sociale, problematiche di tipo sanitario, sono questioni che non possono essere risolte con un’ottica prestazionale, ma richiedono un’ottica di governo che quindi richiede un servizio sanitario nazionale al passo con i tempi. E la terza questione per cui è impossibile rinunciare. E con questo chiudo e perché, nonostante quello che si dica, si dice spesso che la nostra spesa sanitaria insostenibile non è vero oggettivamente, perché spendiamo meno di tutti gli altri Paesi europei, lo sappiamo, ma non è vero, neanche perché in tempi di difficoltà economiche come quelle che possono in questo momento caratterizzare il nostro Paese, il nostro modello di sanità che universale equo e l’ultimo
Baluardo del modello del sistema Beveridge, no, che esiste in Europa, consente, proprio proprio in momenti di coperta corta, di governare la sanità in maniera più efficace, perché ci sono dati che condividiamo a livello nazionale c’è una programmazione che possiamo fare a livello regionale,
A livello nazionale, quindi in modo unitario, al di là poi del fatto che le Regioni la interpretino ciascuna nel proprio territorio e abbiamo un eccezionale capitale umano di persone che sono collegate al mondo della sanità, professionisti, operatori e anche organizzazioni di terzo settore che lavorano per questo che rende il nostro sistema ancora il più sostenibile e il più conveniente non soltanto per la salute dei cittadini ma anche dal punto di vista economico proprio in tempi di coperta corta grazie.
Grazie ad Annalisa Mandurino.
Adesso parliamo di come prenderci cura della nostra casa comune con Cecilia dall’Oglio Global movimenta advisor in Italia, al project managers Laudato sii Mumbay.
Buonasera a tutti, grazie per questo invito per ascoltare la società civile, noi siamo un movimento globale, nato l’anno della Coop, di Parigi e dell’enciclica e siamo più di 900 realtà nel mondo, è un’alleanza di movimenti laicali, congregazioni religiose, ecco, in Italia,
Facciamo diverse iniziative.
Con proprio l’intento di parlare alla politica, siamo molto politici, ma siamo un movimento plurale,
Ecco, io vorrei ni, mi ha facilitato molto, intanto grazie degli interventi che mi hanno preceduto e torneremo proprio su delle parole che sono tornate moltissimo.
E grazie dell’invito a Ernesto Maria Ruffini, allora io mi ha facilitato Benigni.
Non so se avete ascoltato, immagino di sì, nell’occasione appunto, del transito di San Francesco il 4 ottobre, vorrei però partire dalla fine quella che a me ha emozionato di più.
Quando lui ci ha fatto fare un’esperienza immersiva, possiamo dire
Di contemplazione di quell’ultimo momento in cui San Francesco consegna allo spirito e aveva chiesto ai frati che, mentre lui moriva cantassero il Cantico e le lodi, ecco.
Noi siamo molto attenti anche alla cura dell’anima, prima si diceva, c’è chi parla alla pancia, noi cerchiamo di parlare anche noi al cuore e allo spirito all’anima che ci unisce tutti, il questo momento di questo in cui Francia, San Francesco, torna alla terra.
E mi ha veramente ricordato Madre Terra.
I.
Su questo il nunzio precedente, Nunzio Zenari in Siria, nel momento uno dei tanti momenti tragici della situazione.
Disse ed immaginare la Siria come una madre in un letto che stava per morire i figli che almeno in quel momento, cercassero di andare d’accordo per il bene della madre è con noi. Penso che ci troviamo in questo mo in questo momento abbiamo una madre terra, una mamma terra che ci sostiene e ci abbiamo la responsabilità di ecco, è stata usata molto la parola dialogo, noi, nell’occasi lo scorso anno, in occasione proprio dell’ottocentesimo del Cantico di San Francesco, abbiamo fatto una grande chiamata alla responsabilità per la transizione ecologica, dai dibattiti ai dialoghi dal dire al fare
Ecco, allora abbiamo il dialogo, è una cosa molto seria, come la pace, non si può fare astratta o dai divani, il dialogo è una responsabilità, saremo in grado noi oggi.
Di fare quello che hanno fatto i nostri parà di costituenti che venivano da diverse ispirazioni, saremo in grado, per il bene nostro della terra e delle future generazioni, di trovare questo mi colpisce che oggi.
Nel 1950, esattamente in questi giorni a Napoli si teneva un convegno con tutti i tecnici della riforma agraria, le università, i contadini, i giovani che in quel momento, dopo l’esperienza della guerra, giravano per tutta l’Italia, c’era una partecipazione di tutto il popolo italiano a quella riforma agraria. Prima si è parlato della sanità, abbiamo delle riforme epocali da fare insieme, non c’è possibilità di di di di divisione. La transizione verso le energie rinnovabili non deve avere colori di partito. È chiaro che poi ognuno ha le sue visioni, le sue strumenti, quindi noi chiamammo a questa chiamata alla responsabilità quando dico noi vuol dire 50 realtà che vanno dalla Coldiretti firmata da presidente e segretario generale fino a azione Cattolica alle ACLI, tutti i movimenti che conosciamo, la Focsiv, gli uffici della Conferenza episcopale, lo sostennero. I frati francescani fra Marco Moroni, il custode del Sacro Convento, la lanciammo, da lì ebbe delle parole molto forti su questo Cantico che rischiamo di distruggere quelle là l’acqua la terra, tutto ciò che fa parte di questo Cantico, di questa meravigliosa rete della vita, di questa biodiversità che di cui noi siamo parte.
E vi voglio dire che però abbiamo fatto altro questo perché ci tengo a dare a questa nuova questo partito, questo movimento che mi pare, ecco, voglio essere veramente partecipativo anche delle indicazioni, lo faccio con le prese di posizione che ha preso ufficialmente il movimento Laudato sì allora questa chiamata alla responsabilità.
E per la transizione ecologica chiede assolutamente questo dialogo per andare verso le rinnovabili, dobbiamo accelerare il passaggio alle energie rinnovabili assolutamente e bisogna farlo appunto dai dibattiti ai dialoghi dibattiti polarizzano invece i dialoghi aiutano all’ascolto attivo alla risoluzione creativa dei conflitti.
E poi dal dire al fare, ecco, su questo fare ci avremmo molto da dire e il dialogo l’abbiamo chiamata. Questa è una chiamata anche per le nostre basi. Noi abbiamo più in Italia più di 3.000 animatori Laudato, sì che fanno parte di tutte le realtà i circoli, che sono piccoli, piccole realtà che si mettono insieme per sentirsi meno soli, perché più uno ma insomma quando uno si sente anche un po’di più, si fa forza no, e quindi questo fare allora in questo fare noi chiediamo investimenti per fare questo passaggio alle rinnovabili investimenti, chiediamo di tassare gli extraprofitti delle compagnie fossili per il principio che chi inquina paga, e chiediamo anche
Su questo
Non lo so se ci sarà tanto accordo in sala, ma penso che sia una questione anche importante prima si parlava del pink washing, noi abbiamo anche il rischio sfortuna a me. Sfortunatamente, la Commissione e l’Unione europea del 2022 inserì nella tassonomia europea il nucleare come un un’energia verde. Adesso vi voglio dire di verde. Il nucleare non ha nulla a chi è a favore del nucleare e lo invito a prendere una bella urna di scorie radioattive, di metterlo nel giardino di casa sua, perché non nel mio cortile, io, il nucleo esporre radioattive da lasciare ai miei nipoti, non le voglio. Questa si chiama principio di precauzione, poi
Ci sono tanti altri motivi, comunque gli investimenti privati, che tanto sono auspicati per il nucleare non ci saranno perché nessun privato si butterà a fare degli investimenti su progetti che che sono assolutamente a rischio abbiamo visto le centrali nucleare ferme quest’estate in diversi Paesi perché non c’era la acqua comunque l’argomento è lungo, io non sono un’esperta, ci affidiamo a degli esperti, io sono qui per ispirare e mobilitare come il mio movimento,
Su questi temi il però ci affidiamo agli esperti, vi invito anche a vedere le question enhanced, sul sito di un finché temp indipendente, che noi, con cui noi collaboriamo molto, che si chiama Eco Climate.
