Giansanti: più aiuti e risorse europee per proteggere agricoltori e consumatori
Il rincaro dell’energia, la scarsità di fertilizzanti e gasolio e l’aumento dei prezzi alimentari mettono sotto pressione produttori e consumatori. Per Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura e rieletto all’unanimità alla guida del COPA, l’associazione delle principali organizzazioni agricole europee, servono interventi rapidi, maggiore flessibilità sugli aiuti e un bilancio europeo adeguato.
In un’intervista a Eunews, Giansanti descrive un settore colpito dalle conseguenze delle guerre e dal clima: “L’estate prolungata e il caldo hanno ridotto le rese attese delle colture invernali ed estive”. La sua richiesta è un nuovo quadro temporaneo per gli aiuti, che permetta agli Stati membri di sostenere le imprese.
Energia e fertilizzanti: servono interventi rapidi
Secondo Giansanti, la crisi non colpisce tutti i Paesi allo stesso modo. Gli Stati con maggiori possibilità di spesa possono aiutare agricoltori, imprese e consumatori, ottenendo un vantaggio sui mercati interni e internazionali.
Per questo chiede un nuovo strumento che vada oltre il quadro temporaneo in scadenza a fine anno e conceda più libertà d’intervento ai governi, per contrastare l’aumento dei costi dell’energia e dei fertilizzanti.
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“Sia il gasolio agricolo sia i fertilizzanti cominciano a scarseggiare” avverte. A questa difficoltà si aggiunge il rincaro del carrello della spesa. Giansanti cita dati Istat secondo cui, già nel 2025, prima della crisi dello Stretto di Hormuz, gli italiani avevano ridotto del 30 per cento la spesa alimentare.
“L’inflazione alimentare è ormai il problema più grande”, sostiene, perché penalizza i due anelli più deboli della filiera: chi produce e chi compra. Chiede quindi un piano italiano ed europeo e auspica che altre raffinerie seguano l’iniziativa di ENI per contribuire a ridurre il costo del gasolio agricolo. Il rischio, aggiunge, è una contrazione della capacità produttiva del Paese.

Più flessibilità nelle regole europee
Giansanti sostiene la richiesta di maggiore flessibilità avanzata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nonostante la Commissione europea abbia risposto che margini d’intervento sono già stati concessi.
“Se non ora, quando?”, domanda. Le tensioni sui mercati e il cambiamento climatico, osserva, impongono di aiutare imprese e cittadini ad affrontare una fase difficile.
“Capisco la rigidità dei trattati e delle regole di Bruxelles, ma l’Unione europea non può restare soffocata dalla propria rigidità”, afferma. “È il momento di intervenire: anzi, siamo già in ritardo”.
Bilancio Ue e PAC: no ai tagli, risorse legate all’inflazione
Nel confronto sul bilancio europeo 2028–2034 e sulla Politica agricola comune, la PAC, Giansanti invita a partire da un principio: l’agricoltura è un settore strategico. Senza questa premessa, dice, discutere di risorse diventa “un semplice esercizio matematico”.
Il presidente del COPA indica come base la proposta iniziale di Ursula von der Leyen, integrata con il 10 per cento dell’obiettivo dedicato alle aree rurali e con altri 50 miliardi derivanti dall’anticipo di due terzi dei fondi per agricoltura e coesione. Secondo la ricostruzione illustrata nell’intervista, il totale arriverebbe a 390 miliardi, cui aggiungere un adeguamento automatico all’inflazione.
Il COPA sostiene invece una proposta da 480 miliardi di euro, che Giansanti considera vicina a quella del Parlamento europeo. Le risorse, spiega, devono garantire qualità delle produzioni, un reddito equo agli agricoltori e strumenti per affrontare il cambiamento climatico.
Giansanti respinge un bilancio poco ambizioso sostenuto dai Paesi cosiddetti “frugali”, più attenti al contenimento della spesa. Nessuno Stato europeo, sostiene, può competere da solo con Stati Uniti, Cina, Russia o Sud America: l’Unione deve ritrovare solidarietà e una visione comune.
Per il bilancio complessivo auspica almeno 2.000 miliardi, pari all’1,3 per cento del Pil, con un aumento di 0,3 punti rispetto all’attuale dotazione. Ricorda inoltre il sostegno alla PAC di 17 Paesi della coesione e riferisce di aver ricevuto rassicurazioni anche dalla Francia: secondo il suo conteggio, sarebbero quindi 18 gli Stati favorevoli su 27.
“L’agricoltura è una questione di sicurezza nazionale”
Giansanti chiede alla presidente della Commissione di riconoscere esplicitamente il valore strategico del settore: “Mi piacerebbe molto sentire la presidente von der Leyen dire che l’agricoltura è una questione di sicurezza nazionale”.
Richiama l’attenzione riservata agli agricoltori da Donald Trump e osserva che i conflitti non si combattono soltanto con le armi. Trasporti di grano, disponibilità delle materie prime e speculazione sui mercati possono diventare strumenti di pressione politica.
Ricorda inoltre che il prossimo anno ricorrerà il settantesimo anniversario dei Trattati di Roma. L’agricoltura, sottolinea, resta centrale per la stabilità degli approvvigionamenti e la qualità degli alimenti. La domanda da chiarire è dunque se la Commissione la consideri davvero un settore strategico.
Pronti a tornare in piazza
In attesa delle proposte negoziali della presidenza irlandese del Consiglio dell’Ue, Giansanti non esclude nuove mobilitazioni. Ricorda la manifestazione del dicembre precedente e sostiene che abbia contribuito all’aumento delle risorse della PAC, inizialmente tagliate del 20 per cento.
“Non abbiamo paura di tornare a Bruxelles”, afferma. Se sarà necessario difendere il futuro degli agricoltori, aggiunge, il settore è pronto a far sentire nuovamente la propria voce attraverso proteste pacifiche e iniziative nei singoli Stati membri.
Ucraina: valutare l’impatto e prevedere una transizione
Sull’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea, Giansanti chiede studi d’impatto e regole transitorie. Nell’intervista cita 40 milioni di ettari di terreni ucraini molto produttivi, confrontandoli con i 120 milioni dell’Ue, caratterizzati anche da montagne, colline e modelli agricoli differenti.
Secondo il presidente del COPA, le importazioni ucraine senza dazi stanno già incidendo su alcuni settori sensibili, soprattutto nei Paesi dell’Europa orientale. L’adesione richiederà quindi tutele e limiti ai pagamenti, per evitare che le grandi dimensioni delle aziende ucraine concentrino una parte eccessiva delle risorse.
“Non possiamo permettere che un patrimonio come quello dell’agricoltura europea venga distrutto soltanto in nome di un possibile allargamento”, sostiene.
Accordi commerciali: chiedere standard reciproci
Giansanti non respinge gli accordi commerciali, ma chiede condizioni produttive comparabili. Ricorda gli sforzi richiesti agli agricoltori europei negli anni del Green Deal e avverte che importare da Paesi con standard inferiori può trasformare quegli impegni in uno svantaggio competitivo.
“Non si tratta di dire no al Mercosur”, precisa, ricordando che la soia sudamericana viene già acquistata in Europa. Le alleanze commerciali e strategiche, conclude, devono però garantire reciprocità e rispetto delle condizioni di produzione.
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