Voglio anche dirvi che il 25 aprile si è parlato di resistenza il 25 aprile di quest’anno, insieme ad azione Cattolica. Abbiamo commentato le dichiarazioni della idee di Eni Descalzi che voleva che fossero sospese le sanzioni al gas russo e noi gli abbiamo detto no perché noi, il 21 dicembre 1009 del 2022, con azioni cattoliche, tutte le altre realtà che in Italia hanno deciso di mettere i loro fondi dove sono anche i loro valori e hanno annunciato pubblicamente il disinvestimento dalle fonti fossili, beh, noi abbiamo lanciato una campagna per il disinvestimento cattolico dalle fonti fossili per un’energia di pace il 21 dicembre 2022, perché sarebbe stato l’inverno forse più freddo dalla Seconda guerra mondiale per l’Europa in solidarietà ai fratelli e le sorelle dell’Ucraina in guerra al fronte, è tutto lì i conflitti che sono in questo momento sulla Terra, perché quando parliamo di AN di fossili, dobbiamo pensare agli interessi geopolitici che sono dietro ai conflitti che vediamo tutti i giorni sotto i nostri occhi, le energie rinnovabili sono energie democratiche centralizzate.
Creano comunità, la mia collega appena tornata da un incontro di tutti gli animatori su a Milano della Diocesi di Milano, per questo tempo meravigliosa che va, be’non, c’abbiamo tempo, comunque sappiate che a settembre, durante il Tempo del Creato, c’è stata un’ondata di mobilitazioni nell’Italia e nel mondo e beh per esempio il circolo Laudato sì di Cologno Monzese, qui è un circolo che si è creato un circolo ACLI perché così ognuno c’ha la sua appartenenza ha dato via Hans, ha già dato vita insieme alle parrocchie.
Con il collaborazione del Comune, il sostegni pubblici a una comunità energetica e solidale, quindi noi abbia, dobbiamo costruire comunità, quindi andiamo fortemente verso queste queste risorse, io vi saluto e sicuramente ci avremo altre cose da dirci, ma si è aperto il dialogo, andiamo avanti grazie.
Dall’Olio.
Ultimo intervento e poi chiuderà Ernesto Maria Ruffini, fra pochissimo vi chiedo di entrare tutti, quindi Marco Simoni, che ci darà uno sguardo sull’economia internazionale e direttore dell’Istituto affari internazionali e professore di Economia politica alla Luiss di Roma, grazie, grazie.
Grazie a tutti voi.
Io vorrei raccontare una storia, è una storia con un finale, è ancora da scrivere e.
Tipicamente l’economia internazionale è fatta di dati di commercio e gli investimenti, però penso che l’ultimo intervento prima di quello di Ernesto Ruffini diciamo debba essere fatta in una maniera, forse un pochino più accessibile, un pochino più comprensibile anche perché l’economia alla fine che era nata come una scienza morale, è qualcosa che parla agli esseri umani, altrimenti perde molto del suo significato nel raccontarvi questa cosa nel raccontarvi di come il mondo è cambiato, è cambiato e in parte non ce ne siamo accorti e m’è cambiato in un modo che apre a noi europei, noi italiani delle nuove post
Visibilità forse le possibilità che non ci sono state per una generazione.
E per raccontarvi questo cambiamento in vi inviterei tutti anche fare una cosa che ho fatto io nel 2007 2008 e aveva un bambino di un anno all’epoca sono passati tanti anni e un giorno per gioco, con mia moglie ci siamo messi a guardare i giocattoli non so se avete presente chi di voi ha figli o nipoti sa bene che diciamo occupano completamente la casa ogni possibile spazio interstizio è fatto di giochi o pupazzetti o a cuscini o cose colorate.
E ci siamo messi a guardare dove erano fatte
Ed erano tutte fatte in Cina, tutti il 100% dei giocattoli dei miei figli piccoli erano fatti in Cina, tranne un paio di erano fatti in Vietnam, qualche qualche tutina era fatta in Vietnam.
E se guardate oggi quei giocattoli, infatti lo stesso lo stesso esercizio, vedrete che invece sono fatti quasi tutti in Vietnam infatti in Cina non ce ne sono più, ovviamente io adesso non sto a dire che i miei giocattoli erano tutti sicuramente fatti in Italia anche perché non me lo ricordo non li guardavo ma oggi cosa è fatto in Cina?
Oggi in Cina sono fatte le auto elettriche. Venendo qua tutti voi, probabilmente Neres ne avete vista qualcuna. E questa cosa che la Cina fa le auto elettriche e una cosa di una dimensione su cui pochi ancora hanno riflettuto perché tutti dicono va beh, la Cina ha un certo che grazie che ha fatto l’auto elettriche, c’è tanti sussidi pubblici, ma anche l’Unione Sovietica aveva tanti sussidi pubblici. Anche l’Europa ha tanti sussidi pubblici e la Cina è riuscita a fare l’auto elettrica per altre ragioni, che non sono solo i sussidi pubblici, certo, senza sussidi pubblici non ci sarebbe riuscito ed erano tanti, ma sicuramente non sono abbastanza. È la prima volta nella storia dell’umanità che un Paese non democratico raggiunge la primazia tecnologica in un bene di consumo. Non era mai successo. I frigoriferi migliori, la Vespa, la, la tv e la tv a colori e tutti i beni di consumo che noi abbiamo sempre avuto. Anche il telefonino sono sempre nati in democrazia per ragioni economiche, su cui non voglio dilungarmi, ma questo cambiamento, il primo cambiamento, la C. Quali conseguenze inizia ad avere a inizio ad avere che per ragioni non del nostro benessere, ma per ragioni politiche che hanno a che fare con la competizione con la Cina, lo Stato è tornato tanto dentro l’economia, le
Gli Stati Uniti, l’Europa hanno investito tanto nei chips, nei semiconduttori e ieri c’è stato un accordo tra l’Europa e la Cina su quante auto elettriche possiamo importare, ecco.
Questo è l’intuizione per dire che il mondo cambiato non l’ha, cambiato Trump non hanno cambiato i dazi di Trump e non lo ha cambiato, neanche l’intelligenza artificiale era già iniziato a cambiare, allora c’è un’altra C a cui riflettere, che sono le crisi che abbiamo avuto.
La crisi del Covid è quella che ricordiamo tutti con maggiore drammaticità, ma era c’era stata prima una crisi finanziaria nel 2008, con centinaia di miliardi pubblici che erano stati spesi quasi da tutti i Paesi, il nostro in realtà un po’meno degli altri ma tutti gli altri Paesi, poi, naturalmente, che le crisi, di cui si è parlato da poco quelli più recenti dell’energia e della guerra, tutte ragioni per cui l’intervento dello Stato era visto come soluzione, mentre era bis e visto come difesa nei confronti della Cina e di altre tecnologie visto come soluzione, ma c’è un’altra C, che è quella di clima e di cui si è parlato anche poco fa
In cui l’intervento dello Stato come dovere morale e un terzo ulteriore ragione di una profondissima trasformazione nel modo in cui noi oggi noi inteso l’Occidente, tutto l’Occidente, l’Europa gli Stati Uniti guardano alla politica economica, al modo in cui si fa la politica economica, il problema però qual è che è tornato lo Stato ma non è diminuita l’incertezza, al contrario, l’incertezza è aumentata,
È aumentata, perché la dimensione di questo cambiamento, la dimensione della trasformazione del rapporto tra lo Stato e il mercato ha fatto sì che in questo momento, su nessuno dei parametri fondamentali e c’è un grande accordo come c’è stato, come eravamo abituati che ci fosse c’è una competizione tra il dollaro tra l’euro, il, nei Mimmi il commercio non ha più delle regole stabili. Si sveglia una mattina un presidente mette dei dazi e lo fa in maniera molto vistosa, ma altri, in maniera meno vistosa, mettono delle barriere all’esportazione di alcuni materiali che ci servono
E i dazi non sono soltanto per impedire alle merci di entrare, sono anche per impedire quelle di uscire la tecnologia, prima si faceva tra gli Stati Uniti e l’Europa noi forse non facevamo internet, ma facemmo alle automobili migliori del mondo erano forme di tecnologie diverse che è molto complementari oggi invece la tecnologia produce non competizione ma conflitto proprio perché i Paesi sono così dentro questa questa partita, allora in questo mondo così cambiato ha spiazzato un po’l’Europa e l’Italia
In un mondo in cui le regole non val sembrano non valere più e vale soltanto i rapporti di forza e la legge del più forte per cui se io posso faccio qualcosa di prepotente, se non possono subisco e noi europei siamo stati spiazzati e alcuni come dire si lamentano della debolezza dell’Europa però c’è una buona, una buona ragione per cui siamo stati spiazzati perché noi abbiamo imparato una cosa le regole economiche europee, negli scorsi ottant’anni,
Seguire regole economiche a volte un po’antipatiche, bisogna restituire nelle regole e in più un po’come i discorsi di questa mattina che riguardavano le tasse, la sicurezza, qualche regola in più in Europa ha fatto si chiedono per 80 anni abbiamo raggiunto due cose, la pace, perché abbiamo smesso di massacrarci tra di noi come abbiamo fatto per il 2000 anni precedenti e il benessere.
Un un benessere che non era un benessere soltanto di alcune persone, era un benessere che però, oltre a produrre reddito e ricchezza legittima e di chi era bravo e si arricchiva, produceva la scuola pubblica, produceva gli ospedali, produceva città in cui si può muoversi senza avere paura a tutte le ore molti diritti, ecco queste due cose.
La pace e il benessere sono gemelli, siamesi perché senza benessere diffuso non c’è neanche la pace, allora chi lavora per il benessere, chi lavora per la crescita economica, una politica economica che punta ad essere più ricchi non ha un obiettivo come dire di avarizia o di desiderio di roba o di è a un desiderio di pace e lavora per questo allora, però, in questo mondo nel quale le regole sembrano non valere più sembrano, per adesso è dominare le forze. Qual è lo spazio dell’Europa nel mondo in cui in fondo puro guardiamolo meglio, questo è il mondo in cui è tornato lo Stato, sono tornati i poteri pubblici
E nel mondo in cui le decisioni economiche vengono presi all’interno di una di un continuum, chi sta alle estremità, da un lato c’è chi usa queste questi strumenti per puro desiderio di potere, dazi col Muzz, approfittarsi dei colli di bottiglia per avere i propri interessi politici soddisfatti e dall’altro c’è chi magari in buona fede, ma spinge la politica economica su regole morali, magari con obiettivi nobili. Salviamo il pianeta, ma più che il pianeta, bisogna pensare le persone che abitano il pianeta e quindi anche fare molte politiche, green, molte politiche verdi a questo spazio, qui, in mezzo tra questi due estremismi, allo spazio dell’Europa e lo spazio dell’Italia e dello spazio nostro, io credo ora qual è stata la più grande, la più grande politiche industriali della storia, ci è passato davanti l’abbiamo visto, non ci abbiamo fatto caso al più grande politica industriale mai fatta nella storia. È stata la distribuzione di miliardi di fiale di vaccini in tutto il mondo,
Quella è stata un’operazione che a confronto andare sulla Luna e niente in pochi mesi si è passati da un laboratorio privato in una vicina, una grande università americana nell’azienda, quella Pharma, quelli che le cattive aziende farmaceutiche da lì in pochi mesi stava in tutti e i centri di distribuzione in ogni angolo non dico dell’Italia ma del mondo e del Paese.
Eh.
Va interpretato a volte e questa Inter e questa politica industriale come l’abbiamo raggiunta l’abbiamo l’abbiamo conquistata non guardando indietro alla nostalgia neoliberista che del mercato, che risolve tutto, non guardando indietro la alla nostalgia degli anni 70, in cui uno Stato costruiva ricostruire dopo la seconda guerra mondiale, ma attraverso la combinazione della forza inventiva organizzativa del privato con le emissioni, la capacità di offrire e di guardare una direzione e anche le risorse che appartengono alla collettività allo Stato. Ma questo è lo spazio che abbiamo, è uno spazio molto grande e poi possiamo anche dirci come ci diciamo che in Europa ci sono in Italia ci sono talenti, risorse, tecnologia e tutto vero. Questi sono le possibilità del mondo nuovo che abbiamo fatto insieme. A cosa abbiamo che gli altri non hanno il nostro vantaggio
Molti ne hanno parlato in Europa, noi siamo capaci a pensare.
Anche agli interessi degli altri, a trovare mediazioni, a trovare anche qualche compromesso, ma anche a costruire le ferrovie, le ferrovie che uniscono luoghi lontani, che è molto complicato da fare perché di mettere d’accordo, pensateci, i Comuni, la Regione e la Conferenza dei servizi tutte le cose buone e sappiamo farlo le ferrovie ci sono,
Le ferrovie ci sono e ci portano e ci portano in ogni angolo del Paese, allora concludo, ovviamente tagliando l’ultimo pezzettino e ri e dire soltanto una cosa che nel fare la politica economica, quello che serve e tornare a pensare al periodo lungo nel periodo medio e meno a quello breve perché il momento migliore per piantare un albero era 10 anni fa ma il secondo momento migliore e piantarlo adesso, grazie mille.
Grazie al professor Simoni, si sono messi persino in ginocchio, verrà no, è stata una giornata lunga, densa, vi vedo tonici e abbiamo quasi finito quindi per tirare le fila Ernesto Maria Ruffini, intanto grazie a tutti e io ringrazio anche per l’invito.
Per me per tutti, secondo me, dobbiamo ringraziare anche questi professionisti, che non si sono mai alzati neanche per un caffè, hanno tradotto nella lingua italiana dei segni ogni vostra, il nostro parola gli è toccato.
Grazie a lei.
Grazie a Giorgia Rombolà.
Accompagnati in questa giornata, seguendo con attenzione.
Ottima giornalista, guardare tutte le parole che sono state dette in questa giornata, speriamo.
Lasciato traccia anche nella sua cronaca di questi giorni.
Grazie a voi, grazie a lei Ruffini ha Franco Gabrielli a tutti voi, allora vi lascio a alle conclusioni di questa giornata.
Così pare
Ancora tanti eh.
Allora li abbiamo chiamati qui, oggi, non ci siamo, siamo arrivati e la vostra dimostrazione anche dopo tante ore, ma anche il fatto che siate venuti qui oggi è proprio la prova lampante che la democrazia, come.
Pensavamo non si costruisce per sottrazione, ma per addizione un più uno alla volta.
E quindi ecco tutti quelli che siete voi qui chi arriverà domani, ognuno con subì uno, ognuno col suo contributo
E di questi tempi vedervi qui oggi non è poco.
In questi anni, però, lo sappiamo, qualcosa si è rotto nel rapporto tra politica e cittadini, milioni di persone hanno smesso di votare.
E i conti non tornano quando le persone smettono di votare e se medaglie degli aventi diritto al voto resta a casa e non tornano, se tanti elettori sono convinti che il loro voto valga poco, che è una cosa grave.
Ed è per questo che siamo nati per far tornare a casa nell’urna.
Nella sede della democrazia, chi se n’è andato, provate a immaginare adesso un ultimo sforzo, provate a immaginare questa sala come in l’intero corpo elettorale, ecco.
Se fosse l’intero corpo elettorale, una sedia su due sarebbe vuoto
Provate a guardarvi accanto per la prima volta alle ultime europee ha votato meno, anzi ha votato la metà degli elettori, mentre alle regionali è ancora di meno meno della metà degli elettori, però le persone sono spariti dalle urne, non sono sparite
Ogni giorno quelle persone fanno i conti con con il lavoro, con la scuola, con la sanità, con la sicurezza, con i trasporti, con il costo della vita, con il loro futuro, quello che facciamo tutti si sono allontanate dalle urne, ma non dei problemi.
Non dei problemi della vita di ciascuno di noi, ecco se la politica ha dimenticato tutto questo e perché ha dimenticato che il loro voto e la loro fiducia erano solo dati in prestito e quando la fiducia viene tradita.
Alla fine il voto resta a casa.
E quindi dobbiamo riportare e ripartire proprio da chi ha smesso di votare, offrigli siamo qui per questo nuove.
Credibili ragioni di partecipazione e allo stesso tempo, però, non dare per scontato.
Chi ha continuato a votare, semmai tutti voi a loro e quindi anche a voi, semmai va detto grazie.
Eppure, da mesi, nel campo largo del centrosinistra si rincorrono accuse, litigi e riappacificazioni ultimatum che nemmeno il Corrado Guzzanti dei tempi migliori avrebbe saputo far meglio.
Ecco, nonostante questa commedia alla quale siamo costretti a ad assistere, sappiamo anche che il Paese guarda altrove e i partiti però continuano a parlare a se stessi, così però si né si indebolisce la tenuta della coalizione e il rischio è quello.
E si deludono queste, molto più certo, quanti hanno continuato a votare centrosinistra in questi anni,
Per noi, invece, la democrazia attorno a forte.
Quando i partiti non si limitano a dividersi i pochi voti rimasti, ma torna forte quando le sedie vuote, quelle di cui parlavo prima tornano a riempirsi, ed è per questo che abbiamo deciso di fare con voi un passo avanti perché ci è stato insegnato e lo sapete tutti che c’è un tempo per ogni cosa c’è stato un tempo anche per aspettare anche per noi c’è stato un tempo per aspettare, abbiamo aspettato,
Però l’attesa non ha cambiato nulla e tutto è rimasto com’era così, è arrivato questo tempo che il tempo per costruire un Paese migliore ed è questo tempo.
Che non va sprecato da nessuno di voi di noi e quindi l’invito è quello di partire tutti insieme ora, perché osi parte si parte assieme, si è credibili in questa partenza oppure gli attori non partiranno e non ci aspetteranno alcuni ci guardano con curiosità lo avrete letto in queste settimane alti con un po’di sufficienza.
Altri ancora, con un po’di ironia, che non guasta mai, comunque, ecco a tutti quanti provo a rispondere con franchezza.
Nettezza.
Agli amici riformisti del Pd dico che, al di là delle appartenenze di partito, dobbiamo ritrovarci su battaglie comuni, perché il tempo dell’astensionismo
è finito
Non ci si può più astenere dalle decisioni e questo lo dico agli amici i riformisti del Pd.
è finito anche.
Come qualcun altro diceva?
È finito anche il tempo degli alchimisti o di gli stregoni che sono però ricordi del passato, servono donne e uomini liberi e forti, come diceva don Sturzo e questo Paese nel pieno di donne libere e forti, di uomini liberi e forti che fanno politica ogni giorno pur senza avere una tessera elettorale una tessera politica di partito in tasca.
A chi in questi giorni poi ha detto e ci ha ricordato grazie?
Che uniti si vince, dico che ha ragione, ma che la destra non ha vinto soltanto perché il centrosinistra alle scorse elezioni politiche è andata divisa, ha vinto anche perché milioni di italiani sono rimasti a casa, il centrosinistra non è riuscito a convincerli e nessuna alleanza,
Quello uniti, per forza, nessuna alleanza di riporterà a votare da sola, perché l’unità che serve non è quella delle sigle delle persone sedute attorno a un tavolo per decidere le percentuali dei candidati nelle prossime liste elettorali, non è questo che restituisce credibilità all’offerta politica del centrosinistra e il momenti di alzarsi da quel tavolo semmai far vedere che si sta lavorando per costruire sul nuovo progetto senza calcoli opportunismi e certamente questo sarà una nostra caratteristica a chi ci ha invitato ancora a riflettere bene prima di impegnarci nel centrosinistra.
Ringrazio anche lui, però rivolgo lo stesso invito si rifletta bene a non impegnarsi nel centrosinistra, a impegnarsi in un fantomatico centro cercando di essere l’ago della bilancia in futuro, col rischio di far vincere la destra, perché la battaglia è quella di non far vincere la destra alle prossime elezioni politiche non quello di riuscire a fare l’ago della bilancia,
E dico sempre.
Che faticosa alla politica, quindi non serve pensare o cui non è possibile pensarla tutti allo stesso modo, perché altrimenti staremmo in un solo partito, quindi nel centrosinistra ci sono contraddizioni.
A volte persino tentazioni populiste ne abbiamo viste negli anni scorsi e purtroppo ne vediamo ogni tanto, ma la risposta non è quella di lasciare il campo del centrosinistra, ma di entrarci e contribuire a cambiarlo, perché restare fuori è sicuramente più comodo ma non più giusto e appunto alla fine aiuta soltanto a far vincere la destra e di questo noi non saremo responsabili.
Franco Gabrielli.
Che è qui con noi e che ringraziamo ancora per.
Contribuire ogni giorno con la sua generosità, dimostrando la persona straordinaria che abbiamo imparato a conoscere in questi anni, ecco, Franco, Gabrielli e io abbiamo storie diverse, totalmente diversi, abbiamo passato entrambi però parte della nostra vita al servizio dello Stato.
E lì abbiamo conosciuto persone straordinarie, donne e uomini che servono il Paese con coraggio e generosità.
Lontano dai riflettori, a volte rischiando la vita, ecco, lo Stato non è un palazzo nel quale entrare allo stato, sono loro lo Stato, sono queste persone, sono persone vere, una pastiglia che passa in una strada buia, un medico che al pronto soccorso e ti accoglie con cura e attenzione un insegnante che ascolta attento alla sua classe i tanti funzionari pubblici che lavorano ogni giorno.
Per questa ragione è per noi la politica è US anzitutto responsabilità e assunzione di responsabilità e rendere conto proprio a quelle persone a quel lavoro silenzioso, svolto al servizio di tutti noi che decidere.
E far funzionare le cose e rispondere dei risultati è per noi la politica e non abbiamo in tasca tutte le risposte, non ve ne aspettate da noi, sappiamo però come cercarli.
Senza ingannare noi stessi e senza ingannare gli altri e di questo è su questo ci mettiamo la faccia, noi abbiamo deciso di cominciare, ci siamo messi al servizio di un progetto, voglio che questo sia chiaro a tutti perché a me, a Franco è chiarissimo, ci siamo messi al servizio di un progetto che va ben oltre, ben al di là del tempo e del nella vita de Dinoi due ben al di là delle nostre persone e un progetto case, contribuiamo a costruire per tutti voi e per tutti quelli che vorranno impegnarsi in questo progetto le persone non chiedono alla politica di cambiare il mondo,
Quindi la politica debba anche.
Comprendere questo chiedono di non essere lasciate sole, però, mentre provano ad affrontare a costruire il proprio futuro, nonostante le difficoltà, mentre provano a costruire il loro di mondo, poi ci sono difficoltà, difficoltà, non sapete tutta, alcune diventano cronaca, finiscono sui giornali a Roma nelle ultime settimane purtroppo uno di quelle drammatiche.
Tante altre non fanno notizie, si affrontano in solitudine e in silenzio le difficoltà, un reddito che non basta, un affitto che pesa un genitore anziano da assistere, un figlio di cui prendersi cura, in solitudine e in silenzio, ecco il compito della politica, è vedere anche quello che non fa rumore.
Cogliere in anticipo i bisogni delle persone e non costruire l’agenda politica sui sondaggi.
Il governo ci dice che gli occupati aumentano bene.
Ma se gli stipendi non bastano, non bastano, non basta a contare in quanti lavorano, bisogna anche chiedersi come vivono, questo è il compito della politica, ci dice che il Pil è cresciuto.
Di pochissimo benino, ma se arrivare a fine mese diventa sempre più difficile, il benino non è sufficiente, ci dice che la sanità migliora.
Quando, ebbene nei benino, perché ognuno di noi ha la sua esperienza?
Anche perché, se per una visita si aspettano e si continua ad aspettare mesi, il problema resta al di là di quello che dice il governo.
Ecco, allora guardiamo perché questo ha dimenticato la politica, guardiamo l’Italia come non, come ce la ricordiamo, come ce la immaginiamo, come pensiamo che sia, guardiamo l’Italia come oggi, ci sono giovani che lavorano, non riesco a pagarsi un affitto e senza una casa non si diventa adulti, non si va a vivere da soli e non si costruisce una famiglia, c’è un fisco non progressivo, lo abbiamo detto stamattina che pesa non solo per quanto si paga troppo, anche a causa di questo governo che ha aumentato la pressione fiscale, ma è un fisco percepito purtroppo come ingiusto per le carte, il tempo, l’incertezza e la non progressività, la non equità
C’è un diritto alla salute che purtroppo cambia da regione a regione, da una regione all’altra, c’è un Paese in cui nascono sempre meno bambini e la Danieli denatalità non fa più notizie, meno giovani, però vuol dire meno lavoro, meno nevralgie meno futuro poi c’è l’immigrazione dove si lanciano allarmi senza mai assumersi la responsabilità di affrontare realmente il fenomeno.
C’è il clima, il clima che cambia, il caldo e la siccità, le alluvioni, e tutto questo colpisce prima chi ha meno strumento per difendersi,
C’è l’acqua che viene dal Sud, lo sa che in alcune zone del Paese non arriva tutti i giorni, mentre gli acquedotti ne perdono per strada, quasi la metà come media al Sud è molto più della metà e c’è la sicurezza, servono forze dell’ordine adeguata e una giustizia che funzioni, ecco,
Io.
Raccontato questi piccoli punti, perché nella vita delle persone questi problemi stanno tutti insieme, rappresentano la loro vita, la politica invece si è ridotta negli ultimi anni, decenni purtroppo ad affrontarli uno per volta, come se ciascuno di noi affrontasse i problemi uno per volta e non fosse un peso che sopportiamo sulle nostre spalle tutte insieme.
Ecco, l’Italia è ferma, perché negli ultimi anni non c’è stato nessun progetto politico in grado di mettere insieme tutti questi pezzi del nostro Paese, disuguaglianze, ingiustizia, nuove povertà, se nessuno risponde producono tensioni e possono anche spaccare la nostra comunità, guardate quello che sta succedendo in questi giorni in Europa in Francia con gli studenti che occupano le scuole in Spagna con milioni di persone in piazza per la casa,
La casa, la scuola, che non sono appunto problemi lontani, ma sono anche i problemi nostri, e su questo terreno potrà giocarsi anche la reazione della destra in nome dell’ordine e della sicurezza, ma la rabbia e la protesta servono dialogo, ascolto e risposte, non servono risposte muscolari,
Il Paese.
È cambiato cambiato da come ce lo ricordiamo eravamo e la politica deve partire appunto dal Paese come e non da come lo immagina, prendiamo una cosa che conosciamo tutti
Il medico.
Sarà capitato anche a voi, di prescrive una visita da fare entro un mese, da lì comincia tutta la trafila telefonate sportelli, siti, liste, liste chiuse, ecco una prescrizione per noi.
Poi le proposte.
Boehler, presenteremo tutte insieme nelle prossime settimane, una prescrizione deve bastare se il medico dice entro un mese, devi fare la visita tu entro un mese dalla visita, la devi fare prenoti una sola volta e se il CUP non trova posto nei tempi previsti non tocca a te paziente cercarlo. La cerca nel servizio sanitario, la cerca il servizio sanitario nel pubblico oppure nel privato accreditato, oppure nell’intramoenia, ti richiama, tu paghi solo il ticket, se guadagni bene, semmai qualcosa di più del ticket, perché anche questo eguaglianza
E tu riesci a fare la visita entro il mese, come ti ha prescritto il medico, perché il diritto alla cura non può dipendere dalla capacità di insistere del singolo paziente.
E poi la casa. L’abbiamo accennato stamattina, glielo domandavo stamattina con perché io non ho trovato risposta. Com’è possibile che in un Paese in cui non si facciano più figli abbiamo un problema di casa? Che fine hanno fatto le nostre case, che fine hanno fatto le abitazioni delle famiglie numerose degli A degli anni passati? Ecco, facciamo come a Lisbona come in Belgio, anzi, facciamolo meglio, perché poi è un po’il trucco degli di di di un mondo sempre così piccolo. Prendiamo gli esempi che ci siano, cerchiamo di migliorare dentro, diciamo nel nostro Paese il proprietario affitta, la casa al Comune che conosce il territorio, conosce chi ha bisogno. Il Comune, gli garantisce il canone ogni mese, anche se l’inquilino non paga comunque il proprietario incassa il suo canone e dà la casa il Comune a chi ne ha bisogno, a un prezzo che può permettersi lo Stato, mette le risorse, il Comune sceglie le case, le famiglie, la casa resse del proprietario, l’affitto è garantito e una famiglia smette di aspettare i nidi. A proposito di famiglie, pensiamo a quelle con reddito basso oggi lo Stato
Bontà, sua bontà, nostra rimborsa la retta del nido, ma se il leader non c’è, che cosa rimborsa per queste famiglie è il Comune che deve trovare posto, esattamente come quello che dicevo prima prima, nel lido pubblico s’è pieno in un nido privato autorizzato, la famiglia paga la stessa retta del pubblico, il resto lo mette il Comune e lo stesso vale alle elementari, il tempo pieno fino al pomeriggio che è necessario per le famiglie. Non c’è mica dappertutto e lo sappiamo, ecco, le nuove classi devono partire proprio da lì, dove i bambini hanno meno possibilità e con tutto quello che serve insegnanti, mensa, spazi, perché un bonus. È molto bello vederli in Gazzetta ufficiale, ma se il servizio non c’è, il bonus non serve a nulla.
Poi serve un piano perché insegna, con risorse certe, per più anni, stipendi che crescono.
Davvero e se una Gatti da serve a tutti gli anni, dei nostri ragazzi che vanno a scuola e coloro devono avere un unico insegnante di ruolo, perché un Paese che paga il giusto ai suoi insegnanti?
Sta dicendo ai suoi figli quanto valgo.
E accanto agli insegnanti, uno psicologo o uno psicologo in ogni scuola, non qualcuno che arriva solo quando scoppia l’emergenza, è una presenza stabile, un volto che i ragazzi conoscono e a cui si hanno di potersi rivolgere perché tanti ragazzi oggi proprio oggi stanno male in silenzio e la scuola è spesso il primo luogo.
Dove qualcuno può accorgersene?
Parliamo poi di parliamo poi di chi lavora, di chi lavora impropri, ad esempio un artigiano, un professionista o un piccolo commerciante. Oggi paga gli acconti sulle tasse in base a quanto ha guadagnato l’anno prima, ma se quest’anno il lavoro cala se un cliente paga in ritardo, se si trova anticipare le tasse non sui soldi di Suning che ha già incassato, ma su quello che presume dovrà incassare, oppure su quello che ha incassato l’anno precedente. E un paradosso e tutte le piccole partite Iva e chi lavora in proprio lo conosce bene. Ecco, noi proponiamo di fare come per le busta paga dei lavoratori dipendenti, quando arriva un pagamento tracciato un bonifico, la banca trattiene una piccola parte, un acconto la versa al fisco a fine anni si fa il conguaglio e non si vive soltanto sulla speranza di incassare un reddito che ancora non è stato incassato
Ma un fisco.
Ma un fisco non riguarda solo chi lavora improprio e paga le tasse.
Oggi l’aliquota più alta, il 43%, scatta già sopra i 50.000 euro, per cui chi guadagna poco più di 50.000 euro che, per carità, è un buon reddito, ma paga la stessa aliquota di cui ne guadagna 500.000 o 5 milioni. Questa sarebbe la progressività che abbiamo creato in questo Paese. Ecco, c’è un peso che ricade soprattutto col ceto medio, non serve, lo ripeto anche oggi non serva una patrimoniale, serve guardarci in faccia, abbiamo una Costituzione, c’è la progressività, riscopriamo qualcosa che ci è stata regalata a 80 anni fa dalla Costituzione
Veniamo alle bollette.
Arrivano in questi giorni quelli dell’estate scorsa. Chi ha la fortuna di avere largo l’aria condizionata ha avuto anche qualche sorpresa. Ecco oggi anche l’energia del sole e del vento, le paghiamo in modo assurdo e paradossale. Noi paghiamo l’energia del sole e del vento al prezzo del gas, perché il gas che fare il prezzo? Proponiamo un patto con chi produce energia pulita, un prezzo giusto e stabile per molti anni, che il GasGas salga o scenda allo stesso prezzo chi produce energia pulita a un guadagno sicuro, chi paga la bolletta a un prezzo che non impazzisce con quello del gas, chi aderisce famiglie e piccole imprese avrà una piccola parte Om, una grande parte, una parte della bolletta al riparo del gas. Partiamo da alcune regioni per due anni. Se le famiglie risparmiano davvero, lo estendiamo a tutt’Italia, perché l’energia del sole deve costare quanto costa il sole e non quanto costa il gas molto semplice.
E poi l’industria, la tecnologia, questo è il Paese che abbiamo oggi, gli strumenti della crescita che servono anche agli uguaglianza per la crescita. Quello diceva prima Marco, ecco, oggi le misure per le imprese ci sono, ma ognuno va per conto suo alla ricerca. Da una parte, la formazione da un’altra, gli incentivi da un’altra ancora, e così non fanno mai una differenza per il nostro Paese. L’Italia deve scegliere le filiere produttive su cui puntare a scadenze fisse poche priorità nazionali, decise con criteri chiari e pubblici e su quelle priorità si concentrano tutti gli strumenti nella stessa direzione ricerca, formazione tecnica, infrastrutture, energia, accesso ai capitali con obiettivi responsabili e verifiche periodiche. E se qualcosa non funziona, la si cambia. Sarebbe molto semplice. Poi c’è la sicurezza e abbiamo Franco, Gabrielli, e sono le le idee che sta cercando di raccontare generosamente da quando è uscito il libro, ma in realtà da prima e in giro per l’Italia, nelle grandi città ci sono polizia e carabinieri, polizia locale, ognuno con la sua sala operativa, ognuno con i suoi dati, ma chi commette un reato non rispetta i confini tra un ufficio e l’altro. Proponiamo che le sale operative lavorino come un’unica centrale. Ognuno resta nella sua sede, con le sue competenze, ma, vedendo i dati a disposizione di tutti, così si sa quale pattuglie sono disponibili e si seguono le stesse regole, e così si interviene prima per i cittadini e si interviene meglio e chi lavora nella nostra sicurezza deve essere tutelato. Oltre che ringraziato. Se ha agito correttamente rispettando gli ordini dello Stato, lo difende anche in giudizio, anche mettendoci la faccia e allo stesso tempo
Nei servizi di ordine pubblico ogni operatore deve essere riconoscibile con un codice senza e 9 ma riconoscibile, tutelate le nostre forze dell’ordine riconoscibili, così si protegge chi indossa una divisa e che anche chi gli sta di fronte e poi c’è l’immigrazione da anni la trattiamo come un’emergenza.
O come una clava per alimentare la paura e raccogliere facili consensi, la paura porta voti.
Non porta soluzioni. Quando ho sentito ascoltare qualcuno è sentita alla vostra pancia ribollire diffidate dal quale qualcuno sappiate trovare qualcuno che parla alla vostra testa, perché meritate rispetto e con loro non vogliamo governare, noi vogliamo governare il fenomeno con una regia unica, un ministero per le politiche migratorie, un’agenzia che abbia una responsabilità chiare, tenga insieme quello che oggi si dividono il Ministero degli Interni Ministero del Lavoro e ministro degli Esteri ingressi irregolari legati all’Isis alle esigenze del nostro Paese, accordi con i Paesi di origine perché i rimpatri, quando previsti, debbano essere effettivi percorsi di integrazione per chi resta a imparare l’italiano, lavorare in regola a mandare i figli a scuola o conoscere e rispettare i diritti e i doveri della comunità, di cui si entra a far parte cose che dovrebbe essere anche imparata da qualche italiano. Per farlo bisogna superare la Bossi Fini
Una legge che pretende che tu abbia già un lavoro prima di entrare, ma ti impedisce di entrare per cercarlo, così ha prodotto irregolarità, marginalità e insicurezza e anche questa legge c’è stata occasione per il centrosinistra di quantomeno modificarla o abrogarla ma non accolto quell’occasione così come non ha accolto la legge elettorale che dicevamo prima, servono regole che funzionano e qualcuno che risponde a dei risultati, perché governare l’immigrazione significa dare sicurezza alle comunità e dignità alle persone. Infine, uno Stato che ti avvisa
Sono troppi gli aiuti.
Che non arrivano a chi ne avrebbe diritto, perché se non sa di poterli chiedere o non sa o non sa come farlo non riesce a farlo. Eppure spesso lo Stato ha già tutte le informazioni che servono. Allora cambiamo regola se dai dati pubblici a disposizione dello Stato risulta che tu puoi avere diritto ad un aiuto, lo Stato ti debba avvisare e ti aiuta. Facciamo una sorta di precompilata dei diritti di ciascuno di noi e di precompilate qualcosina pensa di sapere l’Inps lo fa già per alcune prestazioni, quello che oggi è un’eccezione e diventare la regola, perché uno Stato che non funziona non rende i cittadini più dipendenti dello Stato che funziona, non rende i cittadini i dipendenti, li rende più liberi. E questa cosa della precompilata dei diritti. A me solletica molto debbo dirvi la verità
Ecco, per tenere insieme tutti questi pezzi che ho provato a raccontarvi velocemente, bisogna sapere dove si vuole andare prima delle alleanze, c’è una sola domanda che dobbiamo farci, la stessa da cui nasce cosa sarà, quale Italia vogliamo, negli ultimi anni abbiamo attraversato una pandemia, la crisi dell’energia, l’inflazione, la guerra alle porte dell’Europa ecco, era giusto affrontare e pensare all’emergenza ma nell’era della globalizzazione le emergenze stanno diventando normalità.
E senza un progetto di lungo periodo del Paese, corre il rischio di deragliare, e non ce ne si può accorgere il giorno dopo.
Così, un poco alla volta l’eccezione è diventata il metodo e abbiamo smesso di parlare di quello che viene dopo le emergenze del Paese che vogliamo diventare, ci siamo abituati a trattare i programmi elettorali come una lista della spesa, ma se non sai cosa puoi cucinare la lista della spesa non serve a nulla un programma senza un’idea di Paese resta un mucchio di mattoni anziché una casa.
Serve una visione che vada al di là del pensiero, c’è una straordinaria scrittrice nigeriana che vi consiglio di conoscere se non conoscete di leggere se non l’avete mai letto, ci manda Angozzi e dice.
Lo spiega bene questo concetto, con queste parole immaginate il paese che volete e poi sostenete le ragioni di quel paese, solo questo va fatto.
Pensate anche alla parola Paese quanto è bella questa parola, non azione, non perché sia sbagliato, ma perché il Paese è una comunità dove nessuno possiede un pezzo maggiore degli alti, nessuno di noi possiede una quota di Italia più grande degli altri e nessuno può permettersi di dirlo il Paese che vogliamo, lo abbiamo immaginato, vogliamo, ecco un Paese più uguale questa è l’avrete capito, sia dal simbolo, da quello che scriviamo e da quello che andiamo dicendo che non vuol dire essere tutti uguali.
Sarebbe una aberrazione, vuol dire che le differenze non diventino destini, che il post inquinasse il reddito dei due genitori, il tuo genere, una disabilità non decide in anticipo, quanta strada potrai fare, non l’abbiamo inventato di certo noi la è l’articolo 3 della Costituzione la Repubblica non si limita a dire che siamo tutti uguali rileggete lo quell’articolo dice che è suo compito rimuovere gli ostacoli.
Per questo l’uguaglianza per noi non è un capitolo del programma, è il metro con cui misuriamo ogni scelta e davanti a ogni decisione che proponiamo qui, davanti a ogni proposta che proponiamo, ci facciamo una sola domanda quale ostacolo stiamo provando a togliere?
A questo punto lo so,
La domanda mi sembra inevitabile, è sempre la stessa
Dove trovati i soldi?
C’è un scherza.
Vi rispondono con qualche numero che credo di conoscerli bene, dal 2015 al 2025 in Italia sono stati recuperati 270 miliardi di euro di evasione incassati dallo Stato e spesi più dell’intero PNRR, che però è un prestito.
Più del doppio del decennio precedente.
La domanda è questa, ve ne siete accorti.
Ecco, appunto lo temevo Nekyia, nello stesso periodo, peraltro dal 2015 a oggi, il debito pubblico è passato da 2000 a 3.200 miliardi e nel frattempo quasi 6 milioni di nostri concittadini stanno sopravvivendo.
Al di sotto della soglia di povertà lo dicevamo stamattina e sapete perché perché quei soldi, così come tutti gli altri a disposizione dello Stato?
Sono soltanto stati spesi senza una visione, senza un progetto non sono stati investiti e c’è una grandissima differenza tra investire i nostri soldi e spendere i nostri soldi.
Se gli si continua a spendere, non basteranno mai e non risolveremo mai nulla e certamente non taglieremo mai nessuna disuguaglianza.
Le risorse ci sono, non sempre dove vorremmo non sempre spese bene, come dicevo, ma ci sono il problema, quindi non è quanto raccogliamo né aumentare la pressione fiscale che andrebbe diminuita, ma semplicemente sapere come usare le risorse, cambiamo ogni euro speso male, il male ha un nome e un indirizzo pensateci, una scuola che non è stata costruita un asilo che non ha aperto un reparto senza un macchinario che serviva, ecco ogni volta,
Che un Governo dice sia una spesa, semmai incontrando il favore del destinatari di quella spesa ogni volta che un governo dice siano spesa, sta dicendo no a un’altra spesa e quello non lo annuncia, di certo non c’è nessuno, ma lo paghiamo tutti noi lo paghiamo con le nostre disuguaglianze. Ecco, Luigi Einaudi diceva che il denaro dei contribuenti deve essere sacro e sapete cosa vuol dire sacro, vuol dire che ogni euro,
Deve servire a qualcosa, non deve essere sprecato, ogni misura deve essere messa alla prova, funziona, son soldi spesi bene, ecco se funziona con la misura, va rafforzata, se non funziona bisogna avere il coraggio di cambiarla.
Governarono né promettere tutto a tutti è certamente noi non offriamo questo tipo di
Alternativa di governo e di progetto e di Paese e saper scegliere, pensando a chi c’è oggi e a chi verrà domani, senza mai sacrificare il bene comune a un guadagno immediato, un punto in più in qualche sondaggio, ecco la politica dei sondaggi.
Inaridisce il cuore degli elettori e dissipa tutte le nostre risorse.
Poi ci sono scelte.
Oltre a le scelte operative su come cambiare le disuguaglianze e avere una diversa visione e prospettive, progetto di Paese ci sono scelte sulle quali non si può stare a metà.
Perché le prossime elezioni non saranno le elezioni come le altre, e questo è bene che abbiamo tutti chiaro in testa e proviamo anche a parlare agli altri di questo non siamo in una normale alternanza i cui vincere o perdere cambia poco, siamo a uno spartiacque della nostra storia, anzi, siamo di fronte a due spartiacque. Il primo riguarda la Costituzione. La destra non fa mistero che la vera posta in gioco delle prossime elezioni non sarà solo il governo e la maggioranza parlamentare, ma soprattutto la conquista della presidenza della Repubblica, ed è una strategia a portare il Paese verso il presidenzialismo, di fatto, senza dirlo,
La prima pietra è stata la legge elettorale, approvata a colpi di fiducia, con l’indicazione sostanzialmente il candidato premier del preside del Presidente del Consiglio da parte della coalizione che finisce per toccare, seppur indirettamente, le prerogative del capo dello Stato è certamente quelli del Parlamento che avrebbe dovuto,
Fare attraverso una maggioranza all’interno, poi eventuale nome da sottoporre al capo dello Stato e poi le altre bandiere di questa legislatura, alla separazione delle carriere per indebolire l’indipendenza della magistratura, che è stata respinta con il referendum degli scorsi mesi e con la grande partecipazione popolare dei giovani e poi il premierato che esportare il potere dal Parlamento a una sola persona e le altre iniziative di questo governo una sola insofferenza dimostrano tutte queste bandiere.
L’insofferenza verso la costituzione e l’equilibrio dei poteri, ecco allora la domanda che vi faccio è semplice
Che cosa accadrebbe se il garante della Costituzione, il capo dello Stato, fosse espressione di una parte che non sente la Costituzione come pienamente proprie?
Ognuno di voi risponda risponda pensando a questa domanda, cosa accadrebbe se della Costituzione venisse fatta sostanzialmente carta straccia il secondo spartiacque all’Europa, per anni ne abbiamo parlato come di un fatto acquisito, l’Europa si criticava la burocrazia, la lentezza, questo quello regola ma alcune cose che ci potevano anche piacere semmai i confini,
Oggi non si discute più delle singole politiche, si discute se abbia ancora senso. Un’Europa unita, a cominciare dalla difesa comune presso si voterà in Francia, in Spagna, in Polonia e ovunque, lo sapete, crescono destra e che vogliono smontare l’Europa smontarla. In Germania, l’estrema destra, partiti neonazisti sono in testa ai sondaggi e il confine tra conservatori e di estrema destra purtroppo si fa sempre più labile, più sottile, e c’è chi lavora apertamente perché l’Europa si divida da Trump a Putin perché non fa comodo avere un’Europa forte. Anche in questo si decide alle prossime elezioni. Non si deciderà solo chi governa a Roma, ma da che parte sarà l’Italia in Europa e l’Europa nel mondo. In Europa, però, il nostro spazio politico è il nostro bene comune e per questo va difeso il luogo in cui difendiamo insieme a qui insieme, quello che da soli non sapremmo più proteggere
La libertà, la democrazia, un benessere economico sostenibile e, permettetemi, forse la cosa più importante è lo stato di diritto, David Sassoli.
Un amico.
Che oggi manca, manca la sua voce, ma anche alla sua lungimiranza manca la sintesi intelligenza, ma anche il suo sorriso.
Diceva che l’Europa è un cantiere che non smette mai di operare una cattedrale che richiede l’impegno di successive generazioni, nessuno alla finisce da solo e ognuno ci aggiunge la sua pietra. Ecco per noi questo e questo impegno per l’Europa e un altro modo di dire più 1, ed è proprio per difendere quel cantiere che l’Ucraina ci riguarda e ci riguarda perché il principio di uguaglianza, che abbiamo messo al centro di più uno vale anche per la guerra e la pace, ogni persona, ogni popolo ha la stessa dignità, lo stesso diritto alla libertà, alla sicurezza e a decidere del proprio futuro. La Russia ha aggredito un Paese sovrano e approvati. Cambiare i confini di quel Paese con la forza. Gli ucraini hanno il diritto di difendersi e noi stiamo dalla parte di quel diritto. Noi italiani dovremmo saperlo bene. Oggi ce lo ricordava che lo ricordava il professor Flick
Ogni 25 aprile, ogni anno una generarsi. Ricordiamo una generazione di donne e di uomini giovanissimi, molti di loro giovanissimi che allora scelsero di non restare a guardare. Ecco, per me non è solo una pagina di storia, sono figlio di un partigiano e mio padre aveva poco più di vent’anni quando scelse da che parte stare le brigate nere fasciste lo consegnarono alle SS tedesche quando fu liberato, torno a fare la sua parte nella Resistenza, fino alla Liberazione, sapendo da che parte stare, non lo racconto per paragonare il sole diverso l’Ucraina, la nostra Resistenza, lo racconto perché quella pagina della nostra storia ci insegna una cosa che resta, ci sono momenti
In cui un popolo non sceglie la guerra ma è costretto a difendere la propria libertà e resistere a un’aggressione non vuol dire scegliere la guerra contro la pace, vuol dire avere il coraggio di non arrendersi, ma per creare le condizioni della pace giusta e duratura.
Ecco una pace giusta e timbrature, quelle in cui i confini.
Non si cambiano con la forza e in cui la politica e la diplomazia.
Prendono il posto della guerra, ma le armi da sole
Non portano la pace, servono creatività, diplomazie pontieri che mancano alla nostra Europa, cercare strade nuove, anche quando sembra che non ce ne siano più e serve il senso del limite e sapere fino a dove spingersi, perché se la forza a stabilire il diritto non stiamo costruendo la pace ma stiamo preparando la prossima guerra, ecco, per evitare morti ingiuste sofferenze ingiuste, serve un’Europa più forte, non perché vinca il più forte, ma perché non sia mai più il più forte a decidere cosa è giusto.
E i diritti umani.
Non valgono solo quando è facile difenderli a Gaza sono state uccise decine di migliaia di palestinesi, tra cui migliaia di bambini sotto le bombe, nelle case, negli ospedali o in fila per il un sacco di farina, un popolo ridotto alla fame fino a una carestia certificata dall’Onu una carestia provocata dall’uomo certificata dall’Onu.
è provocata dall’uomo, non da una calamità naturale, e nemmeno la tregua ha fatto tacere le armi, da allora nella tregua secondo, riunisce Fagà a Gaza, è morto in media un bambino al giorno, ecco denunciano, non vuol dire dimenticare i civili israeliani massacrati il 7 ottobre negli ostaggi rapiti e tenuti prigionieri per due anni il dolore degli uni non cancella quella degli altri nessuna vita umana vale meno di un’altra,
E nessuna forma di razzismo e ammissibile per questo, a proposito, all’antisemitismo va contrastato senza ambiguità, lo ha ricordato di Liliana Segre, chiedendo ai partiti di approvare all’unanimità la legge contro l’antisemitismo e offrendoci di scrivere nel testo nero su bianco che criticare Israele come qualunque altro Stato non è antisemitismo. Ecco, sono due piani diversi e devono rimanere distinti. Si può criticare il governo israeliano anche duramente e si deve in questo periodo di criticare, ma non si può mai condannare un popolo per colpa del suo governo, né quello israeliano e quello palestinese. Su temi difficili come questo, il centrosinistra non può rifugiarsi nell’ambiguità, nel tatticismo, nelle posture di attesa, ma deve decidere
Anche per rispetto dei suoi lettori.
C’è l’ultima scelta su cui non si sta a metà il ruolo dell’Italia nel mondo in un tempo di guerra e di grandi potenze in competizione, l’Italia non può fare la spettatrice, non se lo può permette, non può definire il proprio posto. Guardando di volta in volta quale leader straniero è più vicina, come sta facendo negli ultimi anni, la presidente Meloni, essere alleati degli Stati Uniti vuol dire avere un rapporto solido con Washington. Essere europei vuol dire fare delle unioni il luogo in cui costruire la nostra capacità di incidere, ma Alleanza non vuol dire subalternità e autonomia, non vuol dire isolamento. Non dobbiamo scegliere tra America Europa, dobbiamo avere abbastanza autonomia per scegliere abbastanza autorevolezza, per essere ascoltati e abbastanza capacità diplomatica per costruire accordi per un Paese come il nostro. Tutto questo è solo un nome multilateralismo, è stato detto stamattina. È un pilastro della nostra politica estera, vuol dire che nessun Paese basta a se stesso e che i problemi comuni si affrontano insieme con regole condivise e oggi significa anche guardare, oltre all’Occidente all’India, al Brasile, all’Indonesia, a un’Africa che già il continente più giovane al mondo, Paesi che pesano sempre di più nell’economia e nella popolazione mondiale che chiedono di contare anche nelle decisioni, se le istituzioni internazionali non sapranno fare loro spazio, quei Paesi cercheranno altrove le proprie alleanze, ed è per questo che le istituzioni, a cominciare dalle Nazioni Unite, vanno migliorate con pazienza, con generosità ma non certo svuotati. Ecco, noi per tutto questo abbiamo scelto di essere nel centrosinistra perché è lì che vivono le idee in cui crediamo l’uguaglianza scritte nella Costituzione. L’Europa come casa comune, uno Stato che rimuove gli ostacoli invece di alzarli,
E non siamo di centro, lo abbiamo detto in queste settimane siamo di centrosinistra, non crediamo che il centro sia un pezzo da aggiungere a qualcun altro per completarlo, crediamo nell’ambizione di tenere insieme le culture che vogliono cambiare il Paese, il cattolicesimo democratico e la sinistra riformista e la tradizione liberare l’europeismo, l’ambientalismo e abbiamo l’ambizione di parlare a tutti non a una parte del Paese e quell’ambizione però si è persa per strada noi vogliamo riprenderla a provarci, senza chiedere a nessuno nella nostra casa di lasciare fuori dalla porta la propria storia.
In quattro anni.
In questi quattro anni passati l’opposizione ha detto spesso due cose alla presidente Meloni dimettiti e viene a riferire in Parlamento e illegittimo anche doveroso, ma non è sufficiente come idea di Paese, così l’opposizione è rimasta ferma nei consensi e nell’iniziativa nemmeno il successo della campagna referendaria con la straordinaria mobilitazione dei giovani e della società civile è bastata a far uscire i partiti dalle loro stanze.
Si aspetta che la maggioranza si logori che il pendolo torni da questa parte, anche perché nella seconda Repubblica nessuna maggioranza mai vinto due volte di fila ecco, credo che affidarsi alla cabala di fronte agli spartiacque che abbiamo sia troppo pericoloso e soprattutto davanti ai rischi che ho cercato di raccontarvi diciamocelo senza alibi non si diventa alternativa aspettando che gli altri perdano.
Poi c’è un mito da sfatare.
Riguarda la ricerca di persone solo al comando, ecco un’alternativa, non diventa credibile solo perché ci si mette d’accordo sul nome del leader, diventa credibile quando sa l’alternativa, per cosa e come vuole governare il centrosinistra non ha bisogno di qualunque qualcuno che tenga insieme ai suoi leader ha bisogno di qualcosa che tenga insieme ai suoi elettori, perché non è il momento del chi, ma il momento del cosa, anzi del per cosa da presentare agli elettori. E allora cosa facciamo concretamente noi da domani, più 1, continueremo a parlare con i cittadini, come abbiamo fatto finora con i comitati
Ma con maggiore forza e convinzione, grazie anche a quello che rappresenta il passo compiuto oggi, spiegheremo le nostre proposte, continueremo a raccogliere, allargheremo la nostra attenzione, ogni città e regioni del Paese e senza timori reverenziali, senza chiedere il permesso. Cercheremo di portare al tavolo del centrosinistra idee, persone e passione, e a questo punto la domanda oltre, laddove trovati i soldi e l’altra domanda che incombe, cosa farete alle primarie, perché siamo malati di queste cose di politica? Ecco, non voglio girarci attorno, so anche che le primarie non è il primo pensiero dei cittadini e forse nemmeno l’ultimo. La nuova legge elettorale chiede a ogni condizione di indicare un nome, quindi probabilmente bisognerà trovare questo numero però prima del nome
Viene un accordo sul nome di un accordo, neanche sul programma viene d’accordo sulla visione, sui punti irrinunciabili a partire da Europa politica estera, crescite, salari, sanità in scuola, fisco, sicurezza, energia, qualche punto.
Senza quell’accordo su questi punti irrinunciabili, nessun nome regge non è nemmeno un terzo nome può reggere pensato per mettere d’accordo tutti, soltanto perché un nome, un nome, così non esiste. Se prima non c’è un’idea comune di paese e dell’accordo che rende possibile il nome non il contrario, solo allora quel nome potrà essere trovate insieme con generosità e io spero ancora che sia possibile farlo. Se invece si sceglierà la strada delle primarie, la regola comunque non cambia. Non si può scegliere chi guida senza aver deciso dove andare e poi chi vince decide la linea e la destinazione su quei punti irrinunciabili. Se non siamo d’accordo, nessuno Foto di gruppo ci renderà credibili. Le primarie non sono soltanto un modo per trovare un uomo e comunque chiunque vinca quando ci saranno, se ci saranno, speriamo di no, tutti dovremmo sostenerlo
Noi in quel caso ci saremo, ma sempre non dimenticando, come vi ho detto stamattina.
Che la partita non è quella di vincere le primarie, ma di vincere le prossime elezioni politiche.
Ecco, più non nasce per allargare il centrosinistra per riempire quelle sedie vuote che vi accennavo poc’anzi, è per dare un contributo per vincere le prossime elezioni ed è anche il senso del nostro nome, più 1, poiché siamo convinti che nessuno possa cambiare da solo il Paese perché ognuno conta e ognuno può fare la differenza.
Uguali per Costituzione, per cui l’uguaglianza e la nostra dissi né direzione, e la costituzione della nostra strada, ecco, per chiudere, vorrei chiedervi.
Condividere con voi una cosa semplice è facile dire che cosa non.
Ah, ed è facile prendersela con i governi, con i partiti, con i politici, con le istituzioni, con l’Europa molte critiche sono anche giuste, ma essere i cittadini è qualcosa di più che avere qualcuno a cui dare la colpa a avere un alibi. In questi anni ho incontrato in un’Italia che non si è resa persone che lavorano, insegnano, curano, fanno impresa, amministrano, fanno volontariato persone che non alzano la voce ogni giorno, ma ogni giorno tengono insieme i pezzi di questo paese tante persone che mi hanno scritto che ho ascoltato,
E chi mi hanno confermato che, come tutti sappiamo, questi tagli esiste ed è il motivo per cui non crediamo che il declino sia il destino di questo Paese con Gabrielli, abbiamo chiaro da dove partire dalla Costituzione, dall’uguaglianza, dalla partecipazione, ma non possiamo sapere fino in fondo cosa sarà.
Ma la politica non serve a indovinare il futuro, serve a scegliere oggi da che parte stare e sappiamo anche come vogliamo starci radicali nei contenuti e moderati nei modi in politica tutti fanno a gara a dire il numero più grande, la promessa più grande, lo slogan più forte non sia, noi siamo consapevoli della difficoltà ma,
Non è così per noi, la politica, abbiamo messo in campo tutta la nostra passione e le nostre competenze, scommettendo che la vittoria più grande per tutti noi sarà anzitutto allargare il consenso del centrosinistra per difendere la Costituzione, ed è per questo che c’è bisogno di tutti tutti voi che siete qui di tanti che ci stanno seguendo attraverso lo streaming che ringrazio e approfitto prima di salutarvi per ringraziare quelli che ci hanno accompagnato in queste settimane in questi mesi in questi anni penso a Gabriele Gabrielli, Ronghi, Amati, abatini dell’onestà Michela a tutte le ragazze e i ragazzi che,
A Marco, che qui abbiamo iniziato il cammino ah, eccolo, Gabriele ti vedevo.
Anche per rispetto a tutti quelli che ci hanno scritto, tutti quelli che si sono interessati a questo progetto che daranno una mano al centrosinistra per vincere le elezioni.
Lo decide di prendere qualche settimana di tempo prima di indicare i nomi della nostra direzione nazionale per raccogliere le tantissime disponibilità che sto ricevendo e che poi, fra qualche settimana, avremo questi nomi prima di andare vi chiedo un’ultima cosa sto per salutarvi, ecco, non guardatemi anche se pistola continuando a parlare non guardate Franco Gabrielli, guardate a chi avrete accanto domattina,
Domani e domenica, quindi, al possa tempo libero, se avete la possibilità di stare in famiglia, farà una passeggiata qualche amico.
Qualche giro nelle vostre città o anche lunedì, a scuola o al lavoro, provate a parlare alle persone che incontrerete a portare anche solo una persona, una persona in più.
Dentro questo progetto e comunque nel centrosinistra, un più uno alla volta, come diceva Aldo Moro, siamo qui.
Per l’avvenire e abbiamo e crediamo di avere idee, forza, impegno quanto bastano per dare una reale impronta di novità alla società italiana, un grazie infinito a tutti voi, anzi infinito.
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